Le Corbusier e la rivoluzione dell’Acropoli

“Venni ad Atene 23 anni fa e restai 21 giorni sull’Acropoli a lavorare senza sosta e a nutrirmi del mirabile spettacolo. Cosa ho potuti fare per 21 giorni? Me lo chiedo. Quel che so è che ho acquisito la consapevolezza di una irriducibile verità. Ripartii schiacciato dall’aspetto sovrumano delle cose dell’Acropoli. Schiacciato da una verità che non è sorridente né leggera ma che è forte, che è una, che è implacabile.

Mi si accusa di essere un rivoluzionario. Quando ritornai in Occidente ed ho voluto seguire l’insegnamento scolastico  ho visto che si mente in nome dell’Acropoli. Compresi che l’Accademia mentiva incoraggiando la pigrizia, avevo appreso a riflettere, a riguardare e andar al fondo della questione. E’ l’Acropoli che ha fatto di me un rivoluzionario. Questa certezza mi è rimasta: Ricordati del Partenone netto, pulito, intenso, parsimonioso, violento, di questo clamore lanciato in un paesaggio di grazia e di terrore”.

IV CIAM 1933

1933IN ALTO: Le Corbusier in crociera sul Patris II in occasione del IV CIAM. Foto di gruppo dei partecipanti davanti ai Propilei dell’Acropoli di Atene

Questo il discorso di Le Corbusier in occasione della serata inaugurale del IV Congresso Internazionale di Architettura Moderna tenutosi ad Atene il 3 agosto del 1933, così come lo riporta Jean Petit (in Le Corbusier lui-meme, Rousseau, Ginevra 1970 p. 178 e ss.)

In quell’anno il CIAM offrì ai partecipanti venuti da mezza Europa l’occasione di una crociera a bordo del Patris II, il panfilo messo a disposizione dal mecenate greco Zervos e partito da Marsiglia per fare rotta verso le isole dell’Egeo.

Qui Le Corbusier scopre l’architettura vernacolare della Grecia cicladica, restando abbagliato dal nitore della luce, dal paesaggio e dai contrasti di superfici e linee. Sono impressioni che in qualche modo lo rendono affine a Pikionis, Ghykas, Engonopoulos e agli altri artisti greci della cosiddetta Generazione del Trenta, con i quali sembra trovarsi in synpathia culturale e di condivisione estetica.

Come aveva raccontato quella calda sera di agosto agli astanti, l’architetto svizzero era stato ad Atene nel 1911 quando, finiti gli studi, aveva 24 anni, nel corso del suo giovanile Voyage d’Orient da Vienna a Istanbul, passando per la Penisola Balcanica.

In realtà i giorni passati nella Capitale ellenica non furono 21, come vezzosamente barò con l’auditorio, ma due settimane (dal 14 al 27 settembre del 1911); ma forse Le Corbusier contò anche i giorni trascorsi in quarantena nell’isolotto di Aghios Ghiorgos, a causa di una epidemia di colera in atto. I  suoi ricordi furono infatti guastati dai disagi e dalle non piacevoli conseguenze di un infezione dissenterica che colpì sia lui che il suo compagno di escursioni, lo svizzero August Klipstein.

Le memorie di questo viaggio iniziatico furono pubblicate postume nel 1966, corredate da schizzi, acquerelli e fotografie.

1911 LC

copertina

lecorbuIN ALTO: il ventiquattrenne Charles-Edouard Jeanneret (Le Corbusier) ad Atene nel 1911

I testi relativi alla Grecia, al Monte Athos e al Partenone, erano stati raccolti attorno al 1914, quando l’architetto si trovava a La Chaux-de-Fonds, sua città natale, e pensava di mandarli in stampa, Finì col rinunciare dissuaso dallo scoppio del primo conflitto mondiale.

Da queste pagine è possibile estrapolare alcuni frammenti a commento della ineludibile, ingombrante presenza dell’Acropoli di Atene, dinanzi alla quale l’Occidente non può che sentirsi inibito, inadeguato, riconoscendo un debito culturale che quasi annichilisce.

Così il giovane Janneret annota in ordine sparso:

“Il Partenone, terribile macchina stritola e domina … Con la violenza di un combattimento mi stupì con la sua apparizione giganteggiante. La testa affondata nel cavo delle mani, accasciato su uno dei gradini del tempio, subirete il colpo fatale pur restando vivo. …

Avevo creduto di poter paragonare questo marmo al bronzo nuovo, augurandomi che al di là del colore così manifestato, questa parola suggerisse il roboante clamore di questa massa formidabile, svettante con l’ineluttabilità di un oracolo.

Le giornate e le settimane passarono in questo che era sogno ed incubo, dal mattino luminoso al mezzogiorno ubriacante, sino a sera. …

Ore laboriose sotto la luce emanatrice dell’Acropoli. Ore pericolose che provocano un dubbio straziante sulla forza della nostra forza, sull’arte della nostra arte. ….

Ammirazione, adorazione per poi restarne schiacciati.

(Le Corbusier, Voyage d’Orient, Forces Vives, Parigi 1966, p. 154 e ss. passim)

1911 B

1911 A

1911 C

Partenone Atene, 1911

acquerello LCIN ALTO: schizzi, disegni e acquerelli dal carnet del Voyage d’Orient 

(continua)

NOTA

Le Corbusier (Charles-Edouard Janneret-Gris, 6 ottobre 1887-Roccabruna, 27 agosto 1965)

LINK:

https://muromaestro.wordpress.com/2017/04/08/pikionis-e-la-rivelazione-della-grecia/

https://muromaestro.wordpress.com/2017/04/06/la-grecia-immaginata-attraverso-la-lente-dello-sguardo-occidentale/

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