1967: IN SARDEGNA CON LIZ&DICK

Nell’estate del 1967 per la coppia Taylor-Burton è la volta de La scogliera dei desideri (Boom!) con la regia dello statunitense, inglese d’adozione, Joseph Losey[1], tratto dal dramma di Tennessee Williams[2] The Milk-Train Doesn’t Stop Here Anymore (presentato per la  prima volta a Spoleto nel 1962). A teatro non aveva avuto riscontro di pubblico ed anche alla versione cinematografica tocca la stessa sorte. Come protagonisti, la produzione e lo stesso Williams – che partecipa al progetto firmandone la sceneggiatura – pensavano ad una coppia sul genere Simone Signoret e Sean Connery o Ingrid Bergman e James Fox, per impersonare l’anziana ereditiera, lunatica e ipocondriaca, giunta alla fine dei suoi giorni, ed il giovane uomo, vitale e canagliesco, che irrompe nella sua vita. In realtà Elizabeth Taylor era troppo giovane per il ruolo di Flora Goforth e Burton troppo maturo come gigolo; entrambi dunque poco adatti, anche se la loro interpretazione di mestiere si guadagnerà, comunque, il consueto apprezzamento. L’espressione del titolo teatrale, “il furgone del latte non si ferma più qui”, deriva da un modo gergale americano per dire che si è arrivati alla fine o, come diremmo noi, in modo colloquiale, “al capolinea”. La trama del dramma è infatti incentrata su un’attempata e collerica miliardaria americana, reduce da un’infinità di divorzi, che vive sola e malata in un isola del Tirreno (nelle intenzioni dell’autore Capri), dove detta le sue memorie ad una paziente e remissiva segretaria. In questa routine irrompe un giovanotto, inquietante seduttore soprannominato “Angelo della  morte” (in italiano nel testo originale), accompagnatore di attempate e danarose donne sole che di lì a poco muoiono e dalle quali riceve cospicui lasciti.

Tennessee Williams, assurto alla notorietà mondiale per gli intrecci morbosi ed ambigui dei suoi lavori teatrali, era un autore nelle corde della Taylor che aveva già girato altri film tratti da sue opere, come La gatta sul tetto che scotta (Cat on a Hot Tin Roof) ed Improvvisamente l’estate scorsa (Suddenly Last Summer), nelle quali si adombrano tematiche omosessuali, ancora piuttosto scandalose negli anni Cinquanta del secolo scorso. Anche La notte dell’iguana (The Night of the Iguana, 1964) cui Burton aveva preso parte in Messico, con la regia di John Huston, era un adattamento da Williams.

Per girare La scogliera dei desideri a settembre la troupe si trasferisce in Sardegna sul litorale occidentale, a Capo Caccia dirimpetto ad Isola Piana, un tratto di costa veramente suggestivo, aspro e selvaggio come il carattere di Flora, la sua scontrosa proprietaria, che farà da sfondo costante e inesorabile alla storia. “Boom!” ripete Burton ad ogni infrangersi di onda sugli scogli e commenta così lo stupore che ciascuno prova ad ogni attimo in cui ci si accorge di essere ancora vivi (“The shock of each moment of still being alive”). Da questo leit-motif onomatopeico il titolo originale del film[3].

16a

boom-1967

tb-boom

L’eremo in cui la miliardaria vive relegata è una splendida villa bianca, di disegno architettonico che ricorda Le Corbusier, abbarbicata su una scogliera a strapiombo sul mare mugghiante, scovata dallo scenografo della produzione e che oggi è un resort alberghiero molto ambito della costiera sarda.  Qui si consuma l’ultimo atto della malandata protagonista la quale, pur consapevole che Chris Flanders (questo il nome di Angelo della Morte) sarà la sua condanna, si abbandona passivamente tra le sue braccia, in un ultimo guizzo di vita preludio al trapasso finale. L’artista-poeta interpretato da Burton, dal suo sacco estrae come omaggio alla miliardaria americana una sua strana scultura e l’appende ad una parete bianchissima di una strepitosa terrazza affacciata sul mare color cobalto della Sardegna più incontaminata. Le foglie metalliche che si agitano al vento sembrano piuttosto un Mobile di Alexander Calder.

villa

scogliera 1

La coppia alloggia a bordo dell’Odysseia, un panfilo preso a nolo che in seguito  acquisteranno e sarà ribattezzato Kalizma, dalle sillabe iniziali dei nomi delle loro figlie: Katherine (primogenita di Burton e Sybil), Liza (figlia della Taylor e Mike Todd) e Maria (una bambina tedesca adottata dai due attori). Nel film, in una comparsata di contorno, si riconosce il fratello dell’attrice, Howard Taylor, nella parte di un giornalista in una fugace apparizione iniziale. Marginale anche la presenza di Romolo Valli, l’eccellente attore caratterista di tante pellicole di Visconti, nel ruolo del dottor Lullo (allusione all’alchimista?) alle prese con iniezioni e trasfusioni alla moribonda. Chi uscirà indenne da critiche sarà Noël Coward, attore ed autore britannico di provato professionismo, nell’insolito ruolo di Mago di Capri, parte originariamente al femminile, che rivela a Cissy (così si fa chiamare Flora) la vera identità di Chris Flanders e le predice la morte ormai prossima. La parte di “the Witch of Capri” era stata inizialmente proposta a Katharine Hepburn che aveva declinato l’offerta. Ospitato a cena dalla dispotica miliardaria, Coward vedrà servirsi un mostro marino bollito: situazione che rievoca un analogo episodio ne La pelle di Curzio Malaparte di cui probabilmente Tennesse Williams, frequentatore della Costiera Amalfitana e del golfo di Napoli insieme a Gore Vidal, aveva sentito parlare.

boom_taylor

noel-coward-et

IN ALTO: con Noël Coward

Sul set i due coniugi-attori, entrambi imbattibili bevitori, girarono in una sorta di trance etilico, con bottiglie e bicchieri sempre a portata di mano, passo malfermo e voce impastata; per la disperazione del regista, stremato dalle bizze e  dai litigi dei due divi.

Nel film la Taylor fa sfoggio di gioielli preziosissimi, diamanti grandi come noci messi a disposizione da Bulgari e fatti venire appositamente da Roma. Elaboratissimi,  anche gli abiti di scena, forniti dalla casa di mode Tiziani of Rome e disegnati da un esordiente Karl Lagerfeld. L’elegante kimono da teatro kabuki damascato e l’eccentrico, arcimboldesco copricapo che l’attrice indossa durante la cena con Noël Coward, sarà esibito a Venezia dall’attrice in occasione di una delle tante mondanissime feste in maschera organizzate in Laguna per raccogliere fondi a favore di questa o quella associazione filantropica, affollate dai soliti noti del jet-set, dalla Callas a Grace di Monaco, dalla baronessa de Rotschild a Onassis.

venezia-1967

Settembre 1967: Gran ballo a Venezia

62

cicogna

IN ALTO: l’ufficio stampa dei Cicogna inventa un flirt di Burton con Florinda Bolkan per il lancio internazionale dell’esordiente attrice brasiliana, mentre Liz balla con il produttore Bino

Ad ottobre Liz e Richard sono a Roma, per girare gli interni a Dinocittà. Invitati al teatro Sistina per ritirare la Maschera d’argento, il premio assegnatogli per la loro convincente interpretazione ne La bisbetica domata, appaiono smaglianti e rilassati. Il sorriso che sfoderano all’ingresso in sala è emblematico di questa appagante stagione della coppia, realizzata sia sotto l’aspetto sentimentale che professionale. Pur burrascosa, la loro storia è consolidata e, forti del loro peso nello star-system, i due attori possono scegliere liberamente i film da interpretare, avventurandosi in proprio anche in progetti non necessariamente subordinati alle priorità del botteghino; film in cui credono (ma che, purtroppo, si riveleranno spesso deludenti anche per la critica).

a

b

c

LA SCOGLIERA DEI DESIDERI: SCHEDA, TRAMA, RECENSIONI

La scogliera dei desideri (Boom!): regia Joseph Losey; sceneggiatura Tennessee Williams (dal dramma dello stesso Williams The Milk-train Doesn’t Stop Here Anymore, 1962); fotografia Douglas Slocombe; scenografia Richard MacDonald; musica John Barry; costumi Tiziani of Rome; interpreti Elizabeth Taylor (Mrs. Goforth), Richard Burton (Christopher Flanders), Noël Coward (Mago di Capri), Joanna Shimkus (Blackie), Michael Dunn (Rudi), Romolo Valli (dottor Lullo), Howard Taylor (giornalista); produttori esecutivi John Heyman e Norman Priggen; produzione Universal Pictures; colore Technicolor/Panavision; durata 110 minuti; USA 1968

La trama.

Figura centrale è Flora Goforth (Elizabeth Taylor), soprannominata Cissy, ex attrice ed ex divoratrice di uomini con alle spalle sei matrimoni e innumerevoli adulterii. In un’isola mediterranea abbacinata dal sole, di sua esclusiva proprietà, sorvegliata da una muta di cani al comando del terrificante Rudi (Michael Dunn), Flora detta alla segretaria miss Blackie (Joanna Shimkus) le proprie memorie. E’ una donna umorale, nevrotica che combatte le sue ansie con droghe, medicine e alcol, assistita da un medico personale, il dottor Lullo (Romolo Valli). Gravemente malata, allo stadio terminale, resa ansiosa dal tempo che fugge inesorabilmente, rende la vita impossibile alla fedele e sottomessa Blackie. Tutto si complica quando approda nell’isola, imbarcatosi clandestinamente sul motoscafo di un giornalista (Howard Taylor),  Chris Flanders (Richard Burton), giovane poeta noto con il soprannome di “Angelo della Morte” poiché vive mettendosi a servizio di donne ricche e mature. E’ il Mago di Capri (Noël Coward), ospite della Goforth, a rivelare la sinistra fama che circonda l’uomo, quella di traghettatore nell’ultimo viaggio.

Pur consapevole del vicolo cieco in cui si sta incamminando, la donna si abbandona all’amplesso fatale. Esalerà l’ultimo respiro tra le braccia di Angelo della Morte, mentre Chris Flanders le sfila dalla mano l’enorme preziosissimo anello (che con un ghigno farà cadere in mare). Nel farlo mormora “Boom!”, quasi un rumore di fondo che si sovrappone al fragore dei flutti del mare contro la scogliera; un “boom” esclamativo con cui si esprime lo sorpresa d’essere ancora vivi. Gli abiti che Elizabeth Taylor indossa nel film sono rigorosamente bianchi; mentre, per contrapposizione esoterica, Burton indossa un kimono nero da samurai e brandisce una katana, trasposizione iconografica del-la falce che la tradizione dei tarots vuole nelle mani della morte.

Le recensioni.

La critica si dividerà fra tiepidi sostenitori e moderati detrattori. Il cast e l’intero staff gode di credito, ma non tutto appare pienamente convincente. Alla distanza il film si rivela ambiguamente affascinante, con tanto di commento musicale al suono del sitar, allora in gran voga. A doppiare la Taylor – che nella versione originale azzarda qualche battuta in un italiano improponibile – è Adriana De Roberto. Emilio Cigoli presta la propria voce a Burton.

 Da “Il Giorno” di Milano: Chi vuole sapere come una diva possa essere trasformata in un’attrice vada a vedere la Taylor di questo Boom! incautamente rititolato La scogliera dei desideri.

Da “La Nazione” di Firenze: Quanto all’interpretazione si può osservare come di giorno in giorno Elizabeth Taylor colmi la distanza che inizialmente la separava da Richard Burton. Ne La scogliera dei desideri la recitazione di Burton è calibrata con l’equilibrio perfetto dell’ultraprofessionismo; ma i toni della Taylor sono più variati.

 Da “Il Messaggero” di Roma: I due mettono assieme fiumi di parole e di stranezze in una soffocante atmosfera di decadentismo estetizzante che avrà sì un misterioso potere ipnotico su qualche strato del pubblico, come pure l’aggressiva recitazione della sempre più esasperata Elizabeth e del sempre più torvo Richard, ma non per questo merita le lodi del critico, cui non resta che rimpiangere quelle opere, sia di Losey sia di Williams, dove tale atmosfera era messa al servizio di meno cervellotiche situazioni, di più credibilmente articolati drammi umani.

Da Il Morandini, Zanichelli, Bologna 2010: In una lussuosa villa su un’isoletta del Tirreno Sissi Goforth, “mostro in agonia” con sei mariti alle spalle (cinque miliardari e un poeta), è raggiunta da Christopher Flanders, poeta vagabondo e ospite di professione, detto “l’angelo della morte” per la vocazione di aiutare il prossimo all’ultimo passo. Sceneggiato da Tennessee Williams sulla base di The Milk-Train Doesn’t Stop Here Anymore (1962, riscritto due volte senza successo), è un libretto simbolista sui temi della morte e del disfacimento che Joseph Losey ha messo in immagini cercando di depurarlo, asciugarlo, mettere la sordina sia al torbido erotismo sia all’asprezza farsesca, e di trasformarlo in uno ieratico rito laico. Non ci è riuscito per nove critici su dieci e per il pubblico che l’ha ignorato. Nonostante tutto, Elizabeth Taylor è superba. Tredicesimo copione di Tennessee Williams che passò sullo schermo (Morandini).

arch. Renato Santoro – 15 dicembre 2016 

 NOTE

[1] Joseph Losey (La Crosse, Wisconsin 1909-Londra 1984) decise di trasferirsi in Inghilterra negli anni Cinquanta quando in America era cominciata la cosiddetta caccia alle streghe, l’epurazione maccartista degli autori cinematografici sospettati di attività sovversiva,   comunista e antipatriottica. A Londra, negli anni Sessanta, si ritaglia una discreta fama internazionale, con pellicole apprezzate come Eva (1962), Il servo (The Servant, 1963), Per il re e per la patria (King & Country, 1964) ed un insolito Modesty Blaise (1966). Con Elizabeth Taylor girerà poi un altro film nel 1968, Cerimonia Segreta (Secret Ceremony), affiancandola a Mia Farrow e Robert Mitchum

[2] Il drammaturgo Thomas Lanier Williams detto Tennessee (Columbus 1911-New York 1983) raggiunge il successo con Lo zoo di vetro (The Glass Menagerie, 1944), cui seguirà una lunga e felice serie di drammi rappresentati nei teatri di mezzo mondo e che saranno portati anche sullo schermo: Un tram che si chiama desiderio (A Streetcar Named Desire, 1947), La rosa tatuata (The Rose Tattoo, 1951), La dolce ala della giovinezza (Sweet Bird of Youth, 1959)

[3] Nel corso delle riprese la produzione era ancora indecisa sul titolo definitivo; quello teatrale sembrava di scarso appeal e l’ufficio stampa fece circolare, come alternative: Goforth e Sunburnt

boom 2 x

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...