LA CITTA’ CHE SALE: la mappa della modernità all’assedio delle antiche chiese di Roma

La città che sale è il titolo di una celebre tela di Boccioni del 1910 che riverbera l’esaltazione ottimistica dei Futuristi di fronte al progresso e alla modernità in contrapposizione al passatismo culturale e al conformismo borghese.

La città del Novecento si espande, si dilata e tutto ingloba. Roma, divenuta Capitale, da sonnacchiosa città di provincia  con poco più di trecentomila abitanti si trasforma, nel corso di pochi decenni, in città con un milione di residenti; cresce a dismisura e quello che era suburbio ed orti urbani in breve tempo viene integrato irreversibilmente nel tessuto cittadino.

Ad esemplificare questo concetto prendiamo come riferimento a campione alcuni episodi architettonici della periferia capitolina, quelle piccole chiese assai antiche e suggestive, originariamente ambientate in un quieto intorno quasi campestre, le quali oggi sono inglobate nel traffico cittadino e nella fitta maglia del nuovo piano urbanistico. Si tratta di chiese come Santa Bibiana, Santa Passera, San Lazzaro, San Vitale, Santa Pudenziana, non sempre conosciutissime ma non per questo meno suggestive.

La prima di queste si trova all’interno della cinta muraria aureliana antica, nel cuore dell’Esquilino ma che in età medioevale era ormai una regio spopolata e in totale abbandono. Quelle che erano state le verdeggianti dimore dei maggiorenti della romanità si erano ridotte a ruderi, campi di ortiche e, nella migliore delle ipotesi, vigne e orticelli, coltivati da qualche frate di buona volontà. Nei giardini dove avevano passeggiato Mecenate e Virgilio crescevano rovi e canneti.

La chiesa di Santa Bibiana, paleocristiana del quarto secolo, il cui interno è strutturato ad impianto basilicale, ritmato da splendide colonne di  recupero, nelle mappe del Nolli alla metà del XVIII secolo figura come un episodio architettonico isolato, circondato da ettari di prati arborati (FIG. 1). Oggi si presenta snaturata da un intorno di severi edifici condominiali della Roma umbertina che affacciano su via Giolitti, dalle rotaie e dallo sferragliare del trenino che collega piazza Vittorio Emanuele con l’estrema periferia orientale, dalle fredde pareti cieche in travertino della incombente Stazione Termini (FIGG. 2,3,4).

Fu costruita, secondo una pia tradizione, nel 363 d.C. presso la casa della martire, nell’ambito degli Horti Liciniani (come si è accennato, il quadrante esquilino dell’Urbe era occupato dalle ville del facoltoso patriziato romano). Bibiana fu suppliziata al tempo delle persecuzioni di Giuliano l’Apostata, sorte condivisa con il padre Flaviano, la madre Dafrosia e la sorella Demetria. Il Liber Pontificalis sposta invece la costruzione della chiesa primitiva alla seconda metà del V secolo, per volere di papa Simplicio, quando assunse l’aspetto planimetrico che conosciamo.

Al 1224 risale il restauro ordinato da papa Onorio III, il quale annette alla chiesa un piccolo convento femminile, che poi sarà demolito in occasione della ristrutturazione seicentesca ad opera di Gian Lorenzo Bernini che conferisce all’edificio l’assetto, soprattutto quello esterno, giunto sino a noi. La facciata ha infatti perso le forme paleocristiane e si presenta, pur nella sua sobrietà, come moderato esempio di architettura barocca in tono minore (FIGG. 5,6).

Al suo interno (FIGG. 7,8) si segnalano gli splendidi affreschi parietali di Pietro da Cortona (FIG. 9) con episodi della vita di Bibiana e dei suoi devotissimi familiari, la statua della santa dello stesso Bernini, il mozzicone della colonna in rosso antico cui era stata legata e flagellata Bibiana dai suoi aguzzini.

L’ordine di colonne che scandisce la navata centrale sono in granito (sia rosso che grigio) e due in marmo greco di Lesbo (giallognolo venato di bigio), queste ultime  strigilate a spirale.

FIG. 1 NOLLI 1748
FIG. 1 : mappa del Nolli (1748)
FIG. 2
FIG. 2
FIG. 3
FIG. 3

 

FIG. 4
FIG. 4 
FIG. 5 G.B. Falda 1669
FIG. 5: Giovan Battista Falda (1669)

 

FIG. 6
FIG. 6
FIG. 7
FIG. 7
FIG. 8
FIG. 8
FIG. 9 CORTONA
FIG. 9: affreschi di Pietro da Cortona

*****

Santa Passera è nota ai più per la sua insolita onomastica. In realtà è una deformazione fonetica avvenuta nei secoli del santo che qui si venera: l’orientale Sant’ Abbas Kyros del IV secolo, latinizzato Sant’Abbaciro e da qui con il tempo italianizzato nel nome di una improbabile santa  in realtà inesistente. Le spoglie dell’Abate Ciro furono qui trasportate dall’Egitto nel V secolo dell’era volgare e il sito  divenne presto luogo di culto cristiano. Il piccolo edificio ecclesiale, ai nostri giorni aperto soltanto la domenica mattina, si trova nella periferia meridionale della Magliana, sulla strada per il mare.

Nella sezione longitudinale del plesso architettonico (FIG. 10)  è chiaramente visibile la stratificazione delle fasi costruttive. Il livello C è quello ecclesiale absidato del IX secolo, decorato con cicli di affreschi databili dal IX al XIII secolo (quelli sulle pareti laterali sono i più antichi, più tardi quelli dell’abside, che rivelano una mano più esperta e sicura, FIG. 11) di tono bizantineggiante. Il livello intermedio B è quello romano imperiale delle sepolture di età antonina (II-III sec. d.C.) che si snodavano lungo la via Portuensis, dove nel IV secolo fu impiantato il primo nucleo devozionale dei santi padri del deserto Ciro e Giovanni, le cui reliquie furono raccolte nella piccola cripta sotterranea, al livello C (FIG. 12). La muratura è quella caratteristica del tempo in opus latericium in cui troviamo incastonati anche inserti lapidei classici come bucrani o ghirlande.

Oggi l’edificio (FIGG. 13,14,15), non lontano dal Tevere, si confonde fra basse casupole, officine di meccanici, distributori di benzina e moderni condomini dei cosiddetti palazzinari anni ’60 (FIGG. 16,17,18) e va scovata con lo spirito investigativo del cultore dell’architettura.

FIG. 10 SEZ. PASSERA
FIG. 10
FIG. 11 ABSIDE
FIG. 11
FIG. 12 CRIPTA
FIG. 12
FIG. 13
FIG. 13
FIG. 14
FIG. 14
FIG. 15
FIG. 15
FIG. 16
FIG. 16
FIG. 17
FIG. 17
FIG. 18
FIG. 18

*****

Singolare anche la chiesa di San Lazzaro alle pendici del Monte Mario, punto di arrivo dei pellegrini che percorrevano la Via Francigena diretti a Roma, capitale occidentale della cristianità, in cerca di indulgenze. Monte Mario, il Clivus Cinnae del periodo latino, nel Medio Evo era detto Mons Gaudii perché era l’ultima tappa del lungo viaggio sino  alla città dei Papi e alle tombe degli apostoli Pietro e Paolo, dalla cui vetta si poteva contemplare ai propri piedi la sterminata distesa di case, torri, chiese, monumenti adagiati sui mitici sette colli dell’antichità.  Era considerato un po’ l’equivalente – in scala ridotta (anche altimetrica) – del Monte Sion per il pellegrino che giungeva a Gerusalemme (FIG. 19). San Lazzaro era il santo protettore dei malati di lebbra e peste, malattie che nell’Età di Mezzo conobbero una nefasta e funesta diffusione. Da qui il nome di “lazzaretto” dato ai sanatori per il confinamento delle persone affette da queste patologie. Il nome con cui la collina alle porte di Roma divenne popolare era Mons Malus (da qui la sua evoluzione nel toponimo odierno), stante la documentazione di una chiesa dedicata a  Santa Maria Maddalena “ad Montem Malum” voluta in voto da un fedele francese nel XII secolo, poi convertita sul finire del XV secolo all’attuale intestazione devozionale, quel San Lazzaro della parabola evangelica che viene rappresentato, secondo l’iconografia della tradizione, come un mendicante, lacero e malconcio. Fu sottoposta ad una serie di restauri nel Cinquecento, successivamente alle incursioni dei Lanzichenecchi.

Il borgo che crebbe attorno alla locanda di ristoro e a questa piccola chiesa le cui origini datano al XII secolo, rappresentava il luogo di raccolta e controllo sanitario per i forestieri reduci dal lungo viaggio. Le cronache parlano anche di Borgo San Lazzaro come sosta e base di partenza dei cortei per i sovrani venuti dal nord per farsi incoronare dal romano Pontefice. La processione partiva da qui per raggiungere San Pietro. Sorge infatti lateralmente alla Via Trionfale che è la strada di penetrazione alla città da settentrione.

Oggi il contesto edilizio è profondamente mutato, perché non siamo più in aperta campagna ma nel fitto del contesto urbano alle spalle della zona dei Tribunali della Procura.

L’edificio ha un aspetto della più frugale sobrietà: si tratta di una piccola chiesa romanica con tetto a capanna, e campanile a vela (FIGG. 20,21); mentre l’interno è a pianta basilicale ripartita cioè in tre navate, a tre ordini di colonne, tutte di spoglio (lisce, scanalate o strigilate di varia provenienza, qualità e stile) e abside centrale (FIGG. 22,23,24,25).
Oggi l’angusto vicolo su cui affaccia la piccola chiesa affaccia, è stretto fra la via Trionfale a monte e la Corte d’Appello di piazzale Clodio (FIGG. 26,27,28) ad est, con una cancellata che la separa dal parcheggio interno.

FIG. 19 Monte Mario 1830c.
FIG. 19: Monte Mario (1830C.)
FIG. 20
FIG. 20
FIG. 21
FIG. 21
FIG. 22
FIG. 22
FIG. 23
FIG. 23
fig. 24
FIG. 24
FIG. 25
FIG. 25
FIG. 26
FIG. 26
FIG. 27
FIG. 27
fig. 28
FIG. 28

*****

San Vitale, che si trova al contrario nel cuore del rione Monti, sulla centralissima via Nazionale, può essere presa ad esempio di come la città gli sia letteralmente cresciuta attorno, non solo orizzontalmente ma anche verticalmente, sopravanzandola anche come livello stradale. E’ infatti qui chiaramente riconoscibile il dislivello di diversi metri fra la vecchia quota e la nuova altimetria urbana, a causa della lenta, secolare stratificazione dei piani di calpestio (FIGG. 29,30,31). Ultimo dei quali il tracciato di via Nazionale realizzato a fine Ottocento, quando la Roma Capitale umbertina si veste a nuovo e grazie alle pianificazione urbanistiche del Viviani (1883) viene realizzato il collegamento fra la vecchia stazione Termini (all’epoca prospettante sin quasi a ridosso delle Terme di Diocleziano) ed il polo civico di piazza Venezia.

Sino a qualche decennio prima, come possiamo vedere in una incisione d’epoca di Joseph Anton Koch, ai primi dell’Ottocento la zona aveva le caratteristiche del suburbio (FIG. 32). D’improvviso la piccola basilica paleocristiana del V secolo si è vista sorgere tutt’intorno alti condomini, il Palazzo delle Esposizioni, una caserma di vigili del fuoco.

La facciata è preceduta da portico a cinque arcate (FIGG. 33) L’interno, originariamente a tre navate, è a navata unica (FIG. 34) dai tempi dei rifacimenti sostanziali voluti da Sisto IV (seconda metà del Quattrocento). Un acquarello di Achille Pinelli (1832-1835) mostra l’esterno della chiesa (FIG. 35) prima che fosse impostata la scalinata di collegamento voluta da Pio IX nel 1859 (FIG.36).

fig. 29
FIG. 29
FIG. 30
FIG. 30
FIG. 31
FIG. 31
FIG. 32
FIG. 32
FIG. 33
FIG. 33
FIG. 34
FIG. 34
FIG. 35
FIG. 35
fig.36
FIG. 36

*****

San Vitale si trova ben cinque metri al di sotto del pavé di via Nazionale. Ma non è la sola chiesa capitolina ad evidenziare come la città sia nei secoli “lievitata” di quota. E’ il caso, ad esempio, anche di Santa Pudenziana che presenta, rispetto alla via Urbana, un dislivello di circa tre metri (FIGG. 37,38,39).

fig.37
FIG. 37

 

fig.38
FIG. 38
fig.39
FIG. 39
fig.40
FIG. 40
fig.41
FIG. 41
fig.42
FIG. 42

La chiesa (FIG. 40) – che vanta un mosaico absidale fra i più antichi di quelli paleocristiani di Roma (FIGG. 41,42) – risale al V secolo d.C. edificata sulla domus di Pudente, il senatore romano padre di Pudenziana e Prassede, entrambe elencate come sante già nei primi martirologi cristiani. Il campanile romanico che svetta al suo fianco è del XIII secolo. Nata con impianto basilicale a tre navate, fu rimaneggiata nel Cinquecento e all’interno assunse l’aspetto attuale a nave unica, con le originarie colonne di spoglio incastonate nel nuovo assetto murario di rinforzo. Nell’Ottocento fu restaurata per volere del cardinal Lucien Bonaparte e a quel periodo risale la sistemazione della scala di collegamento con l’intorno stradale.

arch. Renato Santoro – 24 maggio 2016 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...