Silenzio si gira! Breve carriera cinematografica del pittore Walter Lazzaro

Nel Museo Storico dei Granatieri di Sardegna a Roma, a due passi dalla chiesa di S. Croce in Gerusalemme, ci sono alcuni quadri risalenti al secondo conflitto mondiale che colpiscono il visitatore per la qualità pittorica che li distingue dalla rappresentazione generalmente oleografica e retorica – a volte anche grossolana – che si riscontra nelle tele di argomento bellico.

Sono firmate da Walter Lazzaro e datate 1942, risalenti al periodo in cui questo giovane e dotato pittore romano di nascita era stato richiamato alle armi e prestava servizio nel glorioso ordine militare tradizionalmente fedele ai Savoia.

granatieri

la pattuglia

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W. Lazzaro 1942

IN ALTO: Walter Lazzaro, opere ad olio su tela del 1942, Museo Storico dei Granatieri di Sardegna: Meritato riposo; La ronda; Il riposo del granatiere; Autoritratto

Singolare la sua storia personale e la sua carriera, che val la pena di essere raccontata. Quando ero ragazzino ebbi la ventura di incontrarlo, perché per vie traverse avevo avuto modo di conoscere la moglie Maria ed il figlio Guido, più o meno mio coetaneo. Erano gli anni ’60 del secolo scorso, e Lazzaro era conosciuto come “il pittore del silenzio”. Quindi mi ero accostato alla sua figura con una sorta di reverenziale ossequio: all’epoca già insegnava all’Accademia di Belle Arti ed era molto quotato nel mercato dell’arte. Vantava l’apprezzamento niente meno che di de Chirico, come dire del padre riconosciuto della Metafisica, il quale nelle sue marine, nei suoi capanni solitari sulle spiagge della Versilia – a Forte dei Marmi Walter era di casa –, negli ombrelloni chiusi piantati sulla sabbia umida a segnare l’ora con la loro ombra sottile come antiche meridiane o nelle barche abbandonate sulla battigia, riconosceva gli enigmi e i misteri delle fantasmatiche ore di un “meriggiare pallido e assorto” così care al vate di Volos.

vela al tramonto 1962 olio su masonite 30 x 40

capanno bianco 1973 olio su tela 70 x 100

invito alla solitudine cm 30 x 40 olio su masonite 1974

versilia silente olio su cartone telato 35 x 50 1977

IN ALTO: Walter Lazzaro, Vela al tramonto, 1962, olio su masonite, cm. 30 x 40; Capanno bianco, 1973, olio su tela, cm. 70 x 100; Invito alla solitudine, 1974, olio su masonite, cm. 30 x 40; Versilia silente, 1977, olio su cartone telato, cm. 35 x 50

Walter Lazzaro è nato a Roma il 5 dicembre 1914 e sin da piccolo respira aria di atelier, essendo figlio di un pittore padovano, trapiantato nella Capitale.

Il padre Ermilio Lazzaro (1881-post 1965) era insegnante di disegno ed ornato architettonico e il suo cursus accademico lo aveva portato a Macerata (1920-29) e a Fano (1921) nelle Marche ed infine a Marino Laziale (1932-39). Uomo molto pio – entrato nell’ordine dei terziari francescani – era un apprezzato decoratore ed illustratore, di formazione classicista e di impianto ottocentesco, specializzato in agiografie, paesaggi ad olio, mosaici e affreschi di chiese. Amedeo Maiuri, illustre e notissimo archeologo operativo nel Napoletano, gli commissionò sei suoi acquerelli a corredo del libro sugli scavi di Ercolano (1932).

Ermilio Lazzaro barche nel porto di Fano 1930 olio legno 14 x 29

IN ALTO: Ermilio Lazzaro, Barche nel porto di Fano, olio su legno, cm. 14 x 29

Ermilio Lazzaro - ritratto - archivio

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ercolano

Ercolano Ermilio Lazzaro

IN ALTO: Ermilio Lazzaro al cavalletto. Acquerelli per le pubblicazione del Maiuri su Ercolano (1932)

Anche la madre Odilia (nata nel 1888) si destreggiava con i pennelli, così come la sorella più piccola Leila (Roma, 1925), diplomatasi a Ripetta e che affronterà con discreto successo la carriera di pittrice, annoverata fra le poche artiste della Roma degli anni ’60, come Anna Salvatori, Novella Parigini o Pasquarosa. Persino la moglie Maria Dubbini (anch’essa del 1914) amava dilettarsi in pittura con lo pseudonimo Maralto. Non poteva mancare all’appello la figlia Sandra (nata nel 1943). Tant’è che nel 1964 tutti assieme esposero a Roma, nella galleria del Palazzo delle Esposizioni a via Milano, riuniti sotto il titolo “I sei Lazzaro”. La foto della mostra che li ritrae nello studio, ci offre lo spaccato di un laboratorio artistico di famiglia, magicamente all’unisono, accomunati da una stessa passione. Non è un caso che Ermilio, Walter e Leila lavorarono molto anche all’estero, varcando l’Atlantico, dove padre e figli – l’uno a fianco dell’altro come nelle botteghe del nostro Rinascimento – decorarono con imponenti affreschi all’antica maniera, rivisitata in chiave moderna, numerosi edifici religiosi (a Chicago, Detroit, Burlington, Phoenix).

i 6 lazzaro

IN ALTO: la famiglia Lazzaro al completo (Roma, 1964). Da sinistra: la figlia ventunenne Sandra, la sorella Leila, la moglie Maralto (alias Maria Dubbini), Walter Lazzaro, la madre Odilia ed il padre Ermilio

leila cartoni

IN ALTO: Leila Lazzaro, I violenti, 1965, cartone a tema dantesco per la scuola del mosaico di Ravenna

I Lazzaro erano fisicamente belli. Ermilio anche in età avanzata aveva una figura asciutta e un aspetto elegante; Leila era una ragazza avvenente che avrebbe potuto fare carriera nel cinema, come le aveva suggerito il regista Blasetti che di lei era ammiratore; Walter aveva dei lineamenti delicati ed era un uomo attraente, di taglio rinascimentale. Non è a caso che Walter Lazzaro volle  ritrarsi secondo gli stilemi del più raffinato Cinquecento in un gran numero di tele. Nel suo autoritratto con basco, conservato al fiorentino Palazzo Pitti, rende omaggio ai Grandi del passato da lui amati, come Piero della Francesca, il Pollaiolo o Manet, citandoli in alcune copie appese sulla parete di fondo. Anche in certe tele del periodo di guerra, come nel Meritato riposo e nel Riposo del granatiere (entrambi al Museo Storico dei Granatieri di Sardegna), è evidente l’allusione ai soldati romani addormentati attorno al sepolcro vuoto nella Resurrezione di Piero e, nel paesaggio sfumato in lontananza, la memoria delle vedute giorgionesche. Così come nel Battesimo del Cristo – per il quale si serve di foto preparatorie con dei modelli d’Accademia, con meticolosa cura per il dettaglio anatomico – ove si confronta con i modelli iconografici dettati dal Maestro di Borgo Sansepolcro o con le sinuose sagome di El Greco. Ci sono alcune sue foto ritoccate a mano dove Walter Lazzaro si reinterpreta alla maniera di Raffaello o di Massaccio. L’Urbinate era una vera e propria sua ossessione, quasi fosse una predestinazione. Premonizione è il titolo con cui Lazzaro volle ribattezzare a posteriori, in età adulta, un quadro fattogli dal padre Ermilio nel 1921 quando Walter era ancora un bambino di  7 anni, raffigurato con la casacca da pittore con tanto di tavolozza e pennelli, mentre alle sue spalle è visibile il celeberrimo ritratto di Raffaello.

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Walter Lazzaro, autoritratto, 1935, matita e carboncino su carta

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pitti

IN ALTO: Walter Lazzaro davanti al suo autoritratto del 1950 (olio su tela, cm. 70 x 50) conservato a Palazzo Pitti di Firenze 

lazzaro come raffaello

Lazzaro come Masaccio

IN ALTO: fotografie di Walter Lazzaro ritoccate dall’artista per presentarsi alla maniera di Raffaello e di Masaccio

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In questa Salomé del 1949 (olio su tela, cm. 100 x 73,5) Lazzaro ha ritratto la moglie Maria Dubbini, alias Maralto, come la seduttrice dell’episodio evangelico; mentre nella testa del Battista sono riconoscibili le fattezze del pittore stesso

 

 

 

 

 

 

Una certa dose di narcisismo non gli era estranea, consapevole della propria avvenenza, e fu certo questa la molla che lo spinse a tentare l’avventura artistica a Cinecittà; incoraggiato dalla sorella, grazie alle sue amicizie nell’ambiente.

Iniziò con comparsate e piccoli ruoli di contorno, e tra la metà degli anni ’30 sino ai primi anni di guerra, quando dovette andare al fronte, fu ingaggiato in diverse pellicole con Alessandro Blasetti, da Vecchia guardia (1934) a La corona di ferro (1941) e La cena delle beffe (1942). Dopo qualche inquadratura via via di maggior durata in Scipione l’Africano (C. Gallone, 1937); con il regista A. Vergano in Pietro Micca (1938) e Quelli della montagna (girato nel 1942); Il cavaliere di Kruja (C. Campogalliani, 1940); Noi vivi (G. Alessandrini, 1942); arriva la grande occasione da protagonista.

quelli della montagna

IN ALTO: il nome di Walter Lazzaro appare nei titoli di testa del film Quelli della montagna (nel ruolo di aiutante del Maggiore intrerpretato da Cesco Baseggio)

Fornarina Cartellone

 

lazzaro raffaello

raffaello

fornarina

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IN ALTO: manifesto e fotogrammi del film La Fornarina, diretto da E Guazzoni, con Walter Lazzaro e Lida Baarovà, uscito nell’ottobre del 1944. Per la scheda del film cfr. l’articolo correlato

Ancora una volta gli è fatale Raffaello Sanzio, con il quale Lazzaro sembra quasi avere ingaggiato un pericoloso gioco di immedesimazione, di sovrapposizione di identità. In virtù della sua vantata somiglianza con il pittore gli viene affidato il ruolo di Raffaello nel film La Fornarina, diretto da Enrico Guazzoni, con Lida Baarovà e Anneliese Uhlig, uscito nelle sale italiane nell’autunno del 1944 ma girato sicuramente prima della deportazione (il visto di censura del film è del giugno 1943). Nonostante la buona accoglienza da parte del pubblico è questa l’ultima prestazione cinematografica di Lazzaro che nel dopoguerra decide di abbandonare le velleità di attore e, ormai sposatosi con Maria, dalla quale avrà due figli, Sandra e Guido, preferisce dedicarsi a tempo pieno all’insegnamento e alla pittura.

La cognizione del dolore

Le sue disavventure umane in tempo di guerra, lo avevano segnato profondamente. Senz’altro incise molto la sua prigionia in campo di concentramento in Polonia, a Biala Plodaska fra il 1943 ed il 1944. Avere vissuto in prima persona gli orrori del conflitto armato e la miseria del lager provocò un corto circuito nella sua visione della vita e dell’arte. Per sopravvivere nel campo, per dare un senso alle sue giornate, disegnò indefessamente, utilizzando un lapis o un carboncino e qualsiasi foglio di carta gli capitasse sotto mano. Disegnava la disperazione dei compagni di prigionia; e nei propri estraniati autoritratti sembra strozzarsi un grido di sofferenza. Riusciva a barattare anche qualche ritratto fatto ai militari tedeschi in cambio di qualche insignificante favore quotidiano, magari una razione di pane in più.

DISEGNI DALLA POLONIA (1943-44)

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disegni dalla Polonia

disegno dalla Polonia

prigioniero malato

disegni polonia

IN ALTO: Walter Lazzaro, disegni dal campo di prigionia in Polonia (1943-44). Negli autoritratti la bellezza è come appannata da un velo di attonita pietà per quei suoi sventurati compagni di lager rimasti senza nome

ecce homo

Walter Lazzaro, Ecce homo, 1944, olio su tela, cm. 98,5 x 64,5

battesimo lazzaro

foto di studioWalter Lazzaro, Battesimo di Cristo, 1953, olio su tela, cm. 99,5  x 80,5 e foto di studio preparatorio

 

Al ritorno in Italia la tematica della sua pittura subisce una svolta. Dai suoi quadri scompare l’uomo – la guerra, al di là dei trionfalismi della propaganda di regime, gli aveva aperto gli occhi sulle atrocità di cui è capace il genere umano – e prende corpo e sostanza la poetica della solitudine, del silenzio, delle spiagge deserte dinanzi alla malinconia del mare invernale, dei cieli illividiti.

Il Tirreno “fuori stagione” di Lazzaro, dipinto nei decenni a venire, è quanto di più lontano dalla festosità estiva dell’Italia del boom, dei film ambientati sotto ombrelloni colorati, fra bagnanti ciarlieri e spensierate canzoni di sottofondo. Come de Chirico anche Lazzaro, con le sue assenze e le sue sospensioni, si sente “inattuale”.

Sarà proprio questa la sua cifra estetica: la rarefazione cromatica traduce una interiorizzazione del dolore in cui si riverberano gli accenti di una poesia ungarettiana. Fu Lionello Venturi a definirlo “metafisico pittore del silenzio”. Il suo tocco pittorico si fa evanescente come in una tremula composizione morandiana.

meriggio settembrino 1950 olio su masonie 30 40

 

 

1969 tecnica mista su faesite cm 30 40

meriggio 1988 olio su cartone telato 50 35

IN ALTO: Walter Lazzaro, Meriggio settembrino, 1950, olio su masonite, cm. 30 x 40; Senza titolo, 1969, tecnica mista su faesite, cm. 30 x 40; Meriggio, 1988, olio su cartone telato, cm. 50 x 35

Ha avuto la cattedra di pittura in diverse accademie italiane di Belle Arti: a Roma, a Carrara, Bologna ed infine a Milano, dove approda a Brera nella seconda metà degli anni ’70. Sono gli anni incandescenti della contestazione giovanile, dell’arte intesa come trasgressione e sperimentazione. Per questo un pittore classicista e formale come Walter Lazzaro non dovette avere vita facile, anche per il suo isolamento politico in anni di impegno sociale,  destinato a scontrarsi con un mondo che stava cambiando e che lo lasciava indietro. Nel 1980 arriva l’età della pensione e a malincuore l’artista deve rassegnarsi ad abbandonare l’insegnamento.

Muore a Milano il 3 marzo del 1989. La figlia Sandra Lazzaro ha raccolto il testimone ed ha continuato a gestire l’eredità culturale del padre aprendo nella laboriosa città meneghina una galleria d’arte a lui dedicata, ove raccogliere le sue tele, gli scritti, le fotografie e le pubblicazioni.

OPERE GIOVANILI DEGLI ANNI ’30

San patergnano Fano

1931

ore calde nel colosseo 1932 olio su tavola 50 70

castelgandolfo 1934 olio su tavola 68 57

IN ALTO: Walter Lazzaro, Campanile di S. Patergnano (Fano), 1930, olio su tela, cm.  122 x 82; Cecilia Metella, 1931, olio su cartoncino, cm. 18 x 28 ; Ore calde nel Colosseo, 1932, olio su tavola, cm. 50 x 70; Castelgandolfo, 1934, olio su tavola, cm. 68 x 57

le nostre battaglie

messaggero littoriali.jpg

lazzaro-noi-tireremo-dritto-1938-olio-su-tela

IN ALTO: Walter Lazzaro, Le nostre battaglie, 1936, olio su tavola, cm. 60 x 83,7; menzione su “Il Messaggero” di Roma del 12 marzo 1938; Noi tireremo dritto, 1938, olio su tela, cm. 153 x 207 (omaggio a B. Mussolini)

La bibliografia che segue traccia un esaustivo itinerario della sua lunga attività di pittore, iniziata con una mostra personale già nel 1933, quando era appena diciannovenne; sino alla sua recente riscoperta e rivalutazione in occasione dei cento anni dalla nascita, che ho avuto modo di visitare al Chiostro del Bramante nel 2014. Una sorpresa, in particolar modo, i giovanili paesaggi romani e fanesi degli anni ’30, nei quali è  evidente la precocità delle sue doti: l’abilità della mano e l’assoluta padronanza del mestiere. Walter Lazzaro era legato sentimentalmente a Fano, la cittadina di mare dove il padre aveva insegnato, dove passavano le estati, e di lì era originaria la moglie Maria.

Sicuramente più ingenui e retorici i temi sollecitati dal regime littorio – venati di un populismo che ricorda in qualche modo il Ceracchini allora in voga – probabilmente in contrasto con il suo sentire più intimo. La sua spiccata sensibilità ben presto gli permetterà di reinterpretare a modo suo la lezione della bella maniera, come veniva richiesto ai Maestri della Tradizione.

BIBLIOGRAFIA

Mostra personale del pittore Walter Lazzaro, (prefazione di R. Strinati), Roma, 4 – 25 giugno anno XI E.F., Pinci, Roma 1933

Mostra personale del pittore Walter Lazzaro, Roma, Galleria Fiorani 28 maggio – 7 giugno 1951, Roma 1951

Walter Lazzaro, catalogo della mostra (presentazione di F. Hermanin), Roma, Galleria S. Marco, 31 marzo – 9 aprile1952, Pinci, Roma 1952

Walter Lazzaro, catalogo della mostra (a cura di V.Mariani), Milano, Galleria Gussoni 10 – 20 marzo 1953, Milano 1953

Walter Lazzaro; lavori dal 1930 al 1954, catalogo della mostra alla Galleria del Camino, Pinci, Roma 1954

Walter Lazzaro, catalogo della mostra (presentazione di C. Lorenzetti), Milano, Galleria Salvetti, 6 – 24 marzo 1954, Pinci, Roma 1954

Walter Lazzaro: mostra personale, Roma, Galleria d’arte La Fontanella 11 – 25 marzo 1955, Roma 1955

Solitudini e silenzi di Walter Lazzaro, (introduzione di R. Salvini), Edizioni Poeti-Pittori, Roma 1957

Walter Lazzaro, presentato da Giorgio de Chirico, Edizioni Bella, Roma 1961

Lazzaro, catalogo della mostra (prefazione di V. Mariani), Zurigo, Galerie Burdeke 1963, Edizioni Poeti-Pittori, Roma 1963

Walter Lazzaro: opere dal 1928 al 1938, Roma 7 – 19 maggio 1964, Edizioni Poeti-Pittori, Roma 1964

I sei Lazzaro. Ermilio 1881, Odilia 1888, Walter 1914, Leila 1925, Maralto 1914, Sandra 1943, catalogo della mostra, Roma, Galleria d’Arte del Palazzo delle Esposizioni, 11 – 26 marzo1964. Edizioni Poeti-Pittori, Roma 1964

Walter Lazzaro e i suoi silenzi, a cura di G. Rabottini e A. Altomonte, Pinci, Roma 1965

Walter Lazzaro: opere  dal 1930 al 1942, catalogo della mostra, Roma, Galleria Anthea, 20 – 30 novembre 1965, Roma 1965

Walter Lazzaro: omaggio al silenzio, Milano, Galleria Il Castello 20 aprile – 10 maggio 1972, Milano 1972

Lazzaro: omaggio al silenzio, Forte dei Marmi 1980 (?)

Walter Lazzaro, catalogo della mostra (a cura di G. Conte), Milano, Galleria Il Castello, Milano 1991

Walter Lazzaro: il pittore del silenzio (1914-1989), selezione delle opere a cura della Galleria Lazzaro by Corsi, Maggioni, Milano 1995

Io e il mare: Walter Lazzaro, Galleria Il Castello, Milano 1996

Walter Lazzaro: opere dal 1930 al 1987, catalogo della mostra, Castello di Lerici, 14 maggio – 16 giugno 1996, Mondadori, Milano 1996

La parola dipinta. Opere di Walter Lazzaro, a cura di C. Franza, Milano Galleria Lazzaro, Milano 1998

Walter Lazzaro al Fortino, mostra antologica a cura di A. V. Laghi, Forte dei Marmi 5 – 31 luglio 2003, Mondadori, Milano 2003

Biala Podlaska n. 55930, Walter Lazzaro disegni dal lager, esposizione a cura di W. Allievi e D. Montalto, Monza Galleria Civica, 27 gennaio – 26 febbraio 2006, Silvia, Cologno Monzese (Milano) 2006

Walter Lazzaro: trascolorare, a cura di W. Allievi, Milano, Galleria Lazzaro by Corsi, Cologno Monzese (Milano) 2007

Walter Lazzaro, raccolta dei disegni, a cura di W. Allievi, G. Mondadori, Milano 2008

Vent’anni dopo, un silenzio che si ode ancora. Walter Lazzaro, G. Mondadori, Milano 2009

Walter Lazzaro 1914-1989, a cura di W. Allievi (L. P. Nicoletti, Walter Lazzaro dagli anni Trenta agli anni Settanta: opere e documenti, pp. 16-71), G. Mondadori, Milano 2014

 

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