AI CONFINI DELLA REALTA’

Che cos’è reale e che cos’è vero? E ciò che è realtà coincide necessariamente con la verità?

La realtà, la “realitas” dei Latini, è il mondo delle “res”, delle cose, degli oggetti. Anche il lemma “veritas” ha un analogo significato se il suo etimo va a riconnettersi con il sanscrito vrtta che indica l’insieme dei fatti avvenuti, gli accadimenti. Ma noi che siamo soggetto possiamo dirci sicuri che quello che ci è dinanzi sia il complemento e non viceversa? Era Napoleone a guardare la sfinge o piuttosto – come disse il Grande Còrso stesso – erano sfinge e piramidi a guardare, dall’alto dei loro 40 secoli di storia, quell’insignificante manipolo di soldati francesi? I conquistatori persiani, greci, romani sono inesorabilmente trascorsi mentre quel mostro di pietra è ancora là a guardia della spianata di Giza.

La verità per i Greci era “aletheia”: una litote, con tanto di alfa privativo, per indicare il “non nascondimento”, l’istantanea in cui l’oscurità si illumina e diviene visibile per poi ritornare immediatamente  nel buio dell’inespresso. E’ qualcosa – per dirla con Heidegger – che all’improvviso ci si svela per poi subito dopo “ri-velarsi”, cioè tornare ad ammantarsi con la trama dell’indicibile.

Forse è tutta una illusione – come ci mette in guardia Schopenauer così sensibile ai temi della mistica orientale:  un velo di Maya che avvolge il mondo e che dobbiamo sollevare  per vedere cosa si nasconda sul serio oltre la finzione di quella che sappiamo essere una parvenza di realtà.

E’ quanto accade con la pittura figurativa realista o iperrealista del secolo scorso, dalla Nuova Oggettività tedesca (la Neue Sachlichkeit) al Realismo Magico di casa nostra, all’Hyperréalism. Non a caso Bontempelli connota come “magico”, cioè come soprasensibile ed anagogico, quel sentore di misterico e sovrannaturale che pervade una rappresentazione esageratamente analitica e ultrafotografica dell’esperienza visiva dell’artista. Tanto precisa e maniacale nell’attenzione al particolare descrittivo da ricordare il celebre detto ebraico che vuole il diavolo nascondersi nel dettaglio.

Passiamo in rassegna, in modo del tutto casuale e volutamente non tassonomico, alcuni campioni di queste correnti artistiche del Novecento (ordinati in successione cronologica sino alle soglie del nuovo secolo) che hanno fatto della tela e del quadro il manifesto visivo della loro poetica. Una poetica che non è tanto virtuosismo, accademia o tromp-l’oeil, quanto provocazione e sfida intellettuale, il coraggio dell’inattualità nietzscheana. Quella sfida che ci riporta alla memoria alcuni popolari aneddoti che si tramandano nei manuali di storia dell’arte, come quello su Apelle e Zeusi narrato da Plinio o l’inganno della mosca di Giotto a bottega da Cimabue.

Se Platone è dell’avviso che il pittore che cerca di imitare la realtà non fa che allontanarsi ancora di più dalla verità – dal momento che già il mondo sensibile è mimesi del mondo delle idee –  e ritiene dunque la pittura  imitazione di una imitazione; non contempla l’intenzionalità dell’artista di servirsi di questo “artificio” come strumento di magia, come atto di impossessamento della natura. Zeusi dipinge un grappolo d’uva talmente realistico da ingannare l’uccello che si posa a beccarne gli acini; Apelle dipinge un panno appoggiato sul quadro tanto ben fatto da indurre lo spettatore a toglierlo per vedere cosa ci sia sotto. Dove finisce la verità e comincia la simulazione dell’incantatore? Tutto sta nel saper stare al gioco ed apprestarsi a smascherare il sortilegio del maestro illusionista.

“Dicesi che stando Giotto ancor giovinetto con Cimabue, dipinse una volta, in sul naso d’una figura che esso Cimabue avea fatta, una mosca tanto naturale, che tornando il maestro per seguitare il lavoro, si rimise più d’una volta a cacciarla con mano, pensando che fusse vera, prima che s’accorgesse dell’errore.”

G. Vasari, Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti, parte prima, Vita di Giotto, pittore, scultore et architetto fiorentino

UGO CELADA DA VIRGILIO (Cerese frazione Borgo Virgilio, 25 maggio 1895- Varese, 26 gennaio 1995)

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In alto: UGO CELADA, precursore tra i meno noti del “Ritorno all’ordine” e del Novecento italiano

 

CAGNACCIO DI SAN PIETRO (Natalino Bentivoglio Scarpa, Desenzano del Garda, 14 gennaio 1897 – Venezia, 26 maggio 1946)

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In alto: CAGNACCIO DI SAN PIETRO: onirico e magico

 

ANTONIO DONGHI (Roma, 16 marzo 1897 – 16 luglio 1963)

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In alto: ANTONIO DONGHI e i silenzi sospesi al di fuori del tempo e dello spazio

 

GREGORIO SCILTIAN (Grigorj Ivanovič Šiltjan, Nakhichevan sul Don, 20 agosto 1900 – Roma, 1 aprile 1985)

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In alto: GREGORIO SCILTIAN inattuale come il suo amico e collega Giorgio de Chirico che proprio per questo ne era un estimatore

 

BELA KONTULY (Miskolc, Ungheria 1904 – Budapest 1983)

horthy Miklòs 1934

ragazzetta con abito bianco

Béla Kontuly

In alto: il ritrattista ungherese negli anni 30. Horthy Miklòs (1934); Bambina vestita di bianco (1937); Ragazzo seduto con piuma (1940)

 

JOHN KOCH (Toledo, Ohio – USA, 18 agosto 1909 – New York, 18 aprile 1978)

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john koch padre e figlio 1955

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In alto: pulsioni omoerotiche nello statunitense John Koch. Gruppo di famiglia (1951); Padre e figlio (1955); Cocktail Party (1956); Ragazzo che s’infila la maglietta (1959); Lo scultore (1964); I lavavetri (1975)

PIETRO ANNIGONI (Milano, 7 giugno 1910 – Firenze, 28 ottobre 1988)

Annigoni, Pietro, 1910-1988; HRH the Duchess of Kent (b.1933), Chancellor of the University of Leeds (1965-1999)

Annigoni, Pietro, 1910-1988; Queen Elizabeth II

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In alto: Pietro Annigoni, il ritrattista delle regine

 

I fratelli XAVIER BUENO (Vera de Bidasoa, Spagna, 16 gennaio 1915 – Fiesole, 17 luglio 1979) e ANTONIO BUENO (Berlino, Germania, 21 luglio 1918 – Fiesole,26 settembre 1984)

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In alto: Xavier e Antonio Bueno, Doppi ritratti a quattro mani

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ritratto di Giulia Xavier Bueno

In alto: XAVIER BUENO, il realismo dei “Grandi di Spagna”

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In alto: ANTONIO BUENO, un antico “pittore moderno della realtà”

 

MAX GINSBURG (Parigi, 1931)

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In alto: MAX GINSBERG, nato a Parigi ma di formazione e cultura statunitense, è un campione  d’Oltreoceano del realismo fotografico dai risvolti sociali

MICHAEL LEONARD (Bangalore, India, 1933)

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Negli anni 70 il britannico Michael Leonard (nato in India ma attivo nella “swinging London”) si rapporta con la realtà mediandola attraverso guizzanti corpi maschili

SERGIO CECCOTTI (Roma, 7 maggio 1935)

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In alto: SERGIO CECCOTTI l’enigmista, tra Hopper, fumetto e rebus

 

CLAUDIO BRAVO (Valparaiso, Cile, 8 novembre 1936 – Taroudant, Marocco, 4 giugno 2011)

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In alto: CLAUDIO BRAVO e la sensualità febbricitante

 

VINCENT DESIDERIO (Philadelphia, Pennsylvania, 1955)

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Il realismo dell’americano Desiderio è venato di angoscianti accenti simbolisti (la prima tela è del 1990, la seconda del 1993, la terza è del 2010)

“Se qualcuno stendesse alla rinfusa i colori più belli, non procurerebbe tanto piacere quanto chi disegnasse in bianco e nero un’immagine” sentenzia Aristotele (Poetica, 6, 15) che come Platone considera la pittura imitazione della realtà (capace però di completarne le manchevolezze).

A colori e realtà attinge a piene mani il pittore moscovita ALEXEI BUTIRSKLIY (classe 1974), mano felicissima nella riproduzione iperrealistica di umidi paesaggi urbani, di interni con nature morte, di vibrazioni atmosferiche, con precisione chirurgica da miniaturista fiammingo in chiave contemporanea. Il rischio in agguato è quello della stanca reiterazione bozzettistica da cartolina ad uso dei galleristi occidentali.

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In alto: ALEXEI BUTIRSKLIY, ritratti di città

Nel campo delle arti plastiche anche la scultura iperrealista ha i propri campioni dell’ultim’ora. Tra questi il giovane lituano EDGAR ASKELOVIC noto come ASPEN CROW, nato a Vilnius nel 1987, che grazie ai social media si è conquistato una discreta popolarità internazionale.

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Edgar Askelovic

In alto: EDGAR ASKELOVIC (ASPEN CROW) e la scultura iperrealista del XXI secolo

Anche ai nostri giorni la seduzione del realismo portato alle sue più estreme conseguenze – al punto di oltrepassare la realtà naturale e diventare così una astrazione metafisica – riesce a catturare anche i più pop degli Street-Artists. Nell’ambiente si è guadagnato uno spazio tutto suo, assai apprezzato dalle giovani generazioni, il dotato e talentuoso artista australiano SAM BATES che si firma con lo pseudonimo SMUG e vive a Glasgow, in Scozia. Nella sua virtuosistica ricerca della sedulità segnica e cromatica c’è tutto il compiacimento della propria innegabile abilità manuale nell’uso degli acrilici a spruzzo. Non a caso il significato di “Smug” è proprio “compiaciuto”.

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In alto: murales di Sam Bates Smug

Abstract

Imitation of an imitation

Plato argues that the painter who tries to imitate reality  gets further away from the truth – since the sensitive world is already a mimesis of the world of ideas – therefore he considers painting imitation of an imitation.

He does not consider the intentionality of the artist to use this “artifice” as an instrument of magic, as an act of possession of nature. Zeusis paints a bunch of grapes so realistic as to deceive the bird that sits down to pick the grapes; Apelles paints a cloth resting on the picture so well done that it causes the viewer to remove it to see what is underneath. Where does the truth end and the simulation begins? We must learn to play the game, preparing us to unmask the illusionist master’s spell.

Perhaps it is all an illusion, as Schopenauer says, influenced by the themes of Eastern mysticism: a veil of Maya that envelops the world. We must raise it to see what is hidden in reality beyond the fiction.

 

 

 

 

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