Un apolide al Pireo: Julius/Jules Dassin

Più noto come Jules, Julius Dassin – che molti credono francese – in realtà nasce americano da una famiglia ebrea di origini russe. Vede infatti la luce a Middletown, nel Connecticut, il 18 dicembre del 1911. Le sue vicende biografiche ne fanno un vero e proprio apolide nel mondo cinematografico. Incappato nelle famigerate maglie della “caccia alle streghe” maccartista negli Stati Uniti degli anni ’50, accusato di simpatie comuniste dai delatori di Hollywood, fu costretto ad emigrare in Gran Bretagna e da qui a Parigi, dove si francesizza in Jules. Già in America aveva dato alcune eccellenti prove di regia con pellicole apprezzate da critica e pubblico, quali Forza bruta (Brute Force, 1947) e La città nuda (The Naked City, 1948), quest’ultimo considerato un classico del genere cosiddetto “noir”. Ma è nel 1955 che raggiunge una larga popolarità con Rififi (Du Rififi chez les Hommes), imprescindibile caposaldo della cinematografia francese che gli valse una palma d’oro a Cannes.

La passerella di Cannes gli fu fatale, perché è proprio qui che conosce la fascinosa attrice greca Melina Mercouri alla quale legherà il suo destino cinematografico unitamente a quello sentimentale.

melina e jules dassinIN ALTO: Melina Mercouri e Jules Dassin ad Atene nel 1960

Con lei andrà a vivere ad Atene e insieme gireranno, lui come regista, lei come interprete, un nutrito carnet di film, in gran parte di ambientazione greca: da Colui che deve morire (Celui qui doit mourir, 1957) – tratto dal romanzo Cristo di nuovo in croce di Nikos Kazantzakis – a  La legge (La Loi, 1959); da Mai di domenica (Potè tin kiriakì, 1960) – indimenticabile se non altro per il tema musicale di Chatzidakis che valse un oscar alla pellicola – a Fedra (Phaedra, 1962); da Topkapi (1964) ad altri film meno noti come Alle 10,30 di una sera d’estate (10:30 P.M. Summer, 1966); Promessa all’alba (Promise at dawn, 1970), produzione franco-canadese sulla vita di Nina Kaceva, madre dello scrittore Roman Gary, interpretata dalla Mercouri con quel temperamento giusto per il ruolo; I dokimi (1974),  ed infine Kravghì ghinekòn (1978). Quest’ultimo film – uscito in Francia con il titolo Cri des femmes (che traduce quello greco, cioè “grido di donne”) e in America distribuito come A Dream of Passion – da noi non uscì nelle sale; è una rivisitazione in chiave moderna della tragedia di Medea.

jules dassinIN ALTO: Jules Dassin accompagna Marlon Brando all’Acropoli di Atene, 1960c.

Dopo aver ottenuto il divorzio dalla prima moglie, si unisce in matrimonio con l’attrice greca nel 1966 e si stabilisce ad Atene. Il colpo di stato dei colonnelli costringe la coppia all’estero, in Francia e negli Stati Uniti, dove intraprendono una sistematica campagna di boicottaggio nei confronti della giunta militare che aveva instaurato la dittatura proprio nella patria della democrazia. Caduto il regime nel 1974 e ripristinate le regole democratiche nel Paese, i due fanno ritorno in Grecia ed è in quell’anno che il regista gira il film-inchiesta – di dichiarato schieramento politico come in quegli anni si era soliti realizzare – incentrato sulla repressione della contestazione studentesca da parte dei colonnelli. Il titolo greco è I dokimi che in italiano vuol dire La prova. L’impegno civile e politico, con una forte connotazione di sinistra, sarà la costante caratteristica della coppia, al punto che Melina Mercouri fu arruolata nelle fila del Pasok, il partito socialista ellenico, e divenne Ministro della Cultura nel 1981. Sua la pressante battaglia di sensibilizzazione internazionale per la restituzione dei marmi di Fidia da parte del British Museum, destinata forse a restare una pia illusione.

melina mercouri

FedraIN ALTO: Melina Mercouri, sensuale interprete dei film di Dassin: Mai di domenica (1960), Fedra (1962)

Dopo la morte della moglie, avvenuta nel 1994, Dassin continua a vivere in Grecia, dove morirà novantaseienne ad Atene, ricoverato presso l’ospedale Ighìa, il primo aprile del 2008.

Nella memoria collettiva restano indelebili le inquadrature di Mai di domenica con la Mercouri che assurge ad icona-manifesto di una sensualità femminile tutta levantina, con lo sfondo delle strade di Turkolimano e dell’acropoli di Atene. Ancora a distanza di oltre mezzo secolo restano inimitabili la sua voce roca ed il suo sguardo ammiccante in  promesse di abbracci lussuriosi, mentre accenna un passo di sirtaki ed intona le strofe dei Ragazzi del Pireo, una canzone che in tante hanno provato a cantare ma che nessuna ha saputo eguagliare quanto ad intensità di seduzione.

Fine

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