CHARLES SIMONS alias CARLO SIMI, SCENOGRAFO

Nel novero dei film di genere di casa nostra, un posto a parte e di rilievo occupano i cosiddetti western all’italiana che all’epoca venivano chiamati, con accenti di sussiegoso discrimine, “spaghetti western”. Perciò nei titoli di testa e nelle locandine registi, interpreti e addetti alla produzione dovevano inventarsi nomi esotici di matrice anglofona, per fare concorrenza agli originali d’Oltreoceano e spacciarsi come autentici texani. Così Giuliano Gemma diventa Montgomery Wood, Mario Girotti Terence Hill, persino Gian Maria Volonté – di estrazione teatrale e che un po’ se ne vergogna – preferisce apparire come John Wells; mentre Sergio Leone si firma, in omaggio al padre regista, Bob Robertson. Per l’occasione anche lo scenografo dell’ormai leggendario Per un pugno di dollari deve simulare una identità hollywoodiana e da Carlo Simi si trasforma nel più persuasivo Charles Simons. Così il pubblico era rassicurato: l’onomastica faceva credere a genuine pellicole western di marca americana e non a prodotti nazionali destinati ai cinematografi di seconda visione o alle sale parrocchiali. Con il nome Charles Simons si era firmato per scene e costumi anche nel film Le pistole non discutono, di quello stesso 1964, per la regia di Mike Perkins alias Mario Caiano.

I manifesti di Per un pugno di dollari disegnati da uno dei maestri della cartellonistica  italiana: Symeoni (alias Alessandro Simeoni). Leone si nasconde dietro lo psuedonimo Bob Robertson e Volonté è John Wells. L’attore fu addirittura doppiato da Nando Gazzolo, proprio per rafforzare nello spettatore italiano la convinzione che si trattasse di un western d’Oltreoceano, dal momento che Gazzolo era il doppiatore di molti e notissimi attori americani 

L’impianto narrativo messo in piedi dai soggettisti e dialoghisti del western italian style ha come antefatto e precedente stilistico quella che è la nostra tradizione fumettistica degli anni Quaranta e Cinquanta; e sicuramente il fenomeno non sarebbe comprensibile se non si avessero come riferimento i vari Capitan Miki, Grande Blek, Tex Willer, Pecos Bill, nella cui epopea si amalgamano eroismo e codardia, situazioni picaresche e farsa, battute e dissacrante ironia. Anche il taglio delle inquadrature ricorda quello delle strisce di disegnatori come Sinchetto, Guzzon e Sartoris.

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Carlo Simi ad Almeria (Spagna) e in traferta americana con Sergio Leone nella Monument Valley per C’era una volta il West. La regione andalusa di Almeria sarà lo sfondo ideale per tutti i western di Leone e di molti altri registi italiani del genere. La sua fama era cresciuta internazionalmente grazie al fatto che là erano stati girati gli esterni di Lawrence d’Arabia e di Cleopatra

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Carlo Simi nel film Per qualche dollaro in più nel ruolo del banchiere di El Paso, al fianco di Lee Van Cleef

Nato a Viareggio (Lucca) il 7 novembre 1924 Simi, di professione architetto, intraprende la strada del cinema a Roma nel 1960 come arredatore nel film Romolo e Remo, a fianco dello scenografo Saverio D’Eugenio. Con l’occasione incontra Sergio Leone che in quel film aveva partecipato alla stesura di soggetto e sceneggiatura, scritta a più mani (con De Concini, Corbucci, Tessari), e che darà una svolta alla sua carriera di scenografo e costumista. Dopo il parodistico Il giorno più corto, del 1963, firmato da Sergio Corbucci, che faceva il verso al kolossal americano sullo sbarco in Normandia, Leone lo vorrà accanto a sé come scenografo e costumista in tutti i suoi film, a partire dalla cosiddetta trilogia del dollaro (Per un pugno di dollari, 1964; Per qualche dollaro in più, 1965; Il buono, il brutto, il cattivo, 1966). Già dal secondo titolo, visto il successo di pubblico con cui era stata accolta la prima pellicola, può esibire il suo vero nome e in Per qualche dollaro in più si era anche prestato ad una comparsata, nelle vesti di un banchiere di El Paso. Affiancherà il regista romano anche nella trilogia successiva, quella “del tempo” (ad eccezione di Giù la testa): C’era una volta il West (1967) e, dopo anni di gestazione, C’era una volta in America (1984). In quest’ultimo solo come scenografo, mentre per i costumi fa il suo ingresso la talentuosa Gabriella Pescucci. Per le scenografie di C’era una volta in America Simi ricevette il Nastro d’Argento nel 1985.

Personaggio schivo e mite, assecondava – come racconta chi li aveva conosciuti – tutti i vezzi e le manie di Leone che, insonne antelucano qual era, lo buttava giù dal letto e lo voleva sul set all’alba per mettere a posto tutti i dettagli di scena, prima che iniziassero le riprese con i macchinisti e gli attori. Per gli esterni la troupe italiana faceva trasferta in Spagna, nei dintorni di Almeria dove il Desierto de Tabernas, con i suoi brulli e aspri paesaggi, costituiva l’ambientazione ideale per questo genere di film. Simi che qui aveva già ricostruito un polveroso villaggio western per Le pistole non discutono, riutilizzò le scene a favore di Per un pugno di dollari che fu girato nello stesso periodo (le produzioni avevano budget ridotti e puntavano al risparmio). Seguendo fedelmente i suggerimenti del regista è sempre nel deserto andaluso che lo scenografo ricreò il cimitero di Sad Hill in Il buono, il brutto, il cattivo, che ancor oggi è venduto come attrazione turistica della regione. Quando i finanziamenti divennero più ricchi, per alcuni esterni di C’era una volta il West lo staff di Leone poté addirittura permettersi una puntata nella riserva Navajo della Monument Valley, negli USA.

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Carlo Simi in quasi tutti i film oltre che le scenografie ha curato anche i costumi, come l’epico poncho indossato da Eastwood in Per un pugno di dollari. Di sua mano anche i bozzetti per Il buono, il brutto, il cattivo

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Il costume realizzato da Simi per Claudia Cardinale in C’era una volta il West, fra i pochi personaggi femminili nei film di Leone, esposto alla Cinémathéque Française di Parigi

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Carlo Simi, disegni per gli edifici di El Paso in Per qualche dollaro in più

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In alto: Carlo Simi sul set in costruzione (Almeria 1965). Tra l’architetto e Leone si era instaurato un rapporto di fraterna amicizia e Simi progetterà per il regista anche la villa di via Birmania all’EUR

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Bozzetto di Simi per la scena dell’attacco al ponte di Langstone in Il buono, il brutto, il cattivo

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Bozzetti di Simi per il Sad Hill Cemetery voluto da Leone per Il buono, il brutto, il cattivo e ricostruito ad Almeria, in una scena che da molti è considerata una delle più belle nella cinematografia western di tutti i tempi

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Sul set di C’era una volta il West e bozzetto di Simi per la stazione ferroviaria di Sweetwater

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Carlo Simi, bozzetti per C’era una volta in America

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Il quartiere ebraico di Lower East Side a New York negli anni Venti, ricostruito in studio da Simi per Sergio Leone in Cera una volta in America del 1984

Per Sergio Leone il Simi architetto progettò la sua villa all’EUR in via Birmania, inizialmente destinata al produttore Alberto Grimaldi. Per l’avvocato napoletano  lo stesso Carlo Simi aveva realizzato all’EUR, in via dell’Oceano Pacifico, la sede della gloriosa società cinematografica PEA che fra gli anni Sessanta e Settanta vantava nel suo carnet i maggiori registi italiani, da Fellini a Pasolini, da Leone stesso a Bertolucci. Carlo Simi si era iscritto all’Ordine degli Architetti di Roma nel 1952.

Ma Simi fu scelto anche da tanti altri registi in quegli alacri anni: da Corbucci a Sollima, e a tutti quegli onesti artigiani del genere che furono Damiano Damiani, Enzo G. Castellari, Michele Lupo, Lucio Fulci. Con Sergio Corbucci lavorò in: Minnesota Clay (1965); Django (1966); Johnny Oro (1966). Con Sergio Sollima lo ritroviamo in: La resa dei conti (1967); Faccia a Faccia (1967); Revolver (1973).

Sergio Leone che era amico di Mario Verdone, eminente critico cinematografico e padre di Carlo Verdone, dopo avere avuto il giovane Verdone come aiuto, quando questi esordisce nella regia in prima persona, gli propone ancora una volta Simi come scenografo: in Un sacco bello (1980) e in Rosso, bianco e Verdone (1981). Negli anni Novanta l’incontro con Pupi Avati e la partecipazione a Bix, un’ipotesi leggendaria del 1991, completamente ambientato e girato negli Sati Uniti, sulle tracce del jazzista Bix Beiderbecke, che l’anno successivo gli fruttò il David di Donatello come migliore scenografo. Con Avati lo ritroviamo in Fratelli e sorelle (1992) e in La via degli angeli (1999).

Carlo Simi muore a Roma il 26 novembre 2000 all’età di 76 anni. Nel 2011 la moglie Elisabetta ha voluto ricordare la sua lunga carriera, cinematografica e non, con una mostra organizzata alla chiesa degli Artisti, S. Maria in Montesanto a piazza del Popolo.

In qualche film – come Romolo e Remo, Texas, addio o Django – nei titoli era stato menzionato come Giancarlo Simi.

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Un sorridente primo piano dell’arch. Carlo Simi ormai avanti con gli anni

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Carlo Simi con il produttore Manolo Bolognini negli Stati Uniti

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Nel 1964 Carlo Simi nei titoli di testa è Charles Simons, come in questo film di Mario Caiano che, a sua volta, diventa Mike Perkins. La sceneggiatura di Le pistole non discutono è di Franz Waller e Donald Mooch (alias Franco Castellano e Giuseppe Moccia). Musica e direzione di orchestra sono di Ennio Morricone che per l’occasione si sdoppia negli pseudonimi Dan Savio e Leo Nichols

I FILM CON SERGIO LEONE

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I FILM CON SERGIO CORBUCCI

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I FILM CON SERGIO SOLLIMA

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1975: DAMIANO DAMIANI

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1976: ENZO G. CASTELLARI

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1977: MICHELE LUPO

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1978: LUCIO FULCI

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I FILM CON PUPI AVATI

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