ADOLF LOOS: GLI ANNI FRANCESI

Alla fine della Grande Guerra, il 28 dicembre del 1918, in uno studio notarile di Bratislava,  Adolf Loos (Brno 1870-Vienna 1933) architetto ormai quarantottenne – che proprio quello stesso anno aveva ottenuto la cittadinanza ceca ed aveva sposato Elsie Altmann – viene ufficialmente adottato dall’ungherese Ferencz Obermetter, acquisendo il diritto di poterne assumere il cognome[1]. Dopo aver riaperto nel 1920 la scuola di architettura, attiva ancora per un paio di anni, nel 1921 Loos ottiene la nomina di architetto capo presso l’ufficio dell’edilizia popolare di Vienna, incarico che lo delude e che abbandona definitivamente nel 1924, quando decide di trasferirsi in Francia, che ritiene più stimolante per la sua ricerca, dividendosi fra Parigi e la Costa Azzurra[2].

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IN ALTO: O. Kokoshka, ritratto di A. Loos, disegno (1909)

Nel 1925, presumibilmente grazie all’intermediazione del comune amico  Arnold Schönberg, incontra Tristan Tzara, l’animatore del Dadaismo internazionale. Questi gli affida il progetto della propria casa parigina al numero 15 di  Avenue Junot, terminata nel 1926.

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IN ALTO: A. Loos, Casa Tzara, Parigi 1926

E’ uno dei capolavori di Loos, nel quale l’architetto, oculatissimo nell’economia degli spazi, sfrutta il dislivello e la pendenza naturale del terreno, ricavando un corpo di fabbrica stretto e profondo (m. 10,60 x 17,60) , che si  sviluppa su cinque piani ed in cui distribuisce l’alloggio e lo studio dell’artista.

La facciata principale è perfettamente ripartita in due zone distinte: i piani bassi in muratura di pietra naturale a faccia vista, la parte superiore intonacata. Nella severa e compatta volumetria dell’insieme si aprono i vuoti dell’ingresso, dei balconi e l’ampio incavo  delle finestre all’ultimo piano.  L’intento è quello di animarla coloristicamente grazie alla giustapposizione di pieni e rientranze.

Nel 1927 Loos, ancora a Parigi, si dedica al progetto, che però non verrà realizzato, di Casa Baker, da costruire per la famosissima ballerina afro-americana Josephine Baker, trasferitasi in quegli anni in Francia. La giovanissima “Venere nera” insegnò all’architetto, che frequentava il suo locale,  i primi passi di charleston; il maturo ballerino, volle ricambiare mettendole a disposizione la sua arte. Lo studio –  completato da un plastico che ben lascia intravedere quale fosse l’impatto visivo che la costruzione avrebbe potuto avere – è piuttosto particolare, forse il più originale e creativo che Loos abbia concepito, al quale il Maestro era sicuramente affezionato e che annoverava tra i suoi progetti esteticamente più riusciti. La facciata, al di sopra della fascia basale monocroma e liscia, ai piani è caratterizzata dalla bicromia in bianco e nero (probabile omaggio alla destinataria), a strisce orizzontali che ne marcano l’estensione longitudinale, interrotte da sporadici vani finestrati.

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IN ALTO: A. Loos, modellino per Casa Baker, Parigi 1927

L’interno prevede una singolarissima piscina in elevazione, con le pareti perimetrali vetrate e trasparenti, in modo da costituire una sorta di acquario in cui chi vi nuota sia in esposizione, “esibito” come in una rivista hollywoodiana di bellezze al bagno.

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IN ALTO: pianta e sezione di Casa Baker, Parigi 1927

Dal finire del 1927 Loos  torna saltuariamente a Vienna, facendo capo allo stesso appartamento di Giselastrasse che aveva preso in affitto nel 1903, muovendosi tra la Capitale, Parigi e la Boemia.

Quella di Loos fu una vera e propria sfida. Egli ha saputo rivoluzionare dall’interno il modo borghese di vedere l’architettura. Loos è il vero innovatore, il trasgressivo in abito scuro, che ha subodorato – in anticipo sui tempi – che, ad esempio, la Wiener Werkstätte di inizio secolo è un movimento pur sempre legato alle istanze del secolo appena trascorso e che non è la vera modernità[3].

Chi sarebbe stato capace di convertire facoltosi  coniugi, professionisti e industriali della società viennese più in vista, a quel suo personalissimo credo, a far loro accettare residenze che dovevano essere di rappresentanza e che invece si profilavano come severissimi edifici, molto più simili a condomini od istituti scolastici che non a ville [4], se non un intellettuale spinto e di personalità tanto forte quale fu Loos (e se i committenti stessi non fossero stati così ben disposti verso la non-convenzionalità del Maestro)?!  Il quale, non è un caso, si vantava della frequentazione di personaggi del calibro di Kraus e Schönberg. Il primo aveva messo la sordina alla parola, l’altro al chiacchiericcio del fraseggio musicale. Loos, da parte sua, ha fatto scendere il silenzio sull’inutile roboanza dell’architettura.

Il 1931 è un anno infelice e cruciale per Loos: la sua malattia nervosa si acuisce ed i ricoveri si fanno più frequenti[5]. Anche l’udito si guasta e l’architetto finisce con il divenire sordo. L’anno successivo divorzia dalla moglie e nel 1933 Loos (che è ricoverato in un sanatorio a Kalksburg[6]) muore. E’ il 23 agosto e Loos non ha ancora compiuto 63 anni.

arch. Renato Santoro – Roma, 2 agosto 2015

NOTE

[1] Potrà firmarsi, pertanto, Adolf Loos-Obermetter

[2] Sicuramente bizzarro e fuori dagli schemi suoi tipici un progetto, non realizzato,  per il faraonico Grand Hotel Babylon di Nizza, da ambientare in Riviera (1923)

[3] La Werkstätte  (in italiano: laboratorio artigiano) viennese è la Comunità di produzione degli artigiani, fondata da Josef Hoffmann nel 1898, sulla falsariga della Guild of Handicraft inglese e dell’ Arts and Crafts del Morris

[4] Si veda, a titolo esemplificativo, la francescana rinuncia al compiacimento estetico in una residenza come Casa Strasser del 1919

[5] Presso la clinica neurologica Rosenhügel a Vienna

[6] Nei dintorni della Capitale austriaca, in cura dal dott. Schwartzmann

BIBLIOGRAFIA

M. Cacciari, Loos e il suo Angelo, ediz. Electa, Milano 1981

R.Trevisiol, Adolf Loos, ediz. Laterza, Roma-Bari 1995

K. Lustenberger, Adolf Loos, ediz. Zanichelli, Bolohna 1998

A. Loos, Parole nel vuoto, ediz. Adelphi, Milano, 2003

A. Sarnitz, Adolf Loos 1870-1933, ediz. Taschen, Colonia 2004

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