Architetture latine nel Regno Crociato di Gerusalemme (parte 5/7): la città santa

Gerusalemme

La città fu conquistata dagli Europei nel 1099 a conclusione della I Crociata. Qui, nell’impulso e nel fervore di una rinata attività costruttrice, che faceva seguito al periodo post-bizantino di devastazione e abbandono (imputabile a Persiani ed Arabi), i cavalieri del XII secolo importarono gli esempi stilistici offerti dai paesi d’origine, in primo luogo francesi, ma anche italiani, con venature armene o greche. Entro la cinta muraria della cittadella storica, che racchiudeva i vecchi quartieri ebraici e musulmani attorno al Tempio di Salomone (FIG. 5.1), si moltiplicarono gli edifici civili e religiosi degli occidentali, i quali spesso rigenerarono al proprio uso anche le antiche fabbriche cristiane risalenti al dominio di Costantinopoli (che, in nome dell’ortodossia, aveva sempre mantenuto vivo il legame spirituale con la Città Santa, sino alle ricostruzioni dell’XI sec. di Costantino IX Monomaco).

5.1

FIG. 5.1 – mappa di Gerusalemme

Il risultato più eclatante dell’intero XII secolo (si ricordi che nel 1187 Gerusalemme cadde in mano al Saladino e la sua riconquista fu poi saltuaria e nominale) nel campo dell’arte edificatoria crociata è la rielaborazione del Santo Sepolcro (un autentico simbolo, un emblema per l’Europa intera).

I maestri costruttori occidentali (tra i quali è ricordato il franco Jourdain risalente al 1149) vollero unificare in una composizione di sintesi (FIG. 5.2) tre preesistenze di età costantiniana: il Martyrion (una basilica a cinque navate costruita sul luogo di rinvenimento della Croce); il chiostro del Calvario (ove sulla nuda roccia svettava una gran croce dorata tempestata di gemme); l’Anastasis (un tempio circolare di gusto tardo-antico,che rimanda ad episodi architettonici romani del IV-V secolo come Santa Costanza o S. Stefano Rotondo, innalzato a mo’ di mausoleo ellenistico sul luogo della resurrezione) al cui centro – in una edicola – era la tomba del Cristo.

5.2

FIG. 5.2 – S. Sepolcro (planimetria)

II risultato è una aggregazione di spazi che chiaramente ne denuncia le intersezioni, le molteplicità strutturali e temporali (cui purtroppo non giovano le interpolazioni e le stratificazioni successive).

Il fatto che manchi – e non poteva essere altrimenti – un nitore compositivo unitario, paradossalmente costituisce la sua valenza estetica, il suo pregio innovativo: lo spunto creativo informatore (unità e trinità) era audace e moderna intuizione intellettuale, dalla criptica significazione allegorica. Il risultato è tipico del modus sentiendi medioevale (che trova sintonia con il nostro sentire, cubista e dodecafonico, del Novecento), improntato a iperstaticità, sovraffollamento di elementi, dislivello di quote, simultaneità di punti di vista e punti di fuga, in una caleidoscopica frammentazione spaziale.

Più quietamente omogenei, gli elementi stilistici crociati del XII secolo si presentano caratterizzanti nella facciata laterale, che costituisce l’ingresso al transetto, iniziata nel 1140 (FIG. 5.3), mentre altrove l’edificio è stato snaturato da ricostruzioni e restauri.

5.3

FIG. 5.3 – S. Sepolcro (prospetto)

L’aspetto è già tendenzialmente gotico, in particolare nel profilo degli archi, nel fascio di colonnine (puramente decorative e senza valore portante) ai lati dei portali, nella ridondanza di cornici e modanature (la ricca cornice corinzia, che rimarca trasversalmente il prospetto, è un ornato tardo-antico desunto dalla fabbrica costantiniana).

Sono state evidenziate assonanze formali con alcune coeve esperienze architettoniche della Sicilia normanna1. Dei due eleganti portali geminati, l’arcata destra fu murata dal Saladino e, al suo fianco, fu poi ricavata la cappella dei Franchi. Al di sotto della scala laterale è la cappella di S. Maria Egiziaca.

Davanti all’ingresso fu murato l’epitaffio tombale dedicato al crociato Filippo d’Aubigny, morto nel 1236, mentre all’interno della chiesa furono inumati Baldovino, il primo re latino di Gerusalemme, e Goffredo di Buglione.

L’altro bell’esempio di architettura crociata del XII secolo è la chiesa conventuale di S. Anna, fatta costruire nel 1142 da Melisenda, moglie del terzo sovrano del regno latino di Gerusalemme, Folco d’Angiò, nella pia tradizione delle donne di casa regnante (come Arda, la principessa rupenide armena vedova di Baldovino I, e Yvette, figlia di Baldovino II, che già avevano promosso ed ingrandito l’ivi preesistente convento in cui si erano devotamente ritirate).

5.4

FIG. 5.4 – S. Anna (planimetria e prospetto)

In S. Anna la distribuzione dello spazio è compostamente basilicale (FIG. 5.4) conformata alla tipologia corrente: a tre navate absidate, coperte da volte a crociera a spigolo vivo, le cui campate sono scandite da arconi appena ogivati, secondo una modulare proporzionalità tra larghezza e lunghezza, tra pianta e alzato, tra navi centrali e ali laterali (FIG. 5.5). La chiesa, in conci (ben squadrati e posati) di pietra da taglio calcarea, dai caldi toni mielati, è ottimamente conservata e restaurata2.

5.5

FIG. 5.5 – S. Anna, interno

E’ la costruzione che meglio si presta ad esemplificare, a compendiare in modo lineare, asciutto, le caratteristiche più evidenti del romanico di Terra Santa, legato alle tradizioni della Francia meridionale, con spunti ricavati anche dal romanico pugliese.

L’ultima notevole testimonianza architettonica romanico-crociata del XII secolo (pur se in mediocri condizioni) è il complesso di S. Maria dei Tedeschi (di cui nel quartiere ebraico è visibile l’impianto strutturale) costituito dalla chiesa, posta al centro (FIG. 5.6), a tre navate, absidate e voltate a crociera, non dissimile da S. Anna; da un ostello (corpo a sinistra) oggi innestato all’abitato circostante; da un ospedale (corpo a destra) gestito dall’Ordine Teutonico.

5.6

FIG. 5.6 – S. Maria dei Tedeschi (sezione)

Essendo Gerusalemme destinata ad essere crocevia di religioni (ebraica, cristiana, islamica), anche nell’ambito dello stesso cristianesimo ivi furono rappresentate le varietà cultuali legate alle diversità nazionali: armena, greca, latina, germanica, che a volte si sovrapponevano. Ad esempio,nella chiesa di San Giovanni Battista nel 1170 si insediarono i cavalieri dell’omonimo ordine (fondato a Gerusalemme, ancor prima delle crociate, nel 1073, dagli amalfitani – che qui avevano una colonia commerciale – quale Ordo Militiate Ioannis Baptistae Hospitalis Hierosolymitani) in una preesistente chiesa di rito greco. Difatti la pianta triconca (FIG. 5.7) è dichiaratamente ascrivibile alla tipologia planimetrica bizantina (S. Giovanni Battista è nota come la più antica chiesa di Gerusalemme, risalente al 450 d. C.). La facciata invece ha subito alcuni rimaneggiamenti crociati che conferiscono all’insieme una verniciatura romanica, in una equilibrata giustapposizione di volumi. Delle numerose altre costruzioni latino-cristiane, che sono scampate alla devastazione del tempo e dell’uomo, ì massicci restauri integrativi e i rifacimenti nelle epoche successive sono tali e tanti da aver cancellato del tutto l’impronta stilistica crociata.

5.7

FIG. 5.7 – S. Giovanni Battista (pianta e prospetto)

Concludendo questa panoramica sulla Gerusalemme medioevale non si può non menzionare la cappella del Cenacolo (FIG. 5.8), un’ampia aula rettangolare (m. 10 x 16, nel fatidico rapporto aureo di 1:1,6) che i crociati ricavarono nel XIII sec. su una ben più antica preesistenza ecclesiale, celebrante il sito dell’ultima cena evangelica, con successivi e fondamentali apporti caratterizzanti del XIV secolo. L’ambiente è ripartito da pregevoli colonne di spoglio (allineate sulla mediana longitudinale) in due navate e sei campate voltate a crociera ove prevale, in particolare nell’accentuata sottolineatura dei costoloni lungo le vele e gli archi, l’impronta gotica trecentesca. La semplicità dello schema planimetrico ricorda la Cripta di San Giovanni ad Acri, ma la leggerezza dello stile, l’ampiezza del respiro, ormai pienamente gotico e di marca franca, rinvia ad analoghi ambienti coevi nella Cipro dei Lusignano.

5.8

FIG. 5.8 – sala del Cenacolo, interno

Usciti da Gerusalemme, sul Monte degli Ulivi, lungo la strada per Betania (nel l’odierno villaggio arabo di el Tur), sul luogo ove si voleva avvenuta l’ascesa del Cristo, i latini costruirono una raffinata edicola a pianta ottagonale, con una sequenza di archi ogivali, superiormente orlati da una cornice modanata. L’aspetto in cui si presenta la Cappella dell’Ascensione è oggi quello successivo alla manipolazione musulmana; infatti cupola e tamponature degli archi sono aggiunte posteriori che, pur se armonizzate con l’insieme (quasi una manierata Torre dei Venti trasposta in versione orientale), tutto sommato ne snaturano il simbolismo da cui era scaturita la scelta formale (FIG. 5.9).

Il monumento crociato era aperto sui lati e aveva un occhio al centro della calotta di copertura, a significare che da lì il Salvatore s’era innalzato al Cielo.

Il maestro costruttore, con il numero dei lati rappresentati nella geometria planimetrica, rimandava cabalisticamente al numero otto, segnalante il Cristo, il Bene, l’infinito (contrapposto al sei: Satana, il Male, il finito), in una esoterica interpretazione cifrata del suggerimento architettonico.

5.9

FIG. 5.9 – cappella dell’Ascensione

Dieci chilometri a sud di Gerusalemme, infine, il pellegrinaggio si concludeva immancabilmente a Betlemme, il mistico luogo della nascita di Gesù, venerato sin dai primordi del cristianesimo nella Basilica della Natività (del IV secolo), ampliata poi da Giustiniano nel VI secolo.

Oggi il tempio, pur nell’impianto basilicale paleocristiano d’insieme, è una sovrapposizione di culti e stili delle epoche più disparate, ove la stagione crociata (la città divenne vescovato latino nel 1110) è appena citata in alcuni frammenti di mosaico, brani di decorazione a fresco, scritte in lingua latina.

1 Si veda, a titolo esemplificativo, San Cataldo a Palermo

2 Trasformata dal Saladino in scuola coranica (Madrasa), nel XIX secolo fu donata dal sultano alla Francia di Napoleone III (come omaggio per l’aiuto prestato nella guerra di Crimea)

Nota: i disegni sono dell’autore

copertina

IN COPERTINA: Mappa ideale di Gerusalemme, codice miniato del XII sec.

CONTINUA

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