Heidegger e Camus: due filosofi in Grecia

La Grecia, secondo gli studiosi di astrologia, sin dai tempi di Claudio Tolomeo è annoverata sotto il segno del Capricorno e Saturno ne è il pianeta protettore. Saturno è il dio patrono del ragionar sottile proprio dei filosofi, rappresenta Crono, il padre di tutti gli dei dell’Olimpo greco, il più antico, identificabile con il tempo stesso. E come Crono il tempo divora i suoi figli, è implacabile, inesorabile.

Per questo la Grecia è il luogo per eccellenza del filosofare, del vivisezionare ogni ragionamento sino al paradosso dei sofismi intellettuali, finendo col concludere che la tartaruga è più veloce di Achille. I pensatori di quel Paese amarono avventurarsi in argomentazioni talmente sperticate da riuscire ad incartarsi nell’antinomia del mentitore nota a tutti gli studenti di liceo. Quando Epimenide di Creta afferma: “Tutti i cretesi sono bugiardi”, essendo egli stesso cretese, non fa che contraddire questo assunto dato per veritiero. Se la deposizione è resa da un bugiardo non può che essere falsa. E viceversa! In una serie senza fine di un elucubrare che si avvita attorno a se stesso.

Veniamo allora a due filosofi del Novecento, che sono cresciuti nutrendosi dei grandi pensatori ateniesi, da Socrate ad Aristotele, passando naturalmente per Platone, senza tralasciare Parmenide e gli altri.

Sono due giganti, uno tedesco l’altro francese d’Algeria: Martin Heidegger e Albert Camus, quest’ultimo anche vincitore di un Nobel per la letteratura, tanto raffinata era la sua scrittura. E veniamo ai loro viaggi in Grecia, nella culla cioè di quella che è stata per l’Europa non solo la genitrice delle arti belle – dall’architettura alla scultura, dalla pittura alla poesia – ma anche della filosofia occidentale stessa.

Il Maestro della Selva Nera, come era stato ribattezzato Heidegger, fece il suo primo viaggio in Grecia assieme alla moglie Elfride nella primavera del 1962, quando il filosofo veleggia per i 73 anni. Erano sposati dal 1917, cioè da quasi mezzo secolo, anche se in tanti anni di matrimonio i due non furono certo modelli di virtù coniugale. Del resto i parametri della coppia borghese mal si adattavano ad un intellettuale così complicato e controverso quale fu il Nostro. Il reportage di questo viaggio porta il titolo di Soggiorni. Il manoscritto – in originale Aufenthalte fu il regalo fatto da Heidegger alla consorte in occasione del suo settantesimo compleanno. 

EGINA ELFRIDE HEIDEGGER

lesbos ElfriedeIN ALTO: acquerelli di Elfride Heidegger eseguiti durante il viaggio in Grecia (Egina e Lesbo)

Il piroscafo salpa da Venezia e dopo aver costeggiato coste ed isole della Dalmazia arriva a Corfù. Heidegger viaggia portandosi come bagaglio ideale i versi di Omero, dei classici antichi e quelli di Hölderlin che è la sua guida spirituale sulle tracce del “das Griechische”, la grecità idealizzata.

Il viaggio prosegue a Micene, a Creta, a Rodi, a Delo, ad Atene ed Egina. Le reazioni sono contrastanti. Inizialmente l’impatto con la Grecia della modernità lo disorienta e lui che si trova alla ricerca di un non-luogo metastorico, un paesaggio dell’anima, avverte una sorta di delusione dinanzi ad un Paese che non risponde ad aspettative tutte fantasticate e che perciò gli sembra inautentico, travolto dal progresso tecnologico e dalla “volgarità” del presente. Talora nemmeno scende a terra, preferendo arroccarsi nel suo sdegnoso sentirsi inattuale. Ma infine c’è il momento della rivelazione, di una illuminante parousia. E’ l’epifania del divino e questo avviene a Delo, nell’isola sacra ad Apollo dove tutto è luce e verità. Il linguaggio dei suoi appunti ha uno stile che certo non può dirsi fluido o discorsivo; più che al diario di un viaggiatore del Grand Tour fa pensare alle note filosofiche di un periegeta tardo-antico.

“Gli dèi della Grecia, e tra essi il dio supremo, se mai compariranno, saranno completamente trasformati, in un mondo i cui rovinosi rivolgimenti affondano le radici nella terra degli dèi della Grecia antica. Se ciò che i filosofi di quella terra hanno pensato al principio della fuga degli dèi non fosse stato pronunciato in un linguaggio atto a farlo, se quanto fu detto non fosse stato in seguito trasformato nello strumento di tutt’altra visione del mondo, oggi non dominerebbe la potenza – di cui è ancora nascosta la natura più propria – della tecnica moderna, ormai onnipervasiva, insieme alla scienza e alla società industriale che da essa derivano. Se la violenza del mondo moderno non stesse in tale enigmatico rapporto con la fuga degli dèi avvenuta in quel tempo, noi che, nell’estremo pericolo della pura e semplice auto distruzione del genere umano, cerchiamo ciò che possa salvarci, non avremmo bisogno del pensiero capace di spingersi tanto lontano nel passato, e di rammemorare l’assenza degli dèi fuggiti, né dovremmo, pensando, precorrere l’ambito dell’avvento della loro figura trasformata.”

Solo quando alla fine se ne allontana la Grecia gli diviene veramente presente e può dire di avere “dimorato” in essa e che il suo in quella terra è stato realmente un “soggiornare”.

Il congedo dalla Grecia divenne l’avvento della Grecia” (M. Heidegger, Soggiorni. Viaggio in Grecia, Guanda, Milano 2012).

heidegger and wife

capo sounion

heidegger in greeceIN ALTO: fotogrammi tratti dalla pellicola amatoriale girata durante il viaggio dei coniugi Heidegger in Grecia nel 1962

Martin Heidegger, dopo la crociera del 1962, tornerà in Grecia altre tre volte: nel 1964 (ad Egina); nel 1966 (a Lesbo); un’ultima volta nel 1967.

A differenza del Tedesco, che porta sulle spalle – suo malgrado – il peso della tradizione romantica che vuole quel popolo animato da corruschi guizzi da Sturm und Drang, Albert Camus è un mediterraneo avvezzo alla solarità, alle estati estenuanti, ai pomeriggi metafisici; ed anche nel suo nihilismo esistenzialista, tutto sommato è consapevole che nella luce abbacinante del mezzogiorno si celano più presenze fantasmatiche che non nelle pieghe delle ore notturne.

“Il Mediterraneo ha la propria tragicità solare che non è quella delle nebbie… In questi luoghi si può capire come i Greci abbiano sempre parlato della disperazione solo attraverso la bellezza e quanto essa ha di opprimente. In questa infelicità dorata la tragedia giunge al sommo”. (A. Camus, L’estate e altri saggi solari, Bompiani, Milano 2003, p. 79)

L’intellettuale francese fu in Grecia nel 1955 e nel 1958. Visita la Capitale, Eleusi, Delfi, le isole (Rodi, Chio, Lesbo). Scriverà sui suoi Taccuini un’accorata dichiarazione d’amore nei confronti di questo Paese che è terra rivelatrice della divinità. Le parole che usa per descrivere l’Acropoli di Atene sono lancinanti.

1955-camusIN ALTO: Albert Camus ad Elefsina (1955)

“Acropoli. Il vento ha scacciato tutte le nuvole e dal cielo scende la luce più bianca e più cruda. Per tutta la mattina la strana sensazione di essere qui da anni, a casa mia insomma, senza neanche sentirmi impacciato dalla differenza delle lingue. Nel salire all’Acropoli, questa impressione si accentua quando constato che ci vado ‘come un vicino’, senza alcuna emozione. Lassù però è un’altra cosa. Sui templi e sulla pietra del terreno, che il vento sembra aver raschiato sino all’osso, cade in pieno la luce delle undici che poi rimbalza e si frantuma in migliaia di spade piccole e bollenti. La luce ci fruga negli occhi e li fa piangere, entra nel corpo con una rapidità dolorosa, lo svuota, lo apre a una sorta di stupro totalmente fisico, e insieme lo ripulisce“. (A. Camus, L’estate, p. 135)

(continua)

NOTE

Martin Heidegger (Messkirch, 26 settembre 1889-Friburgo, 26 maggio 1976) 

Albert Camus (Dréan/Mondovi, 7 novembre 1913-Villeblevin, 4 gennaio 1960) 

3 Comments

      1. il piacere è mio, del resto la funzione della rete dovrebbe essere quella di diffondere argomenti di interesse culturale, e questo lo era. Verrò presto a leggere altro con la dovuta attenzione sul suo sito. Buona giornata

        Piace a 1 persona

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