Hanno la chioma bruna, hanno la febbre in cor: ESOTISMO/EROTISMO DI CHELO ALONSO DA CUBA

 

Nel cinema italiano del secondo dopoguerra ad incarnare i sogni proibiti degli spettatori nostrani troviamo un nutrito stuolo di dive arruolate dall’estero, perché si sa: erotismo fa rima con esotismo. La parte del leone tocca alle bionde venute dal nord, platinate e patinate, “femmine di lusso” per dirla con Pitigrilli, sensuali e spregiudicate, emule delle vamp americane, in ruoli che mal si adattavano alle più bonarie e meno intriganti interpreti di casa nostra (anche quelle più dotate di sex-appeal). E allora ecco spalancarsi le porte di Cinecittà alle varie Belinda Lee, Anita Ekberg, Diana Dors, Sylvia Lopez, esplosive quanto basta per accendere le fantasie dei maschi latini negli anni ’50 e ’60 del secolo scorso. Al punto che le conterranee, more o castane, per ambire ai ruoli di “malafemmena” devono tingere i capelli color biondo cenere e scegliersi improbabili nomi d’arte, come accade all’altoatesina Maria Luisa Mangini che diventa l’ammaliatrice Dorian Gray dei film di Totò.

Eppure, la bellezza bruna non è da meno quanto ad erotismo. Passionali e carnali – come vuole Il tango delle capinere – “hanno la chioma bruna, hanno la febbre in cor” e se poi approdano in Italia da isole caraibiche evocatrici di lussuria, come sarà per la cubana Chelo Alonso, la miscela diventa esplosiva.

Il suo vero nome era Isabel Apolonia Garcìa Hernàndez, nata a Central Lugareňo presso Camagüey da padre cubano e madre messicana, il 10 aprile del 1933. Dunque una focosa e volitiva ariete. La sua vera passione era la danza ed esordì come ballerina nei teatri dell’Avana, da cui partì giovanissima per Parigi, dove viene ingaggiata alle Folies Bergère e proposta come la nuova Josephine Baker, in virtù della sua pelle ambrata e delle sensuali movenze feline. Erano i primi anni ’50 e sui manifesti del tempio francese del music hall era lanciata come “la bomba H di Cuba”.

I produttori italiani non tardarono ad accorgersi di lei e dalla Senna al Tevere il passo è breve. La Roma di quegli irripetibili anni, la città delle Dolce Vita inventata da Fellini, di re Farouk o di Aiché Nanà, delle scazzottate a via Veneto e dei bagni nelle fontane, di Liz e Burton, di Ava Gardner scalza e ubriaca, di Novella Parigini e Giò Stajano, dei paparazzi ronzanti come vespe attorno a star e starlette, la adotta incondizionatamente e il cinema di genere, il cosiddetto peplum, sembrava non aspettare che lei: la risposta “caliente” e grintosa al “ghiaccio bollente” dei vertiginosi décolléte scandinavi.

rivista 1955

Nel 1955 cominciano a girare anche in Italia i primi articoli sull’esotica ballerina cubana poco più che ventenne. Nell’articolo si fa cenno ad un suo precocissimo matrimonio nell’isola di Castro, conclusosi rapidamente con un divorzio a causa della gelosia del marito

bersani alonso

Una giovanissima Chelo Alonso intervistata da Lello Bersani (Roma, 1958)

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Chelo Alonso al trucco (1959 circa) 

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1960

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1961 (dal settimanale “Oggi” sul set di Quattro notti con Alba)

La sua fortuna fu incontrare il produttore Aldo Pomilia, sposato nel 1960, che saprà ben guidarla nella sua carriera e dal quale avrà un figlio, Aldino. Già alla fine degli anni ’60 si ritira dalle scene, per condurre una tranquilla ed operosa vita borghese, impegnata assieme al marito con la casa di produzione Aris, dietro le quinte e non più davanti a una cinepresa. Salvo qualche sporadica apparizione alla TV italiana come nel programma E perché no? del 1972.

Alla morte di Pomilio, avvenuta nel 1986, Chelo Alonso si ritira prima a Siena per poi trasferirsi, negli ultimi anni, a Mentana nel casale del figlio, dove morirà il 20 febbraio del 2019, all’età di 86 anni non ancora compiuti; con qualche chilo in più di quando era la seducente danzatrice che irretiva gladiatori o saraceni, ma appagata della sua carriera e delle sue piccole ma insostituibili gioie familiari, quelle di una donna che ha saputo amministrare oculatamente se stessa.

I riflettori della ribalta si erano spenti già da decenni e si stavano ormai affievolendo i ricordi dei primi passi a Cuba, dei lustrini e paillettes degli anni parigini, delle prime pagine in copertina, delle feste sulle terrazze della Capitale. Dalla tranquilla campagna toscana tutto sembrava così nostalgicamente lontano, ma allo stesso tempo concretamente vero.

Il 1958 era stato l’anno della sua svolta. Gira un film dietro l’altro, usciti nelle sale l’anno successivo: da Guardatele ma non toccatele, con la sua prima particina e il nome in fondo al cartellone, a Nel segno di Roma dove l’incarnato bronzeo di Chelo Alonso viene contrapposto alla eburnea pelle della giunonica Anita Ekberg; da Tunisi Top Secret a Il terrore dei Barbari; da La scimitarra del saraceno a I reali di Francia.

Nel 1960 appare sugli schermi con Il terrore della maschera rossa; La strada dei giganti; Le signore; La regina dei tartari; Morgan il pirata; Maciste nella Valle dei Re; e nel ruolo brillante di Carmencita in Gastone, al fianco di Alberto Sordi.

Nel 1961, continuerà a circuire muscolosi eroi di cartapesta in Maciste nella terra dei Ciclopi o a mostrare le sue indiscutibili grazie nelle ormai logore commediole all’italiana come La ragazza sotto il lenzuolo; mentre il marito cerca di ritagliarle addosso ruoli più impegnativi. E’ il caso di Quattro notti con Alba, uscito nel 1962, dove Chelo Alonso esce dai suoi stereotipi di routine e affronta la parte di una prostituta in un campo militare italiano in Nord Africa durante la seconda guerra mondiale.

Dopo un periodo di stasi successivo alla maternità, Sergio Leone le offre un cammeo, una fugace ma intensa sua apparizione, senza crediti nei titoli di testa, nel ruolo di una messicana –  in Il buono, il brutto, il cattivo del 1966 – cui uno spietato Lee Van Cleef ammazza marito e figlio. Sono le scene iniziali del film, con “il cattivo” sulle tracce del bandito dileguatosi con la refurtiva.

Gli spaghetti western, grazie al produttore Pomilia con cui è felicemente sposata, le offriranno le ultime occasioni di lavoro: assieme al suo connazionale Tomas Milian, anche lui venuto da Cuba a cercare fortuna in Italia, in Corri, uomo, corri, del 1968; e l’anno successivo in La notte dei serpenti, che chiude la sua carriera sul grande schermo.

Le doppiatrici italiane – da Lydia Simioneschi a Dhia Cristiani, da Maria Pia De Meo a Rita Savagnone – contribuirono non poco, con le loro belle voci suadenti, ad accrescerne le qualità seduttive perché, come insegnano le sirene, anche le sonorità vocali sono armi di fascinazione e incantamento.

guardatele

1959

nel segno di roma

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1959 – Nel segno di Roma (benché sia Guido Brignone a firmarne la regia, è noto che fu Michelangelo Antonioni a dirigere gran parte del film)

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1959 – con Steve Reeves in Il terrore dei barbari, per la regia di C. Campogalliani

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1959 – Chelo Alonso in I reali di Francia, per la regia di M. Costa

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1960 – Chelo Alonso in Morgan il pirata, con Steve Reeves

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1960 – Chelo Alonso in Maciste nella Valle dei Re

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1960 – con Alberto Sordi in Gastone, per la regia di M. Bonnard

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Nel 1962 un ruolo inconsueto per Chelo Alonso, in un film di guerra con Peter Baldwin ed Ettore Manni: Quattro notti con Alba, voluto per lei dal marito, il produttore Aldo Pomilio

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1962

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1966 – Chelo Alonso in Il buono il brutto e il cattivo di S. Leone

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1968 – Corri, uomo, corri con il cubano T. Milian

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1969

e perchè no

Chelo Alonso nel 1972, ospite nel varietà televisivo della prima rete RAI E perché no, presentato da Corrado e diretto da Romolo Siena. La ballerina-attrice è quasi quarantenne, sfoggia una  forma smagliante e una più raffinata eleganza

 

 

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