Edfu/Apollinopolis

Scendendo poco più di 50 chilometri si raggiunge Edfu. E’ qui che sorgeva l’antica Behdet, la greca Apollonopolis, per i latini Apollinopolis Maior, centro del II nomòs dove il culto di Horus, nella sua manifestazione come falcone solare, era accomunato dai greci ad Apollo-Helios. Quello di Horus a Edfu è senz’altro il tempio meglio conservato, sostanzialmente integro, tra tutti quelli dell’antico mondo faraonico e seppur di epoca tolemaica, dunque tarda, rappresenta la tipologia illustrativa dello schema architettonico templare dell’Egitto più tradizionale. Diversamente dal consueto, però, il complesso di Edfu si sviluppa secondo l’asse nord-sud ed è orientato a mezzogiorno; mentre il tempio egizio, per sua connotazione simbolica, seguiva l’andamento est-ovest, a rappresentazione della direttrice del sole dal suo sorgere sin verso il tramonto, in analogia con il percorso dalla vita all’oltretomba.

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Sezione assonometrica della tipologia templare tolemaica, modulata sul santuario di Edfu. In successione gli elementi costitutivi dello schema penetrale: pilone di ingresso monumentale; grande cortile scoperto; sala ipostila; interno del tempio: cappelle laterali; sacello o naòs; ambulacro perimetrale

La costruzione del tempio di Horus copre un lasso temporale di circa 180 anni, da Tolomeo III (237 a.C.) che posa la prima pietra, a Tolomeo XII (57 a.C.) che porta a compimento i lavori. Accadeva sovente nei complessi religiosi che le opere si protraessero nei secoli e in tal modo i regnanti che si susseguivano potevano dare il proprio apporto all’edificio in divenire. Non a caso si usa l’espressione “corpo di fabbrica”, quasi ad intendere l’architettura come una struttura fisiologica in crescita, affine ad un apparato vivente, con le sue membra che sono qui i vari elementi costitutivi: dal pilone al portico del cortile, dalle sale ipostile alle celle perimetrali, dagli ambulacri alla cappella della divinità.

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Nella sezione longitudinale è leggibile lo sviluppo penetrale del tempio, così come si è detto a proposito di Dendera, cioè l’estensione lungo la traiettoria esterno-interno, sino al nucleo più segreto e accessibile solo alla casta sacerdotale, il sancta sanctorum, quello che nei templi greci era l’adyton inviolabile. Gli ambienti si restringono, si fanno progressivamente più angusti, i soffitti più bassi, trasposizione allegorica dell’avvicinamento al fondo della verità, del percorso iniziatico alla sacralità dell’essere.

Il monumentale pilone d’ingresso, con le pareti rastremate verso la cima, misura 67 metri (150 cubiti) per un’altezza di 34 metri circa (75 cubiti), dunque in rapporto di 1:2. Lo studio delle proporzioni armoniche in architettura sono una costante dell’architettura ellenica ma aveva i suoi precedenti nella scuola egizia. Pitagora, debitore della cultura sapienziale dell’Egitto, trasfonde in Grecia gli insegnamenti dell’euritmia, del numero aureo*; ed è a questo calibrato dosaggio delle dimensioni fra planimetria ed alzato, fra le parti ed il tutto, che si deve il senso di bellezza e di equilibrio di un’opera architettonica perfettamente compiuta.

* Il rapporto tra larghezza (m. 48) e lunghezza (m. 78) della porzione occupata dal tempio è proprio 1,618

Il vasto cortile è circondato sui tre lati da un portico con 32 colonne e attraverso un portale posto sotto l’ala protettrice del falco divino, si accede al santuario, i cui interni sono appena rischiarati da una luce che piove dall’alto attraverso feritoie ritagliate nella copertura, evocativa e metafisica.

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Il vestibolo è ripartito in 7 navate da una tripla fila di 6 colonne, di cui la prima è l’intercolumnio di facciata che prospetta sulla corte all’aperto ed è tamponato, come d’uso, da una transenna muraria sino a metà altezza. Dalla seconda sala ipostila, ritmata da 4 ordini di 3 colonne, si passa al sacrario, alla casa del dio, con il tabernacolo posto al centro di un ambulacro su cui affacciano le camere laterali per i riti e le divinità di contorno. Da qui, attraverso strette rampe di scale interne, poste ai lati, si accedeva al piano di copertura del tempio per le cerimonie e le processioni di culto.

Il perimetro murario esterno (il fianco laterale misura circa 128 metri sino al pilone) presenta una superficie priva di aperture, compatta, uniformemente rivestita di bassorilievi, geroglifici e cartigli reali.

A sinistra del pilone d’ingresso, nel quadrante sud-occidentale, troneggia il mammisi, la cosiddetta casa di nascita di Horus, accessorio caratteristico dei complessi templari dell’epoca tolemaica e romana. Questo di Apollinopolis, una sorta di tempietto periptero a colonne papiriformi o lotiformi, secondo uno schema che si consoliderà da Dendera a Philae, fu innalzato da Tolomeo VIII Evergete e decorato dal suo successore, Tolomeo IX Sotèr II (tra la metà e la fine del II secolo a.C.).

Ancora alla metà dell’Ottocento il tempio di Edfu si presentava parzialmente interrato, e così lo ha disegnato David Roberts. Si deve all’archeologo francese Auguste Mariette l’averlo liberato dalla sabbia e riportato all’antico decoro nel 1860.

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