Vinicio Paladini architetto, futurista di sinistra

Vinicio Paladini (1902-1971) è un personaggio forse di secondo piano nella Roma degli anni Venti-Trenta del secolo scorso, dominata dai nomi altisonanti del nostro Novecento tra le due guerre, ma che ha saputo ritagliarsi un proprio preciso spazio all’ombra delle tante personalità di spicco in quel fatale ventennio, che merita di essere ripercorso.

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Ivo Pannaggi (Macerata, 1901-1981), ritratto di Vinicio Paladini (1922)

Nasce a Mosca da padre italiano e madre russa: Ugo e Paolina Amosoff. E’ il 21 giugno del 1902, ma già l’anno successivo la famiglia si trasferisce a Roma.

Negli anni Venti Paladini viene a contatto con l’ambiente della Casa d’Arte Bragaglia e con l’ambiente futurista attivo nella Capitale, stringendo un sodalizio amicale ed artistico con Ivo Pannaggi, accomunati da spiccate simpatie politiche per la Russia bolscevica. Nel 1922, firmano assieme il Manifesto dell’arte meccanica futurista pubblicato sul numero di giugno di “Lacerba”.

Le opere di questo periodo, andate quasi tutte disperse, hanno come riferimenti figurativi le opere di Giacomo Balla, anche se non è secondario l’influsso della metafisica dechirichiana, che ritroviamo spesso sotto traccia.

Le sue origini slave e la conoscenza della lingua russa gli permettono di studiare personaggi e temi delle Avanguardie nelle neonate Rubbliche Socialiste Sovietiche e nel 1925 pubblica il libro Arte nella Russia dei Soviets. Sono gli anni del Costruttivismo e del Suprematismo che in quel Paese e in quello scorcio di secolo avviano il processo rivoluzionario di modernizzazione delle arti figurative e dell’architettura, sotto l’egida di Tatlin, Ročenko, Pevsner, Malevič, sicuramente troppo avanti anche per i quadri della dirigenza sovietica, tutto sommato tendenzialmente conservatrice in campo estetico.

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V. Paladini, Arte nella Russia dei Soviets, Roma 1925

La Russia perciò si pone come cardine culturale di riferimento per il giovane Paladini, all’epoca poco più che ventenne e di simpatie gramsciane e gobettiane. Il libro era stato pubblicato per le edizioni della Bilancia da Umberto Barbaro, intellettuale di medesima consonanza ideologica.

Il suo orientamento politico lo induce a marcare le distanze da Marinetti e Prampolini i quali stavano indirizzando il movimento futurista verso il crinale del fascismo di regime, dichiarando apertamente il proprio dissenso alla piega politica reazionaria che negli anni Venti il Futurismo nell’Italia di Mussolini stava assumendo. Paladini, che invece vira decisamente a sinistra, si distingue dal conformismo generale del periodo e dipinge Il proletario della III Internazionale. Anche Pannaggi, compagno di viaggio nello stesso percorso e orientamento culturale, si conquista la nomina di “moscovita marchigiano”.

Nel 1926 aveva esposto alla International Exhibition of Modern Art presso il Brooklyn Museum di New York e alla XV Biennale di Venezia. Suggestionato dal movimento Dadaista e dal Surrealismo, Vinicio Paladini si schiera a favore di un’arte figurativa “immaginista” in cui convivano non-sense e neologismi, metafora e suggestione onirica, associazione di idee e dissonanza semantica.

Il programma  dell’Immaginismo viene tracciato nel numero unico della rivista “La ruota dentata” del 1927 nel quale chiama a raccolta tutte le avanguardie storiche : “A.A.A.A.A. Pulite il vostro guardaroba da idee fatte, pregiudizi, timori, roba vecchia di ogni genere”.  E mette in avviso: “Ogni immaginista è un pericolo latente; noi non usiamo valvole; il cortocircuito immaginista brucia le valvole dell’umanità provocando i più disperati incendi”.

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V. Paladini, La ruota dentata. Movimento Immaginista, 1927

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V. Paladini, fotomontaggio, 1927

Nel 1928 prende parte alla I Esposizione italiana di architettura razionale presso il Palazzo delle Esposizioni di Roma (farà il bis alla II edizione quadriennale del 1931), esponendo vari progetti nei quali appare evidente l’influenze dell’architettura di Adolf Loos e di Le Corbusier.

Il suo interesse per il movimento razionalista è documentato da una serie di articoli pubblicati su diverse riviste italiane.

Nel 1930 Paladini si laurea in architettura a Roma.

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V. Paladini, progetto per villino plurifamiliare, 1928

Negli anni Trenta, parallelamente all’attività di architetto e di scenografo – sia per il teatro che per il cinema (realizza i decors per i film La segretaria privata di Goffredo Alessandrini del 1931; L’ultima nemica di Umberto Barbaro del 1938) – non trascura la sua attività di pittore.

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Disegni a china su carta per lucidi, firmati V. Paladini (1930c.) 

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Vinicio Paladini in un foto risalente alla metà degli anni Trenta, presumibilmente scattata da A. G. Bragaglia

vinicio paladini 1927V. Paladini, bozzetto per la scenografia di “Goldoni e le sue sedici commedie nuove” di P. Ferrari, teatro Olympia, Milano 1927 

vinicio paladini scena cine 1954V. Paladini, bozzetto per scenografia cinematografica (1954)

Nel 1935 si trasferisce a New York, dove lavora come designer di interni, per fare ritorno a Roma sul finire del 1937 dopo una breve parentesi parigina.

Nel 1938 mette in scena al teatro delle Arti di Roma Capitano Ulisse di Alberto Savinio, il fratello minore di Giorgio de Chirico.

Fra il 1938 e il 1953 è di nuovo negli Stati Uniti e a New York realizza la sede delle Linee aeree italiane (1951), dove la concezione dello spazio è ancora dominata dai principi  della ortogonalità razionalista, dall’asciuttezza delle linee da cui sono bandite inutili sovrastrutture ornamentali.

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vinicio paladini Bozzetto 2 45-50

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V. Paladini, bozzetti per interni (1945-50)

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V. Paladini, manifesto pubblicitario (1952)

Negli anni Cinquanta comincia a farsi strada la seduzione per il naturalismo delle architetture giapponesi integrate e armonizzate nell’habitat ambientale; o per il nuovo linguaggio dell’americano Frank Lloyd Wright, popolarissimo e imitatissimo in quegli anni.

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V. Paladini, progetto per una villa al mare (anni 50)

Nel 1953 torna definitivamente in Italia dove intensifica la professione di architetto, collaborando con il gruppo Ridolfi per la realizzazione del Quartiere INA Casa a Conegliano Veneto (1957/62), in provincia di Treviso.

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Gruppo Ridolfi, Quartiere INA Casa, Conegliano Veneto-Treviso (1957-1962)

Nel 1965, per riguadagnare terreno nel giro dei mercanti d’arte dell’arte, da cui era rimasto a lungo lontano, si attiva per organizzare una retrospettiva delle sue opere, unitamente a quelle di Pannaggi, l’amico di sempre, da tenersi al Palazzo delle Esposizioni di Roma. Qui muore a sessantanove anni il 30 dicembre 1971.

RETROSPETTIVA PALADINI

la partenza 1926

V. Paladini, La partenza (1926)

vinicio gruppo 1930

V. Paladini, ritratto di gruppo con artista (1930)

natura morta napoletana 1931

V. Paladini, Natura morta napoletana (1931)

complesso onorico n. 1 1932

V. Paladini, Complesso onirico n.1 (1932)

sogno di un amore antico 1933

V. Paladini, Sogno di un amore antico (1933)

natura morta 1933

V. Paladini, Natura morta (1933)

offerta pagana, prova di carnevale 1933

V. Paladini, Prova di Carnevale (1933)

Olympic Games vinicio paladini collage 1933-34 cm 11,5 x 7,5

giochi olimpici 1933

V. Paladini, Giochi olimpici, collage (1933-34)

Nella sua personalissima galleria figurativa ritroviamo accenti che rimandano a Giorgio de Chirico, a Severini, al Surrealismo fiammingo (Magritte, Delvaux), a Savinio. Le ascendenze dechirichiane  di Vinicio Paladini le ritroveremo, per esempio, in Arturo Nathan o Gregorio Sciltian, che hanno come comune denominatore il Maestro di Volos, destinati a respirare identiche atmosfere culturali, in una inaspettata e singolare affinità elettiva, calati nello “spirito del tempo” (o Zeitgeist, per dirla alla tedesca).

arch. Renato Santoro – Roma 2016

de chirico 1924 

de Chirico, 1924

de chitico 30 

de Chirico, 1930

dec 

de Chirico, 1975

SAVINIO 1927 Savinio, 1927

atlante 27 Savinio 1927

magritte 1928 Magritte, 1928

magritte 1929-31 Magritte. 1929-31

Gino-Severini 1929 Severini, 1929

Severini, Natura morta con conchiglia e maschera, 1930 Severini, 1930

Nathan, 1930 Nathan, 1930

nathan 1931 Nathan, 1931

bacco 1932 Sciltian, 1932

36 sciltian Sciltian, 1936

DELVAUX 1937 Delvaux, 1937

del 1938 Delvaux, 1938

 

BIBLIOGRAFIA

G. Lista, Vinicio Paladini. Dal Futurismo all’Immaginismo, Edizioni del Cavaliere Azzurro, Bologna 1988

C. Salaris, La Roma delle avanguardie. Dal futurismo all’underground, Editori Riuniti, Roma 1999

F. Benzi, Eccentricità. Rivisitazioni sull’arte contemporanea 1750-2000, Electa, Milano 2004

P. Baldacci, Vinicio Paladini (1902-1971), Porro & C., Milano 2006

F. Franco, Vinicio Paladini in Dizionario biografico degli Italiani, vol. 80, Treccani, Roma 2014

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