Pittore al nero: Baccio Maria Bacci

9 maggio 1938: poco dopo le 14 arriva a Firenze, proveniente da Roma, il treno che porta Adolf Hitler in visita di Stato in Italia. Reduce dalle trionfali accoglienze nella Capitale e a Napoli, anche nel capoluogo toscano, in quella radiosa giornata di primavera, il Führer a fianco di Mussolini sfilerà tra ali di folla osannante, letteralmente conquistato dalla messinscena allestita per fare da scenografica quinta alla sua parata per le vie del centro storico, tirato a lucido per l’occasione. Intere facciate di palazzo erano pavesate con enormi gonfaloni in cui campeggiava il giglio mediceo, alternati a bandiere tricolori, a drappi con la croce uncinata del Reich, a fasci littori, mentre sbandieratori in costume ruotavano in aria gli antichi vessilli rionali. I cinegiornali del tempo, raccontano con toni enfatici e retorici il soggiorno toscano del dittatore teutonico.

fi 1938

Riferisce il figlio Francesco *  che ad organizzare l’allestimento, assieme ad altri artisti fiorentini, fu il pittore Baccio Maria Bacci, che da subito aveva manifestato le proprie simpatie per il regime fascista, ricambiato dalla municipalità fiorentina con il coinvolgimento nell’evento. Qualche anno prima era stato proprio Bacci a pubblicare un suo articolo dal titolo Arte e fascismo su “Il lavoro fascista” del 12 dicembre 1930.

* L. Ficicchia, Quel genio scomodo, in “Corriere Fiorentino”, 11 giugno 2010

L’essersi schierato politicamente in modo così inequivocabile, e il non aver fatto dichiarazione di ammenda anche dopo la fine della guerra con il nuovo ordinamento repubblicano, ha fatto sì che Baccio Maria Bacci subisse una sorta di ostracismo da parte della critica d’arte italiana della seconda metà del Novecento. Pertanto la sua è rimasta una figura artistica defilata sullo sfondo.

Ma poiché, indipendentemente dai suoi orientamenti profani, la qualità della sua pittura è di indubbio e riconosciuto valore, è tempo di riabilitare Baccio Maria Bacci nel panorama pittorico del secolo scorso.

Nessuno si chiede se Tuthmos, il magistrale artista che ha modellato con le sue mani il flessuoso collo di Nefertiti, la bellissima sposa di Amenofi oggi al museo di Berlino, fosse monarchico e se fosse a libro paga del sovrano. Come ammonisce Benedetto Croce, un’opera d’arte reclama la propria autonomia, vive di vita propria (iuxta propria principia) e va giudicata indipendentemente dalle vicende e dalle contingenze personali di chi l’ha creata.

In alto: ritratti fotografici di Baccio Maria Bacci, cortesemente messi a disposizione dalla famiglia dell’artista, tramite Daniela Bolognesi Piani cui rivolgo il mio ringraziamento. Le immagini sostituiscono quelle in precedenza da me erroneamente allegate all’articolo. In basso: autoritratto di Baccio, particolare da Pomeriggio a Fiesole (1926-29) conservato agli Uffizi 

autoritratto

BACCIO MARIA BACCI era nato a Firenze il 9 gennaio 1888. Sia il padre Adolfo che il nonno Carlo erano pittori, così come altri cugini e parenti, sicché Baccio Maria era cresciuto fra tele, colori e pennelli, nella loro casa di Bellosguardo, nei dintorni di Firenze.

Morto il padre quando Baccio Maria aveva appena 11 anni, manifesta la precoce inclinazione per le arti figurative e diciassettenne, nel 1905, se ne va da solo in Germania, prima a Monaco poi a Norimberga, per studiare pittura e dimostrare alla sua famiglia quale sia la strada che intende fermamente intraprendere. Là rimane otto mesi e conosce – lui che era cresciuto alla scuola ottocentesca dei macchiaioli toscani – l’opera di Franz von Stuck e dei primi Secessionisti. Tornato a Firenze, si iscrive all’Accademia di Belle Arti ma palesa presto il proprio carattere ribelle e insofferente agli schemi, al punto che proprio alle soglie del diploma decide di abbandonare tutto e di continuare a dipingere seguendo il proprio estro. In questo era confortato dal sostegno trovato in alcuni intellettuali dell’ambiente fiorentino del tempo, con cui era in contatto, da Emilio Cecchi a Bruno Cicognani e Carlo Michelstaedter. La pittura di Cézanne e dei cubisti, vale a dire le novità che venivano allora da Parigi, non potevano lasciarlo indifferente e nei suoi lavori successivi al 1910 sono queste le tracce estetiche che ne segnano il percorso.

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B. M. Bacci, Dal barbiere, 1913, olio su tela, cm. 89×99

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B. M. Bacci, Tram di Fiesole, 1913, Galleria d’Arte Moderna, Firenze

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B. M. Bacci, Paesaggio cubista, 1918, olio su tela, collezione privata

Al 1910, quando è ventiduenne, risale la sua prima mostra, divisa con il già affermato pittore bolognese Giovanni Costetti, tenuta a palazzo Gondi. Dal 1912 per dipingere si rifugia presso il proprio studio di Fiesole, al civico 17 di via Beato Angelico, un atelier che era già appartenuto al pittore Antonio Ciseri.

Sono gli anni in cui si va diffondendo il verbo futurista e i suoi contatti con Severini e con Apollinaire, incontrati a Parigi nel 1913, sono il viatico per questa sua nuova stagione, compendiata in una serie di tele datate sino al 1915. Permeabile a tutte le esperienze internazionali, non va taciuto il suo viaggio in Svizzera dove conobbe Kandinskij e la tecnica della scomposizione cromatica. Il ritratto della nonna, datato 1910, viene considerato l’ultimo suo quadro figurativo prima delle suggestioni della modernità.

La Grande Guerra fu per lui lo spunto per la formazione di una coscienza interventista, da cui ebbero origine – oltre a tele oleografiche di tradizionalissimo segno figurativo – due lavori letterari di stampo nazionalista: L’artiglio tedesco (1915) e Come abbiamo vinto l’Austria (1918).

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B. M. Bacci, Sul Piave, 1917, olio su tela, cm. 40×60, collezione privata

Negli anni Venti, l’avvento del Fascismo, l’affermarsi del movimento cosiddetto del “Ritorno all’ordine”, gli stilemi pittorici che confluiranno nel Novecento Italiano promosso da Margherita Sarfatti e nel Realismo Magico, segnano in Baccio Maria Bacci l’esigenza di recuperare la compostezza, la sedulità formale della più pura tradizione classica tutta toscana, venata da toni sospesi e talora mistici, che costituirà d’ora in poi il leit-motiv di sottofondo a tutta la sua produzione a venire. Nel 1922 partecipa alla Primaverile Fiorentina e negli anni successivi sarà presente con cadenzata puntualità alle edizioni della Biennale di Venezia. Nel 1931 partecipa alla I Quadriennale di Roma dove espone il quadro Convalescente che sarà acquistato dal Governatorato per la Galleria Mussolini (destinata a diventare il Museo Comunale di Arte Moderna e Contemporanea della Capitale). Nel 1935 varca l’Oceano ed espone a Pittsburgh, negli Stati Uniti, partecipando con le sue tele alla International Exhibition of Paintings presso il Carnagie Institute (17 ottobre-8 dicembre).

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Baccio Maria Bacci, Convalescente, 1930, olio su tela, cm. 60×70, Museo Comunale di Arte Moderna e Contemporanea di Roma

L’assidua frequentazione degli ambienti intellettuali fiorentini – per tutti: l’amico Ugo Ojetti e Curzio Malaparte – lo spinge a collaborare con i suoi scritti ad alcune riviste come “Dedalo”, che si stampava a Milano, e soprattutto la fiorentina “Solaria” – nata sulla falsariga de “La Ronda” – che durante gli anni Trenta raccolse sotto la sua testata firme autorevolissime, come quelle di Saba, Ungaretti, Montale.

Il portato di una cultura conservatrice di destra, che Bacci sentiva confacente alle proprie idee, può sommariamente (anche se banalmente) riassumersi nel trinomio Dio-Patria-Famiglia. Però il concetto in qualche modo delinea quelli che sono i perimetri di un pensiero borghese a lui caro.

Pertanto le tematiche di Bacci saranno sovente attinte anche dal versante religioso e non sono episodiche.

Una importante commissione che Bacci ottenne nel 1928 fu il ciclo di affreschi da realizzare nell’eremo della Verna, nel Casentino (in provincia di Arezzo). Si trattava di vicende della vita di S. Francesco destinate a decorare il cosiddetto Corridoio delle Stigmate, un vasto e luminoso passaggio coperto da tetto ligneo a falda, di collegamento con la cappella della Natività, costruito nella seconda metà del XVI secolo, i cui vecchi affreschi originali erano andati perduti per via dell’incuria, dell’umidità e dell’inesorabile ingiuria del tempo.

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Eremo della Verna (Arezzo): il corridoio delle Stigmate decorato da Baccio Maria Bacci

Il lavoro si interruppe nel 1940 con lo scoppio della guerra. Furono ripresi sul finire degli anni Cinquanta e l’ultimo quadro fu completato nel 1963. Per questo motivo si nota una certa disomogeneità di tocco pittorico tra le 18 scene da lui rappresentate.

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La villa di Baccio Maria Bacci a Fiesole, dove visse trent’anni con la seconda moglie, l’inglese Elena Croon, sposata nel 1933, dalla quale avrà tre figli. Il primo matrimonio con Tilde era stato annullato

Di carattere sacro altre prove come le tele con Le sette opere di Misericordia concepite nel 1934 per la chiesa di S. Francesco a Fiesole, dove Bacci era di casa perché là si trovava la villa estiva di famiglia. Suo anche il mosaico per l’abside della cattedrale di Salerno (1952-55); come quelli per l’altare di S. Giuseppe Calasanzio a Milano o la cappella dell’Istituto Provolo a Verona (realizzati alla metà degli anni Sessanta). Da ricordare anche la vetrata monumentale per la cappella Vaticana al Verano di Roma e una Pietà  per la Cappella ai Caduti nella basilica di S. Maria del Sasso a Bibbiena.

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Baccio Maria Bacci, mosaico absidale, 1952-55, Duomo di Salerno

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Baccio Maria Bacci, mosaico per l’altare di S. Giuseppe Calasanzio, Milano (1964-65)

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Baccio Maria Bacci, Pietà, 1964, studio per la deposizione della cappella dei Caduti nella Basilica di S. Maria del Sasso a Bibbiena, tempera su carta cm. 148×74

Bacci che si era irrimediabilmente compromesso con la Repubblica Sociale, alla fine della guerra fu confinato dagli Inglesi per un anno intero nel campo di concentramento di Padula e poté fare ritorno a Fiesole solo nel 1946. Anche in seguito, le sue scelte non gli furono mai del tutto perdonate.

Nei lavori da cavalletto degli anni Cinquanta, soggetti e situazioni virano verso toni più intimisti, in contrasto con la magniloquenza dei temi sacri. Nel 1955 si era trasferito a Roma, dove resterà sino al 1972, impegnato a preparare i grandi cartoni per le decorazioni musive commissionategli. Ormai ottuagenario si risolve di tornare nella sua Firenze dove muore il giorno 8 ottobre 1974. Sarà tumulato nel cimitero di S. Clemente in Poggio, presso Fiesole, accanto al padre e alla madre Vittoria Riboldi.

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In alto: Lo studio del pittore a “Il Ciliegio”, Sul cavalletto: Nella Val di Sieci, 1974

Nel 1958 al Palazzo delle Esposizioni di Roma allestisce una sua antologica che gli offre il destro per ripercorrere mezzo secolo di intensa e variegata attività artistica, che cercheremo di riassumere in una sorta di “quadreria” virtuale della carriera artistica di Baccio Maria Bacci. Nel gennaio del 1969 viene convinto ad esporre alla Galleria Hermes di via Margutta i dipinti della propria stagione futurista, sino ad allora divulgati con centellinata discrezione.

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Baccio Maria Bacci, Ritratto della nonna, 1910, olio su tela, cm. 154×105, collezione privata

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Baccio Maria Bacci, Le sarte, 1915 c., olio su carta applicata su tavola, cm. 74×54, collezione privata

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Baccio Maria Bacci, La prova, 1915 c., olio su tela, cm. 50×60, collezione privata

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Baccio Maria Bacci, Ritratto di Matteo Marangoni, 1919, olio su tela, cm. 84×105 (Collezione Wolfson)

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Baccio Maria Bacci, Sull’argine, 1921c., olio su tela, collezione privata

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Baccio Maria Bacci, L’uragano, 1921c., olio su tela, collezione privata (dal catalogo Fiorentina primaverile, Palazzo del Parco di San Gallo, Firenze 8 aprile-31 luglio 1921)

Baccio Maria Bacci, il figliol prodigo 1925 olio su tela cm 70,5 x 60 Milano Museo del Novecento

Baccio Maria Bacci, Il figliuol prodigo, 1925, olio su tela, cm, 70,5×60, Museo del Novecento, Milano

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Baccio Maria Bacci, Riposo dei cavatori di Monte Ceceri, 1925, Palazzo Pitti, Firenze

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Baccio Maria Bacci, Ritratto di padre domenicano, 1925, olio su tela, cm. 162,5×74, collezione privata

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pomeriggio a Fiesole

Baccio Maria Bacci, Pomeriggio a Fiesole, 1926-29, cm. 224,5×180, Uffizi, Firenze. Il pittore si è ritratto sulla destra

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Baccio Maria Bacci, Solaria alle Giubbe Rosse, 1930/40., olio su tela, cm. 107×142, Palazzo Pitti, Firenze

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Baccio Maria Bacci, Il caffé, 1930c.

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Baccio Maria Bacci, Il sarto di Fiesole, 1932, olio su tela, cm. 67×42, collezione privata

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IN ALTO: Baccio Maria Bacci, episodi della vita di S. Francesco, Eremo della Verna (Arezzo)

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IN ALTO: Pagine tratte dall’articolo di Raffaello Franchi, Artisti contemporanei: il pittore Baccio Maria Bacci in “Emporium”, vol. XC n. 535, anno 1939. Franchi fu il direttore di “Solaria”

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Baccio Maria Bacci, Il ritorno dei feriti, 1942, olio su tela, cm. 162×136, collezione privata

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Baccio Maria Bacci, Malato, 1943, olio su tela, cm. 30,5×40,5

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Baccio Maria Bacci, Villa Medici a Fiesole, 1949, olio su cartone, cm. 36×41, collezione privata

ragazza che dipinge 1951 59 x 59

Baccio Maria Bacci, Ragazza che dipinge, 1951, olio su tela, cm. 59×59, collezione privata

Baccio M. Bacci Roma GAM 1953 olio su tela

Baccio Maria Bacci, Vecchie carte, 1953, olio su compensato, cm. 53×47, Galleria Comunale di Arte Moderna e Contemporanea, Roma

interno olio tavola 60 60

Baccio Maria Bacci, Interno, olio su tavola, 1953c., cm. 60×80, collezione privata

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Baccio Maria Bacci, Cocci, 1968, olio su tela, cm. 57,5×48,5, collezione privata

Il piacere di scrivere non abbandonerà mai Bacci e nell’età matura pubblica presso editori fiorentini testi a carattere storico-artistico come: Diego Martelli, l’amico dei macchiaioli (1952) ; Il cielo di pietra (1955) da lui stesso illustrato, che racconta la costruzione della cupola del Brunelleschi; L’Ottocento dei macchiaioli e Diego martelli (1969).

bacci cielo di pietra

Sovraccoperta disegnata da Baccio Maria Bacci. Il libro è arricchito da 6 tavole a colori e 70 disegni tutti di mano dell’autore

Francesco Bacci

Baccio Maria Bacci, Ritratto del figlio Francesco, olio su tela, cm. 50 x 53, 1938

BIBLIOGRAFIA

M. Tinti, Baccio Maria Bacci in La fiorentina primaverile. Prima esposizione dell’opera e del lavoro d’arte nel Palazzo del Parco di San Gallo  a Firenze, catalogo delle opere esposte con cenni biografici e critici e 112 riproduzioni in fototipia, a cura della Società delle Belle Arti di Firenze, Firenze 8 aprile – 31 luglio 1921, Casa editrice d’arte “Valori Plastici”, Roma 1922, pp. 9-12, tavola in appendice (p.s.n.) 

R. Franchi, Artisti contemporanei: il pittore Baccio Maria Bacci in “Emporium”, vol. XC n. 535, anno 1939, pp. 17-24

Baccio Maria Bacci, catalogo della mostra a cura di L. M. Personé, Palazzo delle Esposizioni, Roma 1958

M. Borghi, Baccio Maria Bacci pittore e scrittore, Tipografia S. Giuseppe, Roma 1958

Baccio Maria Bacci – Opere Futuriste, catalogo della mostra a cura di V. Saviantoni, Galleria Hermes, Roma 1968

Baccio Maria Bacci 1888-1974, catalogo illustrato di dipinti con saggi di A. Bonsanti, G. Colacicchi, A. M. Fortuna e una nota biografica di F. Bacci, Firenze, Accademia delle Arti del Disegno, 10-30 novembre 1982

Baccio Maria Bacci, Opere dal 1919 al 1940, catalogo della mostra a cura di C. Marsan, Fiesole, Saletta dell’Azienda di Turismo e Soggiorno, Firenze 1989

Baccio Maria Bacci. I cartoni del ciclo francescano della Verna, catalogo della mostra a cura di S. De Rosa, Chiusi della Verna, 27 luglio-8 settembre 1996, Firenze 1996

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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4 Comments

  1. Bello e molto interessante questo approfondimento sul lavoro di Baccio Bacci. Sono fortunato proprietario di uno dei dipinti sopra riportati, come posso avere ulteriori notizie a riguardo?

    Grazie

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  2. Purtoppo non sono riuscito a recuperare tutte le pubblicazioni citate nella bibliografia.
    Le chiedo una cortesia, ha modo di indicarmi i riferimenti di si occupa del lavoro di Baccio M. Bacci ? Tengo molto al quadro e sto cercando ulteriori notizie a riguardo.

    Ringrazio per la gentile attenzione

    "Mi piace"

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