Architetture latine nel Regno Crociato di Gerusalemme (parte 6/7): Transgiordania

La striscia della Transgiordania

Al regno di Gerusalemme era annessa anche la striscia transgiordanica dal Mar Morto al Mar Rosso, che i crociati conquistarono nel primo decennio del XII secolo, il cui controllo era assicurato da una successione di fortilizi (FIG. 6.1) lungo l’ antica via carovaniera che collegava, in età ellenistico-romana, le splendide città di Petra e Gerasa con il golfo di Aqaba.

6.1

FIG. 6.1 – castelli della Transgiordania

Tuttavia il suo possesso durò meno di un secolo perchè dopo il vittorioso attacco del Saladino i cristiani, a partire dal 1187, cominciarono a perdere uno dopo l’altro i loro avamposti d’Oltregiordano e, concentratisi più verso la sponda mediterranea (ponte con l’Occidente), non riuscirono a riconquistare le loro postazioni più avanzate verso il fronte continentale.

Nel 1115 Baldovino I incaricò un suo feudatario, Pagano detto il Coppiere1, di costruire il castello di Mons Regalis – o Mont Real – oggi Shaubak, smantellato poi dai musulmani, di cui sopravvivono al presente (FIG. 6.2) le imponenti pareti fortificate, attorno ad una altura che si eleva su di un’arida vallata desertica (anche il circostante fossato è ormai prosciugato); sulla spianata, i ruderi di quelli che erano i volumi costituenti il castello nel pieno della sua attività funzionale: cisterne, stalle, dormitori, dongione, la cui scarnificata consistenza degli alzati ce ne permette soltanto una ricostruzione virtuale.

6.2

FIG. 6.2 – Mont Real (Shaubak)

Pochi anni dopo lo stesso Pagano fu inviato nel 1132 a fortificare Kerak, più a nord, ad est del Mar Morto, sul luogo dell’antichissima Kir di Moab, che oggi rappresenta il castello crociato meglio conservato tra quelli di Giordania2.

Kerak fu tenuto dopo il 1176 da Rinaldo di Chatillon, di cui ci è stata tramandata la ferocia, già principe d’Antiochia, che con determinazione difese il castello dagli attacchi islamici. Ciononostante il forte capitolò al Saladino dopo il 1187 finché con Baibars (XIII sec.) conobbe la definitiva distruzione.

Le dimensioni dell’impianto sono di tutto rispetto: si tratta di un trapezio irregolare le cui basi misurano 85 e 135 metri, mentre la lunghezza è di oltre 230 metri.

Quanto se ne conserva —il poderoso giro della cinta muraria, con alcuni tratti ancora merlati; la dislocazione al suo interno dei corpi di fabbrica adattati alle isoipse altimetriche della rocca; la concreta opera muraria di pietra vulcanica, bruno-rossastra e durissima, lavorata grossolanamente (che pertanto si distingue dalle successive integrazioni saracene, in tenero calcare squadrato, di colore giallognolo); il belvedere che si affaccia, a perdita d’occhio, sulla vasta piana che si estende tutt’intorno (FIG. 6.3), non rende che una : pallida idea di quella che doveva essere la solida immagine del castello negli anni della sua vigenza. E’ questa una costante figurativa dei castelli crociati d’Oltremare: una severità di aspetto che intimorisse i nemici e scoraggiasse gli assedi.

6.3

FIG. 6.3 – Kerak di Moab

Tra Kerak di Moab e Mont Real (Shaubak) – si ricordi che i crociati intervallavano le loro fortificazioni ad ogni 25 o 30 chilometri, onde costituire un’efficiente rete intercomunicativa – a Tafila si conserva il dongione, cioè il corpo centrale o torrione, di un impianto crociato del XII secolo.

Così pure nei pressi di Petra, nell’odierna Wadi Musa, che i franchi chiamavano Val Moisè in ricordo di una remota e biblica oasi mosaica, presso la presunta tomba di Aronne, sulla strada tra Mont Real (Shaubak) ed Elat, sono visibili i ruderi di un altro castello crociato, forse innestato su precedente impianto bizantino.

Infine dalle acque del Mar Rosso emerge un isolotto granitico, detto ad uso turistico Coral Island ma noto in arabo come Jazirah Firawn (Isola del Faraone), antistante Elat, tra le coste dirìmpettaie di Giordania ed Egitto (al quale ultimo appartiene territorialmente).

Il crinale dell’isola è rimarcato dal profilo murario dei resti di un castello del XII secolo, che probabilmente sfruttava una preesistenza fortificata, di cui furono inquilini i crociati, usato successivamente dagli islamici dopo la riconquista (FIG. 6.4). Il colore rossastro di isola e vestigia archeologiche è dato dalla composizione intrusiva della roccia3.

6.4

FIG. 6.4 – Coral Island (Egitto)

CONTINUA

1 Ricordato dallo storico crociato Guglielmo di Tiro

2 La regione è nota piuttosto per una pregevole serie di castelli arabi, risalente agli Omayadi, di gran lungo più interessante per lo stato manutentivo, nonché qualitativo

3 Si tratta di granito collegato alle formazioni di terraferma che coronano l’insenatura

IN COPERTINA: pagina miniata dalle Storie d’Oltremare di Guglielmo di Tiro

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