Re macedoni, imperatori romani, altari ai numi d’Egitto

I sovrani di stirpe macedone sin da subito, una volta ereditato il regno d’Egitto, compresero che per guadagnarsi la benevolenza del popolo e, soprattutto, della casta sacerdotale, dovevano innalzare templi alle divinità dell’Egitto. Altrettanto fecero i prefetti romani che governavano il Paese in nome degli imperatori di Roma, abituati forse più dei greci ad assimilare le usanze religiose delle nazioni con cui venivano a contatto.

L’Alto Egitto è disseminato di templi edificati dai Tolomei a partire dal III sec. a.C. sino al passaggio delle consegne da Cleopatra VII ad Ottaviano Augusto e sono forse questi gli esempi meglio conservati dell’architettura templare egizia, modulata sulla tipologia più tradizionale, risalente a secoli e secoli prima, quale era stata codificata dagli architetti del Nuovo Regno. Anzi, come è stato già osservato, una prerogativa planimetrica del tempio egizio, ammessa dai canoni architettonici della tradizione, era quella di sviluppare con aggiunte ed ampliamenti (nuove sale ipostile, nuovi cortili, nuovi piloni o portali) il nucleo primitivo originario; perché come un organismo vivente – e il tempio è assimilabile al dio vivente – può espandersi e crescere, nel tempo e nello spazio. Concezione questa ben diversa da quella del tempio greco che, nella sua perfezione, è da considerarsi concluso e definito.

Tra i dettagli costruttivi ricorrenti: gli spigoli angolari smussati, grazie ad un tondino a sezione circolare che orla, in verticale e in orizzontale, le facciate. Queste sono, generalmente, in blocchi di pietra arenaria; rastremate e coronate da un’alta gola sgusciata, con rametti di palma come ornato.

I santuari tolemaici che, sotto il profilo storico e politico, strettamente egiziani non sono, tuttavia costituiscono i modelli più integri ed esemplari dell’architettura egiziana; non meno, comunque, dei templi risalenti all’età dei grandi faraoni e a mille anni prima. La traccia che i re alessandrini hanno lasciato nel sud del Paese, da Esna a Edfu, da Kom Ombo a Philae, sino a Kalabsha nella provincia nubiana (FIG. 1), è un’indelebile impronta nel percorso della storia architettonica di questo remoto angolo di regno, così distante da un trono affacciato sulle rive del Mediterraneo.

fig 1.jpg

Templi tolemaici nell’Alto Egitto e nella Nubia (elaborazione da Atlante storico, Novara 1923)

A SEGUIRE:

ESNA

EDFU

KOM OMBO

PHILAE

KALABSHA

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