In Italia c’è Ghiglia. C’è Oscar Ghiglia e basta

E’ davvero singolare il fatto che il pittore ritenuto da Amedeo Modigliani il più interessante nell’Italia di primo Novecento, non abbia avuto, da parte di critici e storici dell’arte, la considerazione e il rilevo che in fondo avrebbe meritato.

L’episodio è noto e lo racconta Anselmo Bucci. Quando Modigliani si trovava a Parigi ebbe a confidare proprio al pittore marchigiano la propria personalissima opinione sulle condizioni dell’arte contemporanea nel Belpaese:  “In Italia non c’è nulla, sono stato dappertutto. Non c’è pittura che valga. Sono stato a Venezia, negli studi. In Italia, c’è Ghiglia. C’è Oscar Ghiglia e basta”.

Invece da noi Ghiglia, che negli anni giovanili e livornesi di Modigliani era stato suo intimo amico a dispetto della differenza di età, ha pagato lo scotto del pregiudizio che mosse l’ambiente culturale italiano degli anni ’50 nei confronti del periodo tra le due guerre, identificato con il regime fascista, e come tale bollato negativamente a prescindere. A questo si aggiunga il provincialismo di certi soloni che induceva a considerare meritevole di nota solo ciò che era in linea con i dettami delle avanguardie e con quanto  accadeva a Parigi. Soltanto con il tempo, quando rancori e personalismi furono sopiti, si ebbe l’animo sgombro da preconcetti e si è potuto valutare con obiettivo distacco le vicende artistiche italiane degli anni ’20 e ’30 del secolo scorso, che al contrario sono stati riscoperti come anni vitali, con esiti assai interessanti e degni della dovuta attenzione.

Ghiglia era nato a Livorno il 23 agosto 1876, dunque otto anni prima del suo più celebrato amico Amedeo, conosciuto presso lo studio del pittore Guglielmo Micheli. Qui ebbe modo di incontrare anche Adolfo De Witt e Llewelyn Lloyd, un bel gruppo di artisti che, partiti dall’insegnamento dei Macchiaioli e di Giovanni Fattori, furono capaci di elaborare una propria cifra estetica ed una autonoma personalità.

Nel 1900 Ghiglia si trasferisce a Firenze per frequentare la Scuola libera del nudo e nel capoluogo toscano si ritrova a dividere l’appartamento con Modigliani in via San Gallo. L’ambiente intellettuale fiorentino di quegli anni è animato dalle personalità di Giovanni Papini, Giuseppe Prezzolini, Ardengo Soffici; dalle riviste letterarie come  “Il Marzocco”, “Il Leonardo”, “La Voce”; dai salotti che facevano a gara per avere ospite un Berenson o un Ugo Ojetti.

Anche Papini, facendo eco al giudizio di Modigliani, manifestò pubblicamente l’apprezzamento per Oscar Ghiglia al punto di scrivere  che l’avvenire delle Belle Arti in Italia dipendeva in gran parte dal lavoro di Oscar Ghiglia.

Se Amedeo Modigliani – malgrado quella che nei futuri anni francesi sarà la sua aura di disperato e maudit –  era il giovine di buona famiglia borghese, il suo compagno livornese Oscar aveva una diversa e umile estrazione sociale. In una lettera scritta da Ghiglia ad Ojetti nel 1920 traccia di sé questo ritratto: “Tutta la giovinezza è trascorsa tra malattie e miseria, la più viva, la più nera, la più triste e fra gente povera che rischiava la vita per vivere”. Prima di dedicarsi alla pittura dovette prestarsi ai lavori più disparati, da apprendista in una bottega di fabbro a venditore ambulante, frequentando le scuole serali con gli operai.

Livorno, città portuale e proletaria, ha sempre avuto una tradizione socialista e i suoi abitanti si presentano come particolarmente sensibili alle istanze delle classi più emarginate.

E’ dunque questo il retroterra che troviamo all’origine dell’avventura pittorica di Ghiglia, in cui alle “fisiologiche” ascendenze macchiaiole di Fattori si sovrappongono echi del simbolismo secessionista e dei Nabis, conosciuti alla Biennale veneziana dove esordisce nel 1901. Gli scritti di Ardengo Soffici gli fanno scoprire anche la modernità precorritrice delle tele di Cezanne.

Sono dunque queste le coordinate formali entro cui, in sintesi, si colloca l’estetica pittorica di Oscar Ghiglia.

Nel 1902 sposa Isa Morandini che ritrae in un quadro presentato l’anno successivo nella sala toscana alla Biennale di Venezia. Papini e Prezzolini spinsero per fargli assegnare la medaglia d’oro, senza però riuscirci.

Nel frattempo Modigliani si recava a Parigi ed è così che le strade dei due si dividono. Dedo (come veniva chiamato in famiglia Amedeo) continua a scrivere lettere al suo amico del cuore rimasto in Toscana, sollecitandolo a raggiungerlo in Francia e conoscere davvero le nuove tendenze dell’arte; ma senza esito, perché le condizioni economiche e familiari di Ghiglia non potevano certo permetterglielo.

Alle soglie della Grande Guerra, intorno ai primi anni ’10 del secolo scorso, la carriera di Ghiglia subisce una svolta, non solo per la maturazione del suo stile e della sua attività, ma perché i collezionisti cominciano ad interessarsi fattivamente ai suoi quadri e decisivo è l’incontro con Gustavo Sforni che nel 1911 gli propone un contratto in esclusiva con un mensile fisso, in cambio del diritto di prelazione sulle sue tele. Nel frattempo cura una rilettura critica in chiave cezanniana di Fattori nella monografia che Ghiglia pubblica nel 1913.

Con l’imprimatur di Soffici, Papini e Ojetti (che addirittura lo accomuna alla tradizione toscana di Piero della Francesca), Oscar Ghiglia sembra avere trovato la quadratura della sua personalità. Proprio mentre da lì a poco da Parigi giungerà la notizia della prematura, tragica morte di Modigliani.

Eppure, mentre Modigliani si avvia a tramutarsi in leggenda, lentamente la stella di Ghiglia comincia lentamente a declinare.

Il dopoguerra lo vede appartato a lavorare ripiegato su se stesso, interessato alle nature morte, ai ritratti, a scene di genere e di tono intimista. Continua ad esporre in collettive, come quella storica del 1926 del Novecento Italiano alla Permanente di Milano.

Nel 1929 espone alla Galleria Pesaro, ancora nel capoluogo lombardo, con due comprimari d’eccezione: i suoi figli Valentino (Firenze 1903-1960) e Paulo (Firenze 1905-Roma 1979) – l’uno specialista in nature morte, l’altro con una predilezione per i ritratti –  i quali, emuli del padre, avevano scelto di dedicarsi ai pennelli, con non certo memorabili risultati di mestiere.

Dopo anni di oblio e di malattia, Oscar Ghiglia si spegne a Firenze il 24 giugno del 1945. Nel 1948 Firenze gli rende omaggio con una mostra retrospettiva a tre anni dalla morte.

Per saperne di più: 

Oscar Ghiglia 1976-1945, catalogo della mostra antologica per il trentennale della scomparsa, a cura di R. Monti, Galleria d’Arte Sant’Ambrogio, Milano 16 novembre – 19 dicembre 1974,

P. Stefani, Oscar Ghiglia e il suo tempo, Vallecchi, Firenze 1985

Oscar Ghiglia. Aristocratica voce del Novecento, catalogo della mostra,a cura di V. Quercioli, C. Zappia, Galleria Cancelli, Firenze aprile – maggio 1986, Arti Grafiche “Il torchio”, Firenze 1986

Oscar Ghiglia. Maestro del Novecento italiano, catalogo della mostra, a cura di A. Marabottini, V. Quercioli, Prato 19 settembre – 20 ottobre 1996,  Firenze Libri, Firenze 1996

M. D’Ayala Valva, Ghiglia, 5 Continents Editions, Milano 2006

E. Angiuli, Oscar Ghiglia. Un mosaico di colori e di spazi, Paglia editore, Firenze 2008

 

GALLERIA GHIGLIA

DONNA CON LIBROO. Ghiglia, Donna con libro, olio su tela, s.d. 

Ghiglia Donna allo specchioO. Ghiglia, Donna allo specchio, olio su tela, s.d

ritratto della moglie isa morandini 1902 olio su tela cm 130 x 130O. Ghiglia, Ritratto della moglie Isa Morandini, 1902, olio su tela, cm. 130 x 130

isa e valentino 1906 olio su cartone 35 x 25

O. Ghiglia, Isa e Valentino, 1906, olio su cartone, cm. 35 x 35

AKG1841716O. Ghiglia, Ritratto di Llewelyn Lloyd, 1907, olio su tela

FULVIO DE BACCI CON IL CAPPOTTO BLU 58 X 49 OLIO SU TELA 1908O. Ghiglia, Fulvio de’ Bacci con il cappotto blu, 1908, olio su tela, cm. 58 x 49

RITRATTO F. DE BACCI OLIO SU TELA 61X40O. Ghiglia, Ritratto di Fulvio de’ Bacci, olio su tela, cm. 61 x 40

ghiglia donna che scrive 1908O. Ghiglia, Donna che scrive, 1908c., olio su tela

tavola imbandita1908 olio su tela cm 55 x 79O. Ghiglia, Tavola imbandita, 1908, olio su tela, cm. 55 x 79

oscar ghiglia conchiglieO. Ghiglia, Conchiglie, s.d., olio su tela

oscar ghiglia lo specchio 1909O. Ghiglia, Lo specchio, 1909, olio su tela

natura morta con pesce e limone olio su tela 34,3 x 43O. Ghiglia, Natura morta con pesce e limone, s.d., olio su tela, cm. 34,3 x 43

ghiglia-natura-morta-1920.jpgO. Ghiglia, Natura morta, 1920, olio su tela

donna-che-si-pettina-1909-olio-su-tela-cm-61-x-585O. Ghiglia, Donna che si pettina, 1909, olio su tela, cm. 61 x 58,5

Ojetti nel suo studio 1909-10 olio su telaO. Ghiglia, Ugo Ojetti nel suo studio, 1909-10, olio su tela 

guido libertini che legge 1912 olio su tela 49x37,5O. Ghiglia, Guido Libertini che legge, 1912, olio su tela, cm. 49 x 37,5

GUSTAVO SFORNI IN VERANDA CHE LEGGE 1913O. Ghiglia, Gustavo Sforni in veranda che legge, 1913, olio su tela

GHIGLIA NOIAO. Ghiglia, Noia, s.d., collezione Sforni

ragazza col cappello di paglia 1914-15O. Ghiglia, Ragazza col cappello di paglia, 1914-15, olio su tela

ghiglia donna di spalle in un interno olio su tela cm 58,5 x 48O. Ghiglia, Donna di spalle in un interno, s.d., olio su tela, cm. 58,5 x 48

ghiglia la pianista olio su tela 75 x 75O. Ghiglia, La pianista, s.d., olio su tela, cm. 75 x 75

RITRATTO ROMOLO MONTI CM 51X41,5O. Ghiglia, Ritratto di Romolo Monti, s.d., olio su tela, cm. 51 x 41,5

RITRATTO DI GIUSEPPE VANNICOLA OLIO SU TELA CM 87 X 73O. Ghiglia, Ritratto di Giuseppe Vannicola, s.d., olio su tela, cm. 87 x 73

PENSIERI OLIO SU TELA CM 65 X 55O. Ghiglia, Pensieri, s.d., olio su tela, cm. 65 x 55

MODELLA ALLO SPECCHIOO. Ghiglia, Modella allo specchio, s.d., olio su tela

paulo con la barca 1918 olio su tela cm 63 x 63O. Ghiglia, Ritratto di Paulo con la barca, 1918, olio su tela, cm. 63 x 63

oscar ghiglia AUTORITRATTO 1920O. Ghiglia, Autoritratto, 1920, olio su tela

adelaide banti 1926, olio tela 130 x 90O. Ghiglia, Ritratto di Adelaide Banti, 1926, olio su tela, cm. 130 x 90

ghiglia. la cinese, accordi di colore 1929c. oliosu tela 97 x 83O. Ghiglia, La cinese (accordi di colore), 1929, olio su tela, cm. 97 x 83

ROSE ROSA OLIO SU CARTONE 1936CM 35,8 X 31,4O. Ghiglia, Rose rosa, 1936, olio su cartone, cm. 35,8 x 31,4

FIGLI D’ARTE: VALENTINO E PAULO GHIGLIA

VALENTINO natura morta con cocomero e fiori olio su cartoncino cm 49 x 59Valentino Ghiglia (1903-1960), Natura morta con cocomero e fiori, s.d., olio su cartoncino, cm. 49 x 59

valentino olio su tavola 40 x 50Valentino Ghiglia (1903-1960), Natura morta, s.d., olio su tavola, cm. 40 x 50

valentino ghiglia, fiori nel vaso, olio su cartone, cm 35 x 49,3Valentino Ghiglia (1903-1960). Fiori nel vaso, s.d., olio su cartone, cm. 35 x 49,3

Paulo Ghiglia Autoritratto cm. 67,5 X 50 OLIO SU MASONITE 1937Paulo Ghiglia (1905-1979) , Autoritratto, 1937, olio su masonite, cm, 67,5 x 50

paulo ghiglia olio su tavola 44 x 56Paulo Ghiglia (1905-1979), Figura femminile, s.d., olio su tavola, cm. 44 x 56

paulo ghiglia ritratto di donna, olio su tela cm 60 x 50Paulo Ghiglia, Ritratto di donna, s.d., olio su tela, cm. 60 x 50

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