Il quadrilatero delle Accademie

Scendendo per viale delle Belle Arti a Roma, la verdeggiante arteria urbana che costeggia Villa Borghese ai margini del Giardino Zoologico, si incontrano alcuni dei più prestigiosi istituti culturali di nazioni straniere presenti a Roma. Sono le fondazioni accademiche impiantate nella Capitale al fine di divulgare attività artistiche e linguistico-letterarie dei Paesi d’origine.

Mentre molti Paesi europei si sono serviti di antichi palazzi o ville storiche del centro –  come la Francia a Villa Medici, la Germania a Villa Massimo, l’Ungheria a Palazzo Falconieri o la Spagna nel complesso di S. Pietro in Montorio –  qui a Valle Giulia sono concentrate le accademie di ben nove nazioni, tutte a poche centinaia di metri l’una dall’altra, edificate all’uopo ex novo. Nove come le Muse, come le figlie celesti di Zeus e Mnemosyne, protettrici delle arti.

Roma 1911: l’Italia celebra il cinquantesimo anniversario della sua unità politica con una grande Esposizione Internazionale che si tiene nella Capitale. Con l’occasione si inaugura il Vittoriano, il bianco monumento in botticino che Giuseppe Sacconi innalza alle pendici del Campidoglio (solo dopo la Grande Guerra sarà identificato con il Milite Ignoto come Altare della Patria). Nello stesso anno si inaugura anche la Galleria Nazionale d’Arte Moderna progettata da Cesare Bazzani e costruita a Valle Giulia. In città, in concomitanza delle celebrazioni del cinquantenario, furono ospitati i padiglioni delle regioni italiane e dei Paesi stranieri partecipanti ai festeggiamenti dell’Esposizione romana. Molte erano costruzioni temporanee che, una volta terminato l’evento e chiusi i battenti della manifestazione, furono smantellate. Uno per tutti il bel padiglione del Veneto, che era una riproduzione a grandezza naturale della Loggia seicentesca di Candia, ricostruita alle pendici di Monte Mario.

GB

Proprio a due passi dalla Galleria Nazionale di Arte Moderna, scendendo verso il Museo Etrusco di Villa Giulia, la Gran Bretagna aveva invece realizzato un corpo architettonico stabile nel più elegante stile neoclassico in cui si riverbera la predilezione inglese per il palladianesimo. Ed è questa la cifra estetica seguita dall’architetto inglese Sir Edwin Lutyens (Londra, 1860-1944) che ne fu il progettista nel 1911.

Si era già cimentato con il padiglione britannico all’Expo di Parigi del 1900 ed era specializzato nella ristrutturazione di case di campagna e castelli nella natia Inghilterra. Qui a Roma il disegno della sontuosa facciata evoca le ville dell’entroterra veneziano, così come l’ordine corinzio del pronao sembra derivare direttamente dall’esperienza anglosassone di Inigo Jones o dal timpano neopalladiano della St. Paul’s Cathedral di Londra.

Negli anni Venti Lutyens realizzerà la Casa del Viceré a Nuova Delhi e negli Stati Uniti l’Ambasciata del Regno Unito a Washington, fedele alla compostezza della Rinascenza che connota le sue soluzioni formali.

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valle giuliaIn alto: Edwin Lutyens, Accademia di Gran Bretagna a Roma (disegno di progetto, in una foto d’epoca e oggi)

Questa zona diventerà negli anni a venire un vero e proprio quadrilatero di istituti culturali delle principali accademie di Paesi amici. Tanto che il bel viale alberato che scende verso la via Flaminia prenderà il toponimo di viale delle Belle Arti.

 

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Dirimpetto a quella britannica, la solenne Accademia di Romania fu costruita nel 1933, grazie ai finanziamenti della Banca Nazionale di quel Paese, ad opera dall’architetto Petre Antonescu (1973-1965) su un terreno messo a disposizione dallo Stato italiano).

A questo architetto rappresentante dell’eclettismo rumeno si devono il Casinò di Costanza sul Mar Nero (in collaborazione con Daniel Renard), completato nel 1910, l’Arco di Trionfo di Bucarest (1922) e numerosissimi edifici pubblici di quel Paese.

L’edifico di Roma è modulato sulla falsariga delle ville italiane del tardo Rinascimento, con portico al centro di due eleganti corpi laterali. Il fianco di rappresentanza con affaccio su strada, è impreziosito da un colonnato di ordine jonico.

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romania 2In alto: Petre Antonescu, Accademia di Romania a Roma

 

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Proprio a due passi da qui: l’Accademia del Belgio, anch’essa costruita negli anni Trenta del secolo scorso, in concomitanza con il matrimonio del rampollo di Casa Savoia, il bel principe Umberto, con Maria José di Sassonia Coburgo-Gotha, principessa del Belgio, con lo scopo di incrementare le relazioni fra i due Paesi.

La sede, inaugurata nel 1939, è opera degli architetti Gino Cipriani e Jean Hendrickx-van de Bosch (1890-1961). Gino Cipriani, ingegnere capo dell’Istituto Nazionale delle Assicurazioni, aveva già lavorato, insieme a Jan Stuyt, al vicino  Istituto Olandese di Studi Romani (1933). Parteciperà al progetto del Palazzo dell’INA con M. Piacentini e A. Spaccarelli (1940-42), in testa a via della Conciliazione.

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belgicaIn alto: Gino Cipriani e Jean Hendrickx-van de Bosch, Accademia del Belgio a Roma

 

In via Omero, dove abbiamo appena incontrato l’Accademia Belgica, lungo questa tranquilla e solitaria stradina immersa nel verde sono riuniti altri quattro  istituti culturali: scendendo a sinistra quelli appartenenti a Paesi del nord Europa (Olanda, Svezia e Danimarca); risalendo verso Villa Borghese e piazzale Firdusi, la moderna accademia d’Egitto.

 

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L’accademia dei Paesi Bassi si deve all’architetto olandese Jan Stuyt (1868-1934), coadiuvato per la parte amministrativa italiana da quello stesso Gino Cipriani operativo al vicino istituto culturale del Belgio. Stuyt è influenzato dall’architettura mediterranea, da quella italiana alla bizantina e può definirsi un eclettico di formazione classica su un substrato di tradizione fiamminga. La costruzione romana, datata 1933, è concepita nello stile del tardo rinascimento manierista.

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paesi bassiIn alto: Jan Stuyt, Accademia d’Olanda a Roma

 

svezia

Poco più avanti è la palazzina che ospita l’istituto svedese, realizzata fra il 1938 ed il 1940 dall’architetto Ivar Tengbom (1878-1968), grazie ad un munifico finanziamento della Fondazione Knut e Alice Wallenberg, su terreno dato in concessione dallo Stato italiano. L’edificio è disegnato nel più sobrio e razionale rigore estetico della scuola scandinava (che in nome della funzionalità poco concede al decorativismo). 

L’architetto svedese vanta nel suo carnet la sala concerti e la scuola di economia di Stoccolma, entrambe della metà degli anni Venti.

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svedeseIn alto: Accademia di Svezia a Roma

 

danimarca

A chiudere: l’accademia di Danimarca che in passato era ospitata presso Palazzo Primoli. Il progetto di sistemazione a Valle Giulia, a firma dell’arch. danese Kay Fisker (1893-1965), è improntato alle forme minimaliste che in genere caratterizzano il funzionalismo in architettura tipico dei nordeuropei novecentisti, con una sobria facciata a mattoni in laterizio. I lavori iniziarono nel 1964, quando Fisker era stimato professore all’Accademia di Belle Arti di Copenaghen e già dal 1961 aveva cominciato a realizzare bozzetti preparatori al progetto. Purtroppo, morto nel 1965 non fece in tempo a vedere il suo lavoro completato. Sorta a fianco dell’accademia di Svezia, inizialmente il progetto prevedeva il collegamento fra i due complessi, ma l’idea fu in seguito accantonata.

Una comoda scalea introduce all’ampio terrazzamento che diviene così fulcro attorno al quale sono disposti i vari corpi di fabbrica ove sono alloggiati gli spazi espositivi, la sala riunioni, gli uffici.

In Danimarca Fisker ha realizzato numerosi edifici residenziali, scuole e l’università di Aarhus (1931).

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DANIMARCA 2In alto: Kay Fisker, progetto per l’Accademia di Danimarca a Roma

 

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L’accademia d’Egitto si trova all’’estremità opposta di via Omero. Nel 1930 le autorità italiane proposero ai diplomatici egiziani un appezzamento di terreno a Valle Giulia in cambio di analogo spazio al Cairo per le nostre attività culturali in quel Paese.  La prima sede romana del regio istituto egiziano di Belle Arti in quegli anni era ospitata al Colle Oppio e solo nel 1961 si decise di trasferire qui la nuova sede, completata nel 1965, proprio l’anno in cui morì a Roma re Faruk che qui trascorreva il suo esilio.

Nel 2008 ha preso il via un progetto di ristrutturazione e riadattamento dell’edificio, affidato all’architetto egiziano Hatem Said durato un paio di anni, sino alla riapertura al pubblico con una cerimonia inaugurale avvenuta nel 2010 della elegante e luminosa struttura, con sapiente alternanza di vetrate e larghe campiture in pietra da taglio dove sono stati incisi gli antichi e sacri segni degli scribi. Con uffici, biblioteca e spazi espositivi, dove si svolgono iniziative didattiche, mostre e conferenze, l’accademia promuove nel nostro Paese la conoscenza delle realtà culturali contemporanee della terra dei faraoni.

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egitto accademia

egittoIn alto: Hatem Said, lavori di riadattamento dell’Accademia d’Egitto a Roma

 

giappone

Sull’altro versante di viale delle Belle Arti, sulla collina dirimpettaia in direzione dei Parioli, le ultime accademie da passare in rassegna: l’accademia del Giappone, con ingresso da via A. Gramsci, si erge solitaria verso il giardino che affaccia sul Museo Etrusco; e infine quella austriaca con ingresso da viale Bruno Buozzi.

Nel secondo dopoguerra gli accordi bilaterali Italia-Giappone posero le basi per la costituzione di un’accademia culturale del Paese del Sol Levante nella Città Eterna.
Nel 1961 si pose la prima pietra dell’edificio e appena un anno dopo, all’approssimarsi del Natale 1962 ci fu l’inaugurazione dell’Istituto Giapponese di Cultura a Villa Giulia.

Ne fu progettista l’architetto giapponese Yoshida Isoya (Tokio, 1894-1975) il quale tradusse in cemento armato le caratteristiche tipologiche delle costruzioni in legno del periodo Heian (IX-XII secolo): pilastri sporgenti, falde del tetto aggettanti, contrasti cromatici, finestre a grate (che in giapponese sono dette shitomi), il peristilio esterno, la scalinata d’ingresso etc. Anche gli interni sono conformati alla tradizione: grande uso di legno, rivestimenti in stoffa, porte scorrevoli (shôji), tendaggi etc. Questo suo stile che fonde elementi della tradizione con le soluzioni costruttive della modernità in Giappone è detto sukiya.

A fare tutt’uno con l’edificio è il giardino esterno che non è semplicemente cornice ma secondo la concezione orientale costituisce una estensione naturale dell’opera architettonica dell’uomo, in simbiosi con l’armonia del creato. In primavera, con il fiorire dei ciliegi, diventa un vero e proprio eden.

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gramsciIn alto: Yoshida Isoya, Accademia del Giappone a Roma

 

austria

Ultima dell’elenco l’accademia austriaca situata alla convergenza di via A. Gramsci con viale B. Buozzi. Si affaccia su viale delle Belle Arti, proprio sopra il cosiddetto Arco Oscuro, una antica galleria scavata nella roccia tufacea che collega la parte pianeggiante di Ville Giulia con la sommità dei Parioli.

L’edificio fu realizzato dall’Austria hitleriana alla metà degli anni Trenta, concepito come sede dell’Istituto Storico Austriaco. Si tratta di architettura razionalistica con evidenti citazioni classiche, come le due grandi colonne del prospetto principale o l’uso dei materiali della tradizione romana come il mattone ed il travertino..

Si deve all’architetto viennese Karl Holey (1879-1955) che seguì i lavori affidati alla nota impresa lombarda Figli di Pietro Castelli. Proprio per evitare la distruzione del tunnel dell’Arco Oscuro l’imponente scalinata di rappresentanza prevista dal progetto originario, fu sostituita da una di più modeste dimensioni.

Con l’annessione dell’Austria al Reich l’istituto viene inglobato dall’Istituto Germanico e la restituzione dell’edificio alla Repubblica Austriaca avviene solo nel dopoguerra. L’Istituto di cultura austriaco riapre i battenti nel 1950 e gli ampliamenti resisi nel frattempo necessari furono affidati, a partire dal 1956, agli architetti Ugo Dal Mas e Pietro Limonta, che avevano già lavorato all’ambasciata austriaca.

austria

austria laterale

austria dall'altoIn alto: Karl Holey, Accademia dell’Austria a Roma (con gli ampliamenti di Dal Mas e Limonta)

 

In basso: mappa delle Accademie attorno al viale della Belle Arti, Roma

mappa belle arti - Copia

 

 

 

 

 

 

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