UNA CITTA’ PER ANTINOO

Antinoo – bellissimo efebo della Bitinia, entrato nelle grazie di Adriano quando, nel corso dei suoi innumerevoli viaggi, l’imperatore romano aveva raggiunto quella regione – durante il fatale itinerario egiziano, nell’autunno del 130 d.C., ad appena vent’anni, annega nelle acque del Nilo. Non è mai stato chiarito se per caduta accidentale, suicidio o, addirittura, per una sorta di sacrifico rituale.

Di sicuro sappiamo che il maturo sovrano (Adriano ha già cinquantaquattro anni), prostrato dalla perdita del ragazzo, ordina la costruzione di una città a lui consacrata, nel luogo della disgrazia, dove è possibile che là fosse anche tumulato. Sorge così Antinoupolis, quasi dirimpetto ad Hermoupolis Magna, nei pressi dell’odierna Sheikh Ibada sulla sponda orientale del Nilo, talora menzionata anche come Antinoe, a circa 300 chilometri a sud del Cairo. Da qui partiva la Via Hadriana, che metteva in collegamento il Medio Egitto con il Mar Rosso.

Ossessionato dalla bellezza del giovane, Adriano disseminerà il suo impero di statue raffiguranti Antinoo divinizzato come Osiride, nello splendore della sua nudità o, in esotica variante, abbigliato alla maniera egizia, con lo shendit – il tipico gonnellino in lino pieghettato –  ed, in testa, il copricapo nemes con tanto di ouræos, come lo vediamo rappresentato nei musei di Monaco di Baviera o Dresda.

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Antinoo, II sec. d.C., Staatliches Museum Ägyptischer Kunst, München

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Testa di Antinoo, II sec. d.C. (coll. Chigi), Staatliche Kunstsammlungen, Dresden

Con Diocleziano (286 d.C.) Antinoupolis diventa capitale della Tebaide e, sotto Valente (364-378 d.C.), sede di due vescovati cristiani, l’ortodosso e il monofisita. Della città romana sopravvivevano, ancora alla fine del XVIII secolo al tempo della spedizione napoleonica[1], resti di qualche tempio, di archi, di un circo, un teatro etc., ma oggi davvero poco è arrivato sino a noi.

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Antinoe, portico del teatro, da Description de l Égypte, op. cit. in nota, vol. IV, tav. 55

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Antinoe, arco di trionfo, da Description de l’Égypte, op. cit. in nota, vol. IV, tav. 57

Nella necropoli di Antinoupolis si concentrarono gli scavi archeologici del Gayet, durante le fortunate spedizioni organizzate da Emile Guimet. A quelle campagne di scavo tra fine Ottocento e primo Novecento, dobbiamo gli splendidi ritratti funerari alla maniera del Fayyūm che ora sono vanto del Louvre.

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Arte del Fayyūm, Museo Archeologico del Cairo (scavi del Gayet da Antinoupolis)

Prima di lasciare l’Heptanomis ed entrare nella Tebaide, l’imbarcazione che scorre lenta sulle acque del Nilo, prora puntata a sud, incontra sulla sinistra quel che resta di Akhetaton (odierna Tell el-Amarnah), la “città di Aton” fondata da Amenophis IV in onore del nuovo dio ed effimera capitale del suo breve regno.

Il sole tropicale si fa sempre più inesorabile, i suoi raggi dardeggiano come negli antichi rilievi della XVIII dinastia, rappresentati in guisa di tante braccia che si allungano titillanti in un avvolgente amplesso sacro. A quelle latitudini davvero il sole si mostra come un occhio che ci scruta implacabile dalla arroventata volta celeste; il falcone che spalanca le proprie ali, volteggiando nell’indaco smaltato del cielo, proietta la sua ombra a terra e sembra il sacro glifo solare disegnato sull’arido suolo.

arch. Renato Santoro – Roma, 22 sett. 2016 

NOTA

[1] Description de l’Égypte ou Recueil des observations et recherches faites en Egypte pendant l’expédition française. Antiquités. Planches, vol. IV, tav. 55: Antinoe. Vue du portique du théâtre; e tav. 57: Antinoe. Vue de l’arc de triomphe, Paris 1809-22; 1821-29

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