HOLLYWOOD FASHION (parte 1/2)

Il cinema hollywoodiano, grazie alla capillarità globale della sua diffusione, ha fatto sì che il lavoro di alcuni suoi abilissimi e dotati costumisti abbia inciso in maniera così determinante sul gusto delle platee di mezzo mondo (al di qua e al di là dell’Atlantico) da rendersi contiguo a quello della moda imperante nelle grandi Capitali occidentali, da Parigi a Nuova York, da Londra a Berlino, da Roma a Buenos Aires, al punto di dettare una vera e propria nuova categoria di stile, quella veicolata dalle dive dello schermo.

Personaggi come Greta Garbo, Marlene Dietrich, Joan Crawford, Rita Hayworth,  Lana Turner, Ava Gardner, Grace Kelly, Elizabeth Taylor, Marilyn Monroe, Audrey Hepburn, le “divine” plasmate da Hollywood tra gli anni Trenta e Cinquanta del secolo scorso, sono state adorate come icone di eleganza e bellezza tanto dal pubblico maschile quanto da quello femminile, che hanno trovato in esse l’immagine dell’eterno femminino di goethiana memoria, l’idealità di quella che doveva rappresentare l’astrazione quintessenziale del fascino. Sono le dive “straordinarie” cioè fuori dall’ordinario e come tali uniche e irripetibili; mentre negli anni Sessanta  – e ancor più negli anni Settanta – si affermeranno attrici la cui bellezza non è più “fuori dal comune”, anzi è alla portata di tutti, le cosiddette “ragazze della porta accanto”. Sono eccellenti professioniste, sono giovani donne piacevoli e graziose che si è soliti definire “un tipo”, lasciando però in questo modo  intendere che non siano poi bellissime (pensiamo, per esempio, a Jane Fonda, a Liza Minnelli, a Meryl Streep); ma sono comunque ottime interpreti, in qualche caso migliori delle attrici della generazione che le ha precedute.

E nella costruzione del mito il ruolo giocato dagli stilisti della MGM o della Fox, della Warner o della Universal, della Paramount, della Columbia, della United Artists  (le grandi Major dello star system nordamericano, le cosiddette Sette Sorelle) fu sicuramente di primo piano e fondante.

ADRIAN

Il primo nome che va sicuramente fatto, perché conosciuto anche al grande pubblico,  è quello di ADRIAN (nato Adrian Adolph Greenfold – Naugatuck, Connecticut 1903 / Los Angeles, California 1959 – che si firma con il solo primo nome, o talora come Gilbert Adrian) . Negli anni tra le due guerre lega la sua fortuna a quella imperitura della “sfinge svedese”, la goffa Greta Gustafsson assurta, algida ed enigmatica, alle glorie olimpiche di Hollywood con il nome d’arte di Greta Garbo.

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IN ALTO: Adrian per Greta Garbo in La modella (Inspiration, 1931) e Mata Hari (1933)

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IN ALTO: Adrian per Marlene Dietrich (1947)

Tanto Greta Garbo quanto Marlene Dietrich erano approdate nella capitale del cinema dall’Europa, reduci entrambe da iniziali affermazioni nei rispettivi paesi d’origine, Svezia e Germania, con un potenziale estetico ancora sottotraccia, tutto da valorizzare, portare in superficie e mettere nella giusta luce. Erano tutt’e due paffute, mal pettinate e peggio vestite. Nelle mani  di massaggiatori, dietologi, dentisti, truccatori  e costumisti della Mecca del cinema, quei bozzoli di potenziali farfalle si schiudono e per il puro piacere visivo di noi comuni mortali accade il miracolo: esplode la bellezza in tutto il suo fulgore e si espande per tutta l’estensione dell’enorme telo su cui si susseguono i fotogrammi di pellicole destinate a far sognare lo spettatore e catapultarlo nelle storie infelici o avventurose di Margherita Gauthier o di Venere bionda (il personaggio interpretato nel 1932 dalla Dietrich che per il suo guardaroba si è ormai affidata a Travis Banton).

Gli uomini potevano fantasticare improbabili evasioni sentimentali, le donne potevano identificarsi o almeno eleggerle come modelli di comportamento. “Dammi una sigaretta” è una frase di culto che sulla bocca della Divina risuona sensuale come una proposta peccaminosa ma che sussurrata da una maldestra emula potrà stonare come una impacciata scimmiottatura.

Diplomatosi alla Scuola di Belle Arti Applicate di Nuova York, Adrian deve all’incontro con Cecil DeMille l’ingresso alla MGM dove nel 1928 viene nominato capo costume designer. Gli viene affidato il compito di curare l’immagine delle attrici sotto contratto con la casa cinematografica: oltre a Greta Garbo – per la quale crea il guardaroba per tutti i suoi film più importanti da Anna Christie (1930) a Grand Hotel (1932), da Mata Hari (1933) ad Anna Karenina (1935), da Margherita Gauthier (Camille, 1936) a Maria Walewska (Conquest, 1937)  – passano sotto le sue mani Norma Shearer (Io amoA Free Soul, 1931), la platinata Jean Harlow di Cena alle otto (Dinner at Eight, 1933), Hedi Lamarr (Le fanciulle delle follieZiegfeld Girls, 1941) e, non ultima, Joan Crawford per la quale inventa le spalline imbottite applicate alle giacche dei suoi modernissimi ed imitatissimi tailleurs, come in Non più signore (No More Ladies) del 1935.

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IN ALTO:Adrian e Norma Shearer (anni 30)

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IN ALTO: Adrian per Norma Shearer in Io amo (A Free Soul, 1931)

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IN ALTO: Adrian e Greta Garbo (anni 30)

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IN ALTO: Adrian per Greta Garbo in La modella (Inspiration, 1931)

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IN ALTO: Adrian per Greta Garbo in Mata Hari (1933)

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IN ALTO: Adrian per Jean Harlow in Cena alle otto (Dinner at Eight, 1933) 

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IN ALTO: Adrian per Joan Crawford in Non più signore (No More Ladies, 1935)

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IN ALTO: Adrian per Hedi Lamarr in Le fanciulle delle follie (Ziegfeld Girls, 1941) 

Per la Crawford disegna  in Ritorno (Letty Lynton, 1932) uno splendido abito da sera che, visto il gradimento del grande pubblico, sarà commercializzato e messo in vendita dai grandi magazzini Macy’s – in anticipo sul prêt-à-porter – andrà letteralmente a ruba. 

Sarà ancora Adrian a vestire una raffinatissima  Joan Crawford in Perdutamente (Humoresque) del 1946.

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IN ALTO: Adrian per Joan Crawford in Ritorno (Letty Lynton 1935)

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IN ALTO: Adrian per Joan Crawford in Perdutamente tua (Humoresque (1946)

Abile nello sfruttare le qualità della fotografia monocromatica prima dell’avvento del colore, per le sue creazioni Adrian gioca con tutte le sfumature dei grigi e con le contrapposizioni del bianco e del nero primari.

Lavorò per la MGM sino agli anni Quaranta, quando decise di mettersi in proprio con un laboratorio di sartoria teatrale a servizio delle maggiori produzioni hollywoodiane.  Parlare dello stile di Adrian vuol dire parlare della femme fatale per eccellenza, del divismo nella sua manifestazione più eclatante, di una sensualità spinta all’eccesso, quale viene percepita piuttosto dallo sguardo camp. Per mettere a tacere le voci sulla sua omosessualità sposò l’attrice Janet Gaynor , anch’essa ben disposta ad un matrimonio di facciata che dissipasse le chiacchiere che giravano anche sul suo conto. Morì d’infarto a soli 56 anni.

Ben quattro fra i più apprezzati costumisti della cinematografia statunitense sono nati nel medesimo anno, il 1897. Si tratta di: TRAVIS BANTON, EDITH HEADORRY G. KELLY e CHARLES LEMAIRE; texano il primo (Waco1897 – Los Angeles, California 1958), californiana la seconda (San Bernardino 1897 – Los Angeles, Ca. 1981), australiano il terzo (Kiama 1897 – Hollywood, Ca. 1964), nato in Illinois l’ultimo (nato a Chicago nel 1897 e morto a Palm Springs, Ca. 1985).

TRAVIS BANTON

Travis Banton lavorò come costumista per le più grandi Majors: negli anni Venti e Trenta alla Paramount, negli anni Quaranta prima alla Fox poi alla Universal. Non sono poche le attrici di quegli anni che si affidarono al suo estro creativo. Disegnò infatti i modelli di scena per le dive più in voga, da Mae West a Marlene Dietrich, da Claudette Colbert a Louise Brooks, da Carole Lombard a Rita Hayworth.

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IN ALTO: Travis Banton e Marlene Dietrich

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IN ALTO: Travis Banton per Marlene Dietrich in Angelo (Angel, 1937)

Suoi sono i costumi della Brooks in La canarina assassinata (The Canary Murder Case, 1929); della Dietrich in Marocco (Morocco, 1930); della Lombard in Per una donna (I Take this Woman, 1931); della West in La Belle of the Nineties (1934). Nello stesso anno inguaina la Colbert nei sontuosi abiti di lamé nella Cleopatra di DeMille  che aveva già vestito nel 1933  in La principessa Nadia (Tonight is Ours) e tornerà a vestire nel 1938 in L’ottava moglie di Barbablù (Bluebeard’s Eight Wife, 1938) . Ancora suoi sono i costumi dell’esplosiva Hayworth in Sangue e arena (Blood and Sand, 1941).

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IN ALTO: Travis Banton per Edith Brooks in La canarina assassinata (The Canary Murder Case, 1929)

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IN ALTO: Travis Banton per Marlene Dietrich in Marocco (Morocco, 1930)

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IN ALTO: Travis Banton per Carole Lombard in Per una donna (I Take This Woman, 1931)

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IN ALTO: Travis Banton per Mae West in Belle of the Nineties (1934)

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IN ALTO: Travis Banton per Claudette Colbert in La principessa Nadia (Tonight is Ours, 1933)

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IN ALTO: Travis Banton per Claudette Colbert in Cleopatra (1934) 

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IN ALTO: Travis Banton per Claudette Colbert in L’ottava moglie di Barbablù (Bluebeard’s Eight Wife, 1938)

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IN ALTO: Travis Banton per Rita Hayworth in Sangue e arena (Blood and Sand, 1941)

 

EDITHE HEAD

Con Edith Head (all’anagrafe Edith Claire Posener) ecco finalmente una costumista donna e, in quanto tale, capace di cogliere sensibilità, eleganza, seduzione del mood femminile nella sua normalità. Il costumista maschio – eterosessuale od omosessuale che sia – filtra la femminilità attraverso la lente deformante della sua soggettiva interpretazione di un universo e di una psicologia che gli sono comunque estranei o antagonisti. L’eterosessuale tende a sottolinearne malizia e tentazione, mentre l’omosessuale, in una sorta di processo identificativo, ne esalta erotismo e carnalità, sopra le righe fino al caricaturale.

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IN ALTO: Edith Head fra i suoi bozzetti di moda

Non è un caso che Edith Head sia considerata alla stregua di una stilista di moda, per certe sue creazioni che hanno segnato la storia del costume; e sia considerata forse la più talentuosa ed eclettica costumista di Hollywood.

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IN ALTO: Edith Head per Gloria Swanson in Viale del tramonto (Sunset Boulevard, 1950)

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IN ALTO: Edith Head (bozzetto) per Grace Kelly in La finestra sul cortile (Rear Window, 1954)

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IN ALTO: bozzetti di Edith Head per Audrey Hepburn in Colazione da Tiffany (Breakfast at Tiffany’s, 1961) con la collaborazione di Givenchy

Basterebbero tre momenti topici della sua carriera (iniziata come autodidatta alla Paramount, cui fu legata per decenni) a conferma degli onori al merito che le vanno tributati: i costumi di Gloria Swanson per Viale del tramonto (Sunset Boulevard); di Audrey Hepburn per Vacanze romane (Roman Holidays), Sabrina e Colazione da Tiffany (in quest’ultimo lavora a quattro mani con Givenchy); di Grace Kelly per La finestra sul cortile (Rear Window) che scandiscono gli anni Cinquanta. Gli abiti che la futura principessa di Monaco indossa nel film di Hitchcock, sono un vero e proprio trionfo di stile e buon gusto. Il mago del brivido, esigentissimo quanto a look delle sue interpreti femminili,  l’aveva già voluta per Notorius con Ingrid Bergman e la volle di nuovo con sé nelle pellicole degli anni Sessanta (da Gli uccelli-The Birds a Marnie, da Il sipario strappatoTorn Courtain a Complotto di famigliaFamily Plot).

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IN ALTO: Edith Head per Ingrid Bergman in Notorius (1946)

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IN ALTO: Edith Head per Tippi Hedren in Marnie (1964)

A tutto questo va però aggiunto il lustro che le viene dall’aver vinto ben otto premi oscar assegnatile dall’Academy of Motion Picture Arts and Sciences (addirittura due nello stesso anno, il 1951, per la categoria “a colori” e per quella “in bianco e nero”). Sono suoi infatti i costumi premiati dall’ambita statuetta realizzati per L’ereditiera (The Heiress, 1949) con Olivia De Havilland; Sansone e Dalila (Samson and Delilah, 1951) con Hedi Lamarr; Eva contro Eva (All About Eve, 1951) con Bette Davis; Un posto al sole (A Place in the Sun, 1952) con Elizabeth Taylor; Vacanze romane (Roman Holidays, 1954) e Sabrina (1955) entrambi con Audrey Hepburn; Un adulterio difficile (The Facts of Life,1961) con Lucille Ball; La stangata  (The Sting, 1974) dove però predomina un cast maschile per il quale ha ricreato a vivaci colori quello stile anni Trenta che eravamo abituati a vedere rigorosamente in bianco e nero.

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IN ALTO: Edith Head per Bette Davis in Eva contro Eva (All About Eve, 1950)

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IN ALTO: Edith Head ed Elizabeth Taylor sul set di Un posto al sole (A Place in the Sun, 1951)

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IN ALTO: Edith Head per Audrey Hepburn in Vacanze romane (Roman Holidays, 1953) e Sabrina (1954), con un bozzetto schizzato dalla costumista che per l’occasione si appoggiò all’atelier di Hubert de Givanchy

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IN ALTO: bozzetti di Edith Head per Lucille Ball in Un adulterio difficile (The Facts of Life, 1960)

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IN ALTO: bozzetto di Edith Head per La stangata (The Sting, 1973)

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IN ALTO: Edith Head con i suoi otto oscar vinti

Tutto meritato dunque per Edith Head, forte delle centinaia di titoli al suo attivo, il privilegio di una stella dedicatale sul Walk of Fame di Hollywood. Il suo ultimo film – girato prima della sua morte (avvenuta nel 1981 all’età di 84 anni) –  è stato una commedia parodistica dei film noir anni Quaranta: Il mistero del cadavere scomparso (Dead Men Don’t Wear Plaid).

 

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 Orry G. Kelly sbarcò negli Stati Uniti dall’Australia sul finire degli anni Venti e a Nuova York ebbe inizio la sua carriera di costumista teatrale, specializzato in sartoria maschile, per approdare ad Hollywood nel 1932 in compagnia del suo amico Cary Grant, attore inglese alle prime armi cui pare fosse legato sentimentalmente. Qui comincia l’avventura cinematografica che lo vede alla Warner Bros. per oltre dieci anni e disegna gli abiti di Bette Davis che di quella major era fra le attrici di primo piano, trasformandola da brava attrice ma bruttina in elegante signora dello schermo.

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IN ALTO: Orry-Kelly per Bette Davis in Le armi di Eva  (Fashions of 1934, 1934)

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IN ALTO: Orry-Kelly per Bette Davis in Perdutamente tua (Now, Voyager, 1942)

Negli anni Quaranta e Cinquanta lavora per la Fox, per la Universal e per la Metro Goldwyn Mayer. Tra i suoi lavori più importanti non vanno dimenticati: Quarantaduesima strada (42nd Street, 1933), Il mistero del falco (The Maltese Falcon, 1941),  Casablanca (1942) con Ingrid Bergman e Humphrey Bogart con quei loro iconici impermeabili bianchi da immaginario cinematografico senza tempo.  Per l’amico del cuore Grant confeziona gli impeccabili vestiti di Arsenico e vecchi merletti (Arsenic and Old Lace, 1944). che assieme alle decine e decine di incarichi affidatigli va a consolidare un curriculum di tutto rispetto.

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IN ALTO: Orry-Kelly per Quarantaduesima strada (42nd Street, 1933)

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IN ALTO: Orry-Kelly per Bogart e Mary Astor in Il mistero del falco (The Maltese Falcon, 1941)

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IN ALTO: Orry-Kelly per Bogart e Ingrid Bergman in Casablanca (1942)

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IN ALTO: Orry-Kelly per Cary Grant in Arsenico e vecchi merletti (Arsenic and Old Lace, 1944)

Sono tre gli oscar conquistati da Orry-Kelly (così figurava il suo nome nei titoli di testa): Un Americano a Parigi (An American in Paris) nel 1952; Les Girls (con Gene Kelly e Mitzi Gaynor) nel 1958; A qualcuno piace caldo (Some Like it Hot)  nel 1960; ai quali va aggiunta la candidatura per  La donna che inventò lo strip-tease (Gypsy) nel 1963.

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IN ALTO: Orry-Kelly per Leslie Caron e Gene Kelly in Un americano a Parigi (An American in Paris, 1951)

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IN ALTO: Orry-Kelly per Gene Kelly e Mitzi Gaynor in Les Girls (1957) 

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IN ALTO: Orry-Kelly per Lemmon, Curtis e Monroe in A qualcuno piace caldo (Some Like It Hot, 1959)

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IN ALTO: bozzetti di Orry-Kelly per Nathalie Wood in La donna che inventò lo strip-tease (Gypsy, 1962)

Oltre che per le sue inclinazioni sessuali (si racconta che sul set di A qualcuno piace caldo dichiarò di apprezzare di più il cosiddetto lato B di Tony Curtis che non quello della mitica Marilyn) era chiacchierato per la spiccata propensione all’alcolismo (vizio assai diffuso – più difficile da nascondere che non l’omosessualità – nella Hollywood di quegli anni).

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IN ALTO: bozzetti di Orry-Kelly per A qualcuno piace caldo (Some like It Hot, 1959)

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IN ALTO: Orry-Kelly con Marilyn Monroe e con Tony Curtis sul set (1959)

Una delle sue ultime prestazioni come costumista è per Irma la dolce (Irma La Douce, 1963) con una brillantissima Shirley MacLaine. Morirà l’anno successivo a 67 anni.

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IN ALTO: bozzetto per Shirley MacLaine in Irma la dolce (Irma La Douce, 1963)

 

CHARLES LEMAIRE

Charles LeMaire debutta nel cinema a metà degli anni Venti dopo la gavetta teatrale a Broadway, ma è solo qualche decennio dopo con la 20th Century Fox che si consolida la sua fortuna. Lavora come direttore del reparto costumi ed è lui a curare gli allestimenti di decine di film dei generi più disparati, dal peplum al musical fra gli anni Quaranta e Cinquanta quando l’uso del technicolor impone messinscene d’effetto e sfarzo cromatico, con un gran lavoro per il settore guardaroba.

Vince tre premi oscar. Il primo nel 1951 in collaborazione con Edith Head per Eva contro Eva (All About Eve, 1950); gli altri due nel 1954 per La tunica (The Robe, 1953) e nel 1956 per L’amore è una cosa meravigliosa (Love Is a Many-Splendored Thing, 1955).

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IN ALTO: modello creato da Charles LeMaire per Marilyn Monroe in Eva contro Eva (All About Eve, 1950)

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IN ALTO: Charles LeMaire e Edith Head premiati con l’oscar nel 1951

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IN ALTO: Charles LeMaire per Jean Simmons in La tunica (The Robe, 1953)

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IN ALTO: bozzetto di Charles LeMaire per Sinuhe l’egiziano (The Egyptian, 1954)

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IN ALTO: modelli orientali creati da Charles leMaire per Jennifer Jones in L’amore è una cosa meravigliosa (Love Is a Many-Splendored Thing, 1955) 

arch. Renato Santoro – gennaio 2017

INDICE:

ADRIAN ADOLPH GREENBERG (Adrian o Gilbert Adrian) Naugatuck, Connecticut 1903 – Los Angeles, California 1959

TRAVIS BANTON  Waco, Texas1897 – Los Angeles, California, 1958

EDITH HEAD  (Edith Claire Posener) San Bernardino, California1897 – Los Angeles, California 1981

ORRY GEORGE KELLY (Orry-Kelly) Kiama, Australia 1897 – Hollywood, California 1964

CHARLES LEMAIRE  Chicago, Illinois 1897 – Palm Springs, California 1985

Fine Parte 1/2 

Continua (v. parte 2/2):

https://muromaestro.wordpress.com/2017/01/03/hollywood-fashion-parte-22/

HELEN ROSE Chicago, Illinois, 1904 – Palm Springs, California 1985

CECIL BEATON Hampstead, GB 1904-Broad Chalke, GB 1980

JEAN LOUIS BERTHAULT  Parigi, Francia 1907 – Palm Springs, California 1997

IRENE SHARAFF  Boston, Massachusetts 1910 – Nuova York 1993

DOROTHY JEAKINS  San Diego, California 1914 – Santa Barbara, Ca. 1995

WILLIAM TRAVILLA  Los Angeles 1920-1990

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