Mecenati greci nella cultura del Novecento (parte III): Alèxandros Jolas

Alexander/Alèxandros Jolas in realtà si chiamava Kostantinos Koutsoudis, greco d’Egitto nato ad Alessandria. La data di nascita resta controversa. I documenti ufficiali parlano del 25 marzo del 1907 ma sembra che avesse falsificato il passaporto cedendo alla vanità di potersi ringiovanire di qualche anno. Adrian Dannatt, curiosando negli archivi Jolas, avanza il sospetto che sia nato non più tardi del 1900.

Per i suoi studi, come gran parte della gioventù dell’alta borghesia greca, nel 1924 scelse Berlino dove inizialmente prese lezioni di pianoforte per poi abbandonarle a favore della danza classica. Quando nel 1930 l’ombra di Hitler e del partito nazista si allunga minacciosa sulla Germania, decide di trasferirsi a Parigi dove il clima è senz’altro più rassicurante e creativo. La conoscenza di personaggi del calibro di Jean Cocteau, de Chirico, Braque, Picasso e tutti i surrealisti (da Magritte a Man Ray e Max Ernst) è indubbiamente più congeniale alla sua indole artistica. E’ nella Capitale francese che scatta la passione per la pittura e per il collezionismo.

La sua carriera di ballerino lo porta in giro per l’Europa e lo spinge anche Oltreoceano, dagli Stati Uniti al Sud America, ingaggiato dalla compagnia teatrale di Theodora Roosvelt Keogh prima e successivamente in tournée con quella del Marquis de Cuevas.

1925 30Alèxandros Jolas in uno scatto della celebre fotografa greca Nelly. Acropoli di Atene, 1925-30c.

roosvelt

roosvelt Brasile

A. Jolas e Theodora Roosvelt durante un loro balletto e in Brasile nel 1940 sul lungomare di Rio

Quando nel 1944 rimane vittima di un infortunio è costretto ad abbandonare la danza, decide così di impegnarsi nel mercato dell’arte allorché, vezzeggiato dai salotti newyorkesi, gli viene offerta la direzione della Galleria Hugo a New York che proprio in quello stesso anno era stata fondata da Robert Rotschild, da Elizabeth Arden e dalla principessa Maria Ruspoli Hugo. Ha così inizio la strepitosa carriera di questo stravagante dandy mediorientale dal grande talento artistico e dal fiuto per gli affari. Tanto che già nel 1955, in società con il ballerino e amico del cuore Brooks Jackson, riesce a dare vita ad una propria galleria d’arte, la Jackson-Jolas Gallery nel centro della Grande Mela.

In seguito rimase solo il proprio nome e mentre il suo astro fortunato cresceva aprì succursali in tutto il mondo ed oltre New York inaugurò gallerie a Parigi, Milano, Roma (Galleria Jolas-Galatea), Madrid (Galeria Jolas-Velasco), Ginevra (Galerie Jolas-Engelberts), Atene (Jolas-Zoumboulakis Gallery), Città del Messico.

Gli è riconosciuto il merito di avere lanciato un gran numero di artisti che proprio grazie a Jolas sono diventati fra i nomi più quotati del mercato internazionale, primo fra tutti Andy Warhol, ma lo stesso può dirsi per Pavel TchelitchewRoberto Matta, Joseph Cornell, Yves Klein, Kounellis, Takis (alias Panajotis Vassilakis). Fu tra i primi e più accesi sostenitori dei Surrealisti europei. Sempre trasgressivo ed abile nel subodorare le novità da anticipare sulla piazza, sin dal 1962 espone a New York i lavori di Niki de Saint Phalle.

Rene Magritte and Alexander IolasA. Jolas fotografato con René Magritte nel 1965 

brauner 1965A. Jolas a Parigi nel 1965, mostra del surrealista Victor Brauner

polaroid 1969A. Jolas in una foto Polaroid scattata nel 1969 da Andy Warhol

jolas niki san sebastiano di takis 1974A. Jolas alla presentazione del provocatorio San Sebastiano (datato 1974) dello scultore ateniese Panajotis Vassilakis (1925), noto semplicemente come Takis

La sua abilità nel conquistare i clienti era sostenuta da una forte e stravagante personalità, accentuata da modi e abbigliamento particolari, che di sicuro affascinava l’interlocutore.

Nel 1965 fa ritorno in Grecia e ad Atene, dopo la Jolas Zoumboulakis apre la galleria Bernier e viene inserito come consulente nel Museo Macedone di Arte Contemporanea di Salonicco, che gli è debitore di una nutrita donazione di opere della sua collezione personale. 

vista zenitaleVista zenitale di Villa Jolas, ad Aghìa Paraskevì, piccolo comune ad est della Capitale greca. Il lotto è ad angolo tra via Dimokratìa e via Crisostomo di Smirne

Ad Aghìa Paraskevì, nei dintorni della Capitale ellenica, al civico 6-8 di via Dimokratìa, si fa costruire un enorme villone di oltre millecinquecento metri quadrati su due piani fuori terra ed un seminterrato, con annesso mezzo ettaro di giardino, coinvolgendo nel progetto Dimitris Pikionis, uno dei più apprezzati ed influenti architetti greci (Pireo 1897 – Atene 1968), che ne suggerì l’impianto. C’è chi ha messo in discussione la paternità di Pikionis – prima fra tutti la stessa Aghnì Pikioni, figlia dell’architetto e curatrice del suo archivio – in assenza di riscontri documentali, salvo le dichiarazioni dei biografi di Jolas. Il gallerista sarebbe venuto in contatto con l’architetto pireota grazie all’intermediazione del comune amico Zervòs. Vero è che non sono pochi gli elementi stilistici (portico, lastricato, composizione dei volumi, ambientazione, dettagli desunti dalla tradizione) propri dell’estetica di Pikionis e ricorrenti nella sua cifra figurativa, tanto da poterlo ritenere in qualche modo l’ispiratore di Villa Jolas (o almeno suo padre putativo). Sono stati fatti i nomi di Pavlos Karantzòpoulos, che di Pikionis era allievo; di Arthur Schepers; di Manolis Karandinòs, il quale sicuramente si interessò degli ambienti al primo piano. Infine è d’obbligo fare il nome di Yorgos Mousoùris, che ne sarebbe il vero progettista ma che, essendosi laureato in America, non avrebbe potuto firmare i disegni e a questo provvide l’ing. Karandinòs.

dettaglio Jolas

dettaglioIl gusto per il dettaglio, per i materiali e i disegni della tradizione greca, per i percorsi lastricati nel giardino, sono caratteri stilistici di Villa Jolas in sintonia con la lezione architettonica di Pikionis

pianta piano terra

PRIMO PIANO

SEMINTERRATOPlanimetrie del piano terra, del primo piano e del piano seminterrato. Disegni di Y. Mousoùris

Poiché i lavori si protrassero lungo gli anni Sessanta sino al 1972, con aggiunte e ripensamenti, è lecito credere che ci fu una alternanza e collaborazione di diversi personalità, come è fisiologico che accada per un organismo architettonico di tali dimensioni e con una committenza tanto esigente.

Ai decors e alla sistemazione degli interni si interessò l’amico Yannis Tsarouchis, pittore sotto contratto della Jolas Gallery di New York. Le due colonne che sostengono il portico d’ingresso poggiano rispettivamente su un ariete ed un leone intagliati in marmo fatto venire dall’Italia, e rappresentano i segni zodiacali legati al sole di nascita e all’ascendente di Jolas, venuto alla luce il 25 marzo. Le porte rivestite in foglia d’oro erano opera di Yannis Kardamatis, un artista greco nato in Germania. 

claude françois xavier lalanne manolis karandinos Jolas atene 1974Atene 1974: l’ing. Manolis Karandinòs nel suo studio, fra i coniugi Lalanne e Jolas

iolas atene

Jolas a villa JolasA. Jolas fotografato nella sua villa ateniese di Aghìa Paraskevì

Villa Jolas era stata concepita per diventare un giorno casa-museo dove conservare le sue raccolte d’arte. Alla sua morte gli eredi decisero di vendere la costruzione ad una società immobiliare ma il Ministero Ellenico della Cultura bloccò la transazione e nel 1998 dichiarò Villa Jolas patrimonio culturale nazionale. Purtroppo la mancanza di fondi ha impedito qualsiasi intervento di ristrutturazione e riuso, tanto che con gli anni l’edificio è progressivamente deperito, al punto che oggi versa in uno stato di degrado e di abbandono veramente avvilenti. Anche la gran quantità di opere d’arte là conservate sono sparite, alcune rubate altre irrimediabilmente distrutte. 

Rimasta incustodita la villa è stata occupata da vandali, sbandati senza fissa dimora, tossicodipendenti, persino satanisti che l’hanno devastata, coprendone di graffiti e scritte oscene le pareti esterne ed interne, quelle pareti su cui un tempo facevano bella mostra di sé le tele dei più rinomati artisti contemporanei. Persiane e porte sono state scardinate per accendere falò di fortuna – per scaldarsi in inverno o per strani riti magici – affumicando pavimenti e soffitti. Maioliche e sanitari sono stati divelti. Si è anche sparsa la diceria che la villa sarebbe infestata da fantasmi, alimentando così una morbosa e funesta fama, ad uso e consumo dei più suggestionabili.

Dopo trent’anni di incuria, nonostante i reiterati appelli da parte di associazioni locali ed internazionali, finalmente si ha avuto notizia che la Municipalità di Aghìa Paraskevì ed il Ministero dei Beni Culturali si siano mossi per il recupero di Villa Jolas con l’obiettivo di riqualificarne la fruibilità.

porte KardamatisLa porta di Villa Jolas rivestita in foglia d’oro da Y. Kardamatis (Berlino 1915 – Avignone 2009)

terrazza

esterno villa

iolasa interni

villa iolas magritte

scale di villa Jolas

1983I983: Jolas padrone di casa in Grecia, raffinato ed eccentrico (talora sopra le righe), tra candelabri di Benvenuto Cellini, tende bizantine, sofà appartenuti a Proust o a Maria Antonietta, maschere egizie, quadri di arte contemporanea.  Alla parete il mobile-bar ricavato in una scultura di Claude e François Xavier Lalanne

interniInterni di Villa Jolas com’era

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esterni iolasLo stato di abbandono in cui versa Villa Jolas

Nel 1976, dopo la morte di Max Ernst, Jolas decise di chiudere tutte le sue gallerie europee, mantenendo aperta solo quella di New York, che rappresentava il suo cuore pulsante.

Alla metà degli anni Ottanta, un fac-totum a servizio di Jolas,  Adonis Nikolau detto Maria Callas per la sua mania di girare en travesti,  dopo essere stato licenziato dal gallerista,  animato da spirito di vendetta sollevò un grosso scandalo – prontamente cavalcato del quotidiano greco “Avrianì” – accusando il collezionista di “contrabbando di antichità, spaccio di sostanze stupefacenti, prostituzione maschile”. Nella ridda di nomi che la stampa gettava in pasto ai lettori, oltre a quelli del musicista Chadzidakis, dei pittori Tsarouchis o Yorgos Savvakis, spuntò anche quello dell’ex presidente Costantino Karamanlis, di cui si adombrava il coinvolgimento nei “traffici” che nella villa di Aghìa Paraskevì si sarebbero consumati. Il regista greco Costa-Gavras sottoscrisse una petizione a favore di Jolas, firmata da centinaia di uomini di cultura greci e francesi, incluso il presidente Mitterand. I pesanti pettegolezzi non fecero in tempo ad essere provati o smentiti perché l’udienza del processo  era stata fissata al luglio 1987, quando Alèxandros Jolas era ormai venuto a mancare giusto il mese precedente. Ma la diffamazione travolse irrimediabilmente tutto e tutti perché la calunnia, come insegna Sterbini,  “nelle orecchie della gente s’introduce destramente”.

Che Jolas fosse omosessuale era cosa ben nota, cui gli smaliziati e tolleranti ambienti artistici e intellettuali europei o americani avevano sempre dato scarsa importanza. Tornato a New York Alèxandros Jolas  aveva scoperto di essere malato di AIDS e si spense al Cornell Medical Center l’8 giugno del 1987. Una curiosa fatalità: si tratta dello stesso anno e dello stesso ospedale in cui pochi mesi prima era morto, con la medesima diagnosi e per la medesima sindrome, Andy Warhol, alla cui ascesa proprio Jolas aveva contribuito.

jolas warhol

 

multipliSulla parete di Villa Jolas: multiplo acrilico di A. Warhol con il ritratto del gallerista

1982 alessandro magnoIn alto: acrilico di Alessandro Magno realizzato da Warhol nel 1982 su richiesta dello stesso Jolas, oggi conservato al Museo di Arte Moderna di Salonicco

iolas nureyevJolas fotografato con Nureyev, uniti dalla passione per la danza. Anche il grande ballerino russo morirà stroncato dall’AIDS nel 1993 non ancora cinquantacinquenne

jolasAlèxandros Jolas (Alessandria 1907? – New York 1987)

FINE

links:

https://muromaestro.wordpress.com/2018/05/29/mecenati-greci-nella-cultura-del-novecento-adonis-benakis/

https://muromaestro.wordpress.com/2018/05/29/mecenati-greci-nella-cultura-del-novecento-parte-ii-zervos-e-teriade/

1965 Parigi

In copertina: Foto di gruppo alla Galerie Jolas di Parigi, 1965, in occasione della mostra Made in Japan. In basso a destra il collezionista Alèxandros Jolas

 

 

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