GIULIO e GIUSEPPE CAMPORESE, fratelli architetti

Giulio, figlio primogenito di Pietro Camporese il Vecchio e Maria Angela de’ Ghirarducci, nasce a Roma nel 1754.

Assieme al fratello minore Giuseppe – che aveva sette o nove anni di meno essendo nato nel 1761 o nel 1763 (v. più avanti) – si forma alla scuola del padre e di Pasquale Belli, quest’ultimo uno dei nomi più in vista nella Roma neoclassica a cavallo tra Sette ed Ottocento. Dei due, Giulio appare meno dotato e fece spesso ricorso alle più spiccate qualità creative di Giuseppe, destinato a raccogliere miglior fortuna.

L’altro loro fratello, Tommaso Camporese, anch’esso avviato all’arte di architetto, morì prematuramente a soli vent’anni.

Approfittando dei lavori paterni a Subiaco, impegnato nella chiesa di S. Andrea, Giulio si cimentò assieme a Giuseppe nel completamento della costruzione che Pietro il Vecchio aveva iniziato ma che aveva lasciato incompiuta, essendone sopraggiunta la morte nel 1781.

andrea subiacoIn alto: Subiaco, chiesa di S. Andrea

In quello stesso periodo, fra il 1782 ed il 1791, si è soliti attribuirgli la ricostruzione della collegiata di S. Nicola a Soriano nel Cimino, caratterizzata dalle due solide torri campanarie ai lati della facciata e da cupola senza tamburo.

san nicola soriano

soriano

 

soriano san nicola internoIn alto: Soriano nel Cimino, chiesa di S. Nicola 

Nel 1785 diviene padre di una bambina, Violante, nata il 23 dicembre dalla moglie Maddalena Belli.  La figlia sarà destinata ad una brillante carriera di cantante lirica che la porterà a calcare le scene in tutta Italia e all’estero. Sposando Maddalena, Giulio si era imparentato con Pasquale Belli, l’architetto conosciuto a bottega dal padre.

Il 22 maggio del 1792 nasce Pietro cui verrà dato il nome del nonno paterno e sarà quindi conosciuto come Pietro Camporese il Giovane. In molte biografie viene indicato come figlio di Giulio, ma il Gasparoni e il Moroni  lo indicano come figlio di Giuseppe ed anche le ricerche presso il fondo Taglioni (Archivio Storico del Vicariato di Roma) avvalorano questa paternità.

Nel 1796 viene completata, da Giulio e da Giuseppe sempre nel Viterbese, la cattedrale di Gallese, o duomo di S. Maria Assunta, che era stata cominciata dal padre Pietro. I nomi dei Camporese ancora una volta si intrecciano e non è semplice separare nettamente i ruoli progettuali. L’impianto ricorda quello di Soriano nel Cimino e l’impronta paterna non è da sottovalutare.

duomo di Gallese

s.maria di GalleseIn alto: Pietro, Giulio e Giuseppe Camporese, duomo di Gallese

Pio VI regnante, Giulio fu accreditato come architetto camerale, ottenendo in questo modo una serie di incarichi amministrativi. Fu impegnato come insegnante in una accademia privata che il giovanissimo e talentuoso architetto Pietro Holl – romano a dispetto del nome (1780-1850) – aveva aperto nella Capitale nel 1797. Dovette attendere il 1812 per diventare membro della prestigiosa Accademia di San Luca, dove il fratello Giuseppe, sia pur più giovane, insegnava già da diversi anni. Ma nel 1829 ebbe la sua rivincita divenendone presidente. E in quello stesso anno fu nominato Cavaliere.

Sappiamo che nel 1811 viveva in via del Corso e che l’anno successivo si trasferì in via dei Condotti 13, nel bel palazzo ad angolo con via Mario de’ Fiori, a due passi da piazza di Spagna (De Dominicis, vol. I, p. 198).

Foto2984In alto: il palazzo di via dei Condotti 13 dove Giulio Camporese era andato ad abitare nel 1812

Ai primi anni del nuovo secolo risale, stando a quanto annota il Moroni (vol. XXIX, p. 28) il suo progetto della collegiata della SS. Trinità a Genzano, conosciuta anche come chiesa di S. Tommaso da Villanova, nella quale vengono riecheggiate le forme di S. Andrea della Valle, cioè sulla falsariga del tardo barocco romano. La facciata è a due ordini sovrapposti, tuscanico e ionico; l’interno è a croce latina a tre navate. Non è azzardato credere che i due fratelli anche qui abbiano lavorato a stretto contatto. In realtà, anche qui i lavori erano stati intrapresi dl loro padre, Pietro il Vecchio, cui era stato affidato il progetto da parte della comunità genzanese (iniziati nel 1781 e interrotti per la sopravvenuta morte dell’architetto).

genzano collegiata della Trinità o San Tommaso

Facciata_e_Prospetto _laterale

interno Genzano

 

Cupola_e_volta_a_botte

In alto: Genzano, collegiata della SS. Trinità o chiesa di S. Tommaso da Villanova

Fino al 1821 Giulio fu impegnato in opere di consolidamento, modifiche e ampliamenti nel palazzo in cui è ospitata l’ambasciata di Spagna a piazza Mignanelli, dove anche Giuseppe mise mano.

Si ha infine notizia di una sua partecipazione alla commissione che nel 1833 presenziò al ritrovamento dei resti mortali di Raffaello Sanzio al Pantheon. Pietro il Giovane eseguirà un progetto (irrealizzato) di un monumento all’Urbinate.

https://muromaestro.wordpress.com/2018/04/11/pietro-camporese-giuniore-1792-1873/

Giulio Camporese muore a Roma il primo novembre del 1840, all’età di 86 anni.

luigi durantini ritratto di pietro camporese il giovaneIn alto: ritratto conservato presso l’Accademia di San Luca. Olio su tela, cm. 60×50. F.to Luigi Durantini (1791-1857)

L’uomo del ritratto è indicato come “P. Camporese Arch.tto”. L’iniziale potrebbe far pensare al nome  Pietro.  E’ però da escludere che possa trattarsi di Pietro il Vecchio perché i dati biografici non coincidono con quelle del pittore Durantini, che nasce ed è attivo a Roma quando il capostipite di casa Camporese era già morto da un pezzo. Dunque si tratterebbe di Pietro il Giovane?  Si è invece propensi a credere che la scritta sia erronea perché sulla giacca fa bella mostra di sé la decorazione dell’Ordine del Moretto Nel 1806 papa Pio VII concesse il privilegio di fregiarsi di questa onorificenza (con il simbolo del moro ripreso dallo stemma del Chiaramonti) ai Presidenti dell’Accademia di San Luca ed il solo dei Camporese a rivestire questa carica fu Giulio nel 1829 (Pietrangeli, 1974). E’ questa la ragione  che induce a identificare il personaggio con Giulio Camporese, anche in forza della somiglianza con il fratello Giuseppe.

ordine morettoIn alto: onorificenza dell’Ordine del Moretto, istituita da papa Pio VII nel 1806, che veniva concessa ai  presidenti dell’Accademia di San Luca

camporese 1836In alto: ritratto di Giuseppe Camporese, architetto romano, da L’album, giornale letterario e di belle arti, sabato 28 maggio 1836, anno III

biblioteca san luca

giuseppe camporese San LucaIn alto: ritratto di G. Camporese arch.tto, conservato nella biblioteca dell’Accademia di San Luca. Dipinto ad olio su tela, cm. 61,5×0,50. Senza data (ante 1834), firmato sulla destra Vicar (sic), si presume perciò che sia opera di Jean-Baptiste Wicar (G.  Incisa della Rocchetta, 1979, p. 195) e che si tratti di Giuseppe, non solo dalla comparazione con la stampa del Gasparoni, ma dal documento di donazione fatto dal figlio Pietro al Presidente dell’Accademia Gaspare Salvi il 24 marzo 1834. Giuseppe Camporese era stato nominato accademico di merito dell’Accademia nel 1798

Al fratello minore Giuseppe Camporese  nato a Roma nel 1763 (secondo altre fonti il 2 agosto 1761, nella casa paterna di via Monterone 12, cfr. Di Marco, p. 431 e n. p. 435) – un più spiccato e riconosciuto talento artistico procurò maggiori consensi professionali, tanto che è tuttora considerato fra i più interessanti architetti del primo neoclassicismo romano.

Con riferimento alla data di nascita, si registra che da sempre, a partire dalle prime note biografiche del Gasparoni, risalenti al 1836, quando Giulio era ancora vivo e Giuseppe era morto da 14 anni, è stata concordemente accreditato il 1763; dal De Boni (1840) a tutti gli altri nei decenni successivi. Le ricerche compiute dal Di Marco presso l’Archivio Storico del Vicariato di Roma (Elenco Taglioni) anticiperebbero la nascita di due anni, al 1961.

Per la sua formazione furono fondamentali la scuola del padre Pietro e di Pasquale Belli, che nello studio di Pietro aveva cominciato il suo apprendistato. Proprio con il padre e con il fratello Giulio aveva compiuto le sue prime esperienze sul campo, collaborando a Subiaco al completamento della chiesa di S. Andrea, Si tratta di un progetto improntato ad una sobria essenzialità in linea con la tradizione capitolina del tardo Settecento.

A Giuseppe viene attribuita, come si è accennato in precedenza, la cooperazione con il fratello Giulio nella collegiata di Genzano.

Tra i suoi primi incarichi diretti, il rifacimento della facciata della parrocchiale di Nemi, conosciuta anche come S. Maria del Pozzo. Trattandosi di una preesistenza, si attiene ad una acquiescente compostezza passatista. 

nemiIn alto: Giuseppe Camporese, parrocchiale dell’Assunta, fine XVIII sec., Nemi

Negli anni in cui lavora nella Tuscia, Giuseppe Camporese provvede anche al rimaneggiamento della piccola chiesa di S. Anna a Carbognano, in cui l’architetto orienta il suo stile verso il neoclassicismo che proprio in quel periodo si sta affermando a Roma.

carbognanoIn alto: Giuseppe Camporese, chiesa di S. Anna, Carbognano (VT)

La collaborazione familiare si consolida nei lavori alla Sala di Pio VI presso il Collegio Germanico Ungarico commissionati ai due Camporese poco prima del 1785 (Giornale delle Belle Arti, 1785 p. 11).

A Giuseppe si deve la realizzazione di una cappella nella chiesa di S. Stefano Rotondo al Celio, per conto del su menzionato Collegio Germanico-Ungarico (Steinhuber 1906).

A consolidare la sua attività negli ambienti romani è la partecipazione ai lavori presso il Museo Pio-Clementino a datare dal 1786. I lavori che erano sotto la supervisione di Michelangelo Simonetti, così come avevano offerto al padre Pietro la possibilità di accedere agli ambienti pontifici, consentirono al giovane e promettente Giuseppe, all’epoca ventitreenne, di farsi strada e un nome.

Infatti, nominato architetto camerale, fu coinvolto (benché il suo ruolo non sia sufficientemente delineato dalle fonti) nella sistemazione degli ambienti a nord del cortile del Belvedere. Sembra si debba a lui la collocazione della grande tazza di porfido, proveniente da Villa Giulia nella Sala Rotonda; così come l’antistante portale in stile egizio o gli ingressi alla galleria dei candelabri e alla galleria degli animali. Mentre è invece certo il suo progetto del corpo a due piani – una rotonda in un sobrio volume quadrangolare –  in cui sono alloggiati l’Atrio dei Quattro Cancelli e la Sala della Biga, di segno ormai spiccatamente neoclassico.

quattro cancelli

sala della biga

bigaIn alto: Atrio dei Quattro Cancelli e Sala della Biga (Musei Vaticani)

L’incarico ai Musei Vaticani è del 1786 e in quell’occasione realizza anche la caserma delle Corazze, edificio che – come descrive lo stesso Gasparoni – “quantunque grande non è bello”. Maggiore interesse suscita l’atrio a piano terra, caratterizzato da colonne doriche (o pestanee, come venivano anche dette allora), oggi snaturato dalla moderna struttura in acciaio e vetro, a copertura del nuovo ingresso museale.

musei vaticaniIn alto: vista aerea dei Musei Vaticani. A sinistra è riconoscibile la caserma delle Corazze costruita da Giuseppe Camporese, il cui atrio è ormai sovrastato dalla moderna struttura d’ingresso ai musei, portata a termine dallo Studio Passarelli per l’Anno Santo 2000. A destra della copertura in metallo e vetro, al centro della foto, è il volume con cupola, anche questo progettato da Giuseppe, dell’Atrio dei Quattro Cancelli e della Sala della Biga

atrio corazzeIn alto: Giuseppe Camporese, Atrio delle Corazze, ritmato da eleganti colonne doriche, ridotto a quinta laterale della nuova rampa d’accesso

Questi lavori camerali gli aprono le porte di San Luca, di cui diviene accademico di merito a 35 anni nel  1798 – battendo in questo sul tempo il fratello maggiore – e dove insegnerà per molti anni a venire.

Al 1793 risale l’inaugurazione della collegiata di Canino, nella Tuscia, dedicata agli apostoli Giovanni e Andrea, progettata da Giuseppe secondo gli schemi di un tardo barocco asciutto e severo, con pianta a croce latina, a tre navate e cappelle laterali.

canino apostoli

collegiata canino internoIn alto: Canino collegiata dei SS. Apostoli Giovanni e Andrea

E’ il 1795 quando a Roma  si dedica ad un progetto di taglio neocinquecentesco, in cui manifesta la propensione ad un classicismo neo-palladiano. Si tratta della piccola chiesa della Santa Croce sulla via Aurelia, fuori Porta Cavalleggeri, all’altezza della tenuta di Val Cannuta, annessa alla villa Maffei (Guattani, p. 153).

Immagine Santa CroceIn alto: Giuseppe Camporese, chiesa della Santa Croce in via Aurelia, Roma

Il 1798 è un anno cruciale per lo Stato Pontificio, con le truppe francesi che proclamano la Repubblica Romana e molti artisti, fra cui anche Giuseppe Camporesi, dovettero riciclarsi a favore dei nuovi committenti, solleticati dalla prospettiva di incarichi in cui si respirasse quel vento di novità e di modernità propugnato dalla Rivoluzione d’oltralpe.

Insieme ad Andrea Vici e a Paolo Bargigli, Giuseppe Camporese progettò le decorazioni per l’Altare della Patria, una macchina effimera eretta in piazza San Pietro in occasione della festa della federazione, di cui è rimasta traccia in quadri e disegni d’epoca che ci permettono di individuare nella composizione una spiccata suggestione dell’architettura francese.  Eloquente il dipinto di Felice Giani a Palazzo Braschi.

felice gianiIn alto: Felice Giani, Altare della Patria in piazza S. Pietro, Palazzo Braschi, Roma

L’influenza progettuale francese è ancor più evidente nei progetti ideali (protomoteca, museo navale, terme, un tempio al Canova,  mausolei, un tempio alla pace pensato nientemeno che sul Palatino), costituiti da una serie di incisioni all’acquatinta conservate nell’Accademia di San Luca datate attorno al 1801. Sono tutti edifici contraddistinti da una monumentalità grandiosa e trionfalistica, retoricamente classicheggianti. E sulla stessa falsariga è modulato il progetto, rimasto naturalmente sulla carta, per un monumento al Bonaparte sul Moncenisio.

img106In alto: Giuseppe Camporese, tempio della Pace al Palatino

progetto fantastico Giuseppe CamporeseIn alto: Giuseppe Camporese, progetto per il Teadimosio o Edificio Olimpico

Camporese Terme

edificio termaleIn alto: Giuseppe Camporese, prospetto e impianto planimetrico per un edificio termale

Nel 1809 Roma è una propaggine dell’Impero francese e Giuseppe Camporese si allinea senza troppi scrupoli ai nuovi governanti, sfornando alacremente un lungo elenco di proposte tese a celebrare la gloria di Napoleone: dalle feste in occasione della nascita dell’erede imperiale  – le Roi de Rome – nel 1811; al vagheggiato progetto di un vasto parco urbano, una sorta di lungo boulevard alla parigina, intitolato al Grande Còrso, che da Porta Flaminia doveva raggiungere Ponte Milvio. In quello scorcio di tempo lavorò alla trasformazione della Sala Grande nel Palazzo Senatorio al Campidoglio.

Presto l’idillio si interruppe con il ritorno di papa Pio VII in città nel 1814, anche se la restaurazione nello stato pontificio non portò pregiudizio alla carriera del Camporese: curia e nobiltà furono magnanime nel perdonargli la collaborazione con lo straniero e tornarono ad affidargli incarichi e committenze come in passato. Egli rivestiva infatti per la camera Apostolica il ruolo di direttore dei ponti e delle strade della campagna romana, direttore degli scavi al Foro Romano e al Foro di Traiano. A proposito di antichità classica, sembra sia stato proprio il Camporese a suggerire allo Stern (1807) lo sperone di consolidamento dell’anello esterno del Colosseo, una soluzione di restauro molto apprezzata per la sua modernità progettuale.

stern 1807In alto: sperone di sostegno al lato est del Colosseo (1807)

Nel 1807 il conte Luigi Marconi acquista un palazzo a Frascati per la propria residenza estiva e dà incarico a Giuseppe Camporese – zio di Violante e perciò imparentato per vie traverse al committente – di curarne gli interni e di sistemare il casino annesso. L’architetto romano progetta il salone centrale, ispirato alla Sala della Biga, nel più limpido stile neoclassico. Oggi è la sala consiliare del Comune di Frascati che qui ha trovato sede.

frrascati sala consiliare

sala consiliare di frascatiIn alto: Giuseppe Camporese, interni del palazzo per Luigi Marconi, Frascati (1808c.), il salone

Si ha notizia (Guattani) di un altro incarico di ristrutturazione e ampliamento, sempre nella stessa località dei Castelli Romani, a villa Conti, proprietà passata poi a Torlonia, che in seguito sarà distrutta dai bombardamenti durante il secondo conflitto mondiale nel secolo scorso.

Nel 1821 lo troviamo a dirigere i lavori di ricostruzione in muratura del teatro Valle, che prima era in legno, su progetto di Giuseppe Valadier, suo consuocero. Un crollo verificatosi durante i lavori porta alla rottura con i committenti Capranica e Giuseppe Camporese viene sostituito da Gaspare Salvi.

teatro valleIn alto: la facciata neoclassica del Teatro Valle, progettata dal Valadier. Di Giuseppe Camporese la direzione dei lavori durante il 1821

Muore a Roma il 15 marzo 1822 e viene sepolto nella chiesa di S. Eustachio (“senza onor di lapide” come annota il Gasparoni).

Il suo ritratto conservato presso l’Accademia di San Luca fu dono del figlio Pietro fattone al Presidente  con lettera di accompagnamento  del 24 marzo 1834, ove scrive: “Era sul punto di farsi ritrarre quando sventuratamente fu colto da improvvisa ed ahi! troppo miserabile e prematura morte” (Archivio dell’Accademia di San Luca, busta 83, n. 135).

 

monterone 12In alto: il palazzetto di via Monterone 12 dove visse Giuseppe Camporese

GIULIO CAMPORESE – BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

M. Missirini, Memorie per servire alla storia della romana Accademia di San Luca, Roma 1823, p. 665

F. Gasparoni, Giuseppe Camporese, in E. De Tipaldo, Biografia degli Italiani illustri, IV, Venezia 1837, p. 291

F. Gasparoni, Le fabbriche de’ nostri tempi, Roma 1850, p. 4

G. Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastico, Venezia; vol. XXIX, p. 28, 1844; vol. LXIII, p. 86, 1853; vol. LXX, p. 238, 1854; Indice, vol., II p. 27, 1878

Dizionario enciclopedico di architettura e urbanistica, Istituto Editoriale Romano, Roma 1968, vol. I, sub voce, p. 480

M. F. Fischer, Giulio Camporese, in Dizionario biografico degli Italiani, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, Treccani, Roma 1974, vol. 17 p. 586

C, Pietrangeli, Origine e vicende dell’Accademia, in L’Accademia Nazionale di San Luca, De Luca, Roma 1974

G. Incisa della Rocchetta, La collezione dei ritratti dell’Accademia di San Luca, Roma 1979, pp. 66-67, 205

C. De Dominicis, Amministrazione pontificia 1716-1870. Repertorio biografico, vol. I (lettere A-L), Roma 2017, p. 198

 

GIUSEPPE CAMPORESE – BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

G. A. Guattani, Catalogo degli artisti stabiliti o attualmente dimoranti in Roma, disposti per ordine di alfabeto. Architettura, in Memorie enciclopediche sulle Belle Arti, Antichità ec., IV, 1808, p. 153

F. Gasparoni, L’album, giornale letterario e di belle arti, sabato 28 maggio 1836, anno III, p. 89 ss.

F. De Boni, Biografia degli artisti, Tipi del Gondoliere, Venezia 1840, p. 177

F. Gasparoni, Prose sopra argomenti di belle arti, Roma 1841, pp. 25 ss.

G. Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastico, Tipografia Emiliana, Venezia, vol. VII, p. 141, 1841; vol. XLVII, pp. 101-102, 1846; vol. LXVIII, p. 45, 1854; vol. LXXIII, p. 208, 1855; vol. CI, p. 225, 1860; 1878, Indice,  vol. II, p. 27, 1878

A. Steinhuber, Geschichte das Kollegium Germanikum Hungarikum in Rom, Freiburg  in Breisgau, 1906, II, p. 186

U. Thieme, F. Becker, Allgemeines Lexikon der Bildenden Kunstler,Liepzig 1911, vol. V, sub voce p. 478.

L. Gigli, Da una vecchia stampa risalendo alla storia, Giuseppe Camporese, in L’Urbe, 14 aprile 1951, pp. 28-31

Dizionario enciclopedico di architettura e urbanistica, Istituto Editoriale Romano, Roma 1968, vol. I, sub voce, p. 480

M. F. Fischer, Giulio Camporese, in Dizionario biografico degli Italiani, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, Treccani, Roma 1974, vol. 17, p. 586

G. Incisa della Rocchetta, La collezione dei ritratti dell’Accademia di San Luca, Roma 1979, pp. 62, 195

P. Zanetov. Un architetto romano e lo stile della Rivoluzione: Giuseppe CamporesiL’ urbe, LII, 1989, nn. 3-4, pp. 18–26

R. Carloni, Un collezionista di epoca napoleonica, il conte Luigi Marconi e la sua residenza di Frascati, in “Bollettino d’Arte”, fascicolo 99, gennaio-marzo 1999

F. Di Marco, Giuseppe Camporese (1761-1822),  in Contro il barocco, catalogo della mostra, Roma, Accademia di San Luca, 19 aprile-19 maggio 2007, Campisano Editore, Roma 2007, pp. 431-437

R.Randolfi, Il cardinale Alessandro Lante e Luigi Marconi: scambi di artisti e maestranze, in Principi di Santa Romana Chiesa. I cardinali e l’arte, Quaderni delle giornate di studio, n. 1, Gangemi, Roma 2013

 

sezione terme

In alto: Giuseppe Camporese, sezione per un Edificio termale

(continua)

1 Comment

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...