ARCHITETTI NOTI DELLA LATINITA’

ALOYSIUS (o ALOISUS). Architetto di Teodorico, agli inizi del VI secolo restaurò palazzo e terme di Aponus, l’odierna Abano sui Colli Euganei (Cassiodoro, Variae, II, 39)

ATHENAEOS. Architetto bizantino incaricato da Gallieno (260-268 a.D.) assieme a Cleodamus di fortificare le città danubiane sul Mar Nero, minacciate dagli Sciti , III sec. d.C. (Historia Augusta, Gallieno, 13)

APOLLODORUS. Originario di Damasco e perciò conosciuto come A. Damasceno, architetto nato nella seconda metà del I sec. d.C. e attivo nei primi anni del II secolo d.C., sino al 130 anno della sua morte. Già Domiziano gli aveva affidato la costruzione di un Odèon a Roma, su cui sarà poi impiantato palazzo Massimo alle Colonne (alle spalle di piazza Navona, cioè dello stadio domizianeo) la cui convessità segue la curvatura dell’antica planimetria; ma è con il successore Traiano (98-117), di cui riesce a conquistarsi i favori, che Apollodoro diviene architetto di rango imperiale.  Per il nuovo regnante infatti, durante la campagna di Dacia nel 104, costruisce il ponte sul Danubio a Drobeta (Romania); mentre nella capitale dell’Impero gli si devono le terme, il foro, la colonna e i mercati traianei. Sempre Traiano gli commissionò il porto esagonale di Isola Sacra alle foci del Tevere e sono probabilmente di suo disegno gli archi trionfali di Benevento ed Ancona. Cadde però in disgrazia sotto Adriano, a causa delle critiche esplicite mosse all’imperatore che interferiva pesantemente sui suoi progetti con consigli e direttive. Al punto che Adriano lo fece esiliare e, secondo le fonti, anche uccidere (Procopio, De Aedificiis, IV, 6; Cassio Dione, Historia Romana, LXIX, 4.2; Historia Augusta, Adriano, 19).

acquaforte 1786

plastico

Palazzo Massimo alle Colonne in un’acquaforte del 1786, costruito da Baldassarre Peruzzi nel XVI secolo sulle rovine dell’Odèon di Domiziano (cfr. plastico) progettato da Apollodoro Damasceno

arco di traiano a benevento

acquaforte 1840 Segoni Omnibus pittoresco

Archi di Traiano attribuiti ad Apollodoro Damasceno: sopra quello di Benevento in una foto d’epoca; sotto quello di Ancona in un’acquaforte del 1840 di Vincenzo Segoni da “L’Omnibus Pittoresco”

ARTORIUS. Marcus Primus Artorius (Marci libertus) è citato nel Corpus Inscriptionum Latinarum come autore degli ampliamenti e rifacimenti del teatro grande di Pompei, in età augustea al tempo degli edili Rufo e Celere. La cavea crollò in seguito al terremoto dell’anno 63 d.C. (C.I.L., X, 841, 807).

BATRACHOS. Architetto del II sec. a.C. nativo della Laconia, regione del Peloponneso, che giunse a Roma insieme al compatriota Sauras*. Insieme furono ingaggiati per la decorazione marmorea dei templi di Giove e Giunone al Portico di Ottavia, ristrutturati su commissione di Quinto Cecilio Metello. Sono considerati i primi edifici in marmo di Roma. Dal momento che non potevano firmare la loro opera, ricorsero all’espediente raccontato da Plinio di scolpire alla base delle colonne una piccola rana ed una lucertola, perché questo è il significato in lingua greca dei loro nomi (Plinio, Naturalis Historia, XXXVI, 42). Greco come Batrachos e Sauras era anche Hermodoros*.

CELER. Liberto architetto di Nerone (Tacito, Annales, XV, 42). Assieme a Severus* è ricordato come artefice della Domus Aurea (I sec. d.C.). Si interessò anche della realizzazione di un canale navigabile presso il Lago d’Averno.

CHRISIPPUS VETTIUS*. Liberto di Cyrus (Kyros)* e architetto per Giulio Cesare, metà del I sec. a.C. (Cicerone, Ad Familiares, VII, 14; Ad Atticum, XIII, 29; XIV, 9).

CLEANDER. Architetto di Commodo (Historia Augusta, Commodo, 17) fine del II sec. d.C.

CLEODAMUS. Architetto di Gallieno  (Historia Augusta, Gallieno, 13) metà del III sec. d.C.

COSSUTIUS. Architetto di cittadinanza romana del II sec. a.C. al soldo di Antioco IV Epifane di Siria (175-164 a.C.) al quale, come racconta Vitruvio, fu affidata la ricostruzione dell’Olympieion di Atene, diptero di ordine  corinzio. La sua costruzione si interruppe alla morte del sovrano orientale per essere ultimata diversi secoli dopo sotto Adriano (Vitruvio, De Architectura, VII, Prefazione, 15, 17).

CYRUS o KYROS* alla greca. Lavorò per Cicerone in età repubblicana (muore nel 57 a.C.) ed il nome rivela origini levantine. La notizia che Chrisippus*, liberto di Cyrus, fu architetto di Giulio Cesare lascia supporre che anch’egli sia stato in rapporti progettuali con il condottiero per la pianificazione del Foro di Cesare. Cicerone ne descrive alcune peculiarità estetico-tecniche, legate al platonismo e ai rapporti di illuminazione tra finestre ed ambiente (Cicerone, Ad Atticum, II, 3; IV, 10; Ad Familiares, VII, 14; Ad Quintum fratrem, II, 2; Pro Milone, XVII, 18).

DEXTRIANUS. Architetto di Adriano, prima metà del II sec. d.C. (Historia Augusta, Adriano, 19).

DIPHILOS. Attivo ad Arpino e Minturno per Cicerone nel 54 a.C. (Cicerone, Ad Quintum fratrem, III, 1).

HERMODOROS. Proveniente da Salamina di Cipro, come racconta Vitruvio (Vitruvio, De Architectura, III, 2, 6), al soldo di Q. Cecilio Metello il Macedonico come Batrachos* e Sauras*, attivo nella lavorazione marmorea nell’ultimo scorcio della Roma repubblicana, quando l’Urbe che aveva conquistato la Grecia, fu conquistata dagli artisti greci e i facoltosi committenti favorivano il lusso, incoraggiando l’uso dei materiali pregiati provenienti dalle cave dell’Attica o delle isole egee. A Hermodoros di Salamina è attribuito il tempio di Marte presso il Circo Flaminio (Cornelio Nepote, Apud Priscianum, VIII, col. 792).

KYROS v. Cyrus.

MUSTIUS. Architetto romano di età traianea (inizi del II sec. a.C.) amico di Plinio il Giovane nei cui possedimenti portò a termine alcuni edifici. Gli si deve l’ampliamento di un tempio a Cerere. Lo scrittore latino ne loda la perizia nell’individuare l’ubicazione del terreno e la disposizione del corpo di fabbrica (Plinio, Epistulae, IX, 39).

MUTIUS (o MUCIUS). Gaius Mutius o Mucius è architetto di età repubblicana citato da Vitruvio del quale si hanno solo scarne notizie. Dal nome si direbbe in qualche modo legato alla gens Mucia e nello specifico al console Quinto Muzio Scevola detto l’Augure, di età Sillana (fine del II, inizi del I sec. a.C.); e come tale è considerato la risposta latina alla crescente e inarrestabile influenza greca in campo architettonico e non solo (di cui Hermodoros* e il perduto trattato di Hermogenes di Alabanda costituivano la testa di ponte). Nei pressi della tomba di Mario costruì il tempio all’Onore e alla Virtù (aedes Honoris et Virtutis), privo di opistodomo, localizzato ai piedi dell’arce capitolina (Vitruvio, De Architectura, III, 2, 5; VII, Prefazione, 17).

RABIRIUS. Elogiato da Marziale per le costruzioni al Palatino, all’architetto romano del I sec. dell’era volgare prediletto da Domiziano (81-96 d.C.) si deve non solo la grandiosa residenza imperiale nella capitale dell’Impero ma anche quella altrettanto sfarzosa sul lago di Albano, presso l’odierna Castel Gandolfo dove poi sorgerà la villa pontificia, come se il genius loci avesse indotto le famiglie gentilizie del Seicento romano a scegliere proprio quei terreni. L’architettura di Rabirio è improntata ad una concezione monumentale delle masse, caratterizzata da archi svettanti e luci di proporzioni sino ad allora inusitate, capitelli compositi, impianto mistilineo, colonnati decorativi. E’ stato notato come nelle trabeazioni degli edifici di Domiziano siano ricorrenti come elementi ornamentali due anellini fra la dentellatura, come se Rabirio avesse voluto lasciare la sua traccia autografa, eludendo il divieto di firmare il proprio lavoro.

Astra polumque pia cepisti mente, Rabiri, Parrhasiam mira qui struis arte domum:  elevasti, Rabirio, l’animo pio sino al cielo stellato tu che con mirabile arte costruisti la dimora palatina (Marziale, Epigrammi, VII, 56).

SAURAS (o SAURUS alla latina). Originario di Sparta, assieme a Batrachos* è ricordato per avere lavorato ai templi di Giove e Giunone del II secolo a.C., testimonianza dell’influsso ellenico nella nascente architettura in marmo dell’Urbe. La sua firma era una piccola lucertola incisa ai piedi delle colonne. Soluzione del rebus è il significato greco del suo nome (Plinio, Naturalis Historia, XXXVI, 42).

SEVERUS. Architetto del periodo neroniano (metà del I sec. dell’era volgare) menzionato da Tacito (Tacito, Annales, XV, 42).

STALLIUS. Gaio Stallio e Marco Stallio, fratelli, architetti romani del I secolo a.C. che insieme a al greco Melanippos, su incarico di Ariobarzane II Filopatore di Cappadocia (62-51 a.C.), ricostruironol’Odeion di Atene che era stato distrutto da Silla nell’86 a.C.(Tacito, Historiae, III, 74; Svetonio, Vita di Domiziano, 5)

VALERIUS OSTIENSIS. Architetto al tempo di Agrippa ed Augusto (inizi dell’era volgare):  non et tectum diribitori ab Agrippa factum, cum theatrum ante texerit Romae Valerius Ostiensis architectus ludis Libonis? (Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, XXXVI, 102).

VETTIUS v. CHRYSIPPUS*. Chrysippus Vettius era liberto di Cyrus* al tempo di Cicerone, fine età repubblicana (Cicerone, Ad Familiares, VII, 14; Ad Atticum, XIII, 29; XIV, 9).

VITRUVIUS POLLIO. Marco Vitruvio Pollione, universalmente noto per il suo trattato De Architectura, fondamentale per la conoscenza dell’arte muratoria del mondo classico greco-latino. Ingegnere militare del I sec. a.C. vissuto al tempo di Cesare ed Augusto, progettò macchine da guerra ed opere idrauliche. Della sua attività architettonica si conosce la sola basilica di Fano, da lui stesso menzionata ma di cui non si conservano tracce (Frontino, De Aquis o De Aqueductibus Urbis Romae, I, 25; Sidonio Apollinare, Epistulae, IV, 3, 5; VIII, 6, 10).

ZENON. Dell’età di Antonino Pio è il teatro romano di Aspendos in Asia Minore (presso l’odierna Antalya) ove è stata individuata la firma dell’architetto Zenone, nativo del luogo, figlio di tal Theodoros e attivo nel II secolo dell’era volgare. L’opera fu commissionata da autorità latine del tempo (Corpus Inscriptionum Latinarum, III, 231 a-B; Corpus Inscriptionum Graecarum, 4342 d).

Aspendos

IN ALTO: Zenon, teatro di Aspendos (presso Antalya), II sec. d.C.

arch. RENATO SANTORO – Roma, maggio 2015

BIBLIOGRAFIA

  • Julius Sillig, Catalogus Artificum: sive Architecti, Statuarii, Sculptore, Pictores, Caelatores et Scalptores, Graecorum et Romanorum, Literarum Ordine dispositi, Libraria Arnoldia, Dresdae et Lipsiae 1827
  • C. Promis, Gli architetti e l’architettura presso i Romani, in Memorie della Reale Accademia delle Scienze di Torino, XXVII, Stamperia Reale, Torino 1873
  • G. Cultrera, in Enciclopedia Italiana di scienze lettere ed arti, IV, p. 52 e ss., sub voce ‘architetto’, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, Roma 1929
  • Enciclopedia Italiana di scienze lettere ed arti, voll. I-XXXV, sub vocibus, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, Roma 1929-1937
  • Enciclopedia dell’Arte Antica Classica e Orientale, voll. I-VII, sub vocibus, Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani, Roma 1958-73
  • Dizionario Enciclopedico di Architettura e Urbanistica, diretto da P. Portoghesi, voll. I-VI, sub vocibus, Istituto Editoriale Romano, Roma 1969

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