Scenografia di Ernest Kromberg

Negli anni Settanta del secolo scorso era attivo a Roma un atelier d’arte a via delle Colonnette 27, proprio in quello che era stato lo storico e prestigioso studio di Antonio Canova nella Capitale, dirimpetto all’Ospedale San Giacomo. Alla sua conduzione c’era un artista allora ormai ottantenne che era approdato molti decenni prima in Italia dal nord Europa, un apolide di cui non è ben chiara la nazionalità (tra i suoi allievi alcuni lo raccontano lituano, altri svedese) ma che si era fatto un nome come scenografo ed arredatore nel campo del cinema di casa nostra tra la fine degli anni Quaranta e gli anni Sessanta. Si tratta di Ernest Kromberg, la cui biografia rimane lacunosa e povera di notizie. Nel 1939 era docente di tecnica del restauro a Roma presso l’appena costituito Regio Istituto Centrale di Restauro. Di lui si sa che era sposato con una esule dall’Unione Sovietica di nome Tzera con la quale trascorreva le vacanze estive a Capri dove possedevano una casa con vista sui faraglioni. E’ stato descritto come un insegnante severo e meticoloso ma appassionato e generoso con i suoi apprendisti; tra questi troviamo persino una giovanissima Margherita Agnelli, l’inquieta figlia dell’Avvocato Gianni, che alla sua bottega studiò disegno e pittura. L’artista aveva infatti raggiunto una certa popolarità nell’ambiente, grazie alla sua attività di scenografo non solo nel cinema ma anche al teatro Costanzi; e nel campo del restauro artistico. Qui di Ernest Kromberg, uomo carismatico e di spiccata personalità, come lo descrive chi ebbe a che fare con lui, vogliamo ripercorrere l’itinerario professionale nel mondo della celluloide di quei prolifici anni romani del dopoguerra, quando esordisce come arredatore e scenografo nei film strappalacrime o di genere allora in gran voga, conquistandosi la fiducia e l’apprezzamento di produttori come Ottavio Poggi e dei registi a lui legati (da Bragaglia a  Capuano, da Cerchio  a Costa o Grieco) che lo vollero spesso nei loro film. Longevo e di forte tempra, muore alla veneranda età di 96 anni; facendo i calcoli sulla base delle testimonianze di chi l’ha frequentato – come la pittrice Anna Benedetti ed il pittore Claudio Bonanni – Kromberg dovrebbe essere nato attorno al 1895 e morto nel 1990 circa.

Alle prime armi come arredatore di interni e assistente, prima del passaggio a scenografo lo troviamo in Tre passi a nord con Aldo Fabrizi e Lea Padovani, pellicola italo-americana diretta dal fratello di Billy Wilder, William Lee Wilder, uscito in Italia nel 1949 e negli Stati Uniti nel 1951, a metà strada fra neorealismo nostrano e noir d’Oltreoceano; La forza del destino (1950) di Carmine Gallone, dove è aiuto di Gastone Medin (Spalato 1905-Velletri 1973); Non è vero ma ci credo (1952) di Sergio Grieco, con Peppino De Filippo. Sempre nel 1952 si occupa degli arredi nella commedia I morti non pagano tasse di Sergio Grieco, con Tino Scotti, Titina De Filippo e Carlo Campanini, e nel film di Il tallone di Achille di Mario Amendola e Ruggero Maccari, con Tino Scotti e Paolo Stoppa.

Lo ritroveremo come arredatore qualche anno più tardi nel film Il boia di Venezia, con Lex Barker e Guy Madison e nel film Il leone di San Marco, con Gordon Scott e Gianna Maria Canale, entrambi usciti in sala nel 1963 ed entrambi diretti da Luigi Capuano; e in Totò contro il pirata nero (1964) di Fernando Cerchio, con Antonio De Curtis e Maria Grazia Spina.

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Titoli di testa da Il boia di Venezia (1963)

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Titoli di testa di Totò contro il pirata nero (1964)

Nel 1953 il suo nome compare nei titoli di testa per la scenografia del film Addio, mia bella signora! di Fernando Cerchio, con Gino Cervi, Alba Arnova e Armando Francioli. Lavora ancora per Cerchio come disegnatore delle scene di Lulù (1953), interpretato da Valentina Cortese e Jacques Sernas. Il suo cognome a volte è trascritto Kromberg o Krombergs, altre Kronberg (mentre il nome talora è è Ernst o italianizzato Ernesto).

Sue sono le scenografie di Amarti è il mio peccato (Suor Celeste) del 1954, con Jacques Sernas, Luisa Rossi ed Elisa Cegani; e di Tua per la vita del 1955, con Gaby André ed Ettore Manni, entrambi per la regia di Sergio Grieco.

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Il falco d’oro è un film di Carlo Ludovico Bragaglia del 1955, con Anna Maria Ferrero, Nadia Gray e Massimo Serato di cui Kromberg cura le scene. Nello stesso anno è coinvolto nella trasposizione per il grande schermo di Figaro il barbiere di Siviglia, l’opera del Cavalier Rossini con il tenore Tito Gobbi e la regia di Camillo Mastrocinque.

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Figaro

IN ALTO: fotogrammi e titoli di testa da Figaro il barbiere di Siviglia (1955)

Con il regista Sergio Grieco firma le scenografie di Giovanni dalle bande nere (1956), con Vittorio Gassman e Anna Maria Ferrero; Lo spadaccino misterioso (1956), con Frank Latimore e Fiorella Mari; Il diavolo nero (1957), con Gerard Landry e Milly Vitale.

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IN ALTO: foto di scena e titoli di testa da Giovanni dalle bande nere (1956)

Il regista Carlo Ludovico Bragaglia lo vuole per le scenografie di La Gerusalemme liberata (1957), con Francisco Rabal, Sylva Koscina, Gianna Maria Canale; La spada e la croce (1958), con Yvonne De Carlo e Jorge Mistral; Annibale (1959), con Victor Mature, Gabriele Ferzetti e Rita Gam.

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IN ALTO: foto di scena da Annibale (1959)

Con Mario Costa gira La venere dei pirati (1960), con Gianna Maria Canale e Massimo Serato; Gordon il pirata nero (1961), con Ricardo Montalban e Vincent Price.

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Con la regia di Fernando Cerchio e in collaborazione con Amedeo Mellone (Roma,1928-2006) cura le scenografie di Nefertite regina del Nilo (1961), con Jeanne Crain, Edmund Purdom ed Amedeo Nazzari; Totò e Cleopatra (1963), con Antonio De Curtis e Magalì Noël.

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IN ALTO: fotogrammi da Nefertite regina del Nilo (1961)

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IN ALTO: fotogramma da Totò e Cleopatra (1963)

E’ infine Luigi Capuano il regista delle ultime scenografie di Kromberg: La tigre dei sette mari (1962), con Anthony Steel e Gianna Maria Canale, ancora in collaborazione con Amedeo Mellone; Sandokan alla riscossa (1964), con Ray Danton, Guy Madison e Franca Bettoia, in collaborazione con Giancarlo Bartolini Salimbeni; Sandokan contro il leopardo di Sarawak (1964), con Ray Danton, Guy Madison e Franca Bettoia, anche qui in collaborazione con Giancarlo Bartolini Salimbeni; I misteri della giungla nera (1964), con Guy Madison, Ingeborg Schöner e Giacomo Rossi Stuart.

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IN ALTO: La tigre dei sette mari (1962)

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Titoli di testa di Sandokan alla riscossa (1964)

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Ultimo titolo della filmografia di Kromberg è Tre notti violente del 1966, di Nick Nostro, una coproduzione italo-spagnola a basso costo, con Brett Halsey e Margaret Lee, dove però cura soltanto gli arredamenti degli interni, di ambientazione moderna.

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3 notti violente

Le scenografie di Kromberg sono legate a quella che era la tradizione ed il mestiere di routine dei teatri di posa italiani di quel periodo, spesso condizionate dal contenimento dei bilanci e dettate dalla fretta con cui si allestivano le messe in scena, talora riutilizzando fondali e strutture da set appena dismessi, con risultati al limite del kitsch. Erano quelli gli anni in cui nel nostro Paese si producevano sino a trecento lungometraggi l’anno, quasi una catena di montaggio industriale, e non era raro che i produttori insistessero per ridimensionare estro e ambizioni di architetti, scenografi e costumisti entro il budget di spesa a disposizione. In questo senso il lavoro di Kromberg nel suo insieme non è andato oltre una onesta e dignitosa prestazione di alta qualità artigianale, senza poter esprimere compiutamente le sue reali doti artistiche.

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