STELLE DEL CINEMA IN CERCA D’AUTORE

Per molte attrici della Cinecittà dei tempi d’oro, quella degli anni ‘50 e ‘60 del secolo scorso, viatico per il successo e la popolarità fu senza dubbio il matrimonio con i produttori cinematografici più appetibili e influenti in quella indimenticata stagione.

Le coppie celebri, formate da bellissime dive e il più delle volte da non altrettanto affascinanti consorti, non erano per nulla rare e vale la pena farne un ripasso proprio oggi che si fa un gran parlare dei compromessi cui debbono sottostare le aspiranti stelle dello spettacolo per avere anche solo un servizio fotografico o una particina d’esordio. L’elenco è lungo. Si va da Sofia Loren e Carlo Ponti a Silvana Mangano e Dino De Laurentiis; da Rossana Podestà e Marco Vicario a Sandra Milo e Moris Ergas; da Rosanna Schiaffino e Alfredo Bini a Claudia Cardinale e Franco Cristaldi; e per avvicinarci a tempi più vicini a noi: con le coppie Maria Grazia Buccella prima, Rita Rusić poi, e Vittorio Cecchi Gori e con la coppia Eleonora Giorgi ed Angelo Rizzoli.

Che nell’ambiente dei “cinematografari” ci siano sempre stati abili volpi che hanno approfittato dei ruoli per carpire la fiducia o l’ingenuità delle ragazze al loro debutto, è cosa ben nota. Valga per tutti l’episodio del film Bellissima di Luchino Visconti con il fotografo di scena interpretato da Walter Chiari che vuole smaccatamente raggirare Anna Magnani, la madre ambiziosa disposta a scavalcare la trafila per agevolare il provino della figlioletta per cui stravede. Figuriamoci quando il livello nella scala gerarchica della produzione cresce: l’influenza decisionale per l’assegnazione di una parte è direttamente proporzionale alle mansioni. In cima alla classifica perciò troviamo il regista e, naturalmente, colui che investe i suoi soldi, cioè il produttore stesso.

Silvana Mangano (Roma 1930 – Madrid 1989) nel 1949 sposa Dino De Laurentiis (Torre Annunziata 1919-Beverly Hills 2010).

Il produttore napoletano l’aveva notata l’anno prima sul set di Riso amaro, la pellicola di Giuseppe De Santis con cui la Mangano esordì sullo schermo, diventando una icona del cinema neorealista italiano. La coppia ha avuto quattro figli. La differenza di età e di stile li rese sempre più distanti. Da mondina spavalda e procace Silvana Mangano si trasformò in una signora elegante, distaccata e filiforme, musa ispiratrice di Pasolini – che la volle in Teorema (1968) e la scelse come madonna giottesca del suo Decamerone – e di Visconti, per il quale interpretò l’eterea madre di Tazio in Morte a Venezia (1971) e l’annoiata borghese in Gruppo di famiglia in un interno (1974). Il matrimonio non funzionava da tempo e quando nel 1981 il loro figlio maggiore morì in un incidente aereo la sua depressione non fece che far precipitare la separazione che già di fatto esisteva fra i due. La sentenza di divorzio fu pronunciata solo poco prima che la diva, accanita fumatrice, si spegnesse – all’età di cinquantanove anni – per un cancro ai polmoni nel suo buen retiro madrileno.

mangano

jovanka e le altre silvana mangano 1960

IN ALTO: De Laurentiis segue il taglio dei capelli di Silvana Mangano per il film Jovanka e le altre del 1960

mangano de laurentiis

mangano e de laurentiis

IN ALTO: i coniugi De Laurentiis negli anni ’50

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IN ALTO: con la figlia Raffaella nel 1953

Silvana Riso amaro

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IN ALTO: da prosperosa mondina degli esordi in Riso amaro (1949) ai ruoli impegnati con Pasolini (Teorema, 1968) e Visconti (Gruppo di famiglia in un interno, 1974)

 

Sophia Loren (vero nome Sofia Scicolone, Roma 1934) nel 1957 sposa in Messico Carlo Ponti (Magenta 1912 – Ginevra 2007). In Italia l’istituto del divorzio era di là da venire e dal momento che il produttore milanese era già sposato, al loro rientro in patria i due furono accusati di bigamia. Nel 1962 il primo matrimonio di Ponti fu annullato e nel 1965 la coppia potette unirsi civilmente in Francia ed aggirare così ogni possibile condanna.

Il produttore, che aveva ben 22 anni più dell’esordiente attrice di origini napoletane, l’aveva notata nel 1951 ad un concorso di bellezza e avendone intuito le potenzialità, oltre che essere colpito dalla manifesta e prosperosa avvenenza, subito la volle con sé proponendole un contratto cinematografico di sette anni. Fu la fortuna per entrambi. La carriera della Loren, nazionale e internazionale, fu senza precedenti per un’attrice italiana; di riflesso anche Ponti produttore inanellò un successo dopo l’altro. A suggello della loro trionfale ascesa: l’oscar per la migliore interpretazione femminile nel film La ciociara attribuitole da Hollywood nel 1962. Elencare i premi vinti dai due è pressoché impossibile. Basterà ricordare per lei l’aver lavorato con Charlie Chaplin (La Contessa di Hong Kong, 1967) e in pellicole campioni di incasso come Ieri, oggi, domani (1963), Matrimonio all’italiana (1964), Una giornata particolare (1977), tutti prodotti dal munifico coniuge. Il quale ha al suo attivo, sempre nel ruolo di produttore, film di successo mondiale come Il dottor Zivago (1965), Blow-Up (1966), Zabriskie Point (1970).

loren miss italia 1950IN ALTO: Sofia Scicolone alias Sophia Loren alle selezioni per Miss Italia 1950

stelle in cerca di autore

loren scicolone

atelier SchubertIN ALTO: Sofia Scicolone alias Sofia Lazzaro, da diva dei fotoromanzi (anni 50) all’atelier Schubert

ponti e lorenloren e ponti

FRANCE. 12th Cannes film festival. 1959. Italian actress Sophia LOREN.IN ALTO: la coppia Loren Ponti, Visibile la differenza di età fra la diva e il suo talent-scout

Rosanna Podestà (vero nome Carla, Tripoli 1934–Roma 2013) nel 1953 sposa Marco Vicario (vero nome Renato, Roma 1925).

Lui, inizialmente attore di modesto talento e fotogenia, sul finire degli anni ‘50 decise di passare dall’altra parte della cinepresa, dedicandosi a sceneggiatura, regia e produzione (con la società Atlantica Cinematografica). La scelta si rivelò vincente e la svolta si ha con lo strepitoso successo del film 7 uomini d’oro, targato 1965, dove il ruolo femminile è affidato alla moglie Rossana Podestà, conosciuta quando entrambi erano giovanissimi attori e di belle speranze. Lei, piccola ma ben proporzionata e con le forme da pin-up, era stata onesta interprete di molti film in costume che molto pubblico riuscivano ancora ad attirare nelle sale: da Ulisse (di Mario Camerini, 1954, in cui era Nausicaa) a Elena di Troia (1956) e Sodoma e Gomorra (1962). Sull’onda del precedente successo ottenuto al botteghino, nel 1966 esce Il grande colpo dei 7 uomini d’oro e, sempre per la regia del marito, la Podestà partecipa a Il prete sposato (1970), Homo eroticus (1971) Paolo il caldo (1973).

Dal matrimonio sono nati due figli ma alla metà degli anni ’70 la coppia decide di divorziare. Le loro vite si dividono ed anche le loro carriere lentamente declinano.

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1958IN ALTO: Rossana Podestà sulle copertine delle riviste anni ’50 (Bolero 1955, Tempo 1958)

1955 hollywood

 

 

 

 

 

 

 

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1966IN ALTO: la coppia Vicario-Podestà dalla metà degli anni ’50 ai tempi d’oro del 1966

sette uomini locandina cesselon

grande colpo cesselonIN ALTO: locandine di Angelo Cesselon (1965-1966)

1975IN ALTO: la crisi della coppia sulla stampa alla metà degli anni ’70

 

Sandra Milo (vero nome Salvatrice Elena Greco, Tunisi 1933) e Moris Ergas (Salonicco 1922 – Roma 1995).

I due ebbero una tumultuosa relazione sentimentale tra la fine degli anni ‘50 e la metà degli anni ‘60 con tanto di litigi burrascosi, alcuni alimentati dai press agent a fini pubblicitari per il lancio di qualche film in uscita, altri tristemente autentici e immancabilmente immortalati dai paparazzi romani sempre in agguato (a volte chiamati dagli stessi interessati). Dal loro rapporto nel 1963 nasce una bambina, Debora. La Milo ed Ergas  non potevano sposarsi perché lei, da giovanissima era già stata sposata e ai tempi – sembra preistoria – il divorzio era ancora un’utopia. Comunque il produttore, di religione ebraica nativo di Grecia, riconobbe la figlia e le diede il suo cognome. Ergas fa lavorare la sua compagna nei film di cui è il produttore, da Il Generale Della Rovere, di Roberto Rossellini del 1959, ad alcuni film di Antonio Pietrangeli come Adua e le compagne (1960) e La visita (1963). Per il lancio in grande stile di Sandra Milo nel firmamento del cinema italiano d’autore organizza il film in costume Vanina Vanini (1961) tratto da Stendhal e la fa dirigere da Rossellini, con l’ambizione di presentare la pellicola al festival di Venezia. Le critiche saranno però impietose ed il press-agent Enrico Lucherini ribattezzò il film “Canina Canini”, alludendo malignamente ai moduli recitativi e alla dizione dell’interprete.

Sarà però Federico Fellini a riabilitarla, trasformata in bionda esplosiva, e a lanciarla a livello mondiale, eleggendola a suo inconfessato sogno erotico in alcuni dei film più significativi del regista riminese, da Otto e mezzo a Giulietta degli spiriti. Intanto il menage con Ergas andava logorandosi sempre di più e di lì a qualche anno si esaurì miseramente. Infedele lui per natura – la Milo ha raccontato che la tradiva anche con le sue amiche – era allo stesso tempo gelosissimo, tanto che quando sorprese Sandra Milo sul set che flirtava con il giovane Ottavio De Lollis la colpì selvaggiamente mandandola in ospedale con la mascella fratturata. Poiché la figlia Debora risultava nata da madre ignota ed era registrata solo con il nome del padre, Ergas potette portarla con sé in Grecia e l’attrice dovette faticare non poco per poter vedersela riaffidare.

Nel 1968 Sandra Milo sposa De Lollis e dà l’addio alle scene per affrontare una vita borghese con il rampollo di una facoltosa famiglia di rinomati medici romani. L’unione durerà fino al 1981. Nel frattempo anche Ergas abbandona la cinematografia italiana, dedicandosi alla distribuzione di film dell’Europa orientale.

tempo 1956

1961 - RADIOCORRIERE TV N.35 SANDRA MILOIN ALTO: una giovanissima Sandra Milo in copertina sui rotocalchi dell’epoca (Tempo 1956, Radiocorriere TV 1961)

ergas magnani milo

ergas milo

venezia 63IN ALTO: Moris Ergas e Sandra Milo al tempo della loro relazione nei primi anni ’60

erode il grande

vanina vanini

IN ALTO: Sandra Milo con Alberto Lupo in Erode il Grande (1958) e in Vanina Vanini (1961)

 

Rosanna Schiaffino (Genova 1939–Milano 2009) nel 1963 sposa il produttore Alfredo Bini (Livorno 1926–Montalto di Castro 2010)

Approdata giovanissima a Roma a metà degli anni ‘50, la procace attrice ligure deve le sue prime apparizioni sulla stampa rosa e scandalistica del tempo grazie allo storico press agent Enrico Lucherini, il quale negli anni della Dolce Vita, per il lancio del film La notte brava di Mauro Bolognini, la fece fotografare mentre esce dalle poco esotiche acque del mare di Fregene. Era il 1959 e bastava poco per suscitare scalpore. La svolta professionale avviene grazie all’incontro con il produttore Alfredo Bini, grazie al quale le si presentano imperdibili occasioni artistiche, come l’episodio Illibatezza, diretto da Roberto Rossellini in RO.GO.Pa.G. (1963) o il ruolo di Lucrezia, in La Mandragola per la regia di Alberto Lattuada, con cui nel 1965 vinse la Targa d’Oro al Davide di Donatello.

Molto utilizzata nei ruoli femminili di film mitologici (da Teseo contro il Minotauro a Il ratto delle Sabine) e, in virtù della sua bellezza classica, nei film in costume – da El Greco (1966) a Simon Bolivar (1969) – nel decennio successivo, dopo la nascita della figlia Annabella, rallenta l’attività cinematografica. Anche perché le cose con Bini cominciano ad andare male e la storia fra l’attrice e il suo pigmalione finisce con un divorzio nel 1980.

Nel suo campo Alfredo Bini fu un coraggioso e lungimirante imprenditore, che ebbe l’intuito di promuovere e assecondare film d’autore (da Bolognini a Godard). Fu il primo a scommettere su Pier Paolo Pasolini, con il quale diede vita ad un lungo sodalizio cinematografico: da Accattone a Mamma Roma, da Il Vangelo secondo Matteo a Uccellacci uccellini, e per Edipo Re vinse anche un Nastro d’argento. Purtroppo da quel momento, quando alla crisi privata coincidente con la burrascosa fine del rapporto con la moglie si sovrappone la rottura con il regista di Casarsa, ha inizio il suo declino come produttore. Uscito dal giro, finì col ridursi in ristrettezze economiche, tanto che negli ultimi anni  dovette accettare la generosa e disinteressata ospitalità di un albergatore del litorale viterbese, che gli mise a disposizione un alloggio dove la morte lo colse solo, malandato e senza un soldo.

schiaffino 1

schiaffino 2

schiaffino 3IN ALTO: la prorompente bellezza della esordiente Schiaffino negli anni ’50

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nozze bini schiaffinoIN ALTO: le nozze Bini-Schiaffino (1963)

mandragolaIN ALTO: La mandragola, film del 1964 per il quale vincerà la targa d’oro David di Donatello

schiaffino genteIN ALTO: 1969, nasce la figlia Annabella

schiaffino bini lollobrigida barnardIN ALTO: la coppia Bini-Schiaffino in compagnia di Christian Barnard e Gina Lollobrigida (1968)

bini pasolini wellesIN ALTO: Alfredo Bini sul set di La ricotta (1963) con Pasolini ed Orson Welles

 

Claudia Cardinale (Tunisi 1938) nel 1967 sposa in gran segreto Franco Cristaldi (Torino 1924 – Principato di Monaco1992).

Giunta ìn Italia dalla Tunisia, figlia di siciliani, la Cardinale era incinta, vittima di una violenza come ha raccontato lei stessa, quando incontrò il produttore a capo della società cinematografica Vides che la scritturò per I soliti ignoti di Monicelli (del 1958), film da cui ha inizio la sua fortuna. Cristaldi la portò in Inghilterra per far nascere il bambino che per molto tempo fu tenuto nascosto alla stampa. Quando i due si sposarono Cristaldi ne propose l’affiliazione, anche se il nome del padre naturale non è mai stato rivelato. I due divorziarono nel 1975. Nelle recenti interviste Claudia Cardinale ha parlato in termini positivi del Cristaldi produttore, al quale sono legate pellicole indimenticabili come Le notti bianche e Vaghe stelle dell’Orsa di Visconti, Divorzio all’italiana e Sedotta e abbandonata di Pietro Germi, La ragazza di Bube di Luigi Comencini, Amarcord di Fellini; ma ha lasciato intendere come fosse diverso ed impietoso il suo giudizio sotto il profilo umano. Dopo la fine della loro storia lui sposerà Zeudi Araya, lei si unirà al regista Pasquale Squitieri.

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1973 roma jackie oIN ALTO: la coppia Cristaldi-Cardinale dagli anni ’60 ai primi anni ’70 

Anche per la nuova generazione di produttori le dinamiche del gioco di ruolo restano le medesime. Vittorio Cecchi Gori (Firenze 1942), figlio ed erede del grande Mario fondatore della casa cinematografica che come marchio porta il nome di famiglia, già da giovane frequenta i set dei film prodotti dal padre e si innamora della bella e prorompente Maria Grazia Buccella (Milano 1940), sua fidanzata ufficiale che impone come sexy e svampita nelle commedie all’italiana degli anni ’60: da L’armata Brancaleone (1966) a Ti ho sposato per allegria (1967), da Dove vai tutta nuda? (1969) a Basta guardarla (1970). Finito l’idillio, quando la ragazza scoprì di avere un tumore al seno e lasciò le scene, si consolò ben presto e nel 1983 sposa un’altra bella donna che non passa inosservata agli occhi del gaudente Vittorio: la vistosa attrice croata Rita Rusić (Parenzo-Istria1960) che l’anno precedente aveva preso parte a film come Attila flagello di Dio e Grand Hotel Excelsior, entrambi di Castellano e Pipolo. Quest’ultima assai più abile e scaltra, dopo aver strappato alcune parti secondarie nei film di famiglia, si fa associare alla conduzione della casa di produzione cinematografica, e quando lo scapestrato Vittorio vede declinare la sua buona stella, sarà lei a prendere in mano lo sorti della società, riciclandosi con il nuovo nome di Rita Cecchi Gori. Nel 2000 la sentenza di divorzio separa definitivamente le loro strade e la donna riprende il cognome da nubile. Lui passa dalla bancarotta ai guai giudiziari per consumo di droga, lei si divide fra l’Italia e le spiagge di Miami.

1970IN ALTO: Vittorio Cecchi Gori e Maria Grazia Buccella sul set di Basta guardarla (1970)

cecchi gori buccella

buccella cecchi goriIN ALTO: un giovane, magro e riccioluto Cecchi Gori, in giro per la Capitale nel 1970 con l’allora fidanzata Maria Grazia Buccella all’apice della bellezza e del successo

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1984IN ALTO: 1984 la nuova coppia Cecchi Gori – Rusić per le strade di Roma

1999IN ALTO: Vittorio e Rita Cecchi Gori nel 1999 alla vigilia del divorzio

Analoga la sorte di un altro rampollo dorato di una prestigiosa dinastia di produttori ed editori, quella di Angelo Rizzoli, (Como 1943 – Roma 2013) che vantava un padre ed un nonno, rispettivamente Andrea ed Angelo di cui aveva ereditato il nome, capitani  della Cineriz, gloriosa casa cinematografica italiana finanziatrice dei film di Fellini e di tutti i più grandi autori del nostro panorama culturale, da Pontecorvo ad Antonioni, da Pasolini a Germi, da Rossellini a De Sica.

Quando nel 1978 vede Eleonora Giorgi (1953) ad una festa, giovane attrice agli esordi, è colpo di fulmine. L’anno dopo la sposa e nel 1980 nasce un figlio, al quale come tradizione di famiglia viene dato il nome che si alterna di nonno in nipote. Mentre la carriera della Giorgi è tutta in ascesa, le vicende di Angelo Rizzoli, coinvolto nello scandalo della Loggia deviata P2 di Licio Gelli, sono devastanti; non solo per lo scandalo ma soprattutto per il dissesto finanziario che ne consegue e per la detenzione in carcere che deve subire.. Il padre colto da infarto muore. La sorella, caduta in uno stato depressivo profondo si suiciderà. A tutto questo si aggiungano i suoi cronici problemi di salute e la sclerosi multipla che ne mina il fisico sin da quando era ragazzo.

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Eleonora Giorgi con Andrea Rizzoli 1980

ischia 1982IN ALTO: la coppia Giorgi-Rizzoli nei primi anni ’80

Nel 1984 la Giorgi chiede il divorzio vantando crediti miliardari sul suo patrimonio. L’attrice si rifarà una vita, professionale e sentimentale. Altrettanto cercherà di fare anche Rizzoli, ma i guai con la giustizia continueranno a perseguitarlo sino all’ultimo, finché settantenne muore nel 2013 sempre tallonato dall’accusa di bancarotta fraudolenta.

Si sa che nel mondo del cinema la sessualità viene declinata in vari modi e anche le relazioni meno ortodosse non costituiscono una discriminante e vengono tollerate con una certa benevolenza. Perciò accanto a quelle che sono le coppie di genere tradizionale, non suscitano scandalo le varianti uomo-uomo o donna-donna. Anche in questo campo ci sono registi, produttori, ma anche produttrici, che hanno agevolato l’ascesa professionale dei favoriti del momento. Luchino Visconti, Pier Paolo Pasolini, Mauro Bolognini, Franco Zeffirelli, Giuseppe Patroni Griffi, notoriamente omosessuali, hanno spianato le strade del successo a molti giovani attori. Helmut Berger alla morte del grande regista lombardo ha dichiarato di ritenersene “vedova ufficiale”.

1969

ludwigIN ALTO: Luchino Visconti ed Helmut Berger, sul set di Ludwig (1973)

Il produttore Franco Rossellini (Roma 1935-New York 1992), al quale si devono alcuni dei più importanti film di Pasolini come TeoremaMedea, Decameron, lanciò lo sconosciuto ma aitante Guido Mannari, già notato in uno dei boccacceschi episodi pasoliniani del 1971. Lo volle nel film Identikit accanto ad Elizabeth Taylor (1974) e lo inserì nel cast del controverso e imbarazzante Io Caligola di Tinto Brass (1979). L’attore di origini livornesi, morì stroncato da infarto a soli 44 anni nel 1988. Il produttore morì quattro anni dopo di AIDS negli Stati Uniti.

1970 rossellini bolkanIN ALTO: il produttore Franco Rossellini con Florinda Bolkan nel 1970

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mannari caligolaIN ALTO: Guido Mannari in Identikit, con Elizabeth Taylor, diretto da Patroni Griffi e prodotto da Franco Rossellini (1974) e nel film Io Caligola (1979)

bolkan cicogna

cicogna bolkanIN ALTO: Marina Cicogna e Florinda Bolkan sul finire degli anni ’60

Grazie alla dichiarata liaison sentimentale con l’intraprendente Marina Cicogna (Roma 1934) – una delle poche donne alla testa di una casa di produzione cinematografica, di grande fiuto imprenditoriale – la modella brasiliana Florinda Bolkan (classe 1941) ha avuto sicuramente una chance in più per affermarsi a livello internazionale, sia pur dotata di innegabile fascino e qualità interpretative.

Renato Santoro – Roma 11 novembre 2017

 

1 Comment

  1. Complimenti per l’articolo ben scritto, e grazie per avermi svelato un atroce mistero su Maria Grazia Buccella. Mi ero sempre chiesto perchè l’attrice, che i giornali francesi declamavano “un mètre de poitrine”, fosse scomparsa dal 1972, rifugiandosi negli Stati Uniti, per poi rientrare nel 1976 con forme ben diverse…un tumore al seno è l’ipotesi purtroppo plausibile, invece che una banale mastoplastica riduttiva.
    Mi spiace per Maria Grazia, occhi magnetici ed ottima ballerina.
    Grazie ancora

    SP

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