Architetture dei Crociati latini nella Contea di Tripoli

LA CONTEA DI TRIPOLI

Strettamente connessa – storicamente e stilisticamente – a quella del Regno crociato di Gerusalemme è l’architettura dei franco-latini nella Contea di Tripoli, localizzata nel territorio siro-libanese, fra litorale mediterraneo ed entroterra desertico.

Scendendo a sud di Latakia (Laodicea), a metà strada con Tartous (Tortosa), aveva inizio la contea di Tripoli che si estendeva da Marqab a Giubail, cioè dalla costa meridionale dell’odierno stato siriano sino al Libano, poco più a nord di Beirut, costituita dai Crociati dopo la conquista del 1109.

Levante

da: Atlante storico illustrato, De Agostini, Novara 1974

Oltrepassata Banias, 6 km. a sud, la strada si immette verso l’interno e poco dopo ci si imbatte nelle vestigia del castello di Marqab (citato talora come Margat), oggi indicato in Qalat el Marqab (FIG. 1 e FIG. 2).  Di origine araba, passato ai bizantini ed occupato nel 1140 da Rinaldo II Mansoer1, alla sua morte fu ceduto, dal figlio Bertrando, agli Ospedalieri di San Giovanni (che allora detenevano anche il Krak dei Cavalieri). Entrambi i castelli furono usati come avamposti contro la famigerata setta degli Hashishin2, agli ordini del Vecchio della Montagna, che nell’interno della regione aveva costituito una sorta di feudo, incuneato tra il principato di Antiochia e la contea di Tripoli.

fig. 1

FIG. 1 – Fortezza di Marqab

fortezza di Marqab

FIG. 2 – Fortezza di Marqab, il torrione 

Il castello di Marqab all’interno dell’ampio giro di mura (di impianto grossolanamente triangolare, con lati di oltre trecento metri) conserva edifici sparsi, costruiti in blocchetti di basalto grigio scuro, tra cui una poderosa torre circolare, di diametro superiore a 20 metri, e una cappella (trasformata successivamente in moschea) con copertura voltata a crociera, nella quale sono stati rinvenuti affreschi del XIII secolo, raffiguranti gli apostoli, lasciatici dai cavalieri che lì officiavano i loro riti.

Proseguendo verso sud si giunge a Tartous, cioè Tortosa (l’antica Antarados). Il porto fu conquistato dai crociati nel 1098 e da essi saldamente tenuto per due secoli, finché nel 1291 fu riconquistato dai musulmani.

Dell’età crociata rimane la fortezza costruita dai Templari nel XII secolo, con materiale archeologico di recupero, ed ampliata nel secolo successivo. All’interno la doppia cinta racchiude l’attuale centro abitato. Del complesso medioevale rimane il mastio che presenta una vasta sala di architettura gotica con copertura in pietra, ed un’altra con soffitto a volta sostenuto da cinque colonne di granito rosso.

Dello stesso periodo è una costruzione religiosa, la cattedrale di Tortosa – o chiesa di Notre Dame – che costituisce uno dei più caratteristici esempi di gotico siriano (FIG. 2).

fig. 3

FIG. 3 – cattedrale di Tortosa

La facciata, con portali e finestrature ogivati e torri laterali (figurativamente incompiute ma idealmente ricostruibili), richiama alla mente le analoghe, coeve realizzazioni di Cipro (e di conseguenza di accento francese).

L’interno (FIG. 4) a tre navate absidate, con volte ad arco acuto, non si discosta dalla documentazione contemporanea, che troviamo a Beirut o Giubail nelle rispettive cattedrali.

fig. 4

FIG. 4 – cattedrale di Tortosa (sezione)

Al largo di Tortosa, a poche miglia dalla costa, è una piccola isola, già abitata nell’antichità e chiamata in greco Arados, il cui nome odierno è Arwad (FIG. 5). I crociati della contea di Tripoli vi costruirono un castello che ancora ne segna il profilo con la sua mole irregolare e che ancora testimonia di antichi cavalieri cristiani, pervicacemente avventuratisi in questi siti remoti ed ostili, in una missione a metà strada tra altezza di ideali e bassezza di interessi, tra esoterismo da santo Graal e quotidianità da bottegai.

arwad arados

FIG. 5 – Fortezza di Arwad (Arados)

Su quest’isolotto solitario, dai loro severi baluardi, i crucesignati vedevano scorrere le navi di pellegrini e di mercanti che battevano le rotte marine per la mitica Gerusalemme, affrontando, tra incoscienza e spavalderia, ogni sorta di rischio e di pericolo.

Dopo l’approdo a Tortosa la via si inoltra ad est verso l’interno, collegando: Castel Rosso, Castel Bianco e il più noto Krak dei Cavalieri.

Castel Rosso, tra Khirbetl’ Mizeh e Safita, a 2 km. dal villaggio di Beit Shalluf, era una fortificazione crociata di cui non resta che il torrione, con due sale sovrapposte, risalente al XII secolo, passato dal XIII secolo in mano musulmana e detto, in arabo, Qalat Yahmur (FIG. 6).

chastel rouge

FIG. 6 – Castel Rosso

fig. 7

FIG. 7 – Castel Bianco

castel bianco

FIG. 8 – Castel Bianco

Castel Bianco è presso l’odierna Safita. Di esso è ben conservato il corpo di fabbrica centrale (FIG. 7 e FIG. 8) – ove avvenivano le riunioni dei cavalieri – che in realtà è una chiesa fortificata alta circa trenta metri, al cui interno sono adottati i rapporti armonici di 2:3:4 tra larghezza, altezza e lunghezza, il cui spunto è la salomonica proporzione del Tempio.

Continuando verso l’interno, in direzione di Homs, si arriva al Krak dei Cavalieri che resta l’esempio più rappresentativo fra tutti i castelli crociati di Terra Santa, essendo quello (sia per dimensioni che per qualità) che meglio si è conservato nella sua immagine d’insieme.

Preesistenza araba, conquistato da Tancredi nel 1110 e ceduto ai cavalieri di San Giovanni nel 1142, si sviluppa su di un rilievo montuoso (ad oltre 600 metri di altitudine) a guardia delle strade carovaniere che percorrono la valle sottostante (FIG. 9). Un doppio giro di mura basaltiche (FIG. 10) lo rende un fortilizio così saldo e tutelato da scoraggiare gli assedi più ostinati3. Prima che lo gestissero i cristiani era una postazione in mano curda4 (da cui il toponimo arabo di Hosn el Akrad, castello dei curdi) e dalla corruzione di Akrad sembra derivi la dizione Krak5.

Sotto gli Ospedalieri di San Giovanni, assieme al castello di Marqab, di cui si è già detto, servì da base alle incursioni contro gli Hashishin che, al comando dello Shaikh al Giabal (il cosiddetto Vecchio della Montagna), insidiavano ai fianchi la contea tripolitana. Resistette strenuamente contro lo stesso Saladino ma infine, nel 1271, dovette arrendersi a Baibars e alle sue truppe.

Il Krak dei Cavalieri è il castello crociato esemplare, cioè il castello che si presta a modello didascalico per spiegare e comprendere la struttura e la costituzione delle fortezze franco-latine. E’ costruito su di un’altura (per ovvii motivi difensivi) e domina i transiti circostanti . Protetto da una doppia perimetrazione di cinta – con fossato interposto, munita di torri a sezione circolare, di considerevoli dimensioni (circa tre ettari) – accoglie nel proprio ambito tutte le funzioni necessarie alla sua conduzione: da cisterne e ricoveri a cucine e scuderie; dai dormitori per i pellegrini alle infermerie; dagli alloggi dei soldati al dongione, cioè al mastio centrale che ospitava la residenza del Gran Maestro e dei cavalieri scelti; dalla sala delle cerimonie alla cappella per le funzioni religiose, queste ultime spaziosissime e ben calibrate nei rapporti proporzionali (FIG. 11).

Oltre allo stato conservativo della fortezza e alla sua valenza documentaria di ordine storico-archeologico, l’interesse per il Krak è di carattere intrinseco, cioè dovuto alla effettiva bellezza del sito, al segno architettonico impresso sullo scenario naturale dal maniero stesso, nonché al magistero esecutivo dell’opera muraria che produce un tangibile effetto di possanza. Infine il suo fascino è di tipo evocativo, in virtù del mistico silenzio che avvolge questi luoghi arcani e asseconda una fruizione medianica, atemporale, di un teatro del mito. Fu innalzando queste pareti che la corporazione dei machiones – cioè magistri cum machinis, come venivano indicati durante l’alto medioevo i mastri costruttori6 -acquisirono la consapevolezza di appartenere ad un sodalizio privilegiato di tipo iniziatico, depositario dell’antica scienza di Hiram7.

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FIG. 9 – il Krak dei Cavalieri

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FIG. 10 – il Krak dei Cavalieri (impianto planimetrico)

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FIG. 11 – cappella dei Cavalieri

Ritornando sulla costa, la strada prosegue (ripercorrendo la Via del Mare che fu dapprima dei romani e poi dei crociati) fino a Tarablos, oggi nello stato del Libano ma che in passato era detta Tripoli di Siria, capitale della Contea, conquistata da Raimondo IV di Tolosa nel 1109.

A Tripoli i crociati eressero la fortezza di Saint Gilles, in arabo Qalat Singil, di cui si conserva l’assetto murario, comunque massicciamente integrato da apporti di epoca successiva perchè, quando il dominio franco ebbe fine nel XIII secolo, il sultano Qalawun ordinò ai suoi di radere al suolo la città e di ricostruirla dandole una impronta islamica. Dal nome della fortezza, Raimondo era detto conte di Saint Gilles8.

La contea tripolitana si chiudeva a sud con Giubail, la Byblos del mondo antico, che i franchi chiamavano Giblet, i mercanti italiani Gibelletto (per distinguerla da Gibello, l’odierna Gebleh a sud di Latakia)9.

Qui è ancora conservato l’impianto di una chiesa cristiana, trasformata poi in moschea, quindi rimaneggiata ma sostanzialmente riconoscibile nella sua cifra stilistica originaria. A tre navate absidate, con volte ad arco acuto, formalmente assai vicina alla cattedrale di Tortosa, rientra nel novero del romanico oltremarino ove l’uso dell’arco gotico e certe pulsioni verticali denunciano i modelli francesi – in particolare borgognoni – cui ascende (FIG. 12).

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FIG. 12 – chiesa latina di Giubail (Gibelletto)

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IN COPERTINA: il ponte di accesso al Krak dei Cavalieri

NOTE

1 Altrove Massoir, conestabile antiocheno ricordato nelle cronistorie di Guglielmo di Tiro

2 Tanto sanguinari da divenire etimo per l’italiano assassino

3 Difatti inespugnato rimase per un secolo e mezzo, finche non capitolò travolto dall’onda islamica di riscossa, ormai inarrestabile nella seconda metà del XIII secolo

4 Si rammenti, per inciso, che Saladino il sultano era di questa etnia

5 Un’altra interpretazione accomuna Krak a Karak, il forte di Transgiordania nella regione moabita, per distinguerlo dal quale fu detto dei Cavalieri perché tenuto dall’ordine gerosolimitano

6 Si confronti l’analogo passaggio nel greco medioevale da architecton a mechanikòs

7 Il termine francese maçon, corrispondente all’italiano “muratore”, ha radice nella suddetta dizione latino-medioevale

8 Si rammenti che il santo corrisponde all’italiano Egidio

9 Conquistata nel 1107 dal genovese Ugone Embriaco, fiancheggiatore di Raimondo di Saint Gilles, conte di Tripoli, divenne feudo della nobile famiglia ligure cui rimase, – eccetto un breve periodo (1187-1193) di occupazione da parte del Saladino – sino al 1271, quando fu definitivamente assorbita dai mamelucchi d’Egitto con il resto della contea

N.B.: disegni a cura dell’A.

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