La Grecia immaginata (attraverso la lente dello sguardo occidentale)

Appena un Italiano sbarca in Grecia si sente ripetere l’adagio che accomuna i due popoli al suono di “Una fazza una razza”. Per la loro dizione è ostica la pronuncia dolce della “ci”, ecco spiegato perché questa consonante palatale viene letta come l’alveolare sorda “tsi”.

Se l’assunto può valere sotto il profilo della fisionomia antropologica, il vecchio modo di dire non trova rispondenza con le caratteristiche comportamentali e di indole fra gli abitanti che si affacciano sulle opposte sponde del Mar Jonio.

Lo spirito dell’Ellade è stato talora “costruito” e idealizzato da una cultura occidentale europea che ha voluto “immaginare” e plasmare sulla scorta delle proprie convinzioni preconfezionate, in modo che questo si conformasse alle proprie aspettative, che coincidesse cioè con quello che si voleva che fosse, anziché palesarsi per quello che realmente e di fatto esso era.

Da qui la delusione per chi non trova ad Atene né la lingua di Pericle né le adamantine architetture di Ictino e Callicrate, non il balenio dorato della statua  crisoelefantina sull’Acropoli e neppure la quiete stellata delle “notti attiche” di liceale memoria, ma si scontra con una città caotica e levantina, fra automobilisti indisciplinati, smog e cortei di manifestanti arrabbiati. E’ un impatto che risveglia bruscamente l’ingenuo turista sognatore e lo fa precipitare in una quotidianità che, come è giusto che sia, nulla ha di stereotipato.

Vediamo allora, attraverso le testimonianze di scrittori, pittori, filosofi o architetti europei che nel secolo scorso hanno compiuto il viaggio iniziatico nella terra del mito, della bellezza, della proporzione, del pensar sottile e come costoro hanno saputo leggere i contrasti e le contraddizioni che hanno spazzato via i più banali luoghi comuni.

La Grecia, sotto il profilo storico, costituisce la cerniera fra Europa e Vicino Oriente, l’anello di congiunzione fra i due mondi a nord e a sud del Mediterraneo. Prima di essere culla della civilizzazione europea essa è stata punto di arrivo e confluenza delle culture egizie e micro-asiatiche. Il periodo minoico ne è la perfetta esemplificazione. Come le città labirintiche di Creta hanno parentele con la struttura urbanistica e palaziale della Mesopotamia, così la statuaria dell’età saitica anticipa i kouroi e le korai dell’Attica, con quello stesso accenno di sorriso, la postura e la ieraticità. Ma anche senza andare indietro nel tempo, ancora oggi, la Capitale ellenica ha in sé quel tanto di disordinato, polveroso e decadente, a metà strada fra passato nobile e modernità confusionaria, che si ritrova nelle strade delle città libanesi o della Palestina.

Per addentrarci in questo itinerario ci serviremo di prestigiose guide d’autore o, per meglio dire, avremo dei mentori cui porgere rispetto e considerazione grazie all’autorevolezza del loro sguardo, filtrato attraverso la lente critica di un occhio allenato a riconoscere il bello. A costoro è stato concesso il privilegio di scrutare in chiave critica una realtà quotidiana, con l’innata capacità di trasmutare banali cronache in evento, perché negli interstizi di quei meandri geografici si annida l’aura della storia e questi grandi viaggiatori hanno saputo annusarla. Sarà così possibile attingere al distillato sapienziale della loro esperienza nella valle degli dei.

E in tema di mito come non citare quella fulminante, lapidaria considerazione di Sallustio, filosofo tardo-antico di età imperiale e di lingua greca (da non confondere con l’omonimo storico latino del I secolo a.C.), il quale così rispose a chi gli chiedeva quando ebbero luogo gli episodi narrati dai mitografi:: “Queste cose non avvennero ma sono sempre”. Perché ci si muove in una dimensione metastorica, metatemporale, “al di là del bene e del male”. Un entomologo non dirà mai se una farfalla o un coleottero siano belli o brutti ma li descriverà e li amerà per quello che sono. Come se ci trovassimo in un asettico allestimento scenico della metafisica dechirichiana. Non è un caso che de Chirico, italiano per jus sanguinis e greco per jus solis, costituisca la compiuta sintesi di questo nostro filo conduttore.

Passiamoli dunque in rassegna questi nostri compagni di viaggio, di seguito elencati in ordine cronologico di nascita (tra la fine dell’Ottocento e il primo Novecento).

Dimitris PIKIONIS (Pireo, 26 giugno 1887-Atene, 28 agosto 1968)

LE CORBUSIER (Charles-Edouard Janneret-Gris, 6 ottobre 1887-Roccabruna, 27 agosto 1965)

Giorgio DE CHIRICO (Volos, 10 luglio 1888-Roma, 20 novembre 1978)

Martin HEIDEGGER (Messkirch, 26 settembre 1889-Friburgo, 26 maggio 1976) 

Alberto SAVINIO (Andrea de Chirico, Atene, 25 agosto 1891-Roma, 5 maggio 1952)

Henry MILLER (Yorkville, 26 dicembre 1891-Pacific Palisades, 7 giugno 1980) 

Jules DASSIN (Middletown, 18 dicembre 1911-Atene, 31 marzo 2008)

Lawrence DURRELL (Jalandhar, 27 febbraio 1912-Sommières, 7 novembre 1990)

Albert CAMUS (Dréan/Mondovi, 7 novembre 1913-Villeblevin, 4 gennaio 1960) 

Renzo BIASION (Treviso, 30 maggio 1914-Firenze, 7 febbraio 1996)

Patrick Leigh FERMOR (Londra, 11 febbraio 1915-Worcesterhire, 10 giugno 2011)

John FOWLES  (Leigh-on-Sea31 marzo 1926 – Lyme Regis5 novembre 2005)

Architetti, filosofi, pittori, scrittori, anche un regista:  dodici in tutto, un numero che non ha particolari riferimenti cabalistici, perché la scelta è stata del tutto arbitraria e disparata, anche se non casuale, da leggersi come una selezione personalissima, giustificata dai gusti e dalle esperienze contingenti di chi scrive. Italiani, francesi, tedeschi, svizzeri, inglesi, statunitensi ed un greco che si è formato in Germania e Francia; tutti accomunati dalla passione per una Terra con la quale è difficile non dover fare i conti.

(continua)

LINK:

https://muromaestro.wordpress.com/2017/04/08/pikionis-e-la-rivelazione-della-grecia/

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