UNA MATITA PRESTATA ALL’ARCHITETTURA: PIETRO LOMBARDI

Quando nel marzo del 1819 il languido Shelley nelle lettere indirizzate al sodale Peacock magnifica le splendide fontane di Roma (che – a suo dire –  da sole valgono il viaggio in Italia), parla delle nostre ineguagliabili fontane monumentali, quelle stesse che ispireranno ad Ottorino Respighi il suggestivo e roboante poema sinfonico dedicato alle fontane di Valle Giulia, del Tritone, di Trevi o di Villa Medici. Si tratta di trionfi di pietra ed acqua, al tempo stesso sculture e architetture, imprescindibili e insostituibili segni impressi nel paesaggio urbano della Città Eterna, molto spesso dovute al genio dei grandi artisti del nostro storico passato della Roma pontificia.

Anche la Roma regnicola non volle essere da meno e negli anni Venti del Novecento, quando l’Urbe mussoliniana, la Terza Roma dopo quella dei Cesari e dei Papi, si sentiva pronta ad emulare gli splendori dei tempi andati, il Governatore di Roma (come allora si chiamava pomposamente il Primo Cittadino) bandì un concorso per adornare i rioni del centro storico con nuove fontane che esaltassero specificità e virtù del popolo minuto e della vita quotidiana di quartiere.

E’ in questa occasione che ci imbattiamo in un personaggio cosiddetto “minore” del nostro panorama culturale, ma che tuttavia possiede doti e pregi che gli permettono di riappropriarsi di una collocazione consona al suo spessore qualitativo: Pietro Lombardi.

Romano (nato il 30 luglio del 1894, muore nella città natale il 5 febbraio del 1984),  Lombardi possiede innanzi tutto una abilissima mano per il disegno e quest’arte, che per i Grandi del passato, è generatrice di tutte le altre arti figurative (della pittura, della scultura, dell’architettura) in lui è davvero un valore aggiunto. Consegue infatti il diploma in disegno all’Istituto San Michele e nel 1920, dopo avere frequentato i corsi all’Accademia di Belle Arti ottiene il titolo di Professore di Architettura (che l’anno successivo sarà equiparato a laurea della neo-istituita facoltà di Architettura).

Dopo aver collaborato, fin da studente, negli studi tecnici di architetti di grido come Armando Brasini e i Piacentini padre e figlio, nel 1925 è proprio lui a vincere il primo premio al concorso nazionale per la fontana di Monte Testaccio, presentando la composizione della “Fontana delle Anfore”. Due anni più tardi la Soprintendenza alle Belle Arti della Capitale  gli conferisce l’incarico per le fontane rionali di Monti, Campo Marzio, Sant’Eustachio, Pigna, Ripa, Trastevere, Borgo Vecchio e Borgo Vaticano e del quartiere Tiburtino. Il mandato si chiude nel 1928 con le ultime fontane, quelle dei rioni Regola, Ponte, Campitelli e del quartiere Nomentano. Si tratta di pregevoli e lodati esempi di arredo urbano, nei quali è sapientemente aggirata l’imperante retorica littoria del periodo, con l’occhio rivolto piuttosto alla tradizione, ai temi allegorici, al colore locale. Tutte rigorosamente in travertino, la pietra romana per eccellenza. Delle numerose fontane disegnate dal Lombardi  però non tutte furono realizzate; e di quelle realizzate non tutte sono ancora in loco: infatti quella di San Lorenzo fu spazzata via dal bombardamento aereo del 1943; quella di piazza Scossacavalli (a ridosso di San Pietro) fu demolita durante gli sventramenti di via della Conciliazione.

FIG. 1

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FIG. 1: fontana delle anfore. FIG. 2: fontana degli artisti

FIG. 3  

FIG. 4

FIG. 3: fontana della Sapienza. FIG. 4: fontana delle tiare

FIG. 5

FIG. 5: fontana delle palle di cannone

Con la fontana di Testaccio (FIG. 1) rievoca le anfore dell’antico emporium romano (le testae che hanno dato nome al monte); con quella di via Margutta (FIG. 2) allude a trespoli, cavalletti e compassi degli artisti che là hanno i loro atelier; mentre alla Sapienza (FIG. 3) ricorre ai pesanti tomi degli studenti di quella prestigiosa università; a Borgo –  ça  va sans dire – alle tiare papali (FIG. 4) o alle palle di cannone di Castel Sant’Angelo (FIG. 5). Per la fontana di Trastevere (FIG. 6), da sempre regno di osti e taverne, cosa di meglio che una botte di vino e i tradizionali boccali? La fontana del Timone (FIG. 7) rievoca gli antichi traffici portuali di  Ripa Grande; mentre gli storici rioni di Pigna (FIG. 8) e Monti (FIG. 9) esibiscono il proprio emblema eponimo nella grande pigna che troneggia a piazza San Marco e nella fontana con i tre colli (Celio, Viminale ed Esquilino) che si sovrappongono davanti alla chiesa di San Vito (a piazza Vittorio Emanuele).

FIG. 6

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FIG. 6: fontana di Trastevere. FIG. 7: fontana di Ripa

FIG. 8   

FIG. 9

FIG. 8: fontana della Pigna. FIG. 9: fontana di Monti

Guadagnatosi i favori governativi, nel 1927 Pietro Lombardi strappa l’incarico di capo dell’Ufficio Architettura per le Isole dell’Egeo e già nel 1928  realizza a Rodi il complesso termale di Kallithea (FIGG. 10, 11, 12, 13). Nello stesso anno progetta il padiglione delle Isole dell’Egeo all’Esposizione di Torino e nel 1931 il padiglione di Rodi all’Esposizione internazionale coloniale di Parigi.

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FIG. 11

FIGG. 10 – 11: Kallithea nei bozzetti di P. Lombardi (1928)

FIG. 12

FIG. 13

FIGG. 12 – 13: Rodi, le terme di Kallithea (1928)

FIG. 14

FIG. 14: Caserma di viale Romania (V. Cafiero, 1935)

Nel 1935 collabora con l’arch. Vittorio Cafiero per la Caserma di viale Romania (FIG. 14) in austero stile littorio.

Nel 1938, dopo diversi incarichi anche a carattere urbanistico che lo porteranno in Libia (FIG. 15), progetta (in collaborazione con l’arch. Costantino Vetriani) per conto del Provveditorato alle Opere Pubbliche di Roma  il Convitto nazionale femminile, che però non sarò realizzato, visto il precipitare degli eventi bellici (FIG. 16).

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FIG. 15: padiglione Siracusa all’esposizione permanente di Tripoli (Libia, 1934)

FIG. 15

FIG. 16: plastico Convitto Naz. femminile (1938)

Nel dopoguerra, iscrittosi al Partito Comunista Italiano, prosegue con fervore l’attività di progettista e partecipa a svariati concorsi qualificandosi sempre nella terna dei primi classificati. Nel 1949 il suo progetto per per il completamento del fabbricato viaggiatori della Stazione Termini ottiene il secondo premio (FIG. 17), in linea con gli imperanti stilemi del razionalismo che da “italiano” è diventato “internazionale”.

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FIG. 17: progetto completamento Termini (1949), 2° classificato

Sempre nella Capitale, aderendo alle istanze del modernismo, realizza edifici residenziali come la Palazzina Giammarusti (FIG. 18) del 1959 in viale Bruno Buozzi ai Parioli; e l’asettica e severa clinica “Villa Angela”, oggi trasformata in albergo (Donna Laura Palace. FIG. 19).

FIG. 17

FIG. 18: palazzina v.le B. Buozzi angolo Gramsci

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FIG. 19: clinica Villa Angela

Da provetto disegnatore e bozzettista qual era ha avuto una lunga, proficua e remunerativa attività come progettista di cappelle funebri al Verano (specializzazione questa che gli ha consentito di essere nominato membro permanente della Commissione artistico-urbanistica del primo cimitero capitolino).

Nel 1956, all’età di 62 anni torna al suo primo amore, l’insegnamento del disegno dal vero e dell’ornato all’Accademia di Belle Arti di Roma dove insegnerà per ben 11 anni, quando ormai settantatreenne si ritira finalmente in pensione. Ma non abbandona mai carboncino e grafite, che maneggerà sino alla fine dei suoi giorni; la morte lo coglie pochi mesi prima di compiere il suo novantesimo compleanno.

 arch. Renato Santoro – Roma, 25 sett. 2015

BIBLIOGRAFIA

R. Luciani, Pietro Lombardi architetto, Officina edizioni, Roma 1987

AA.VV., Architectonicum. Vite professionali parallele. 1920-1980, a cura dell’Ordine degli Architetti di Roma, Roma 1992

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