Architettura franco-veneta nel Regno di Cipro (parte I)

L’isola del Mar di Levante, pur essendo appendice geologica e geografica dell’Anatolia, da sempre gravita nell’orbita culturale ellenica; ed anche nel periodo medioevale – con esclusione di alcune parentesi di conquista araba – fu pertinenza dei bizantini.

Si è da poco autoproclamato sovrano dell’isola Isacco Comneno – ribellandosi, nel 1184, all’imperatore di Costantinopoli – quando (in occasione della III crociata) Riccardo Cuor di Leone dirotta verso Cipro e nel 1191 se ne impadronisce. La cede, in un primo momento, ai Templari; poi al feudatario franco Guido Lusignano, il cui figlio Amalrico viene riconosciuto, dall’imperatore Enrico VI di Svevia, re di Cipro (1195).

Sicché il casato dei Lusignano- Antiochia (mentre nel tempo si combinarono fusioni genealogiche con il dirimpettaio principato latino di Siria) dominò l’isola sino al XV secolo.

Dal 1218 Genova estese la sua influenza economica e commerciale anche su Cipro ed ottenne colonie a Lemessòs (Limassol) e Famagosta. Quest’ultima, dopo la caduta di San Giovanni d’Acri (1291) era divenuta capitale del regno virtuale di Cipro e Gerusalemme. E tra il 1365 e il 1373 la stessa Nicosia, la capitale storica al centro dell’isola, fu sotto il diretto controllo dei genovesi.

Venezia poté subentrare alla Superba solo un secolo dopo, quando riuscì a sancire il proprio privilegio mercantile sul piccolo regno franco ormai languente, grazie ad un matrimonio politico nel 1472 tra la veneziana Caterina Cornaro e Giacomo II Lusignano d’Antiochia. Rimasta vedova appena dopo un anno, Caterina Cornaro poté conservare il proprio regno grazie alle protezioni della Repubblica di San Marco, finché – quando la sovrana fu sul punto di progettare un nuovo matrimonio – la Serenissima la costrinse ad abdicare nel 1489 e in cambio le cedette, nell’entroterra veneto, la signoria di Asolo (ove la nobildonna, in un esilio dorato, diede vita ad una brillante corte rinascimentale).

Il dominio di Venezia durò per quasi un secolo ancora, sino al 1571 quando, pur difesa da Marco Antonio Bragadin, fu irreparabilmente occupata dai Turchi, con la definitiva estromissione degli occidentali.

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Caratteri generali

I Lusignano traevano origine dal Pittavino, versante atlantico della Francia centrale; e i feudatari franchi importarono a Cipro interi brani di quella architettura convenzionalmente definita “gotica”, in parallelo con la sua evoluzione cronologica e regionale francese: dal duecentesco gotico primitivo del Nord, a quello maturo della Champagne prima, del Sud poi, sino al tardo gotico fiorito del Quattrocento.

L’isola mediterranea, già aperta agli influssi occidentali rappresentati dal linguaggio romanico proveniente, di riporto, dalla costa siriana nell’ambito dei flussi crociati, segue pertanto, nel corso del XIII secolo (sino al 1280 circa), i caratteri stilistici della prima fase gotica del settentrione francese (specificamente l’Ile de France, ove l’arte gotica ebbe il proprio nucleo di irradiazione), con uso di ogive, volte a crociera a sezione archiacuta, contrafforti, accentuazione della verticalità.

I primordi gotici sono individuabili, ad esempio, nella chiesa abbaziale di Bellapais o nell’aula del castello di Sant’Ilario (sulle montagne che sovrastano Kyrinia), ove è ancora leggibile una certa arcaicità sintattica. Si afferma quindi, tra la fine del Duecento e la metà del Trecento, l’influenza stilistica del gotico champenois, come nella cattedrale di San Nicola a Famagosta (trasformata in moschea dal pascià Lala Mustafà), ove riecheggiano le forme del S. Urbano di Troyes (disegnato da Jean Langlois) o – sempre a Famagosta – nella chiesa di San Giorgio dei Latini, attribuita a Eudes de Montreuil, di cui non restano che pochi lembi.

Ancora dello stesso secondo periodo gotico sono gli edifici conventuali e il chiostro di Bellapais; e sopravvivono numerose fabbriche di Nicosia, prima capitale dell’isola, come: la parte superiore di navata e il portico di Santa Sofia (oggi moschea di Selim ), la chiesa di S. Caterina (oggi moschea di Haidar Pascià) o l’attuale Yeni Jami (moschea impiantata su una preesistenza del XIV secolo).

Dalla metà del Trecento (1340 circa) si diffondono i modi gotici improntati a quella asciuttezza di segno, semplificazione dei decori e contenimento delle tensioni verticali, propri della Francia meridionale; in particolare della Provenza, cortese e mediterranea, costituente all’epoca un forte traino culturale, non solo in architettura ma anche in pittura, nei modi avignonesi seneseggianti. Se ne ha riscontro in diversi episodi a Famagosta, quali: S. Giorgio dei Greci, S. Anna, SS. Pietro e Paolo (oggi moschea di Sinan Pascià), la chiesa nestoriana di S. Giorgio Exorinòs.

Tra Duecento e Trecento i Lusignano hanno disseminato l’isola di edifici religiosi improntati alle forme architettoniche della madre patria; i quali in seguito sono stati sistematicamente trasformati dagli ottomani in moschee (ed allora se ne debbono individuare le citazioni stilistiche) ovvero sono andati in rovina e non ne sopravvivono che reperti.

Si veda, ad esempio, a Nicosia: ciò che resta della moschea di Emerghe, mancante della volta, o la piccola chiesa armena; a Famagosta: le chiese gemelle dei cavalieri crociati (Templari e rivali Ospedalieri); la chiesa latina di Paphos; la cappella reale di S. Caterina presso Pyrga (nell’entroterra di Larnaka), tardo gotica del XV secolo.

Altrove persistono i caratteri greci, anche se inevitabilmente contaminati dai modelli di tendenza, come nella chiesa di Morphou, nel versante settentrionale dell’isola, che costituisce un ibrido di elementi gotici (opera muraria e decorazione plastica) innestati su un assetto formale bizantino (in particolare le volte) di tradizione locale.

Del resto anche la serie di castelli lungo la catena del Pentadaktylo: S. Ilario, Buffavento, Kantara, già di impianto bizantino, rimaneggiati successivamente dai franchi e infine dai veneziani, costituiscono una aggregazione e sovrapposizione di multiformi apporti stilistici. Mentre la severa torre di Kolossi, nella ricostruzione quattrocentesca degli Ospedalieri, presenta una sobria unitarietà di stile di accento gotizzante.

Tra la fine del XIV secolo e nel corso del Quattrocento, di pari passo con le esperienze francesi (indirizzate verso un preziosismo ed un decorativismo flamboyant) l’architettura di Cipro si ispira, anche negli edifici civili, alle coeve soluzioni europee. Ed il Palazzo reale di Famagosta (poi Palazzo del provveditore veneziano, di cui non sussistono che alcune arcate) venne realizzato in uno stile gotico fiammeggiante di ascendenza catalana, lo stesso che ha avuto come esito certe contemporanee realizzazioni angioine, lungo la direttrice mediterranea: Avignone- Napoli- Rodi.

L’influsso italiano, già presente in alcuni cicli pittorici trecenteschi, ma anche in opere letterarie del XV secolo che presentano una lingua in cui affiorano frequenti francesismi e italianismi, diviene dominante in architettura tra Quattrocento e Cinquecento con l’avvento politico di Venezia, nelle forme degli allora dominanti modi rinascimentali, quali si possono rintracciare nelle fabbriche civili e militari che, in questo ultimo scorcio storico, antecedente la conquista turca, si intensificarono a fortificazione dell’isola.

La cinta muraria di Nicosia di Giulio Savorgnan ha il rigore compositivo e concettuale dei contemporanei studi e trattati italiani di città ideale; mentre i castelli costieri, da Kyrinia a Limassol, muniti dagli ingegneri serenissimi (tra questi il veronese Gian Girolamo Sanmicheli), hanno il fascino evocativo di scenografici fondali per intrecci scespiriani. La cosiddetta Torre di Otello a Famagosta, su cui veglia il rampante leone di San Marco, fa il paio con le cinquecentesche fortezze di Creta, baluardi estremi dell’Europa cristiana all’onda islamica degli ottomani.

Nel 1571 i veneziani capitolano e l’isola è ceduta ai turchi: le chiese saranno adattate a moschee e accanto alle cuspidi gotiche delle cattedrali svetteranno i minareti, mentre sui palazzi della nobiltà latina sventoleranno i vessilli del sultano.

Un rapido cenno, infine, all’opera muraria adottata nell’isola tanto dalle maestranze franche che dalle venete (sulla scorta della tradizione già in auge presso i bizantini): i paramenti di fabbrica in uso sono costituiti da corsi regolari di conci in pietra da taglio, legati da malta cementizia. I maestri costruttori potevano attingere alle cave esistenti a Cipro: la zona settentrionale (Catena del Pentadaktylo) offre calcari del mesozoico; mentre la zona meridionale (Troodos) mette a disposizione rocce intrusive vulcaniche. Pertanto, bugne calcaree e blocchetti di tufo sono diffusissimi un po’ ovunque nel regno dei Lusignano (poi colonia della Serenissima), compatibilmente con i centri di approvvigionamento.

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