UNO SCRIPT CHE SI CHIAMA DESIDERIO: IL CINEMA DI TENNESSEE WILLIAMS

Negli anni ’50 e 60’ del secolo scorso la penna di Tennessee Williams vergava senza sosta pagine e pagine di testi teatrali e il prolifico autore statunitense licenziò un numero davvero considerevole di titoli, divenendo in poco tempo uno dei drammaturghi più rappresentati di quel periodo. La fortuna che arrise ai suoi lavori ne consacrò la fama internazionale, alimentata dallo scandalo che circondava il suo stile di vita e le trame delle sue opere. La scabrosità e la morbosità dei temi trattati erano giudicati audaci – o meglio osé come si soleva dire – dal pubblico puritano del periodo, combattuto fra quella miscela di attrazione e repulsione, di curiosità e rifiuto caratteristica dell’animo umano dinanzi alla crudezza di uno spettacolo da cui non riusciamo a distogliere lo sguardo. Se da un lato Williams riusciva a disturbare il pruriginoso conformismo della platea, dall’altro ne solleticava l’interesse.

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Ai suoi soggetti perciò attinse a piene mani il cinema hollywoodiano, anche se il più delle volte, per non incappare nelle maglie della censura, era costretto ad edulcorarne i risvolti ambigui; e le allusioni alla diversità sessuale venivano abbondantemente sfumate, talora sino a rendere poco comprensibili o credibili certe situazioni. Si pensi a La gatta sul tetto scotta e al personaggio interpretato da Paul Newman di cui le platee meno smaliziate non riuscivano a capire gli atteggiamenti e  perché fosse stato tanto traumatizzato dalla morte dell’amico del cuore, al punto di non riuscire a consumare il matrimonio con una pur procace Liz Taylor. Se è vero che nel cinema americano di quegli anni il codice Hays ancora imponeva certe linee guida e cioè che i baci non durassero più di tre secondi o che negli abbracci d’alcova l’uomo dovesse mostrare le gambe rigorosamente fuori dal letto, inutile dire che omosessualità, erotismo, nudità, adulterio (o meglio le “perversioni sessuali” come venivano etichettati) erano veri e propri tabù.

Invece in questi tabù il nostro Tennessee Williams si trovava perfettamente a proprio agio. Sicché le sue storie si dipanano fra rapporti incestuosi, amicizie particolari, cannibalismo, schizofrenia, stupri, ragazzine provocanti e attempate donne lascive.

Lo scrittore non ha mai fatto mistero dei propri orientamenti sessuali e la relazione con il suo segretario Frank Merlo dura dal 1947 al 1963, anno in cui il giovane compagno muore di cancro. Nel 1975 Williams  pubblica un libro di Memorie in cui ripercorre le tappe emotive della propria esistenza: dalla nascita a Columbus nel Mississippi il 26 marzo del 1911 (Thomas è il vero nome di battesimo) al difficile rapporto con il padre che lo deride per la sua effeminatezza; dal profondo legame con il nonno materno ai disturbi mentali della sorella Rose; dall’alcolismo alla depressione; dall’idiosincrasia ai malanni reali; dai trionfi degli esordi agli insuccessi degli ultimi anni; dagli eccessi sessuali alla conversione al cattolicesimo nel 1968. Muore a New York il 25 febbraio del 1983, soffocato dal tappo di una boccetta di collirio, tenuto maldestramente fra i denti. Delle sue tragedie trasposte per il grande schermo è stato spesso lo stesso Williams a curare la sceneggiatura: i proventi teatrali, editoriali, cinematografici furono cospicui e gli permisero di viaggiare per il mondo, di circondarsi di amanti; di sfoggiare un’agiatezza che lo ripagava degli anni della gavetta ma non lo guariva dagli incubi che popolavano la sua mente. Il suo terrore più grande era quello di essere affetto dalla medesima sindrome della sorella, per la quale la madre aveva dato l’assenso ad una operazione di lobotomia che la ridusse ad una larva umana. Da questo drammatico episodio biografico Tennessee Williams trarrà lo spunto per l’inquietante soggetto di Improvvisamente l’estate scorsa.

FILMOGRAFIA 

LO ZOO DI VETRO (The Glass Menagerie, Warner Bros.1950)

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Nel film del 1950, rielaborato dal primo vero successo teatrale di Williams che risale al 1944, l’autore collabora alla sceneggiatura assieme a Peter Berneis. Diretto da Irving Rapper e interpretato da Jane Wyman e Kirk Douglas. Il commento musicale del film, girato in bianco e nero, è di Max Steiner. Il titolo rimanda al mondo interiore della protagonista, fragile e delicato come gli animali di cristallo della sua collezione, che un brusco movimento può spezzare. Così metaforicamente si infrangono le illusioni della ragazza (in questo caso si tratta dell’amore non corrisposto per un collega del fratello). Tutto attorno a Laura, i guasti familiari della madre Amanda e del fratello Tom (vero nome di Williams).

 

UN TRAM CHE SI CHIAMA DESIDERIO (A Street-Car Named Desire, Warner Bros.1951)

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Il film del 1951, tratto dal lavoro teatrale del 1947, diretto da Elia Kazan si avvale della interpretazione di Vivien Leigh (Blanche) e Marlon Brando (Stanley). La protagonista femminile, tormentata dal sesso e dall’alcool, approda a New Orleans dalla provincia e irrompe nella vita coniugale della sorella Stella, in un torbido triangolo che la condurrà alla follia. Nelle donne di Williams, molto più che nella Bovary flaubertiana, fortissimo è il riverbero dello scrittore il quale, come in un transfert, proietta in esse tutte le sue pulsioni recondite. “Desiderio” (Desire) è il nome del tram di New Orleans che porta alla squallida periferia della città, sino al quartiere in cui vivono la sorella e il rozzo cognato di Blanche DuBois. Il film, girato in bianco e nero, ha il commento musicale di Alex North..Per questa pellicola la Leigh vinse il suo secondo Oscar come migliore attrice.

 

LA ROSA TATUATA (The Rose Tattoo, Paramount 1955).

ROSA TATUATA

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Williams aveva scritto l’opera teatrale, ambientata nel mondo degli immigrati italiani nel sud degli Stati Uniti, appositamente per Anna Magnani di cui adorava il temperamento e le doti interpretative. Ma l’impossibilità dell’attrice nell’affrontare le tavole del palcoscenico in una lingua che non padroneggiava li convinse ad una trasposizione filmica. Ed ebbero ragione perché per questo ruolo la Magnani ottenne il premio Oscar per la miglior recitazione femminile. La pronuncia inglese era approssimativa (giustificata dal fatto che si tratta di una straniera trapiantata) ma la sua espressività intensa conquistò i critici d’Oltreoceano. E’ la storia di una vedova legata al rispetto devoto del marito defunto (il quale però la tradiva, coinvolto in un giro di loschi traffici) che per il senso dell’onore rifiuta la corte dello spasimante Burt Lancaster. Quando la donna scopre la verità sul passato del consorte si abbandona all’amore sfidando le maldicenze del mondo piccolo e gretto che la circonda. La regia è  di Daniel Mann. Il film è in bianco e nero e le musiche sono di Alex North.

 

BABY DOLL – LA BAMBOLA DI CARNE (Baby Doll, Warner Bros. 1956)

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Elia Kazan, che aveva già affrontato Williams qualche anno prima, nel 1956 dirige Baby Doll – in Italia uscirà con il titolo La bambola di carne – sceneggiato dallo scrittore americano e interpretato da Carroll Baker, Karl Malden, Eli Wallach. E’ la storia febbricitante di una diciannovenne e illibata moglie-bambina di un ricco sudista di mezza età in declino e da lui trascurata sessualmente. Così la ragazza si offre al suo rivale in affari che la insidia e se ne serve ai propri fini affaristici. Nell’originale l’amante fedifrago è un italiano, ma da noi nella versione doppiata diventa messicano. La tensione del film è sottolineata dall’uso del bianco e nero, che in questo intreccio dark rende al meglio i contrasti fra bene e male, con il sottofondo musicale di Kenyon Hopkins. Per alcuni aspetti il personaggio cui dà vita Carroll Baker è considerato una sorta di anticipazione della Lolita nabokoviana.

 

LA GATTA SUL TETTO CHE SCOTTA (Cat on a Hot Tin Roof, M.G.M.1958)

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Pesantemente snaturato rispetto al soggetto originale, nella versione cinematografica sceneggiata da Richard Brooks, Brick (Paul Newman) non si è più ripreso a seguito del suicidio di Skipper, suo compagno di squadra e sfoga la sua rabbia nell’alcool e sulla moglie Maggie (Elizabeth Taylor), negandosi a lei che lo implora di salvare il matrimonio. Il burbero padre (Burl Ives) malato terminale di cancro, nonostante le incomprensioni, le recriminazioni e le reciproche accuse, riesce a ricomporre il rapporto fra i due. In realtà fra Brick e Skipper viene adombrato qualcosa di più che una amicizia morbosa, come invece è esplicitato nell’opera teatrale. La regia è dello stesso Brooks. Il film, a colori, si avvale della colonna sonora scritta da Charles Wolcott.

 

IMPROVVISAMENTE L’ESTATE SCORSA (Suddenly Last Summer, Columbia1959)

IMPROVVISAMENTE L'ESTATE SCORSA

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Tennessee Williams ne scrive la sceneggiatura assieme a Gore Vidal. Diretto da Joseph L. Mankiewicz, interpretato da Elizabeth Taylor, Montgomery Clift e Katharine Hepburn, anche se in toni più velati, la pellicola affronta tutti i temi cari all’autore: dall’omosessualità di Sebastian Venable ucciso e sbranato a Cabeza de Lobo, al legame morboso, quasi incestuoso tra madre e figlio, dal tema della schizofrenia alla ninfomania, con un diretto richiamo alla lobotomia che nella realtà la sorella di Williams dovette subire e che le cancellò ogni attività cerebrale. Il film è in bianco e nero, il tema musicale è composto da Malcolm Arnold.

 

PELLE DI SERPENTE (The Fugitive Kind, United Artists1960)

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In una cittadina del “Profondo Sud”, luogo dell’anima di Williams, giunge Val Xavier (Marlon Brando) misterioso vagabondo senza radici, ribattezzato “Pelle di serpente” (da cui il titolo italiano) per via dell’inseparabile giacca. Di lui si innamora la matura Lady Torrence (Anna Magnani) malmaritata con un uomo anziano, astioso e di salute cagionevole. Lady assume Val nel suo emporio e ne diventa l’amante benché su di lui abbia messo gli occhi la giovane e alcolizzata Carol (Joanne Woodward). Il marito di Lady scopre però il tradimento della moglie e medita la propria vendetta sugli amanti. Il film, adattamento da Orpheus Descending a cura dello stesso Tennessee Williams assieme a Marlon Brando, è stato diretto da Sidney Lumet. Per il film, girato in bianco e nero, ha composto le musiche Kenyon Hopkins.

 

LA PRIMAVERA ROMANA DELLA SIGNORA STONE (The Roman Spring of Mrs. Stone, Warner Bros.1961)

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Vivien Leigh che già a teatro aveva voluto fermamente i diritti per Un tram che si chiama desiderio da rappresentare in Inghilterra per la regia del marito Laurence Olivier e che lo aveva interpretato magistralmente anche al cinema meritandosi un Oscar, torna in un film tratto da un soggetto di Williams (questa volta non da un lavoro teatrale ma da un romanzo del 1950). All’età di 47 anni la diva britannica presta il volto alla matura Signora Stone, una turista americana che durante una vacanza nel Vecchio Continente, giunta a Roma si abbandona al corteggiamento di Paolo (Warren Beatty) che le risveglia le emozioni dell’amore e della trasgressione, a dispetto delle convenzioni borghesi.La sceneggiatura è di Gavin Lambert e Jan Read; la regia di José Quintero; la musica di Richard Addinsel. Il film è stato girato a colori.

 

LA DOLCE ALA DELLA GIOVINEZZA (Sweet Bird of Youth, M.G.M. 1962)

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Richard Brooks torna a sceneggiare e dirigere un film tratto da una pièce teatrale di Tennessee Williams, interpretato da Paul Newman (Chance) e Geraldine Page (Alexandra Del Lago). Il film, a colori e con le musiche di Harold Gelman, racconta a fosche tinte la relazione tra un giovane privo di scrupoli e una diva del cinema avanti con gli anni e sul viale del tramonto, schiava dell’alcool e degli antidepressivi, una proiezione di Williams stesso. Chance è però innamorato della figlia di un boss della malavita che gli farà pagare lo sgarro subito.

 

LA NOTTE DELL’IGUANA (The Night of the Iguana, M.G.M. 1964)

NOTTE IGUANA

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In una sperduta località rivierasca centro-americana, lo spretato reverendo Shannon (Richard Burton) cerca di ricomporre i cocci della sua vita in frantumi; si inventa guida turistica in Messico e finisce in un albergo tenuto da una avventuriera di pochi scrupoli. Tre donne – la disinibita proprietaria dell’hotel (la sensuale Ava Gardner), una sognante artista (Deborah Kerr), una provocante e determinata adolescente (Sue Lyon reduce dal successo di Lolita) – possono redimerlo oppure dannarlo. Il soggetto di Williams è stato sceneggiato da Anthony Veiller e da John Huston, che ne è anche il regista. Il film è rigorosamente in bianco e nero, per concentrarsi più sul chiaroscuro delle passioni umane e sui contrasti che per esaltare lo splendore del paesaggio tropicale. La musica è di Benjamin Frankel.

 

LA SCOGLIERA DEI DESIDERI (Boom, Universal 1968)

SCOGLIERA

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Figura centrale è Flora Goforth (Elizabeth Taylor) ex attrice ed ex divoratrice di uomini con alle spalle sei matrimoni e innumerevoli adulterii. In un’isola mediterranea abbacinata dal sole, di sua esclusiva proprietà, sorvegliata da una muta di cani, Flora detta alla segretaria le proprie memorie. E’ una donna umorale, nevrotica che combatte le sue ansie con droghe, medicine e alcol, assistita da un medico personale. Gravemente malata, allo stadio terminale, resa ansiosa dal tempo che fugge inesorabilmente, rende la vita impossibile a quanti le stanno attorno. Tutto si complica quando approda nell’isola Chris Flanders (Richard Burton), giovane poeta noto con il soprannome di “Angelo della Morte” poiché vive mettendosi a servizio di anziane donne ricche, prossime al trapasso. E’ il Mago di Capri (Noël Coward), ospite della Goforth, a rivelare la sinistra fama che circonda l’uomo, quella di traghettatore nell’ultimo viaggio. La regia è di Joseph Losey su sceneggiatura dello stesso Williams (da un suo dramma del 1962: The Milk-Train Doesn’t Stop Here Anymore. Il film, a colori, girato in Sardegna a Capo Caccia, è impreziosito dalle musiche di John Barry. Lapidaria l’ultima battuta di copione pronunciata da Angelo della Morte (e che sembra quasi epitaffio alle fobie di Williams): Boom! The shock of each moment of still being alive. Lo stupore di ciascun istante di essere ancora in vita…

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Il legame fra Tennessee Williams e l’Italia ha radici antiche. Molti personaggi delle sue opere sono italiani o di origine italiana; così come molti sono richiami e citazioni a luoghi e città del nostro Paese. Il drammaturgo amava trascorrere lunghi periodi in Italia dove contava diversi amici, da Anna Magnani a Eduardo De Filippo, da Gian Carlo Menotti a Luchino Visconti e Zeffirelli. Racconta in Memoirs che a Roma nel 1948 trascorse la primavera e l’estate in compagnia di un giovanotto italiano, Raffaello, che gli ispirerà – riveduta e corretta – la trama della Signora Stone che viene conquistata dal bel Paolo Di Leo. Italiano di Brooklyn era anche il suo segretario personale Merlo, con il quale ebbe un duraturo legame sentimentale. Italiani sono i protagonisti della Rosa tatuata (Serafina e Alvaro); italiano è il Silva Vacarro di Baby Doll; italiana è Alexandra del Lago, la diva al tramonto nella Dolce ala della giovinezza. Per Amalfi passa Sebastian Venable nei suo irrequieto peregrinare per il Mediterraneo assieme alla cugina Catharine dell’Estate scorsa; a Capri è ambientato il testo originale di Boom. Williams adorava Portofino ma soprattutto la Costiera Amalfitana, eletta a suo buen retiro (scoperta nei primi anni del dopoguerra). A Ravello aveva acquistato una villa assieme a Gore Vidal  e a Positano era di casa. Frequentava anche Spoleto e il Festival dei Due Mondi e proprio nella splendida cittadina umbra aveva messo in scena la prima mondiale di The Milk-Train.

arch. Renato Santoro – Roma, marzo 2016

ABSTRACT

The link between Tennessee Williams and Italy has ancient roots. Many characters of his works are Italians or of Italian origin; many ones are references and citations to places and cities of our Country. The playwright liked to spend long periods in Italy where he had several friends, from Anna Magnani to Eduardo De Filippo, from Gian Carlo Menotti to Luchino Visconti or Zeffirelli. In Memoirs he tells that in Rome in 1948 he spent spring and summer in lovable company of an Italian young man, Raphael, who will inspire – revised and corrected – the plot of Mrs. Stone, conquered by the handsome Paolo Di Leo. From Brooklyn was also his particular secretary Merlo, with whom he had a sentimental relationship. Italians are the protagonists of The Rose Tatoo (Serafina and Alvaro); Italian is the Silva Vacarro of Baby Doll; Italian is Alexandra del Lago, the diva at sunset in The Sweet Bird of Youth.  Amalfi is one of the places visited by Sebastian Venable in his restless wandering in the Mediterranean Sea together with his cousin Catharine in The Last Summer; Capri is the original theatral set of Boom. Williams adored Portofino but especially the Amalfi Coast, elected as personal buen retiro (discovered in the early post-war years). In Ravello he had bought a villa together with Gore Vidal and in Positano he was at home. He also frequented Spoleto and the Festival dei Due Mondi and in the splendid Umbrian town he staged the world premiere of The Milk-Train.

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