BRECCIA DI SETTEBASSI E LE VILLE SUBURBANE DELLA ROMA IMPERIALE

Il fasto della Roma imperiale è tangibilmente rappresentato dalla profusione di marmi pregiati provenienti dalle regioni del Levante Mediterraneo – dalla Grecia all’Anatolia, dall’Egitto alla Numidia – utilizzati in grande quantità nelle costruzioni dal secondo al quarto secolo.

Le qualità di marmo più costose erano il porfido rosso, il serpentino verde, il giallo antico, il pavonazzetto, il marmo africano, come abbiamo visto parlando del prezziario di Diocleziano del 301.

Links:

https://muromaestro.wordpress.com/2015/07/17/marmi-di-importazione-nellantica-roma/

https://muromaestro.wordpress.com/2016/06/12/marmi-di-eta-imperiale-a-roma/

Anche le brecce – marmi sedimentari di natura clastica a venature colorate – erano molto apprezzate e ricercate e tra le varietà di brecce reperite nella Capitale  c’è quella conosciuta come “breccia di Settebassi” (erroneamente trascritta Settebasi), che ci offre il destro per parlare delle grandi ville suburbane della Roma imperiale. L’appellativo gli deriva da una villa romana sulla via Tuscolana, detta appunto fin dal medioevo villa di Settebassi, in cui questo marmo fu largamente impiegato per le pavimentazioni ed i rivestimenti parietali e che tra i Latini era noto come Marmor Scyreticum, per la sua provenienza dall’isola egea di Skyros (FIG. 1).

NOTA: il termine italiano breccia ha il suo etimo nel latino imbrex-imbricis cioè embrice, la tegola trapezoidale piana che frantumata – si pensi alle parole  di cantiere: brecciame o brecciolino – costituiva l’impasto dei conglomerati.

fig-1

FIG. 1 – Breccia di Skyros o Settebassi (collezione Corsi)

La breccia di Settebassi fra i marmoristi romani dei secoli passati era stata ribattezzata “a semesanto” perché le concrezioni litiche biancastre presenti nella sua pasta (e che le  danno quell’aspetto detto, nella terminologia di settore, mandorlato) ricordano i confetti medicinali degli speziali il cui nome popolare era, appunto, semesanto.

Settebassi si trova nel quadrante sud-orientale fuori le mura e il toponimo gli deriva dalla villa dei Bassi, la potente famiglia di Settimio Basso, prefetto imperiale al tempo di Settimio Severo che di questa villa era proprietario tra la fine del II secolo e l’inizio del III. Il grandioso e vasto  complesso – è la più estesa fra le ville suburbane dopo quella dei Quintili – si trova al quinto miglio della Via Latina, nel lotto compreso tra la Tuscolana (poco prima della stazione Anagnina) e via delle Capannelle (FIGG. 2, 3). Era stata costruita alla metà del II secolo, regnante Antonino Pio (138-161), e fu mantenuta funzionante sino a tutto il IV secolo. Oltre al nucleo residenziale vero e proprio, essa era dotata di piccole terme, palestra, piscina, un ippodromo e da una propaggine “rustica” con le caratteristiche di fattoria, destinata alle attività agro-alimentari che garantivano l’autosufficienza degli abitatori del complesso suburbano (FIGG.  4, 5).

fig-2

FIG. 2 – Quadrante tra la via Tuscolana e via delle Capannelle

fig-3

FIG. 3 – complesso di Settebassi

fig-4-villa-sette-bassi-1880

FIG. 4 – Villa di Settebassi in uno scatto del 1880

fig-5villa-sette-bassi

FIG. 5 – Il complesso di Settebassi oggi

Non molto distante da qui era la Villa dei Quintili, la più spettacolare e lussuosa, appartenuta alla facoltosa famiglia di Consoli imperiali del II secolo, di età adrianea. Requisita da Commodo, divenne quindi proprietà dell’imperatore che ne accrebbe lo sfarzo e l’estensione, sino ad essere la più imponente delle ville dell’Agro Romano. Si estende tra la via Appia Antica e la via Appia Nuova (FIG. 6) e le vestigia che dominano questo scorcio di campagna che circonda l’Urbe – tanto caro a Goethe – ne fanno uno dei siti archeologici più interessanti della Capitale (FIG. 7). Il toponimo che era stato attribuito al sobborgo cresciuto attorno ai grandiosi resti della romanità è quello ancora in uso di Roma Vecchia.

fig-6

FIG. 6 – Villa dei Quintili, immagine satellitare

fig-8

FIG. 7 – complesso dei Quintili

Sulla via Prenestina, poco prima dell’incrocio con via della Serenissima (FIG. 8),  ci imbattiamo in un’altra maestosa testimonianza di villa imperiale extra moenia: la villa dei Gordiani, l’illustre famiglia che ebbe lo scettro nel III secolo (da Gordiano I a Gordiano III fra il 238 ed il 244).

fig-8

FIG. 8 – Via Prenestina, parco archeologico dei Gordiani

fig-9

FIG. 9 – Mausoleo dei Gordiani

Del parco archeologico  che si sviluppa su entrambi i lati dell’antica strada per Preneste – realizzato dopo l’abbattimento della borgata abusiva che era sorta sulle rovine del complesso – punto focale è il cosiddetto mausoleo dei Gordiani, costruzione cilindrica ad opera laterizia che si erge sul fianco sinistro (FIG. 9).

Nella zona di Centocelle, tra la via Casilina, viale Palmiro Togliatti e l’aeroporto militare, sono stati condotti degli scavi archeologici mirati ad individuare, coadiuvati da alcune foto aeree degli anni ’50 del secolo scorso, quanto residua di alcuni complessi rustico-residenziali  di età tarda, di cui già si era tramandata conoscenza: la c.d. Villa ad duas Lauros, accanto alla quale sorgevano altri impianti come la villa della Piscina e la villa delle Terme (FIG. 10).

fig-10

FIG. 10 – parco archeologico di Centocelle

Nell’ambito del Parco degli Acquedotti di via Lemonia, nella zona del Quadraro (FIG. 11), sono visibili i resti della c.d. Villa delle Vignacce (FIG. 12) risalente al periodo adrianeo, costruita da un ricco produttore di laterizi, Quinto Servilio Pudente e sviluppatasi nei due secoli successivi.

lemonia

FIG. 11 – Parco di via Lemonia

fig-11

FIG. 12 – Villa delle Vignacce

Volgendo in direzione dell’Appia Antica, l’itinerario tra le ville imperiali suburbane ci porta alla Villa di Massenzio, il quale si era autoproclamato imperatore nei primi anni del IV secolo (la sua morte è del 312), in contrapposizione a Costantino.

12

FIG. 13 – Via Appia Antica, Villa di Massenzio (si noti il tracciato del Circo)

13

FIG. 14 – Villa di Massenzio

14

FIG. 15 – Villa di Massenzio

mausoleo

FIG. 16 – Interno del mausoleo di Valerio Romolo, figlio di Massenzio

Il sito archeologico è uno dei più visitati e scenografici lungo la Regina Viarum, con lo sfondo dei Colli Albani (FIG. 13). Il complesso, impiantato su una preesistente proprietà di Erode Attico, è costituito da tre nuclei: il palazzo, il circo ed il mausoleo (FIGG. 14, 15, 16). A ridosso del sepolcro dinastico, a pianta circolare, incombe un casale costruito nel XVIII secolo ad uso del fondo agricolo (FIGG. 17, 18).

18

FIG. 17 – Villa di Massenzio, vista aerea

18

FIG. 18 – Casale della Villa di Massenzio (XVIII sec.)

arch. Renato Santoro – Roma, 8 ottobre 2016 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...