CARTOLINE DAGLI ANNI CINQUANTA

E’ passato oltre mezzo secolo da quando la troupe di Cleopatra sbarcò in Italia. Cinquant’anni sono un’enormità di tempo. Eppure il ricordo di quel film epico è rimasto vivo in molti di noi. Nella Capitale Elizabeth Taylor [1] e Richard Burton [2] videro nascere la loro storia d’amore e, ironia della sorte, sempre a Roma, dopo nemmeno dieci anni, il loro amore che sembrava eterno fa naufragio. Elizabeth Taylor e Richard Burton hanno legato al nostro Paese [3] lunghi periodi della loro vita, sia professionale sia privata, negli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso.

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IN ALTO: Elizabeth Taylor e Nick Hilton al Colosseo e a San Pietro, Roma 1950

Le prime foto romane di Elizabeth Taylor, scattate da Guglielmo Coluzzi, risalgono all’estate del 1950 e la ritraggono giovanissima al Colosseo e a San Pietro, con il naso all’insù come una qualsiasi turista d’oltreoceano. Liz è appena diciottenne ed è in viaggio di nozze, il primo di una lunga serie, insieme a Conrad Nicky Hilton  da cui divorzierà nemmeno un anno dopo. Lei è un’attrice già famosa che sin da bambina lavora ad Hollywood; lui il rampollo di una ricchissima famiglia proprietaria della più nota catena alberghiera. I neo-sposi sono in luna di miele in Europa: una tappa in Italia non può mancare ed anche Venezia è d’obbligo. Ma già al Lido ci sono i primi screzi, animati alterchi preludio alla rottura.

lido di venezia

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IN ALTO: Elizebeth Taylor e Nick Hilton al Lido di Venezia, 1950

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IN ALTO: comparsa per Quo Vadis (Roma 1950)

La Metro Goldwyn Mayer, con cui Liz è sotto contratto, aveva saggiato con dei provini la possibilità di utilizzare l’attrice  nel ruolo di Licia in Quo Vadis, che Mervyn LeRoy nel 1950 gira a Roma. Ma all’ancor acerba Taylor la casa cinematografica preferisce la più matura e accreditata Deborah Kerr. La partecipazione di Elizabeth Taylor, che approfitta del soggiorno romano per una visita al set, si riduce ad una comparsata nei panni di una prigioniera cristiana nell’arena ed il  suo nome nemmeno comparirà nei titoli di testa.

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IN ALTO: con il secondo marito, Michael Wilding è a Capri nel 1953

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IN ALTO: Elizabeth Taylor nell’atelier delle sorelle Fontana (1953)

E’ di nuovo nella capitale italiana nel settembre del 1953, ventunenne già al secondo matrimonio, con il maturo attore inglese Michael Wilding [4],  per rinnovare il guardaroba nell’atelier delle Sorelle Fontana [5], all’epoca ambitissimo dalle dive hollywoodiane. Con l’occasione i due fanno tappa a Capri.

La ritroviamo a Roma nella tarda primavera del 1957, dopo appena quattro anni, con il suo terzo, nuovo marito:  Mike Todd[6], in occasione di un tour europeo per la promozione de Il giro del mondo in ottanta giorni (Around the World in Eighty Days) di cui lui è produttore cinematografico. L’attrice è in dolce attesa di Liza che nascerà ad agosto.

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IN ALTO: primavera 1957, incinta di Liza a Roma con Todd

Saranno nuovamente di passaggio nella Capitale nel febbraio del 1958, un mese prima che Todd resti vittima di un incidente aereo nel New Mexico, lasciando la Taylor vedova a soli 26 anni. Liz ha tagliato i capelli per interpretare Maggie ne La gatta sul tetto che scotta (Cat on a Hot Tin Roof).

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IN ALTO: Liz e Todd all’Excelsior, febbraio 1958

Dopo appena un anno di vedovanza Elizabeth si era unita in matrimonio con il comune amico Eddie Fisher nel maggio 1959. Per sposare la diva il cantante non aveva esitate a lasciare moglie e figlia. Come viaggio di nozze la coppia si era regalata una crociera nel Mediterraneo, facendo tappa anche in Italia, nella Riviera ligure, a Portofino. Li ritroviamo a Roma, sorridenti e rilassati,  nell’estate del 1960 per i giochi olimpici. Ma la nemesi è in agguato: Fisher, il quarto marito nell’arco di dieci anni, da li a poco sarà spodestato da un nuovo concorrente, il prestante Marc’Antonio cinematografico, l’amatore gallese Richard Burton.

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IN ALTO: estate 1959, viaggio di nozze a Portofino con Eddie Fisher

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IN ALTO: Elizabeth Taylor e Eddie Fisher a Roma, Olimpiadi 1960

E’ con il kolossal più costoso di tutti i tempi che ha inizio la lunga avventura italiana della diva dagli occhi viola. Negli anni irripetibili di Cleopatra, girato a Roma dall’estate del 1961 all’estate del 1962, esposti agli obiettivi dei fotografi, all’adorazione dei fans ed alle critiche feroci dei detrattori e del Vaticano, Elizabeth Taylor e Burton, Liz & Dick, hanno vissuto sempre in vetrina e sopra le righe e fu difficile restare indifferenti alla loro plateale e pittoresca messinscena di una storia d’amore da manuale del cinema.

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IN ALTO: su tutte le copertine italiane ai tempi di Cleopatra (1961-62)

NOTE

[1] Elizabeth Rosemond Taylor, secondogenita di Sara Warmbrodt e Francis Taylor, americani trasferitisi in Inghilterra sul finire degli anni Venti, nasce a Hampstead, un sobborgo di Londra il 27 febbraio 1932. Il fratello, il primogenito Howard, era nato nel 1929. Allo scoppio della seconda guerra mondiale la famiglia torna negli Stati Uniti e si stabilisce a Los Angeles, dove la madre (che in gioventù aveva tentato la carriera di attrice) incoraggia l’ingresso della piccola Elizabeth nel mondo cinematografico. All’età di nove  anni Liz, scritturata dalla Universal, appare per la prima volta sul grande schermo in Man or Mouse, con Carl Switzer (Alfalfa) come protagonista, uscito nel 1942 con il titolo There’s One Born Every Minute. Passa alla MGM per la quale gira il suo primo vero successo, Torna a casa Lassie (Lassie Come Home, 1943) che le dà una discreta notorietà anche internazionale. Seguiranno: Gran Premio (National Velvet, 1945) e Il coraggio di Lassie (Courage of Lassie, 1946). Crescendo è la volta di Piccole donne (Little Women, 1949), Il padre della sposa (Father of the Bride, 1950) e Un posto al sole (A Place in the Sun, 1951). Nella seconda metà degli anni Cinquanta la ragazza è diventata donna e si accosta a personaggi e ruoli di maggior spessore in film di rilievo come: Il gigante (Giant, 1955), La gatta sul tetto che scotta (Cat on a Hot Tin Roof, 1958), Improvvisamente l’estate scorsa (Suddenly Last Summer, 1959) e Venere in visone (Butterfield 8, 1960) per il quale le verrà assegnato l’Academy Award, il popolare Oscar, come migliore interprete femminile. A Cleopatra (1963), negli anni Sessanta, seguiranno: Castelli di sabbia (The Sandpiper, 1965) Chi ha paura di Virginia Woolf? (Who’s Afraid of Virginia Woolf?, 1966), La bisbetica domata (The Taming of the Shrew, 1967), Riflessi in un occhio d’oro (Reflections in a Golden Eye, 1967), La scogliera dei desideri (Boom!, 1968), Cerimonia segreta (Secret Ceremony, 1968). Degli anni Settanta sono: L’unico gioco in città (The Only Game in Town, 1970), X, Y & Zee (Zee and Co., 1972), Identikit (The Driver’s Seat, 1974). Nel 1988 torna in Italia per partecipare a Il giovane Toscanini (Young Toscanini, 1988) di Zeffirelli. Si spegne a Los Angeles nel 2011

[2] Dodicesimo figlio di una modesta famiglia di minatori gallesi, Richard Jenkins (Ponthrydyfen, Galles, GB 1925-Ginevra, Svizzera 1984) quando intraprende la carriera teatrale sceglie il cognome d’arte Burton, in omaggio ad un suo insegnante di recitazione che l’aveva preso sotto la propria protezione e tutela. Dopo aver partecipato in America in ruoli di coprotagonista in film come Mia cugina Rachele (My Cousin Rachel, 1952), La tunica (The Robe, 1953), Il principe degli attori (Prince of Players, 1955), appare in Inghilterra ne I giovani arrabbiati (Look Back in Anger, 1958) di Tony Richardson, regista di punta del nuovo cinema anglosassone. La grande occasione e la notorietà mondiale arriva con Cleopatra (1963) cui seguono Becket e il suo re (Becket, 1964), La notte dell’iguana (The Night of the Iguana, 1964), Castelli di sabbia (The Sandpiper, 1965), La spia che venne dal freddo (The Spy Who Came in from the Cold, 1965), Chi ha paura di Virginia Woolf? (Who’s Afraid of Virginia Woolf?, 1966), La bisbetica domata (The Taming of the Shrew, 1967), Il dottor Faustus (Dr. Faustus, 1968) di cui firma anche la regia, La scogliera dei desideri (Boom!, 1968). Negli anni Settanta gira: L’assassinio di Trotsky (The Assassination of Trotsky, 1972), Barbablù (Bluebeard, 1972), Rappresaglia (1973), Il viaggio (1974), L’esorcista II – L’eretico (The Exorcist II – The Heretic, 1977), Equus (1977), I quattro dell’oca selvaggia (The Wild Geese, 1978). Orwell 1984 (Nineteen Eighty-Four) è il suo ultimo film, prima che la  morte lo colga, a Ginevra, nel 1984

[3] A differenza di Liz, Burton non ha mai espresso particolare apprezzamento per l’Italia e gli Italiani

[4] Nato nell’Essex nel 1912, Wilding aveva venti anni più della giovane moglie

[5] Racconta Micol Fontana: “Era arrivata un giorno Liz Taylor con il suo marito di allora, Michael Wilding. E poi era tornata un altro giorno, e un altro ancora, fino a mettere insieme un intero guardaroba. Eravamo impazzite, quando s’era dolcemente impuntata sul colore di una toilette da sera: la voleva viola, e fin qui nessun problema: sennonché Liz lo voleva di un viola identico a quello dei suoi occhi.”  M. Fontana, Specchio a tre luci, Rai Eri, Torino 1992

[6] La differenza di età fra i due era ancora maggiore: Todd, nato a Minneapolis nel 1909, aveva ventitre anni più della Taylor, che era alla ricerca di una figura paterna. Alcuni biografi dell’attrice dagli occhi viola (tra questi Taraborrelli, Elizabeth, Sperling & Kupfer, Milano 2011) lasciano velatamente intendere in Francis, il padre della diva, propensioni omofile e che proprio per questo Elizabeth Taylor andasse cercando un succedaneo virile ad una debole figura maschile offerta dal genitore, vittima di una moglie estremamente autoritaria come Sara. E che, inoltre, proprio questa familiarità con la diversità sessuale abbia favorito in lei l’inclinazione ad intrecciare legami più o meno stretti, d’amicizia e di lavoro, con un nutrito numero di attori e cineasti notoriamente omosessuali: da Roddy McDowall a James Dean, da Monty Clift a Rock Hudson, da Franco Zeffirelli a Peppino Patroni Griffi, gli unici registi italiani che la convinsero a girare in produzioni nostrane. Lo stesso Burton, eroticamente vorace, confessò di avere avuto in età giovanile esperienze maschili e si parlò insistentemente di una sua fugace relazione (magari per agevolare la propria carriera) addirittura con il mostro sacro del teatro britannico, Sir Laurence Olivier.  Non va sottaciuto, infine, il pettegolezzo cui indulge Ambur (Elizabeth Taylor, Robson Books, London 2000), stando al quale Burton, prima che dalla Taylor, fosse ambiguamente attratto da Eddie Fisher ma che Liz riuscì ad inserirsi prepotentemente tra i due. Dagli anni Ottanta Elizabeth Taylor si è spesa molto per il mondo cosiddetto gay ed è stata promotrice di tante campagne per la lotta all’AIDS, diventando per questo, oltre che per il suo stile di vita e i suoi eccessi, una sorta di icona del movimento. Non poche le trame dei film interpretati dall’attrice che sottendono criptici risvolti a sfondo omosessuale, tema osé per il perbenismo degli anni Cinquanta e Sessanta: da La gatta sul tetto che scotta (Cat on a Hot Tin Roof) a Improvvisamente l’estate scorsa (Suddenly Last Summer) da Riflessi in un occhio d’oro (Reflections in a Golden Eye) a X, Y & Zee (Zee and Co.)

More than half a century has passed since the production of Cleopatra landed in Italy. Fifty years is a huge amount of time. Yet the memory of that epic film has remained alive in many of us. In the capital, Elizabeth Taylor and Richard Burton saw the birth of their love story and, ironically, again in Rome, not even ten years later, their love that seemed eternal sinks. Liz & Dick are linked to our country during long periods of their lives, both professional and private, in the 60’s and 70’s of the last century.

arch. Renato Santoro – Roma 2015

 

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