COMPASSI D’ORO ANNI ’50

La recente scomparsa dell’arch. Alessandro Mendini, il quale – oltre ad aver diretto riviste specialistiche di prestigio come “Domus” e “Casabella” – per due volte si era aggiudicato il premo Compasso d’Oro per il design industriale, ha riproposto all’attenzione dei media questo ambito riconoscimento che da decenni costituisce il vanto internazionale per gli operatori di settore e per le aziende collegate.

Il Compasso d’Oro era nato negli anni del nostro boom economico, precisamente nel 1954, ideato da Giò Ponti e con il sostegno della Rinascente, la popolare catena di grandi magazzini milanese che rappresentava l’emblema della spinta consumistica e della modernizzazione cui si avviava un Paese reduce dalla guerra e proiettato verso la ricostruzione.

Il binomio Compasso d’Oro-Rinascente durò per le edizioni sino al 1959 quando a patrocinare premio ed evento fu direttamente l’Associazione per il Disegno Industriale (che tuttora ne è lo sponsor).

Vediamo allora chi furono questi pionieri del design italiano in anni che costituiscono il fiore all’occhiello della produzione industriale coniugata con la creatività dei nostri migliori architetti del tempo e la sperimentazione di nuovi materiali, in quella che era ed è la capitale economica e della moda del nostro Paese. Non è casuale che il Politecnico meneghino abbia conquistato il primato universitario italiano – e una apprezzabile posizione a livello europeo – specificatamente con la Scuola di Arte e Design.

Giò Ponti fece parte della giuria nella prima edizione e i prodotti premiati andavano dalla macchina per cucire Necchi alla macchina da scrivere Olivetti Lettera 22 entrambe di Marcello Nizzoli; dalla lampada da tavolo Arteluce di Gino Sarfatti alla sedia 683 di Carlo De Carli o alla DU30 di Gastone Rinaldi. Ma innovativo era anche il design della cucina modulare di Augusto Magnaghi-Delfino o il piccolo ventilatore Zerowatt di Ezio Pirali.

La seconda edizione del 1955 premia Franco Albini per la sua Sedia Luisa; ma anche il thermos portaghiaccio di Bruno Munari, l’impermeabile in nylon di Ubaldo Dreina, il tavolo rotondo di Salvatore Alberio o la lampada da terra Luminator di Achille e Pier Giacomo Castiglioni.

Nel 1956 la parte del leone spetta alla macchina da cucire Borletti disegnata da Marco Zanuso; l’orologio elettromeccanico Solari di Gino Valle. Anche la quotidianità e l’oggettistica reclamano una propria cifra estetica. Ancora attuale la valigia scamosciata di Natale Beretta.

Nel 1957 un’altra macchina da cucire Necchi fa sfoggio della sua eleganza sinuosa dovuta ancora una volta alla penna grafica di Marcello Nizzoli. E c’è spazio per gli oggetti comuni da grande distribuzione, dalla tinozza disegnata da Gino Colombini agli scarponi di Cesarino Benso Priarollo.

Dopo un anno di pausa la mano passa direttamente all’ADI e nel 1959 il premio viene assegnato a prodotti che sono rimasti nella memoria collettiva del pubblico italiano, come la Nuova 500 Fiat di Dante Giacosa o il calcolatore Olivetti Elea disegnato da Ettore Sottsass junior entrambi simbolo dei nuovi tempi in vorticoso cambiamento.

La VI edizione del 1960, l’effervescente anno delle Olimpiadi di Roma,  premia due creazioni distintive del nuovo lusso per l’Italia del benessere in quelli che saranno i dinamici anni a venire, scattanti come l’Abarth Zagato 1000 o la barca a vela Flying Dutchman Alpa che in quell’anno portano a casa il Compasso d’Oro. La giuria premia anche la tenda da campeggio Moretti destinata ai nuovi vacanzieri, e la lavabiancheria Castalia che d’ora in poi non mancherà in nessuna casa italiana.

E’ davvero l’età d’oro del made in Italy e non è solo nostalgia ripassarli in rassegna, ma gusto per il bello e piacere per gli occhi. E in qualche modo risponde al trinomio vitruviano: Firmitas, Venustas, Utilitas.

Di pari passo con l’industrializzazione del Paese, il Capitalismo promuove il consumismo di massa e con esso la pubblicità – che come noto è l’anima del commercio – invade in maniera esponenziale tutti i mezzi di comunicazione, dalla carta stampata alla radio e alla televisione.

L’ADI si è fatta carico, forte di una convenzione con il Comune di Milano, di una esposizione permanente della Collezione Compasso d’Oro con sede presso l’ex Enel di via Bramante.

1954 (Compasso d’Oro – La Rinascente)

nizzoli lettera 22M. Nizzoli, Olivetti lettera 22

lettera 22

sarfatti 559

G. Sarfatti, lampada da tavolo Arteluce

683C. De Carli, sedia 683

DU30G. Rinaldi, sedia DU30

magnaghiA. Magnaghi-Delfino, cucina modulare

zerowattE. Pirali, ventilatore Zerowatt

1955 (Compasso d’Oro – La Rinascente)

sedia luisaF. Albini, Sedia Luisa

THERMOSB. Munari, Thermos portaghiaccio

impermeabileU. Dreina, impermeabile in nylon

salvatore alberioS. Alberio, tavolo rotondo

lampada luminatorA. e P.G. Castiglioni, lampada da terra

1956 (Compasso d’Oro – La Rinascente)


borlettiM. Zanuso, macchina da cucire Borletti

borletti

orologio

G. Valle, orologio Solari

Natale Beretta

N. Beretta, valigia Arcata 

1957 (Compasso d’Oro – La Rinascente)

zanuso borlettiM. Nizzoli, macchina da cucire Necchi

necchi anni 50

tinozza 1957G. Colombini, tinozza Kartell

scarponiC. Benso Priarollo, scarponi Dolomiti

1959 (Compasso d’Oro – ADI Associazione Disegno Industriale)

D. Giacosa 500D. Giacosala nuova 500 Fiat

eleaE. Sottsass jr., consolle del calcolatore Olivetti Elea 9003

1960 (Compasso d’Oro – ADI Associazione Disegno Industriale) 

1960 zagatoAbarth Zagato 1000

lavatrice 1960Lavabiancheria Castalia

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