Architetture latine nel Regno Crociato di Gerusalemme (parte 3/7): Galilea

Attorno al lago di Tiberiade: fortezze della Galilea

La Galilea Superiore rappresentava la frontiera settentrionale di terraferma del regno di Gerusalemme e doveva essere protetta dalle pressioni saracene che partivano da Damasco. Per questo fu prontamente munita di robuste fortezze atte a difenderne l’integrità.

Tra il lago di Tiberiade e le alture del Golan si enumerano ancor oggi i più importanti ed estesi castelli fortificati di Israele. A partire da nord, qualche chilometro oltre Baniyas (l’antica Paneas ovvero la Caesarea Philippi dei romani) si segnala il cosiddetto castello di Nimrud che nel toponimo evoca il biblico Nembrotte, sovrano della stirpe di Cam, a denunciarne la remota origine che tradizionalmente gli si assegna.

Fu quindi presumibilmente luogo già presidiato da romani e bizantini, ma la struttura che se ne conserva è del XIII secolo, quando passò agli arabi (da cui era chiamato Qalat Subeiba).

Il sito era stato in precedenza (nel 1129) conquistato dai crociati e da essi fortificato. Passato ai saraceni durante la V crociata (1217-1221), fu utilizzato in seguito dai mamelucchi come prigione.

A nord del lago di Tiberiade è Safed, situata ad oltre 800 metri di altitudine. Nel periodo medioevale fu fortilizio dei franchi, ampliato da Folco d’Angiò. Re Amalrico lo donò nel 1168 ai Templari, ai quali fu sottratto dal Saladino nel 1188. Più tardi gli arabi lo demolirono . Nel 1240 fu ricostruito dai franchi che ne fecero una delle più imprendibili roccaforti d’Oltremare (FIG. 3.1).

SAFED

FIG. 3.1 – rovine del castello di Safed

Finché anche Safed non seguì le sorti del regno cristiano e con i mamelucchi divenne capolugo del distretto settentrionale di Palestina.

Sulla strada di penetrazione dal mare verso l’interno dell’Alta Galilea (sull’allineamento Hanita-Baniyas) la famiglia franca dei Courtenay nel 1226 cominciò a costruire Montfort, quello che oggi è annoverato come il castello di Israele in migliori condizioni conservative. Le prospezioni archeologiche lasciano presupporre sostruzioni di età romana; ma è logico e naturale che i conquistatori medioevali sfruttassero gli stessi luoghi che in precedenza erano stati scelti per le doti geomorfologiche di inaccessibilità e difesa; o li riutilizzassero, se demoliti, come fondamenta del nuovo impianto.

Infatti Montfort è situato su una rocca davvero irraggiungibile, con uno strapiombo di circa 180 metri. Nel 1228 fu venduto all’ordine cavalleresco Teutonico che lo ribattezzò Starkenberg (l’equivalente, in lingua germanica, di Montfort). Nel 1271 passò definitivamente ai musulmani al comando di Baibars. Infine subì violenti terremoti che lo danneggiarono pesantemente. Tuttavia quanto ne resta sottolinea l’imponenza protettiva: doppia cinta di mura, ponte di accesso, massiccio torrione (FIG. 3.2).

montfort

FIG. 3.2 – torre del castello di Montfort

All’interno alcuni edifici sparsi ricordano le attività quotidiane che ivi si conducevano nei periodi di non belligeranza: un’aula assembleare, una cappella a tre navate, la residenza del Gran Maestro.

Completa l’elenco delle fortezze attorno al lago di Tiberiade il castello di Belvoir, posto a sud, che deve il nome francese alla magnifica estensione visuale che si gode dalla sua quota. L’ordine degli Ospedalieri lo acquistò nel 1168, giusto in tempo per contrastare il Saladino che lo tenne in assedio per quattro lunghi anni finché, nel 1189, non cadde nelle sue mani e se ne cominciò lo smantellamento. Nel 1241 fu ripreso dai cristiani, che non poterono completarne la ricostruzione perchè da lì a breve lo persero definitivamente.

belvoir

FIG. 3.3 – castello di Belvoir

Circondato da un fossato (FIG. 3.2) e protetto da un primo poderoso giro di mura, a pianta pentagonale, al suo interno racchiudeva un secondo vero e proprio castello a maglia ortogonale, con torri angolari quadrate, che sembra seguire lo schema regolare di un più antico castrum romano (su cui si è probabilmente innestato).

Entro questo duplice impianto fortificato era la corte, con l’ingresso alla chiesa posta al centro, ove sono state rinvenute alcune delle rare sculture di età crociata, tra cui una testa maschile risalente alla seconda metà del XII secolo, con ascendenza nei moduli stilistici della Francia meridionale. Le pietre usate per la costruzione di Belvoir furono il basalto (nei toni scuri) e il calcare (nei toni chiari), che erano i materiali estraibili nella regione (v. tav. VIII). Nel possente involucro murario che avvolgeva la fortezza si aprivano le cosiddette arciere, cioè delle feritoie verticali entro una nicchia centinata e strombata donde bersagliare gli assedianti, il cui uso si diffonderà in occidente solo nel XIII secolo.

Passaggi segreti permettevano di raggiungere i sotterranei e da qui fuggire all’esterno, nella vallata circostante.

In Galilea la città di maggior spicco era Nazaret che fu assiduamente frequentata anche nell’età delle crociate in virtù della sua tradizione evangelica. Infatti sin dal tempo di Costantino Imperatore fu luogo di devozione ed una basilica venne costruita nel sito dell’annunciazione a Maria.

I crociati la restaurarono con integrazioni e aggiunte, inserendola nel circuito delle venerazioni cristiane.

Ma, dopo la conquista dei mamelucchi, la città (e con essa la basilica costantiniano-crociata) fu ridotta ad un cumulo di rovine.

La chiesa dell’Annunciazione che ivi si può oggi visitare è un rifacimento moderno, concesso ai francescani nel XVII secolo.

CONTINUA

Fortezza di Belvoir

IN ALTO: impianto murario della fortezza di Belvoir

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