Fabio Dinelli e il razionalismo capitolino: palazzo del CIM a via XX Settembre

Percorrendo via XX settembre, all’altezza di via Pastrengo, poco prima di Largo Santa Susanna (per chi venga da Porta Pia), l’attenzione viene catturata dal severo e algido volume del corpo di fabbrica che oggi ospita gli uffici della Banca d’Italia. Si tratta di un edificio in vetro e travertino che, seppure rivisitato dagli architetti che l’hanno riadattato alla nuova funzione, a dispetto del maquillage che gli ha dato una veste di sobria modernità, rivela la sua matrice di architettura razionalista tipica del Ventennio. Naturalmente per Ventennio si intende il periodo del secolo scorso che coincide con la stagione fascista del regime di Mussolini, che aveva sposato con slancio gli stilemi del Razionalismo internazionale coniugandoli con le peculiarità formali della tradizione italica (disegno, tipologia, materiali, colori derivanti dalla romanità e dal classicismo, depurati da qualsiasi inutile orpello decorativo). Ma per quelli della mia generazione non è possibile non ricordare che qui, prima che il fabbricato venisse acquistato dall’attuale proprietà dopo un lungo perido di abbandono, erano ospitati i locali di un noto grande magazzino della Capitale, il CIM. Negli anni Sessanta, quando ero un adolescente lo ricordo ancora in piena attività e ancora molto frequentato dai Romani, perché competitivo per i prezzi praticati. In realtà era stato inaugurato in tempo di guerra, il primo novembre del 1941. Era la risposta littoria e popolare alle grandi catene commerciali del Nord Italia come la Rinascente o la Upim. L’acronimo CIM stava infatti per “Consorzio Italiano Manifatture”, in perfetta linea con la retorica linguistica del tempo. Alla cerimonia di inaugurazione – con tanto di clero benedicente, come raccontano i cinegiornali LUCE d’epoca – era intervenuto il gerarca fascista e Segretario del partito Adelchi Serena, allora ministro dei Lavori Pubblici. Le cronache datano all’anno XX dell’E.F.

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Il palazzo della Banca d’Italia in via XX Settembre, angolo via Pastrengo

I lavori erano iniziati nel 1938 e ne fu progettista l’ingegnere Fabio Dinelli, in collaborazione con l’ingegnere Paolo Napoli e con il tedesco Kurt Hans Gunther. dei quali non si conosce poi molto. Ad esempio nel 1955 l’Ordine degli Architetti di Roma, ad una richiesta da parte della Questura di Roma in cerca di notizie sul Gunther, risponde che il suo nominativo non risulta fra i loro iscritti (Verbale n. 17 del Consiglio dell’Ordine, 8 aprile 1955). Altrettanto può dirsi di Paolo Napoli.

cim 1941 foto A. Villani Bologna

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I magazzini CIM nel 1941 (esterno ed interni)

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In alto: l’edificio trasformato nell’Alexander Club, 1945 (esterno ed interni)

Il gruppo Dinelli-Napoli-Gunther nel 1949 si dedicò a progettare e realizzare, sempre nell’ambito dello stesso edificio, al piano seminterrato con ingresso da via Pastrengo, il cinema Capitol, che negli anni Sessanta fu inglobato nei locali commerciali del CIM. Il cinema poteva ospitare oltre mille spettatori fra platea e galleria ed era dotato di un avanzato impianto di climatizzazione. Le foto d’epoca ne evidenziano la linearità e l’asciutta eleganza funzionale di taglio razionalista, modulata sull’impianto formale dell’intero palazzo (Le sale cinematografiche tra ricordo e attualità, a cura di M. R. Intrieri, Ordine degli Architetti di Roma, Roma, settembre 2004).

Il palazzo del CIM, alla fine della guerra, era stato requisito dal comando delle Forze Armate Alleate entrate in Roma nel 1944 e già nell’anno successivo, come testimoniano le cartoline del 1945, ospitava il circolo per i militari anglosassoni, l’Alexander Club. Gli ampi e luminosi interni del grande magazzino di appena pochi anni prima si prestavano ottimamente ad ospitare luoghi di incontro e svago, biblioteche, sale di lettura per il Navy, Army and Air Force Institut ed i cittadini britannici che qui erano di stanza

Dopo la breve parentesi post-bellica il CIM negli anni Cinquanta tornò alla sua originaria destinazione d’uso, per assumere infine le vesti odierne.

Di Fabio Dinelli sappiamo che nel 1941 è recensito su Domus per una villa realizzata a Roma. L’articolo – dal titolo Due case in una villa – compare sul n. 159 della prestigiosa rivista di architettura, arredamento e arti applicate, diretta da Bontempelli, Pagano e Bega (pp. 1-5). Si tratta di una costruzione bifamiliare in località  Acquatraversa sulla Cassia, che può ricordare le nitide superfici di un Le Corbusier prima maniera.

Anni dopo, nel 1952 progettò villa Marziale, in via Barnaba Oriani, angolo via Paolo Frisi, commissionata dal finanziere Antonio Marziale e che oggi ospita l’ambasciata del Sud Africa. Anche qui, l’uso del travertino e l’essenzialità delle linee, scevre da qualsiasi inutile sovrastruttura, ne costituiscono la cifra estetica in ossequio al verbo razionalista; lo stesso che Dinelli ripropone nella trasformazione in cinema del teatro Savoia di via Bergamo, risalente al 1951.

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F. Dinelli: villa Marziale, oggi ambasciata del Sud-Africa, 1952

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F. Dinelli: cinema Savoia a via Bergamo, trasformazioni interne del 1951. La facciata è rimasta quella di Francesco De Intinis del ’38. In seguito verrà trasformato in multisala

Nel n. 61 dell’aprile 1957, la rivista “Edilizia Moderna” pubblica l’articolo in cui si illustra il cinematografo romano Paris in via Magna Grecia, progettato proprio da Dinelli. Inaugurato nel 1956 è andato a rinfoltire il lungo elenco dei cinema in dismissione.

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Il cinema Paris in una foto del 1962

Ritroviamo l’ingegnere-architetto negli anni Sessanta coinvolto nella progettazione del grattacielo Alitalia all’EUR, inaugurato dalla compagnia di bandiera nel 1965. Anche con l’evolvere del gusto, in Dinelli – inserito nel team milanese incaricato della realizzazione del grattacielo – resta sempre sottotraccia la sua formazione razionalista improntata ad ordine e misura, senza alcuna concessione al decorativismo, fedele all’insegnamento di Loos: l’ornamento è delitto. Acquistato negli anni Ottanta dall’IBM e poi dall’INAIL, il grattacielo è stato completamente ristrutturato, modificandone completamente l’involucro e con i prospetti del tutto rivisitati.

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1965: grattacielo Alitalia all’EUR (oggi sede INAIL)

Nello stesso lasso temporale,  Fabio Dinelli ha affiancato Riccardo Morandi nella realizzazione delle aviorimesse per l’aeroporto di Fiumicino (1962-1964), con la struttura in cemento armato precompresso a tiranti e pilastri a forcella (stigma dell’ingegneria morandiana).

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La costruzione dell’aviorimessa Alitalia a Fiumicino, inaugurata il 12 novembre 1964. Un vero e proprio “logo” dell’ingegneria di R. Morandi

Negli anni Settanta Dinelli fa parte della nutrita squadra che collabora con gli architetti Di Cagno e Moroni per il progetto degli edifici “omnibus” del nuovo insediamento di Spinaceto (che vedrà la luce nel 1981)

R.S.

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