Architetture latine nel Regno Crociato di Gerusalemme (parte 4/7): Samaria e Giudea

Samaria, Giudea e il corridoio per Gerusalemme

Immediatamente a sud della Galilea Inferiore è la regione di Samaria, il cui capoluogo era l’omonima città di Samaria, chiamata Sebaste nel periodo ellenistico-romano, sita nell’entroterra ed equidistante dai porti di Cesarea e Apollonia (Arsuf). Trovandosi in una posizione così favorevole, la città (oggi Sebastiya) continuò a prosperare anche durante il medio evo e i crociati ne approfittarono per costruirvi – nel 1165 – una chiesa dedicata a San Giovanni Battista, impiantata sulle rovine di un preesistente luogo di culto bizantino (nella cui cripta si onorava la tomba del Precursore).

La chiesa crociata (FIG. 4.1) è di tipo basilicale a tre navate, secondo l’usuale schema compositivo; ma si distingue per la costolatura delle crociere – che voltano la copertura delle navate – e per la confluenza a fascio dei pilastri. Cioè il linguaggio architettonico a Sebaste è ormai indirizzato verso i modi espressivi del gotico crociato caratteristico del XIII secolo, qui ancora riconoscibile pur se il riuso come moschea ne ha alterato (ma non stravolto) la connotazione d’insieme.

4.1

FIG. 4.1 – Sebaste (Samaria), chiesa di S. Giovanni

Non lontana è Nablus, la medioevale Naplusa o Napoli di Palestina, risalente all’età romana (Neapolis Flavia). Fu conquistata da Tancredi d’Altavilla nel 1099 ed è citata per un parlamento del regno di Gerusalemme che ivi si tenne nel 1120. Nel 1187 fu ripresa dai musulmani e nulla rimane a rievocarne il breve intervallo cristiano.

Nella regione di Giudea, tra la costa e il Mar Morto, si snodava il tracciato per Gerusalemme che costituiva per i crociati, anche durante la riconquista musulmana del Saladino, il corridoio di accesso al Santo Sepolcro (FIG. 4.2). Dal mare, oltre l’approdo di Giaffa (che come si è detto era tutelata dai forti di Mirabel e Casal des Plains), la strada volgeva verso l’interno ove toccava San Giorgio di Lidda (oggi Lod) che, conquistata dai crociati nel 1099, subì le devastazioni del Saladino, conobbe una effimera ripresa con Riccardo Cuor di Leone, fu infine rasa al suolo dai mongoli nel 1221.

4.2

FIG. 4.2 – Palestina, mappa dei siti crociati

Non distante è l’odierna Ramla, dai franchi detta anche Rames1. Qui i cristiani costruirono una chiesa, convertita poi in moschea, che segue la sintassi costruttiva del romanico crociato siro-tripolitano, con volta di mezzo ogivale e finestrature aperte sul vano centrale (FIG. 4.3), la cui struttura è elevata in conci di pietra calcarea.

4.3

FIG. 4.3 – Ramla, chiesa cristiana (sezione)

Proseguendo verso est, Latrun (ove residua un fortino crociato) sembra ricordare nel toponimo l’antico francese Le Toron (des Chevaliers) con cui veniva indicato il castello di cui si mantiene l’impianto2.

Nei pressi del sito ove i crociati identificarono la città di Emmaus neo-testamentaria (che S. Luca pone a 60 stadi, cioè meno di 12 chilometri, da Gerusalemme e quindi non poteva coincidere con la più distante Emmaus Nicopolis presso l’anzidetta Latrun) si trova el Qubeiba, che conserva alcune case del quartiere crociato. L’impianto ecclesiale di matrice occidentale che qui si palesa sotto le sembianze della locale moschea (FIG. 4.4) ne denuncia la parentela con i contemporanei esempi basilicali romanico-crociati di Palestina (in particolare Gerusalemme e Gaza) tipici del XII secolo.

4.4

FIG. 4.4 – El Qubeiba (Emmaus), chiesa latina (planimetria)

Pochi chilometri a sud, presso l’attuale Qiryat al Anawi, si incontra il monastero di Abu Gosh, che fu costruito dai crociati su una preesistente cisterna risalente ai romani i quali, nel I secolo d. C., avevano qui una stazione di posta. Nel rivestimento murario accanto alla porta della cripta è infatti incastonata una iscrizione latina che menziona la Decima Vexillatio Legio Fretensis.

La chiesa conventuale (assegnata nel XIX secolo allo stato francese e gestita dall’ordine benedettino di Monte Oliveto) è raccolta entro un severo e compatto involucro edilizio che ne maschera l’armoniosa scansione degli spazi interni, tripartiti in navate absidate, coperte da volte a crociera (FIG. 4.5) superiormente terrazzate.

4.5

FIG. 4.5 – Abu Gosh (planimetria e sezione)

L’interno era decorato da affreschi romanici che l’incuria dei musulmani (la chiesa fu ridotta a stalla) e l’umidità che risale dall’antico pozzo romano hanno pesantemente aggredito.

Pazienti restauri hanno reso possibile la rilettura di alcuni episodi biblici (storie di Abramo e Giacobbe) che ne rivestivano pilastri e pareti.

Al livello interrato, cui si accede mediante una scala, è la cripta le cui mura si innestano sulla cisterna costruita in età romana. L’acqua che sgorga al di sotto del pavimento ha permeato il luogo di cariche energetiche e di suggestione sacrale. Lo schema architettonico dell’aula ecclesiale non è dissimile dalla vicina Qubeiba e rientra nel novero del romanico crociato, lo stesso che fa capo a S. Anna di Gerusalemme o alla Jami el Kebir di Gaza.

Avvicinandosi a Gerusalemme i pellegrini deviavano verso il cosiddetto Mons Gaudii (o Mont Joie), cioè l’altura di Nabi Samouil da cui si poteva abbracciare la visuale panoramica della Città Santa, che tante peripezie era costata al povero devoto cristiano, ma che ora lo ricompensava con il gaudio della sua visione3. A Nabi Samouil, sul luogo di culto del biblico profeta Samuele, gli europei edificarono una piccola abbazia, detta appunto di San Samuele, improntata ad una austera semplicità architettonica, ove i palmieri trovavano benefico ristoro prima di intraprendere il tragitto conclusivo verso la meta finale del loro lungo peregrinare: la Gerusalemme terrena proiezione tangibile di quella celeste che bisognava meritare con la mortificazione e il sacrificio.

CONTINUA

NOTE

1 Forse corrispondente all’ebraica Arimatea dell’antichità

2 Altri fan derivare il nome dal genitivo latino latronis perchè la pia leggenda qui collocava la tomba del buon ladrone di cui narrano i Vangeli

3 Il concetto di Mont Joie verrà riproposto negli analoghi pellegrinaggi a Roma (con l’altura di Monte Mario donde si avvistava S. Pietro) e a Santiago di Compostela

N.B.: disegni a cura dell’A.

copertina

IN COPERTINA: la città di Gerusalemme vista da Nabi Samouil

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