Yannis Tsarouchis, i ragazzi del Pireo o dell’amore greco

Il pittore greco Yannis Tsarouchis ha la ventura di trovarsi a Parigi durante la stagione antecedente la seconda guerra mondiale, negli anni Trenta e Quaranta del secolo scorso. Non bello ma disperatamente alla ricerca della bellezza, è mosso da una bruciante, inconfessabile passione: quella che porta Zeus a trasformarsi in aquila e rapire Ganimede per farne il suo coppiere; Adriano a disseminare di ritratti del favorito Antinoo le province del proprio immenso impero; Aschenbach a morire a Venezia cercando con lo sguardo la silhouette di Tadzio che scolorisce all’orizzonte. Sono gli “eccentrici amori” di cui parla Peyrefitte (PEYREFITTE 1949): quella passione “socratica” che un tempo veniva chiamata, per velata allusione, amore greco.

Londria galleria Redfern 1951Yannis Tsarouchis (Pireo, 13 gennaio 1910-Atene,  19 luglio 1989) in una foto del 1951 alla Galleria Redfern di Londra

* * * * *

Nella fumosa taverna
ora è l’odore del porto e del vento.
Libero vento che modella i corpi
e muove il passo ai bianchi marinai
.

Sandro Penna (PENNA 1939, p. 32)

Il poeta Sandro Penna (Perugia 1906-Roma 1977) non faceva mistero – sia pure con  debita discrezione – delle proprie inclinazioni sessuali e nell’immaginario omofilo il marinaio incarna quella permeabilità alle occasioni e alle tentazioni che fa chiedere ai cantanti Lucio Dalla e Francesco De Gregori come facciano questi “mascalzoni imprudenti con la vita nei calzoni… a baciarsi tra di loro e rimanere veri uomini però”. Ed è lo stesso Penna, in un’altra sua poesia del 1939, ad evocare la sottile fascinazione di quelle promesse di avventura quando, risvegliatosi all’alba sul vagone di un treno,  si trova accanto “un marinaio giovane: l’azzurro / e il bianco della sua divisa, e fuori / un mare tutto fresco di colore” (PENNA 1939, p. 9).

* * * * *

Ta pedià tou Pireà è una  intramontabile canzone greca scritta da Manos Chadzidakis (1925-1994) e interpretata da una strepitosa Melina Mercouri nel film del 1960 Mai di domenica, del francese Jules Dassin. E’ un inno agli aitanti, spavaldi ragazzi che girano per il porto del Pireo (v. NOTA). L’omosessualità di Chadzidakis era nota ma, data l’epoca, il fatto che i sottintesi dei suoi testi fossero cantati da donne, ne smorzava l’impatto sui benpensanti. Si tratta di situazioni che molto attingono alle liriche del greco d’Alessandria Costantinos Kavafis (1863-1933), il più noto e tradotto poeta di lingua neo-ellenica del Novecento, che nei suoi versi allude spesso all’omoerotismo, alle fumose taverne di porto, ai marinai che vi si avventurano (KAVAFIS 2004). E quei seducenti marinai pireoti sono gli stessi che ritroviamo nelle tele di Yannis Tsarouchis (Pireo 1910-Atene 1989), mediterraneo e perciò imparentato con tradizione e miti della classicità tardo-antica, con i risvolti che una tale eredità comporta.

La biografia di un pittore, per essere davvero autentica, dovrebbe scriversi coi suoi quadri, nei quali sono impressi i più impercettibili particolari della vita di un uomo” (TSAROUCHIS 1966, p. 13). Ed è dunque attraverso le sue tele che noi ricostruiamo il profilo esistenziale di questo interessantissimo pittore greco di eccezionale livello qualitativo.

Allievo all’Accademia di Belle Arti di Atene fra il 1929 ed il 1934, lavora come assistente di Fotis Kondoglou (Aivàli 1895-Atene 1965) e con il prestigioso mentore  si reca al Monte Athos per imparare la tecnica dell’encausto e dell’affresco; a preparare le tempere come facevano i bizantini: “Torniamo all’antico e sarà un progresso” (TSAROUCHIS 1974).

Del 1935 è il primo viaggio a Parigi: al Louvre copia i ritratti del Fayyum e i tessuti copti; conosce l’editore Tériade, originario di Lesbo; incontra Matisse (che ammira e avrà modo di conoscere meglio nel ’51 al suo ritorno nella capitale francese); lavora a fianco di Giacometti e Max Ernst. Nel 1936, dopo un breve soggiorno a Napoli, per inebriarsi dell’arte pompeiana, rientra ad Atene dove nel 1938 organizza la sua prima mostra personale.

Negli anni ’40 incentra la sua pittura sullo studio del colore e dell’armonia. Durante i decenni ’50 e ’60 – dopo avere esposto nel 1951 a Parigi e a Londra, rispettivamente alla galleria d’arte di Faubourg e alla Redfern – abbandona quasi del tutto la pittura per dedicarsi alle scenografie teatrali, lavorando in tutta Europa e in America (a fianco della Callas). Nel 1961 sbarca a New York per la sua prima mostra Oltreoceano alla Iolas Gallery – del facoltoso ed influente collezionista greco-egiziano Alèxandros Jolas (alias Costantino Koutsoudis) –  che lo ha sotto contratto.

Con la ditta tura dei Colonnelli (1967-1974), Tsarouchis lascia la Grecia e si trasferisce a Parigi. Nel ’74 è a Roma, dove espone alla galleria Il Gabbiano e là io, giovane studente di architettura,  ebbi la fortunata occasione di incontrarlo una mattina. Le sale erano vuote e il pittore se ne stava lì annoiato o pensieroso; quando mi vide entrare si propose come guida d’eccezione ai suoi lavori ed io rimasi lì ammirato ad ascoltare quella sua improvvisata lezione sull’arte. Nel congedarmi mi fece dono del catalogo, che ancora gelosamente conservo.

Gli ultimi anni della sua vita trascorrono tranquilli tra la Francia e la Grecia, dove nel 1982 inaugura il Museo Tsarouchis nell’elegante quartiere ateniese di Maroussis e dove si spegne, nell’estate del 1989. Pochi mesi prima aveva scritto: “Io appartengo ad un’epoca in cui gli uomini erano liberi, senza pensare alle conseguenze della loro libertà. Si faceva tutto ciò che si voleva per imparare le cose inutili. Inutili per gli uomini razionali, ma utili per gli uomini istintivi” (TSAROUCHIS 1989).

Ed è davvero un leggero vento etesio di libertà a soffiare sulle teste, arruffandone i capelli, di quella sana e robusta gioventù che popola le strade riarse della Grecia di Tsarouchis, fatta di kafenìon e caserme, di biciclette e palestre. Ma che poi finisce con l’appartarsi nella penombra complice di una stanza di xenodochìon e sfilarsi la divisa come fosse un commediante che alla fine della messinscena si toglie la maschera dal viso.

Nelle “giovani prede” di Tsarouchis – tanto per citare ancora Peyrefitte (PEYREFITTE 1956) – non sono pochi i collegamenti con il repertorio iconografico del nostro Filippo De Pisis, divorato da un medesimo fuoco e di cui riconosciamo la stessa lacerante inquietudine.

Cfr. link:  https://muromaestro.wordpress.com/2016/02/13/lo-sguardo-velato-rivelante/

 

NOTA

Testo originale della canzone Ta pedìà tou Pireà, di M. Chadzidakis (traduzione italiana a cura di chi scrive)

Όσο κι αν ψάξω, δεν βρίσκω άλλο λιμάνι / τρελλή να με ‘χει κάνει, όσο τον Πειραιά / Που όταν βραδιάζει, τραγούδια μ’ αραδιάζει / και τις πενιές του αλλάζει, γεμίζει από παιδιά

Aπό την πόρτα μου σαν βγω / δεν υπάρχει κανείς που να μην τον αγαπώ / και σαν το βράδυ κοιμηθώ, ξέρω πως θα τον ονειρευτώ

Πετράδια βάζω στο λαιμό,  και μια χάντρα φυλακτό / γιατί τα βράδια καρτερώ, στο λιμάνι σαν βγω / κάποιον άγνωστο να βρω

Per quanto io cerchi / non riesco a trovare  un altro porto / che mi faccia impazzire come il Pireo / che quando fa sera mi sforna canzoni / cambia i plettri e si riempie di ragazzi

Appena varco la porta / non c’è nessuno che io non ami / e quando mi addormento la sera / so che me lo sognerò

Indosso un girocollo con una gemma come amuleto / perché aspetto la sera quando scenderò al porto / in cerca di uno sconosciuto

Όσο κι αν ψάξω, δεν βρίσκω άλλο λιμάνι / τρελλή να με ‘χει κάνει, όσο τον Πειραιά / Που όταν βραδιάζει, τραγούδια μ’ αραδιάζει / και τις πενιές του αλλάζει, γεμίζει από παιδιά

Aπό την πόρτα μου σαν βγω / δεν υπάρχει κανείς που να μην τον αγαπώ / και σαν το βράδυ κοιμηθώ, ξέρω πως θα τον ονειρευτώ

Πετράδια βάζω στο λαιμό,  και μια χάντρα φυλακτό / γιατί τα βράδια καρτερώ, στο λιμάνι σαν βγω / κάποιον άγνωστο να βρω

Per quanto io cerchi / non riesco a trovare  un altro porto / che mi faccia impazzire come il Pireo / che quando fa sera mi sforna canzoni / cambia i plettri e si riempie di ragazzi

Appena varco la porta / non c’è nessuno che io non ami / e quando mi addormento la sera / so che me lo sognerò

Indosso un girocollo con una gemma come amuleto / perché aspetto la sera quando scenderò al porto / in cerca di uno sconosciuto

Abstract

The greek artist Yannis Tsarouchis (Piraeus 1910-Athens 1989) has the opportunity of living in Paris during the season preceding the second World War, in the years Thirties and Forties of the last century. He’s moved by a burning, unmentionable passion: the one that induced Zeus to transform himself in an eagle, to rape Ganymede and make him his own cup-bearer; Hadrian to disseminate every province of the Roman Empire with portraits of Antinous; Aschenbach to die in Venice looking around for the silhouette of Tadzio fading in the horizon. A “Socratic” passion that once they called, with a veiled allusion, the “greek love”.

1FIG. 1 – Y. Tsarouchis, Pensatore, 1936, pigmento e colla su carta, cm. 139,2×87,4, Fondazione Tsarouchis, Maroussis-Atene

2FIG. 2 – Y. Tsarouchis, Italiano nudo seduto di profilo, 1937, pigmento e colla su carta, cm. 101,5×78, Fondazione Tsarouchis, Maroussis-Atene

3FIG. 3 – Y. Tsarouchis, Marinaio con viso rosa, 1938, pigmento e colla su carta, cm. 69,5×48, Fondazione Tsarouchis, Maroussis-Atene

4FIG. 4 – Y. Tsarouchis, Ragazzo in pigiama, 1938-39, pigmento e colla su carta, cm. 55×80, Fondazione Tsarouchis, Maroussis-Atene

5FIG. 5 – Y. Tsarouchis, Ragazzo nudo con oleandro, 1940, olio su tessuto, cm.171,5×65,5, Fondazione Tsarouchis, Maroussis-Atene

6FIG. 6 – Y. Tsarouchis, Poliziotto seduto sul letto, 1947-48, olio su tessuto, cm.31,5×24,7, Fondazione Tsarouchis, Maroussis-Atene

9Fig. 7 – Y. Tsarouchis, Marinaio che legge, 1947, olio su carta, cm.30×40, collezione privata

7FIG. 8 – Y. Tsarouchis, Evghènios Spathàris, 1948, olio su tela, cm.31×19,5, Fondazione Tsarouchis, Maroussis-Atene

fig. 9FIG. 9 – Y. Tsarouchis, Marinaio seduto e nudo sdraiato, 1948, olio su compensato, cm.31,5×36, Fondazione Tsarouchis, Maroussis-Atene

11FIG. 10 – Y. Tsarouchis, Uomo seduto, 1950, olio su tavola, cm.48×41,5, collezione privata

10

FIG. 11 – Y. Tsarouchis, Ritratto di marinaio, 1951, cm.31×27, collezione privata

atelier 1951Yannis Tsarouchis nel suo studio, intento a ritrarre un modello vestito da marinaio (v. Fig. 11 in alto). E’ il 1951 ad Atene

1951FIG. 12 – Y.Tsarouchis, Nudo maschile allo specchio, 1951, collezione privata

1949Yannis Tsarouchis fotografato nel suo atelier ateniese (1949)

bozzetto 1954Fig. 13 – Y. Tsarouchis, Tre figure, 1954, studio preparatorio per il quadro Kafenìon Parthenòn (v. Fig. 14 in basso)

Kafenìon ParthenònFig. 14 – Y. Tsarouchis, Kafenìon Parthenòn, 1954, olio su tela, Museo Benaki, Atene

Roma, 26 maggio 2018 – Renato Santoro

BIBLIOGRAFIA

KAVAFIS 2004 – C. Kavafis, Un’ombra fuggitiva di piacere, trad. di G. Ceronetti, Adelphi, Milano 2004

PENNA 1970 – S. Penna, Tutte le poesie, Garzanti, Firenze 1970

PEYREFITTE 1949 – R. Peyrefitte, Les amours singulières, Flammarion, Paris 1949; trad. ital. di M. Lilith: Eccentrici amori, Longanesi, Milano 1958

PEYREFITTE 1956 – R. Peyrefitte, Jeunes proies, Flammarion, Paris 1956; trad. ital. di C. Orsolini: Giovani prede, Longanesi, Milano 1957

TSAROUCHIS 1966 – Y. Tsarouchis, Theophilos, Emborikì Tràpeza tis Ellàdos, Athina 1966

TSAROUCHIS 1974 – Yannis Tsarouchis, catalogo della mostra, Il Gabbiano, Roma 1974

TSAROUCHIS 1989 – Yannis Tsarouchis. 60 ans de peinture, catalogo della mostra, Parigi, Grand-Palais, ottobre 1989, Il Gabbiano ed. d’arte, Roma 1989

1962In copertina: Y. Tsarouchis, Marinaio sul divano, 1962, olio su tela, cm.41×50,5, Fondazione Tsarouchis, Maroussis-Atene

 

 

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