75 anni e il Leone di Venezia ruggisce e graffia ancora (era il 1932…)

Ieri si è conclusa la 74ma edizione della mostra cinematografica di Venezia. Sono in molti a sottolineare come si tratti di una mostra e non di un festival, proprio per rimarcare le differenze dal suo diretto antagonista europeo, “festivaliero” e mondano quale è invece Cannes.

La giuria ha premiato gli aspetti meno commerciali delle pellicole presentate in concorso, senza farsi condizionare dalle dinamiche del cinema di cassetta. Il Leone d’Oro è stato assegnato al film The Shape of Water, firmato dal regista messicano Guillermo Del Toro, una sorta di fiaba in chiave simbolista, rivisitazione sui generis della Bella e la Bestia catapultata negli anni 60 e al tempo della Guerra Fredda, che riverbera sullo sfondo tematiche anti-razziste, anti-omofobe e che riabilita il diritto alle diversità.

del toroGuillermo Del Toro

Il Leone d’Argento per la miglior regia se l’è guadagnato Xavier Legrand per il film francese Jusqu’à la garde, un opera-prima intimista che indaga le complesse tematiche e problematiche in seno ad una la famiglia e ai minori alle prese con la separazione e l’affidamento dei figli, mettendo a fuoco le violenze – psicologiche e fisiche – che si consumano al suo interno.

legrandXavier Legrand

Migliore interprete femminile, cui è andata la Coppa Volpi, si è confermata la splendida Charlotte Rampling che non si fa cruccio di mostrare a 71 anni le sue rughe e l segni del tempo che avanza inesorabile,  ma che sfodera tutta la sua bravura attoriale ed una intensità espressiva che certamente lifting e plastiche avrebbero vanificato. La pellicola che la vede interprete è una produzione italiana, Hannah, diretta dal giovane emergente Andrea Pallaoro, di Trento, classe 1982.

ramplingCharlotte Rampling

Migliore interprete maschile è il libanese Kamel El Basha, che si è aggiudicato la Coppa Volpi grazie al film L’insulte, coproduzione tra Francia e Libano, sicuramente un out-sider.

bashaKamel El Basha

mcdonaghMartin McDonagh

L’altro film che aveva conquistato i consensi della maggior parte dei critici, Tre manifesti a Ebbing, Missouri (Three Billboard Outside Ebbing, Missouri), targato USA, i quali avevano puntato sulla interpretazione femminile dell’attrice protagonista, una magistrale Frances L. McDormand, porta invece a casa il premio per la migliore sceneggiatura. E’ stato assegnato a Martin McDonagh (che ne è anche il regista), nato a Londra 47 anni fa ma di origini irlandesi come denuncia il suo cognome.

La prima edizione della kermesse veneziana data al lontano 1932, ben 75 anni or sono. Si era in piena epoca fascista e l’industria cinematografica italiana, che cercava l’imprimatur della critica, ambiva ad un riconoscimento di prestigio per dare lustro a quella che veniva definita la decima musa. Ad Hollywood già dal 1927 l’Academy elargiva i suoi premi oscar. L’Italia della cultura e del regime  non voleva essere da meno. Ci pensò il conte Giuseppe Volpi di Misurata che deve l’altisonante blasone grazie al governatorato in quella città della Tripolitania italiana. Lo sostiene nell’organizzazione dell’evento il critico d’arte Antonio Maraini (padre di Fosco e dunque nonno della scrittrice Dacia Maraini), sotto il patrocinio di Luciano De Feo in rappresentanza delle istituzioni di Roma.

venezia 1932

Si trattava di una esposizione di arte cinematografica a margine della Biennale ed ebbe luogo nei saloni dell’hotel Excelsior al Lido di Venezia, nel mese di agosto di quell’anno (dal giorno 6, con gran ballo d’apertura, sino al 21, con cerimonia di chiusura e proclamazione dei premiati). In quella manifestazione d’esordio non ci fu una giuria preposta ma fu una consultazione del pubblico a decretare i vincitori.

I film presenti costituiscono un programma di tutto rispetto, trattandosi di titoli e nomi di grande impatto sulle platee. Ad aprire la manifestazione, che ebbe grande risalto sulla stampa e nei cinegiornali del tempo, fu Dr. Jekyll and Mr. Hyde, una produzione statunitense diretta da Rouben Mamoulian che fu votato come “film più originale”. Tratto dall’omonimo romanzo di Stevenson, uscirà in Italia con il titolo Il dr. Jekyll ed ha come protagonisti Frederic March e Miriam Hopkins. Proprio Frederic March risulta miglior interprete maschile.

 march 2

hayes

Migliore interprete femminile è decretata, dal referendum fra gli spettatori, l’attrice americana Helen Hayes che con il film The Sin of Madelon Claudet (Il fallo di Madelon Claudet) diretto da Edgar Selwyn palesa uno spessore interpretativo acquisito sulle tavole del palcoscenico. Il film fu segnalato anche come “film più commovente”.

La menzione per la miglior regia gratifica Nikolaj V. Ekk, sovietico di Lettonia che presenta il film  Putëvka v žizn′ (Il cammino verso la vita) dai toni pedagogico-propagandistici.

il brioso A nous la liberté (A me la libertà) del francese René Clair è invece menzionato come “film più divertente”.

il cammino

a nous

A rappresentare il cinema italiano: Mario Camerini, Vittorio De Sica (all’apice del suo successo) ed il film Gli uomini che mascalzoni. Altre pellicole in concorso, giusto per tratteggiare il panorama cinematografico di quella stagione: Grand Hotel con la divina Greta Garbo per la felicità dei suoi innumerevoli ammiratori; The Champ  (Il campione) di King Vidor con Wallace Beery; Forbidden (Proibito) di Frank Capra, regista molto amato in Italia grazie alle sue origini siciliane; Frankestein di James Whale con il mitico Boris Karloff.

Ma va altresì segnalata la presenza di opere firmate da registi che hanno scritto la storia del cinema: da Ernst Lubitsch (che presenta Broken Lullaby, da noi uscito con il titolo L’uomo che ho ucciso) ad Howard Hawks (The Crowd Roars / L’urlo della folla); da Anatole Litvak (Das Lied einer Nacht / Questa notte o mai più)  a Leni Riefenstahl (Das blaue Licht / La bella maledetta), in ossequio alla musa della cinematografia tedesca gradita al regime, che ne è anche interprete. Il cinema tedesco viene omaggiato con la menzione per la miglior tecnica filmica a Mädchen in Uniform (Ragazze in uniforme), film tutto al femminile diretto da Leontine Sagan (che si avvalse della supervisione di Carl Froelich). Per certi risvolti scabrosi il film avrà, in fase di distribuzione, non pochi problemi con le censure di diversi Paesi. Allusivo, in questo senso, il manifesto per il mercato francese.

ragazze

uniform

Quella di quest’anno è stata la 74ma edizione della Mostra veneziana perché – pur essendo trascorsi 75 anni e avendo la città lagunare festeggiato le “nozze di platino” con il cinema d’autore – nel 1945 la manifestazione non ebbe luogo a causa degli eventi politici e post-bellici del nostro Paese.

arch. Renato Santoro – Roma, 10 settembre 2017

 

 

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