Esna/Latopolis

Esna è il toponimo arabo del moderno agglomerato urbano, meno di 60 chilometri a sud di Luxor, sviluppatosi nel luogo in cui sorgeva Senet, che fu anche capoluogo del III nomòs dell’Alto Egitto e per i greci diventa Latopolis (la romana Latopolis Magna). Il nome di età tolemaica sembra derivargli dall’abbondanza nelle acque locali di un grosso pesce persico, il Lates niloticus, sacro alla dea Neith che qui era venerata assieme a Khnum.

Citata da Strabone (Geografia, L. XVII, c. I) e da Ateneo di Naukratis (Deipnosofistai, L. VII c. XVII); G. Zoega in Numi Aegyptii imperatorii prostantes in Museo Borgiano Velitris, Romae 1787, annota a p. 125: “Latopolis Piscis Latus dictus

Proprio a Khnum, il dio dalla testa di ariete che al torno del vasaio plasma il ka, fu innalzato il tempio di cui oggi non resta in piedi che l’avancorpo vestibolare, sopravvissuto indenne alle offese del tempo. Costruito a pochi passi dalle rive del fiume, le piene annuali del Nilo nei secoli lo avevano ricoperto di limo e, al tempo della spedizione del Bonaparte, ne emergeva solo il coronamento della copertura. Le case della moderna città araba di Esna hanno inglobato le fondazioni di quello che era il santuario vero e proprio, cioè le parti retrostanti il pronao, rimaste seppellite dal fango (FIG. 1). La ricostruzione virtuale dell’impianto planimetrico (FIG. 2) è mutuata dallo schema templare di Dendera, cui doveva essere affine, sia pure in formato semplificato. Voluto dai macedoni, era il riadattamento di un più antico sacrario della XVII dinastia e i costruttori egiziani, pur se all’obbedienza di regnanti stranieri, edificarono con maestranze e materiali del posto secondo i dettami della tradizione, consolidata da millenni di arte muratoria che risaliva indietro nel tempo sino al mitico Imhotep.

esna

FIG. 1 – Folio da Description de l’Egypte risalente al periodo della spedizione napoleonica

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FIG. 2 – Tempio di Khnum a Latopolis Magna, ricostruzione planimetrica (a destra il pronao superstite, m. 17,5 x 34,5c.)

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FIG. 3 – Prospetto del vestibolo ipostilo (m. 34,5 x 11,5c.)

Per questo, anche se nei cartigli posti a sigillo di pareti e colonne fittamente istoriate troviamo i nomi dei sovrani greci o quelli, anche più tardi, degli imperatori di Roma, la tipologia – sia pure con qualche variante dovuta ad una sensibilità che si adatta agli influssi delle nuove culture con cui viene a contatto – nella sostanza resta sempre la stessa.

Il vestibolo di questo tempio latopolitano ha dimensioni, espresse in cubiti : 26, 39, 78, corrispondenti approssimativamente a m. 11,50 – 17,50 – 34,50 (cioè altezza, profondità, larghezza), multipli fra loro secondo il rapporto proporzionale 1 – 1, 5 – 3; indizio questo di un nuovo sentire che si confronta con l’attitutudine ellenica all’euritmia armonica di derivazione pitagorica o neo-platonica. Esna (FIGG. 3-4) ripropone il prospetto dell’atrio di Hathor a Tentyris, ma può avere come precedente formale anche la piccola tomba di Petosiris ad Hermoupolis, che abbiamo visto essere ancora più antica.

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FIG. 4 – spigolo smussato con tondino verticale d’angolo

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FIG. 5 – Il tempio di Esna ancora interrato, in una foto di fine Ottocento (Museo di Brooklyn N.Y.)

La decorazione dei templi di età più tarda, come questo di Khnum a Latopolis Magna che è in lavorazione sino al II-III secolo dell’era cristiana e viene indicato come il più tardo dei templi egizi, si fa sempre più, esuberante, quasi eccessiva in una sorta di horror vacui teso a ricoprire ogni superficie libera; e per gli studiosi è una delle caratteristiche connotative di questo ultimo scorcio dell’Egitto della decadenza. Ricostruito negli anni fra Tolomeo VI Filometore e Tolomeo VIII Evergete II (metà del II secolo a.C.), la sala ipostila superstite risale al periodo romano ed è caratterizzata da 6 ordini di massicce colonne composite a capitelli floreali, che ne ripartiscono lo spazio in 7 navate. Su queste colonne sono stati decifrati i nomi di Claudio, di Domiziano (I sec. d.C.) di Antonino Pio (metà del II sec. d.C.), sino all’ultimo ad essere qui inciso che è quello dell’imperatore Decio (249-251 d.C.).

L’intercolumnio del prospetto frontale è transennato in muratura a blocchi di pietra, con due piccoli vani di ingresso laterali (per accedere all’ambulacro perimetrale) e il portale al centro della facciata, in linea con l’asse del tempio e la cella del dio.

A SEGUIRE:

EDFU

V.  anche:

Re macedoni, imperatori romani, altari ai numi d’Egitto

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