Noi siamo carne

Per gentile concessione della dott.ssa Michela Santoro pubblichiamo, nella presente versione riveduta e corretta, il saggio breve a sua firma Rivisitazione di un topos figurativo apparso nel 2014 sulla rivista on-line “Engramma”.

 

… noi siamo carne, siamo potenziali carcasse. Ogni volta che mi reco dal macellaio mi stupisco di non essere lì io al posto dell’animale

(F. Bacon[1])

1Figura 1Bartolomeo Passerotti (Bologna 1529-1592), Macelleria, 1575-85, olio su tela, cm. 112 x 152, Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini, Roma

2Figura 2Annibale Carracci (Bologna 1560-Roma 1609), La bottega del macellaio, 1585c., olio su tela, cm. 185 x 266, Christ Church, Oxford

L’archetipo iconografico risale al XVI secolo, ai manieristi e ai fiamminghi, ai quarti di bue delle macellerie bolognesi apparecchiate da Bartolomeo Passerotti (FIG. 1) o Annibale Carracci (FIG. 2), con quei tagli di carne esibiti come trofei da garzoni caricaturali e grotteschi. Ma è soprattutto a Rembrandt e a quel suo animale squartato – drammaticamente affiorante dalla penombra di una bottega nei Paesi Bassi (FIG. 3) – che rimanda l’inquieta e inquietante variazione sul tema operata, in chiave esistenzialista, da numerosi artisti del Novecento.

E’ una vertigine nichilista, l’horror vacui dell’uomo contemporaneo che si affaccia a strapiombo sul perché dell’Essere. Le prime crepe nelle certezze del razionalismo illuminista e positivista si aprono con le allucinate visionarietà nietzscheane e il paradosso è il codice di accesso alla soluzione degli enigmi formulati dalla sfinge tebana. Riconoscere i greci “superficiali per profondità[2]” sottintende il guizzo sapienziale di una cultura che ha conosciuto lo smarrimento del nulla, il buio dell’abisso e che, per autodifesa, per scongiurare il naufragio ha scelto di arrestarsi alle increspature del mare in superficie.

Questo pessimismo ha radici più antiche; narra il mito che il vecchio saggio Sileno, catturato dal re Mida per carpirgli il segreto della felicità, rispose con questi accenti: “Perché mi costringi a dirti ciò che per te è vantaggiosissimo non udire? La cosa migliore è per te totalmente irraggiungibile: non essere nato, non essere, non essere niente. Ma la seconda cosa migliore per te – è morire presto”[3].

L’assillante interrogativo sull’Essere e l’incombenza della morte, sono brusii di fondo che aleggiano sull’intero pensiero heideggeriano[4]. E del resto questo è il filo conduttore che da Soutine si snoda lungo tutto un secolo (devastato da due guerre mondiali, catastrofi, terrorismo, globalizzazione della paura) e porta, fatti i dovuti distinguo, ai concettualismi di Hirst.

RembrandtFigura 3 Rembrandt van Rijn (Leida 1606-Amsterdam 1669), Bue macellato, 1655, olio su tavola, cm. 94 x 69, Louvre, Parigi

4Figura 4Lorenzo Delleani (Polloni, Vercelli 1840-Torino 1908), Bue macellato, 1881, olio su tavola, cm. 25 x 37,5, Galleria Civica di Arte Moderna e Contemporanea, Torino

Apripista della rivisitazione del bue macellato del Van Rijn è il piemontese Lorenzo Delleani che negli anni Ottanta del XIX secolo, folgorato dal viaggio per le pinacoteche del nord Europa, ne ripropone l’impianto in una tavoletta del 1881 (FIG. 4) preparatoria al quadro dell’anno successivo Sotto Natale (o La macelleria), conservato al fiorentino Palazzo Pitti. Gli fa seguito il tedesco Lovis Corinth, il cui occhio era rivolto alla tradizione fiamminga (FIG. 5).

Senz’altro più noto e affabulatorio l’episodio del 1925 legato al bielorusso Soutine – a Parigi dal 1913 e che ammira Rembrandt al Louvre – il quale acquista al mattatoio una carcassa di bue e la porta nel suo atelier. Preso da furore creativo, resta chiuso quattro giorni e altrettante notti a dipingere senza posa quel modello ormai putrescente, irrorandolo di tanto in tanto con sangue fresco che ne ravvivi il colore illividito. I vicini protestano inutilmente per i miasmi che si propagano dalla stanza appestata; deve intervenire la gendarmeria per farsi aprire la porta e trascinare via l’animale. Chaïm Soutine riesce a farne addirittura quattro versioni, sparse fra Europa (Amsterdam, Grenoble FIG. 6) e Stati Uniti (Buffalo, Minneapolis). I colori grumosi, sfatti, quasi purulenti come la carne già guasta che viene rappresentata in quelle tele, ci raccontano di una personalità devastata dall’inquietudine, solitaria e ipocondriaca, graffiata dal malessere dell’esistenza.

lovis coritnh 1905Figura 5 – Lovis Corinth (Tapiau, Germania1858-Zandvoort 1925), Bue macellato, 1905, olio su tela, cm. 160,5 x 110,5, Ostdeutsche Galerie, Regensburg

5Figura 6 – Chaïm Soutine (Smilavichi, Bielorussia 1893-Parigi 1943), Il bue scuoiato, 1925, olio su tela, cm. 114 x 202, Musée de Peinture et de Sculpture, Grenoble

Negli anni Trenta, anche alcuni pittori del panorama italiano si accostano al medesimo tema, allo stesso input iconico di ascendenza rembrandtiana: con identico titolo di Bue squartato si annoverano infatti le tele di Mario Mafai (FIG. 7), Renato Guttuso (FIG. 8), Bruno Cassinari (FIG. 9), quest’ultimo però meno cruento, quasi elegante nelle nuances cromatiche, se confrontato con i suoi omologhi. In Mafai e in Guttuso balenano alcune accensioni espressioniste, eppure anche per loro sembra quasi trattarsi di esercitazioni di stile. In Guttuso il quarto di bue appeso al banco del macellaio ritornerà a distanza di anni nel mercato della Vucciria, grande tela del 1974 (FIG. 10), in una brulicante fantasmagoria di voci e di colori.

MafaiFigura 7Mario Mafai (Roma 1902-1965), Bue squartato, 1930, olio su tela, cm. 116 x 93, Pinacoteca di Brera, Milano

guttuso 1939Figura 8Renato Guttuso (Bagheria 1911-Roma 1987), Bue squartato, 1939, olio su tela, cm. 90 x 63, collezione privata

CassinariFigura 9Bruno Cassinari (Piacenza 1912-Milano 1992), Bue squartato, 1941, Raccolta d’arte contemporanea Alberto Della Ragione, Firenze

Vucciria 1974Figura 10Renato Guttuso (Bagheria 1911-Roma 1987), Vucciria, 1974, olio su tela, cm. 300 x 300, Palazzo Steri, Palermo

 

Ben altro disagio caratterizza l’approccio all’arte dell’irlandese Francis Bacon, che già nei primi anni di dopoguerra (FIG. 11) accosta la propria condizione umana – questo suo sentirsi “carne da macello” (v. esergo e nota 1) – alla messa in scena di laceri brandelli di bestie squartate e inchiodate, in una sorta di parallelo tra il marcire della materia ed i guasti interiori di un’anima ferita. Il tema sarà riproposto anche a distanza di qualche anno (FIG. 12), quasi metafora di una immonda crocefissione laica.

bacon 1Figura 11 – Francis Bacon (Dublino 1909-Madrid 1992), Dipinto, 1946, olio e tempera su tela, cm. 198 x 132, Museum of Modern Art, New York

bacon 2Figura 12 – Francis Bacon (Dublino 1909-Madrid 1992), Figura con carne, 1954, olio su tela, cm. 130 x 122, Art Institute, Chicago

Ebreo e bielorusso come Soutine è Marc Chagall, anch’egli a Parigi negli anni Venti e Trenta del secolo scorso: è lui che ha fatto scoprire Rembrandt al pittore suo conterraneo e correligionario. Allo scoppio del secondo conflitto mondiale emigra negli Stati Uniti e qui, nello spaesamento spazio-temporale che lo stile di vita americano può produrre, riaffiorano i ricordi dell’infanzia, del villaggio d’origine, delle tradizioni giudaiche. Riemerge così, dalla vasca di decantazione della memoria, il bue agganciato a testa in giù (FIG. 13) per far colare, dalla giugulare recisa con un taglio netto, tutto il sangue sino all’ultima stilla, come prevede il rituale “kosher” (conforme) alla Torah e come aveva visto fare dal nonno, macellaio a Vitebsk.

chagalFigura 13 – Marc Chagall (Vitebsk, Bielorussia 1887–Saint-Paul de Vence, Francia 1985), Il bue scuoiato, 1947, olio su tela, cm. 101 x 81, collezione privata, Parigi

chiricoFigura 14Giorgio de Chirico (Volos, Grecia 1888 – Roma 1978), Abbacchio macellato, 1948, olio su tela, cm. 100 x 140, collezione privata

goyaFigura 15Francisco Goya (Fuendetodos, Spagna 1746-Bordeaux, Francia 1828), Pezzi di agnello, 1812c., olio su tela, cm. 45 x 62, Louvre, Parigi

Appena un anno dopo il nostro de Chirico (FIG. 14) – che nel secondo dopoguerra ripercorre le tappe del barocco – ce ne dà una virtuosistica reinterpretazione, con l’occhio rivolto alle febbricitanti nature morte dei fiamminghi, dell’Abbacchio macellato di Goya (FIG. 15) del 1948, ove i rimandi all’Aragonese sembrano qualcosa di più che una fortuita coincidenza.

            Siamo alle soglie degli anni Cinquanta, anni in cui l’Esistenzialismo, nella sua declinazione francese che fa capo a Sartre, oltre che movimento filosofico assume i contorni di un filone letterario culturale che va dalla narrativa alla musica, dal cinema alla moda. In Italia Curzio Malaparte suscita scandalo e accende polemiche con il romanzo La pelle pubblicato nel 1949, nel quale racconta i devastanti orrori della guerra da poco lasciata alle spalle, mescolando le storie individuali con il dramma collettivo di un intero continente.

            “In mezzo alla strada, lì, davanti a me, giaceva l’uomo schiacciato dai cingoli di un carro armato […] Era un tappeto di pelle umana e la trama era una sottile armatura ossea, una ragnatela d’ossa schiacciate. Pareva un vestito inamidato, una pelle d’uomo inamidata. Quando il tappeto di pelle umana fu del tutto staccato dalla polvere della strada, uno di quegli ebrei lo infilò dalla parte della testa sulla punta della vanga e con quella bandiera si mosse […] E io dissi a Lino Pellegrini che mi sedeva accanto: “E’ la bandiera dell’Europa, quella, è la nostra bandiera […] Una bandiera di pelle umana. La nostra patria è la nostra pelle[5].

            Ancora in quegli anni Cinquanta, due artisti diversi per nascita e per formazione, l’italiano Leonardo Cremonini (FIG. 16) e il greco Panayòtis Tetsis (FIG. 17), attingono all’archetipo rembrandtiano.

Tutt’altro vento soffia oltreoceano. La Pop Art degli anni Sessanta riesce a dare del tema una lettura sdrammatizzata, con lievità da fumetto ma con sguardo irridente al consumismo e all’industrializzazione americani, utilizzando gli stessi meccanismi subliminali della cartellonistica pubblicitaria. La carne messa sul piatto da Roy Lichtenstein (FIG.18) è solo un “prodotto” pronto per essere “consumato”, ultimo anello della catena commerciale, asettico e plastificato, ove non c’è quasi più traccia o tossina dell’animale macellato, di cui è solo un derivato alimentare.

cremoniniFigura 16 – Leonardo Cremonini (Bologna 1925-Parigi 2010), Il toro aperto, 1953, cm. 100 x 70, collezione privata

tetssFigura 17 – Panayòtis Tetsis (Hydra, Grecia 1925-Atene 2016), Macellaio, 1955-56, olio su tela, cm. 162 x 207, Ethnikì Pinakothiki, Atene

Roy L.Figura 18Roy Lichtenstein (New York, USA, 1923-1997), Carne, 1962, acrilico su tela, cm. 59×54, collezione privata

Negli anni Ottanta del secolo scorso, attraversati dalla elettrizzante corrente delle nuove avanguardie sperimentaliste, Jannis Kounellis, artista greco trapiantato a Roma, capofila dell’Arte Povera, arrischia uno sfacciato aggancio alla brulicante materia in disfacimento con il suo Senza titolo del 1989 (FIG. 19), allestito quell’anno a Barcellona. La sua non è più “rappresentazione” ma  provocatoria presentazione di una cruda, offensiva verità.

kounellisFigura 19Jannis Kounellis (Pireo, Grecia 1936-Roma 2017), Senza titolo, 1989, quarti di bue su lastre metalliche, Espai Poblenou, Barcellona

Infine è Damien Hirst – controverso e discusso ex Young British Artist, ormai affermato e milionario, finito nel tritacarne dello show-business – negli anni Novanta del XX secolo, a riproporre il tema della morte, questa volta interpretato come shock irriverente e provocatorio, come spettacolarizzazione “pop” della morte, in una società dei consumi che tutto consuma, anche se stessa. Con le sue installazioni (animali morti immersi in formaldeide, sigillati in teche di cristallo e acciaio), con quell’agnello sacrificale in croce (FIG. 20), inscena più il disgusto che il terrore della morte, nel tentativo di scuotere una società edonista tesa a rimuovere, ad allontanare da sé ogni sgradevolezza, ogni accenno al dolore dell’esistenza. E’ ciò che Hirst definisce: L’impossibilità fisica della morte nella mente di un vivo[6].

Il conterraneo e quasi coetaneo (ma non altrettanto famoso) John LeKay gli ha mosso l’accusa di plagio, vantando un preteso ma oppugnabile copyright da parte del suo Questo è il mio corpo, datato 1987 (FIG. 21), visto che entrambi sono, in qualche modo, debitori di Bacon e Rembrandt. Ma anche per l’Olandese affiorano indiscutibili suggestioni figurative dal Suino macellato del manierista belga Joachim Beuckelaer risalenti al 1563 (FIG. 22), quasi a voler chiudere un itinerario figurativo a secolare svolgimento concentrico.

Entrambi palesano sincronicità (per usare un sostantivo caro a Jung) con suggestione figurative in ordine sparso, caratteristiche delle avanguardie di quegli anni. Basti pensare all’eclettico Jodorowsky della Montagna sacra (film underground del 1973) e a quello sfilare di macabre carogne scuoiate, infilzate come martiri crocefissi (FIG. 23).

            Come la Baubo ricordata da Nietzsche[7], l’artista alza impudicamente le vesti e mostra una realtà che l’uomo contemporaneo preferisce non vedere; che è “oscena” solo per chi ha perduto i contatti – per dirla heideggerianamente[8] – con l’autenticità dell’essere e finge di aver dimenticato che “l’uomo, appena nato, è già abbastanza vecchio per morire”.

A chiosare questo excursus etico/estetico quanto mai appropriati i versi datati 1923 dell’argentino Borges.

Macelleria 

Più vile di un lupanare / la macelleria sigilla come un affronto la strada. / Sopra l’architrave / una cieca testa di vacca / presiede il sabba / di carne sgargiante e marmi finali / con la remota maestà di un idolo.

Jorge Luis Borges[9])

hirstFigura 20 – Damien Hirst (Bristol, Inghilterra 1965), In nomine patris, 2004-2005, vetro, alluminio, pecora, soluzione di formaldeide, cm. 287 x 206 x 63

lekayFigura 21John LeKay (Londra 1961), Questo è il mio corpo, 1987, agnello su legno

joachimFigura 22Joachim Beuckelaer (Anversa 1530-1575), Suino macellato, 1563, olio su tavola, cm. 115 x 83, Wallraf-Richartz Museum, Colonia (Germania)

jodorowskyFigura 23 – Alejandro Jodorowky  (Tocopilla, Cile 1929), La montagna sacra, film Messico-Usa 1973

 Michela Santoro

46333642_746606039021989_8933127007508627456_n

 

 

 

 

 

 

 

NOTE

[1] D. Sylvester, Interviste a Francis Bacon, Skira, Milano 2003, p. 42. Il testo originale suona: we are meat, we are potential carcasses. If I go into a butcher’s shop I always think it’s surprising that I wasn’t there instead of the animal

[2] “Oh, questi greci! Loro sì sapevano vivere; per vivere occorre arrestarsi animosamente alla superficie, all’increspatura, alla scorza, adorare l’apparenza, credere alle forme, ai suoni, alle parole, all’intero Olimpo dell’apparenza. Questi greci erano superficiali – per profondità.” F. Nietzsche, La gaia scienza, prefazione alla seconda edizione, Adelphi, Milano 2003,  p. 35

[3] F. Nietzsche, La nascita della tragedia, Newton, Milano 1991, p. 126

[4] Liaison tra i due termini –  per il pensatore della Selva Nera – diviene: Sein Zum Tode, “essere per la morte”, racchiusa in una fulminante citazione da Der Ackermann aus Böhmen: “L’uomo, appena nato, è già abbastanza vecchio per morire”, cfr. M. Heidegger, Essere e tempo, Longanesi, Milano 2005, § 48 p. 295

[5] C. Malaparte, La pelle, Mondadori, Milano 2007, pp. 284-285

[6] Dal titolo di una sua opera, The Physical Impossibility Of Death In the Mind Of Someone Living, del 1991

[7] F. Nietzsche, La gaia scienza, op. cit. p.35

[8] v. nota 4

[9] J. L. Borges, Poesie (1923-1976), da Fervore di Buenos Aires (1923), traduzione di L. Bacchi Wilcock, Rizzoli BUR, Milano 2004, pp. 62-63.  Questa la versione in lingua spagnola di Carnicerìa: Más vil que un lupanar, /  la carnicería infama la calle. /  Sobre el dintel /  una ciega cabeza de vaca / preside el aquelarre / de carne charra y mármoles finales / con la remota majestad de un ídolo

 

Bibliografia essenziale

R. Negri, Chaïm Soutine, Fabbri, Milano 1966 

P. Lecaldano, L’opera completa di Rembrandt, Rizzoli, Milano 1969

R. Monti, F. Ragghianti, La raccolta Alberto Della Ragione. Museo d’Arte Contemporanea di Firenze, Centro Di, Firenze 1970

R. De Angelis, L’opera completa di Goya, Rizzoli, Milano 1974 

G. Malafarina, L’opera completa di Annibale Carracci, Rizzoli, Milano 1976

K. P. F. .Moxey, Pieter Aertsen, Joachim Beuckelaer and the Rise of Secular Painting in the Context of the Reformation, Garland Pub., New York 1977

AA.VV., Cremonini. Opere dal 1953 al 1987, Grafis Multimedia, Bologna 1988

A. Ghirardi,Bartolomeo Passerotti pittore (1529-1592). Catalogo generale, Luisè Editore, Rimini 1990

Kounellis, catalogo della mostra, (a cura di G. Moure), Espai Poblenou, Barcelona 1989, Edicions Poligrafa, Barcelona 1990

F. Nietzsche, La nascita della tragedia [1872], Newton, Milano 1991

R. Maggio Serra, Galleria civica d’arte moderna e contemporanea Torino. L’Ottocento. Catalogo delle opere esposte, Fabbri, Torino 1993

Giorgio de Chirico dalla Metafisica alla “Metafisica”. Opere 1909-1973, catalogo della mostra (a cura di V. Sgarbi), Pinacoteca Provinciale, Potenza 10 ottobre 2002-9 gennaio 2013, Marsilio editore, Venezia 2002

F. Nietzsche La gaia scienza [1882], Adelphi, Milano 2003

D. Sylvester, Interviste a Francis Bacon, Skira, Milano 2003

D. Hirst, G. Burn, Manuale per giovani artisti. L’arte raccontata da Damien Hirst, Postmedia, Milano 2004

J. L. Borges, Poesie (1923-1976), Rizzoli BUR, Milano 2004

M. Heidegger, Essere e tempo [1927], Longanesi, Milano 2005

Renato Guttuso. Il rapporto con le cose, catalogo della mostra (a cura di D. Guzzi), Museo Michetti, Francavilla al Mare, 25 giugno-30 settembre 2005, Litografia Brandolini, Sambuceto 2005

Ethnikì Pinakothìki, Mousìo Alexàndrou Soutsou, catalogo del Museo, Atene 2006

C. Malaparte, La pelle [Ali d’Italia Editori, 1949], Mondadori, Milano 2007

D. Alberge, My old friend Damien stole my skull idea, in “The Times”, 27 giugno 2007 

V. Misiano, Chagall, Giunti, Firenze 2009

L. Arrigoni, V. Maderna, Pinacoteca di Brera. I dipinti, Electa, Milano 2010

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...