John DeCuir: un talento per il kolossal

Il film Cleopatra – diretto da Joseph L. Mankiewicz e interpretato da Elizabeth Taylor – a lungo conservò il primato per costi e durata di lavorazione, annoverato come il kolossal per eccellenza: grazie alla grandiosità delle scene di massa, la magnificenza delle scenografie, la sontuosità dei costumi, la complessità delle battaglie di terra e di mare. A contribuire alla sua riuscita fu il qualificato stuolo di tecnici, maestranze, sarti, attrezzisti, coreografi e, non ultimi, arredatori e scenografi.

A capo della “art direction” (come viene indicata in inglese la scenografia) c’era una vera e propria leggenda della Fox, la casa produttrice del film: John DeCuir. Nel 1960, quando fu scritturato per Cleopatra, DeCuir aveva 42 anni – ed era nel pieno della sua maturità artistica – essendo nato in California, a San Francisco, il 4 giugno 1918. A Los Angeles aveva studiato al Chouinard Art Insitute dal 1936 al 1938, sotto la guida dell’acquarellista Herbert Ryman (nel novero degli illustratori Disney).

Talento molto dotato, aveva una mano felicissima ed i suoi bozzetti si distinguevano per la ricchezza cromatica, per la profusione e l’accuratezza dei dettagli. Walter Wanger che lo aveva ingaggiato per il suo peplum in riva al Nilo sapeva che DeCuir pensava alla grande come lui e che per quel genere di film era proprio ciò che aveva in mente.

In alto: John DeCuir, acquerelli per Il re ed io (1956)

In alto: John DeCuir, acquerelli per Cleopatra (1960)

In alto: John DeCuir, acquerelli per Ghostbuster / Acchiappafantasmi (1984)

Dopo l’apprendistato come aiuto-scenografo alla Universal negli anni ’40, approdò alla 20th Century Fox dove lavorerà in coppia con Lyle R. Wheeler e in gruppo assieme a Walter M. Scott e Paul S. Fox o Thomas Little. Insieme avevano corso come candidati al premio Oscar per quasi tutti i film di cui curavano le scenografie: da Ho paura di lui (The House on Telegraph Hill), in bianco e nero, nel 1952 a Le nevi del Chilimangiaro (The Snows of Kilimanjaro), a colori, nel 1953; nello stesso anno, per la categoria in bianco e nero, per Mia cugina Rachele (My cousin Rachel); nel 1956 per il film musicale a colori Papà Gambalunga (Daddy Long Legs).

Riuscì ad aggiudicarsi la prestigiosa statuetta nel 1957 con Il re ed io (The King and I), sempre con la squadra capitanata da Wheeler, a fianco di Scott e Fox. Lavorare alla scuola di un grande della scenografia  cinematografica hollywoodiana come Lyle R. Wheeler per DeCuir fu il viatico verso il successo.

Seguirono le candidature per Un certo sorriso (A Certain Smile) nel 1958 e Il grande pescatore (A Big Fisherman) nel 1959.

La lavorazione di Cleopatra durò qualcosa come tre anni, perché le riprese, iniziate in Inghilterra negli studi londinesi di Pinewood, furono interrotte per i problemi di salute che affliggevano la protagonista e proseguirono a Roma dal 1961 al 1962. Il film uscirà nei cinema nell’estate del 1963.

Per DeCuir si trattava di un ritorno nella Capitale italiana perché qui nel 1953 aveva girato, insieme a Wheeler, Tre soldi nella fontana (Three Coins in the Fountain) diretto da Jean Negulesco, con il nostro latin lover Rossano Brazzi. E negli studi di Cinecittà nel 1956 aveva seguito Wheeler – dopo gli esterni in Grecia – per le riprese in interni di Il ragazzo sul delfino (Boy on a Dolphin) con una giovane ma già promettente Sofia Loren, pronta a scalare il mercato americano.

A Cinecittà ricostruì il foro romano per il magniloquente e spettacolare ingresso in città della regina egiziana al cospetto di Cesare. Nel Teatro 5 realizzò gli sfarzosi interni; a Torre Astura, a pochi chilometri da Anzio, sorse sotto la sua supervisione, la reggia di Alessandria; e ad Ischia fece approdare la barca dorata su cui Cleopatra si presenta a Marco Antonio di stanza a Tarso.

Nel 1964 Cleopatra si aggiudica l’Oscar per la migliore scenografia, condiviso da John DeCuir con l’intero affollato staff rappresentato da: Jack Martin Smith, Hilyard Brown, Herman Blumenthal, Elven Webb, Maurice Pelling, Boris Juraga, Walter M. Scott, Paul S. Fox, Ray Moyer.

Dopo altre due nomine – nel 1966 per Il tormento e l’estasi (The Agony and the Ecstasy) con Jack Martin Smith e l’italiano Dario Simoni; nel 1967 per La bisbetica domata (The Taming of the Shrew) con Lorenzo Mongiardino, Elven Webb, Giuseppe Mariani, Dario Simoni e Luigi Gervasi, entrambi i film girati a Roma negli Sudi di Dino De Laurentiis – torna a stringere l’ambita statuetta nel 1970 per il film musicale Hello, Dolly! interpretato da Barbra Streisand. Anche in questa occasione il riconoscimento è condiviso con il collaudato team di sempre, composto dai fedelissimi Jack Martin Smith, Herman Blumenthal e Walter M. Scott, cui nel frattempo si erano aggiunti George Hopkins e Raphael Bretton.

Nel 1966, quando era a Roma con la coppia Taylor-Burton, aveva curato anche le scenografie per un film in costume e di impianto teatrale, diretto dallo stesso Richard Burton, che purtroppo si rivelerà un fiasco al botteghino. Si tratta di Il dottor Faustus, in cui DeCuir è coadiuvato da Boris Juraga (già incontrato sul set di Cleopatra) e da Dario Simoni (conosciuto in occasione degli altri film in Italia a Dinocittà).

Nel 1984, sessantaseienne, licenzia le scenografie per il suo ultimo film, Ghostbusters (Acchiappafantasmi), presentato dalla produzione come “una pellicola kolossal nel suo genere”, in omaggio alla fama guadagnatasi da DeCuir nel corso della sua lunga e premiata carriera.

Anche il figlio, John DeCuir junior, nato in California nel 1941, ha seguito le orme professionali paterne, standogli a fianco ventenne per imparare l’arte sui set sin degli anni romani (da Cleopatra alla Bisbetica), e coadiuvandolo – già accreditato come apprezzato scenografo – in Ghostbuster.

John DeCuir è morto a Santa Monica il 29 ottobre del 1991, all’età di 73 anni. La matrice francofona del cognome – talora nei titoli di testa trascritto distanziato: de (o De) Cuir; oppure con la iniziale F. di Francis inserita dopo il nome – suggerisce remote parentele europee e antichi mestieri di conciatore di pellame.

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1951 – Ho paura di lui (The House on Telegraph Hill)

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IN ALTO: bozzetto di John DeCuir per Mia cugina Rachele (My Cousin Rachel), 1952

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1952 – Le nevi del Chilimagiaro (The Snows of Kilimanjaro)

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1954 – Tre soldi nella fontana (Three Coins in the Fountain)

gambalunga 55

1955 – Papà Gambalunga (Daddy Long Legs)

Fotogrammi dal film Il re ed io

locandina il re ed io

1956 – Il re ed io (The King and I)

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1958 – Un certo sorriso (A Certain Smile)

GRANDE PESCATORE

1959 – Il grande pescatore (A Big Fisherman)

In alto: dal film Cleopatra. Il foro romano in costruzione a Cinecittà nel 1961. L’ingresso trionfale della regina fu girato nel 1962. La pellicola uscirà nelle sale nel 1963

Cleopatra: Torre Astura, la reggia di Alessandria (1961)

Cleopatra: Ischia (1962), la regina arriva a Tarso

Cleopatra, gli interni nel Teatro 5 di Cinecittà

In alto bozzetti della collezione DeCuir: il sacrario della regina; gli appartamenti alessandrini di Cesare; il sepolcro di Alessandro Magno; la battaglia di Azio

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1963 – Cleopatra

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In alto: John DeCuir, acquerello per Il tormento e l’estasi (1964)

Fotogrammi dal film Il tormento e l’estasi

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1965 – Il tormento e l’estasi (The Agony and the Ecstasy)

Fotogrammi da La bisbetica domata

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1967 – La bisbetica domata (The Taming of the Shrew)

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1967 – Il dottor Faustus (Dr. Faustus)

Ricostruite negli studi della Fox o nei dintorni di New York, le scenografie per gli esterni di Hello, Dolly! – diretto da Gene Kelly e girato nel 1968 – sollecitarono in DeCuir l’estro creativo per realizzare una raffinatissima serie di disegni preparatori che palesano le sue innegabili qualità artistiche da architetto (v. sotto)

Fotogrammi da Hello, Dolly!

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1969 – Hello Dolly

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1984 – Ghostbusters / Acchiappafantasmi

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Un giovane John DeCuir fotografato davanti ad un suo quadro

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decuir pinewood

John DeCuir sul set londinese di Cleopatra (Pinewood 1960). La reggia di Alessandria fu smantellata e ricostruita a Torre Astura nel 1961 (sotto), direttamente sul mare, su un tratto di pineta affittata dai principi Borghese che allora ne erano i proprietari

torre astura

torre astura dall'alto

Per realizzare i trasparenti che simulassero sullo sfondo la città e il faro di Alessandria alle spalle della reggia sul mare  (e che tra l’altro dovevano mascherare l’orizzonte montuoso della costa laziale), la produzione chiamò a Torre Astura il pittore polacco Jozèf Natanson, in quegli anni molto attivo nel cinema italiano; e la pittrice inglese Mary Adshead Bone. 

Natanson 1

Natanson 2

In alto: Natanson e la Bone controllano il trasparente con lo sky-line di Alessandria dipinto su vetro. Il risultato è quello che gli spettatori vedranno in sala nel 1963

sul set di Tormento Estasi

Lo scenografo sul set di Il tormento e l’estasi, girato a Roma negli studi di Dinocittà, sulla Pontina, nel 1965

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John DeCuir mostra al regista Gene Kelly le sue tavole per Hello, Dolly! (1968)

decuir anni 80

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John DeCuir nel suo studio/laboratorio negli anni ’80 con il plastico per Ghostbuster

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