Franco Lolli un ingegnere scenografo a Cinecittà (1910-1966)

Negli anni ‘50 e ‘60 del secolo scorso il cinema italiano di genere epico vive la su stagione d’oro. Le pellicole che gli Americani ribattezzarono “peplum” – in omaggio alle trasparenti e svolazzanti vestagliette indossate dalle stelline dell’epoca –  hanno grande successo e Cinecittà ne sforna a decine ogni anno ad uso e consumo di un pubblico di bocca buona, spesso destinate alle sale cinematografiche di quartiere. Per la felicità di noi giovanissimi spettatori, che ci beavamo delle imprese di Ercole, degli amori di Poppea, delle scazzottate fra Orazi e Curiazi.

Era un tripudio di corazze, elmi, veli, flabelli, improbabili balletti orientaleggianti, su set spesso riciclati per un film dopo l’altro, con coloratissime scenografie di cartapesta, esaltate  dall’avvento del technicolor e del cinemascope. Si trattava di sceneggiature senza troppe pretese letterarie, a volte sommariamente fedeli all’intreccio storico, a volte con trame, toponimi e onomastica inventate di sana pianta.

Anche arredatori, costumisti e scenografi si lasciavano prendere la mano e capitava di assistere ad una miscellanea di stili – dall’egizio al babilonese, dal cretese all’etrusco, – che poca verosimiglianza aveva con la fedeltà filologica della ricostruzione architettonica.

Se l’Italia in questo genere era campione, la schiera di architetti scenografi e maestranze a servizio del nostro cinema costituiva una squadra di tutto rispetto che si divideva fra i teatri di posa di Cinecittà, quelli della De Paolis o della Safa Palatino. Tanto che anche da Hollywood sbarcavano sul Tevere per girare i loro kolossal.

Fra i più quotati e apprezzati, oltre ai più blasonati e menzionati nella bibliografia del settore da Veniero Colasanti a Gherardi, da Mario Chiari a Renzo Mongiardino, da Garbuglia a Polidori, non va dimenticato il nome di Franco Lolli, attivissimo proprio in quel periodo magico.

Nato a Lazise, in provincia di Verona, il 24 marzo 1910, dopo essersi trasferito sin da ragazzetto nella Capitale, si laurea in ingegneria civile all’età di 27 anni. Ma la sua passione è il teatro e durante gli anni della scuola aveva partecipato ad una compagnia amatoriale del San Giuseppe de Merode. Durante uno di questi spettacoli il colpo di fortuna: viene avvicinato dal notissimo regista cinematografico Alessandro Blasetti, di dieci anni più grande, che gli propone di lavorare per lui come aiutante scenografo. Nel 1946 Blasetti accredita il suo nome come arredatore nel film Un giorno nella vita e da qui comincia la fortunata carriera di Lolli che durerà sino al 1966 quando il 21 marzo, proprio tre giorni prima di compiere 56 anni, muore a Roma nel pieno della sua attività lavorativa. E’ stato sposato con Marcella Gaeta.

Per il cinema ha firmato qualcosa come una settantina di scenografie, con registi del calibro di René Clair (La bellezza del diavolo, 1950) o di Pabst (Cose da pazzi, 1954), di Camerini (Suor Letizia, 1957) o di Carmine Gallone (La monaca di Monza, 1962). Senza però disdegnare la partecipazione ai film della serie cadetta.

Anche nel campo del teatro lirico, negli anni ’50, ha raccolto consensi e le sue scenografie operistiche sono state per lui occasioni di un salto qualitativo di prestigio e soddisfazione professionale.

Nel 1953  Georg Wilhelm Pabst dagli studi di Cinecittà se lo porta al XVI Maggio Musicale Fiorentino e poi a Verona per l’allestimento della verdiana Forza del destino di cui l’austriaco cura la regia. Nell’estate veronese del 1953 Franco Lolli cura l’allestimento scenico delle altre due opere di Verdi in cartellone: Aida e Trovatore. Ad interpretare la principessa etiope ed Eleonora una trentenne: Maria Meneghini Callas ancora registrata con il cognome dell’anziano marito veneto e ancora con qualche chilo di troppo.

I film in costume di cui Franco Lolli ha curato la ricostruzione scenica (senza contare quelli di ambientazione moderna o western)  sono moltissimi, un elenco di decine e decine di titoli in meno di tre lustri (con il clou attorno al 1960), in ordine cronologico secondo l’anno di uscita nelle sale italiane.

Fabiola di Alessandro Blasetti (1949) aiuto-scenografo di A. Tommasini e A. Foschini

Gli ultimi giorni di Pompei (Les derniers jours de Pompei) di Marcel L’Herbier (1950) in collaborazione con A. Tommasini

Spartaco di Riccardo Freda (1953)

Teodora imperatrice di Bisanzio di Riccardo Freda (1954)

Le schiave di Cartagine di Guido Brignone (1956)

La congiura dei Borgia di Antonio Racioppo (1958)

L’arciere nero di Piero Pierotti (1959)

Il cavaliere senza terra di Giacomo Gentilomo (1959)

I baccanali di Tiberio di Giorgio Simonelli (1960)

I giganti della Tessaglia di Riccardo Freda (1960)

Messalina Venere imperatrice di Vittorio Cottafavi (1960)

Revak lo schiavo di Cartagine di Rudolph Maté (1960)

Salammbò di Sergio Grieco (1960)

La vendetta di Ercole di Vittorio Cottafavi (1960)

Costantino il Grande di Lionello De Felice (1961)

La schiava di Roma di Sergio Grieco (1961)

Ercole al centro della terra di Mario Bava (1961)

Ercole alla conquista di Atlantide di Vittorio Cottafavi (1961)

Maciste l’uomo più forte del mondo di Antonio Leonviola (1961)

La congiura dei dieci di Baccio Bandini (1962)

La monaca di Monza di Carmine Gallone (1962)

Le sette folgori di Assur di Silvio Amadio (1962)

Io Semiramide di Primo Zeglio (1963)

Perseo l’invincibile di Alberto De Martino (1963)

I promessi sposi di Mario Maffei (1964)

FABIOLA 1

fabiola 2

In alto: foto di scena da Fabiola di Alessandro Blasetti (1949). Esordio di Franco Lolli come aiuto-scenografo in una produzione con un cast di cassetta (da Michéle Morgan a Gino Cervi) e con mezzi finanziari che consentivano sontuose ricostruzioni in studio

Pompei 1950

In alto: foto di scena da Gli ultimi giorni di Pompei di Paolo Moffa (1950)

spartaco 1953 freda

dal film spartaco

In alto: interni in studio per il film Spartaco di Riccardo Freda (1953) e, in esterni, la battaglia navale ricostruita da Franco Lolli all’Arena di Verona

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In alto: foto di scena da Teodora imperatrice di Bisanzio  di Riccardo Freda (1954)

ARGONAUTI GIASONE

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In alto: fotogrammi dal film I giganti della Tessaglia di Riccardo Freda (1960). Gli interni sono stati ricostruiti da Franco Lolli con un occhio ai libri di architettura cretese e preellenica. Per gli esterni, come spesso accadeva in quegli anni al fine di contenere i costi, è ricorso alle imponenti costruzioni dell’EUR che ben si prestavano alle ambientazioni del genere peplum. Lo stesso accadrà – immagine in basso al Palazzo della Civiltà del Lavoro – anche per il film  Messalina Venere Imperatrice di Vittorio Cottafavi, uscito nelle sale lo stesso anno

Messalina esterni

 

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In alto: foto di scena da Messalina Venere Imperatrice

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Esotismo assiro-babilonese reinventato da Franco Lolli per Le sette folgori di Assur (in alto e a fianco) di Silvio Amadio, 1962; e per Io Semiramide (in basso) di Primo Zeglio, 1963

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semiramide11.jpg

Sui canali televisivi, fuori orario, spesso capita di vederli riproposti. A distanza di oltre mezzo secolo se ne riconosce l’ingenuità d’impianto, la retorica dei dialoghi e come il gusto non abbia superato la prova del tempo. Ma la nostalgia degli anni che furono è una spezia che riesce a dare sapore a quelle pietanze assaggiate da adolescenti; in quei pomeriggi passati in platea cullati dalle voci rassicuranti di magistrali doppiatori di cui ancora si conserva il rimpianto a riascoltarne gli accenti. Resta comunque, nel bene e nel male, uno spaccato dell’Italia di quello scorcio di Novecento e del suo cinema artigianale. Che da lì a breve sarebbe scomparsa come le lucciole di Pasolini.

fotobusta Fabiola

Fabiola 1949

Fabiola locandina

Pompei 1950

spartaco

teodora 1954

Teodora Freda

schiave di cartagine

borgia

arciere nero

cavaliere

tiberio

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Messalina fotobusta

 

locandina Messalina

Messalina belinda lee

cartagine

revak

 

salammbò

sergio grieco

 

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costantino 1960

Costantinio il grande

schiava di roma

centro della terra

 

ercole atlantide

maciste

congiura

monaca monza gallone

monza

assur

io semiramide

io semiramide

semiramide

 

perseo invincibile

 

 

1963

promessi sposi

promessi

 

 

 

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