GLOSSARIO ARCHITETTONICO DELL’EGITTO TOLEMAICO

Documento1

In alto: capitelli di età tolemaica (da Banister Fletcher, Milano 1967, p. 55)

GLOSSARIO GENERALE

ABACO. Elemento lapideo (letteralmente tavola, dal latino abacus) interposto fra capitello dorico e architrave.

ABATON. L’inaccessibile, dall’etimo greco; isola fluviale sul Nilo, antistante Philae, dove si riteneva fosse sepolto Osiride.

ADYTON. In lingua greca significa “non oltrepassabile” (per gli egizi khem sekhem); nella distribuzione del tempio indica la cella o naòs, ove l’accesso era permesso solo alla casta sacerdotale.

ALTO EGITTO. Il quadrante meridionale del Nilo, suddiviso in 22 nomòi, a sud del Delta sino alla Nubia.

AMBULACRO. Corridoio che circonda l’aula sacra di un edificio di culto, percorso dalle processioni religiose.

ARCHITRAVE. Elemento portante, in piano orizzontale, di raccordo tra le colonne.

ARCO. Elemento strutturale portante di raccordo ad andamento curvilineo.

ASTA PORTA-STENDARDO. Alta asta in legno, collocata entro strette nicchie incastonate sulla facciata del pilone del tempio, alla cui sommità era issato il vessillo della divinità.

ASTRAGALO. Modanatura di profilo semicircolare, decorata a grani (il termine greco indica infatti l’osso tondeggiante della caviglia). Si vedano anche tondino e toro (di sezione maggiore).

ATRIO. Ambiente di disimpegno anteposto all’aula maggiore di un edificio sacro o civile.

BASAMENTO. Piattaforma inferiore di un edificio.

BASE. Parallelepipedo in pietra, a sezione quadrata, o tronco di cilindro a sezione circolare, posto a sostegno della colonna.

BASSO EGITTO. La parte settentrionale del Paese, corrispondente alla zona del Delta, a nord di Menfi sino al Mar Mediterraneo.

CACHETTE. Con vocabolo francese si indica in egittologia il “nascondiglio”, cioè il deposito segreto in cui vengono rinvenuti mummie o utensili di disparata provenienza.

CAMPATA. Compartimento in cui è suddivisa una navata.

CANOPO. La chilometrica arteria che tagliava la città di Alessandria lungo l’asse est-ovest, secondo la tradizione omerica prende il nome dal nocchiero di Menelao. Presumibilmente l’etimo deriva da una preesistenza egizia, Kahi-Noub, terra dell’oro.

CAPITELLO.  Nelle colonne scanalate (o protodoriche) è costituito da un semplice parallelepipedo in pietra da taglio. Il capitello, in base alla forma e all’elemento decorativo, è detto a campana (liscio) o fitoforme. Quest’ultimo, dalla pianta rappresentata, può essere: palmiforme (a rami di palma da dattero); lotiforme (a cesto di boccioli di loto,  aperti o dischiusi); papiriforme (composto da fasci di papiro). Il capitello hathorico, antropomorfo, è cosituito da un dado sulle cui quattro facce è rappresentata frontalmente la testa di Hathor, dagli orecchi vaccini; sormontato da una alto parallelepipedo, sorta di pulvino, su cui è inciso il sistro, strumento simbolo della dea dell’armonia musicale.

CAPPELLA. Ambiente secondario di culto posto lateralmente, in edificio sacro.

CARTIGLIO o CARTOUCHE. Il termine indica, in italiano o nella variante francese, l’ovale di corda (in egiz. shenu) entro cui venivano racchiusi, incisi o dipinti, i nomi regali in caratteri geroglifici.

CATERATTA o CATARATTA. Il termine greco (katarràktes) indica le cascate o rapide, impraticabili per le imbarcazioni, che si incontrano lungo il tratto meridionale del Nilo. Nell’Alto Egitto, alle porte della Bassa Nubia, a sud di Elefantina se ne contano le prime due, tra le quali si è poi formato il Lago Nasser. Altre quattro se ne trovano in Sudan.

CAVETTO o SCOZIA. Modanatura semplice a profilo concavo.

CELLA. Ambiente di piccole dimensioni nell’ambito di un complesso templare o monastico. Nel tempio è detta anche naòs, cioè il vano interno in cui è alloggiato il simulacro della divinità.

CENOTAFIO. E’ il sepolcro simbolico, cioè senza corpo del defunto (in greco: tomba vuota), luogo di sepoltura virtuale, ove garantire al trapassato assente il riposo accanto ad Osiride. Se ne sono trovati diversi ad Àbydos.

CESELLATURA. L’arte di lavorare il metallo o la pietra con il cesello, piccolo scalpello per lavori di rifinitura.

CHIOSCO. Nell’architettura egizia il termine, mutuato dal lessico persiano, indica un tempietto o edicola sacra, come quello di Traiano a Philae.

CIMITERO. Luogo di sepoltura sotterranea, costituito da corridoi e loculi funerari disposti lungo i lati.

COLLARINO. Modanatura interposta tra l’astragalo e il capitello, tipica dell’ordine dorico.

COLONNA. Elemento verticale di sostegno. Può essere liscia, scanalata o a fascio; a sezione quadrata o circolare. I fusti di colonna sono fittamente istoriati con figure di divinità e regnanti, iscrizioni geroglifiche e cartigli con il nome del sovrano edificatore. Poiché queste decorazioni erano policrome, se ne traeva un effetto di esuberante vividezza. In base al capitello (v. sopra) la colonna è detta fitoforme quando è a fasci di papiro, o di loto, legati. Il papiro (Cyperus Papyrus) è pianta acquatica simbolo del Basso Egitto; il loto azzurro (Nymphaea coerulea), o loto primordiale da cui sboccia il sole al sorgere della creazione, consacrato a Nefertum, è pianta simbolo dell’Alto Egitto. Loto e papiro intrecciati fra loro sono la rappresentazione grafica dell’unificazione delle due Terre, realizzata da Menes (secondo il canone di Manetone); in realtà anticipata da Narmer e dalla c.d. “dinastia 0”, stando ai reperti acquisiti (qualora i due nomi non coincidano nello stesso personaggio). A questo concetto corrisponde lo pschent, la doppia corona che rappresenta la fusione del deshret, la corona rossa del Nord, con l’hedjet, la corona bianca del Sud.

COLONNATO. Allineamento di colonne longitudinale, all’aperto o al chiuso.

COLOSSO. Statua di grandi dimensioni, raffigurante divinità o sovrani, innalzata davanti alla soglia di un tempio o di un palazzo.

COMPOSITO. Ordine architettonico in cui confluiscono elementi caratteristici di differenti ordini stilistici.

CONCIO. Elemento di pietra squadrata liscia, per murature a vista.

CONTRAFFORTE. Ingrossamento della sezione muraria, necessario a rinforzare la resistenza a pressione.

COPERTURA. Piano orizzontale o inclinato, a falde, a chiusura verso l’alto e a completamento di una struttura architettonica.

CORNICE o CORNICIONE. Elementi di coronamento della facciata, decorati con fregi ornamentali.

CORONE E COPRICAPO. Le tiare regali adottate dei faraoni erano di diversa foggia e simbologia: atef è quella indossata da Osiride (una mitra con due piume di struzzo ai lati); hemhem è l’elaborata tripla corona atef; hedjet è la corona bianca dell’Alto Egitto, deshret quella rossa del Basso Egitto; pschent (o pa-sechemti) è la doppia corona (bianca e rossa unificate); kheperesh è il casco azzurro usato nelle cerimonie militari. Il nemes è il tipico copricapo di stoffa a righe, con l’ouræos (il cobra assalitore) e lo sparviero.

CORTILE. Spazio aperto all’interno di un edificio, generalmente circondato da porticato a colonne.

CRIPTA. Ambiente sotterraneo, spesso al di sotto dei sacrari.

DASHRET. Terra rossa, deserto (v. Kemet).

DEAMBULATORIO (v. ambulacro) corridoio  per le processioni che girano attorno all’aula centrale di un tempio.

DELTA. La foce del Nilo che si dirama verso il Mediterraneo. Dalla forma della quarta lettera dell’alfabeto greco, cui è assimilata (se guardiamo il corso del fiume sottosopra, cioè con il sud in alto).

DJET. E’ il pilastro di Osiride, la sua colonna vertebrale, simbolo di solidità e fermezza.

DROMOS. Con questo termine del lessico greco si indica un corridoio, sia al chiuso che all’aperto, o una via colonnata.

EDICOLA. Dal latino aedicula (dimin. di aedes) indica un tempietto a chiosco.

EMISPEOS. Tempio per metà rupestre, nel quale la parte interna è scavata nella roccia, mentre la parte anteriore è costruita all’aperto.

ESEDRA. Ambiente, al chiuso o all’aperto, semicircolare circondato da sedili.

ESTRADOSSO. Lembo superiore di un solaio.

FALSA-PORTA. Porta fittizia in pietra, elemento decorativo degli alzati architettonici.

FARAONE. Il termine egizio Per-aa, cioè “grande casa”, indicava il palazzo reale e, dunque, per estensione, il sovrano stesso che l’abitava. Diventa in greco pharaò.

FINESTRA D’APPARIZIONE. Balcone nella facciata del palazzo reale, con una bassa balaustra, da cui il sovrano si affacciava per mostrarsi al suo popolo.

GRAFFITI. Iscrizione incise sulla pietra in caratteri geroglifici.

GUSCIO. Modanatura a profilo concavo, di sezione pari a un quarto di circonferenza, di raccordo fra altre due diverse modanature (ad es. a listello o ad astragalo etc.)

IMHOTEP. L’architetto di Djoser (III dinastia), costruttore della sua piramide a gradoni di Saqqara, la c.d. mastaba. Divinizzato per la sua fama di grande sapiente, tenuto in gran conto anche come guaritore. Perciò in età tarda fu dai greci assimilato ad Asklepios, cioè Esculapio, dio della medicina.

INTONACO.  Strato di malta o stucco su parete. Il primo strato su cui aggrappare l’intonaco vero e proprio è detto rinzaffo, su cui viene steso uno strato grossolano detto rustico e quello superiore, a grana fine, lisciato, detto intonaco civile.

INTRADOSSO. Lembo inferiore di un solaio.

IPETRALE. Detto di un tempio lasciato a cielo aperto, senza copertura centrale.

IPOGEO. Edificio, in genere sepolcrale, posto sotto terra.

KEMET. Con questo nome, che vuol dire “terra nera”, gli egizi chiamavano il territorio lungo il Nilo, contraopposto a Dashret (“terra rossa”), l’arido deserto circostante.

KUSH. Il regno meridionale di Kush occupava la regione corrispondente all’Alta Nubia e all’odierno Sudan.

LABIRINTO. Il termine, derivato dal prototipo cretese, indica un impianto planimetrico complesso e articolato in un intrico di corridoi e stanze.

LOCULO. Piccolo vano murario per la sepoltura, caratteristico delle catacombe alessandrine del periodo ellenistico-romano.

MAMMISI. Termine di derivazione copta che designa la cosiddetta “casa di nascita” del dio ed è un piccolo edificio di culto innalzato a fianco del tempio principale, nel recinto sacro del complesso templare.

MASTABA. Termine arabo che significa “banco” con cui si designano le prime costruzioni funerarie protodinastiche, cioè quei tumuli in pietra, a pianta quadrata, a tronco di piramide, costruiti in corrispondenza della camera sepolcrale sotterranea. E’ la fase che precede le piramidi  a gradoni della III dinastia e quelle vere e proprie della IV dinastia.

MATERIALI DA COSTRUZIONE. La diffusione di cave lungo tutto il territorio egiziano, accanto ai mattoni crudi,  permise l’utilizzo di conci di pietra arenaria e blocchi di granito, o altri marmi di particolare durevolezza.

MATTONI. Nell’Egitto faraonico era diffuso il mattone crudo, di argilla, essiccato al sole. In età romana cominciò la diffusione dei mattoni cotti nelle fornaci, tipici dell’ars edificatoria latina.

MODANATURA. Cornice decorativa realizzata da una membratura a rilievo.

MODULO. Sottomultiplo virtuale della dimensione di un edificio, da adottare come unità di misura per ottenere un rapporto proporzionale armonico fra le varie parti della costruzione, sia in pianta che in alzato. Il rapporto perfetto dell’antichità è quello detto “aureo”, dove la proporzione pitagorica corrisponde a 0,618 circa.

NATRON. Carbonato di sodio che si trova in natura nella zona di Wadi el-Natrun, Basso Egitto, utilizzato per la mummificazione. Il nome è legato al termine egizio neter (divino), passato poi al greco nitron e al latino natrium da cui il simbolo del sodio (Na).

NAVATA. Aula centrale longitudinale di edificio sacro.

NECROPOLI. Estesa area, posta al di fuori dei centri abitati, spesso sotterranea, destinata alla sepoltura.

NILOMETRO. Presso i templi più importanti lungo il sacro fiume, vennero realizzati dei misuratori di livello che segnavano l’altezza raggiunta dalle acque durante i periodi di piena del Nilo. L’andamento stagionale delle inondazioni periodiche scandivano la vita agricola ed economica del Paese. Importante è quello di Elefantina, nel primo nomòs dell’Alto Egitto, descritto da Strabone.

NOMÒS. Distretto provinciale in cui era suddiviso il territorio, governato da un nomarca in nome e per conto del faraone. Se ne contavano 22 lungo l’Egitto meridionale, 20 nella regione del Delta. Questo ordinamento amministrativo, nato in epoca protostorica, durò sino a tutto il periodo imperiale romano.

NUBIA. La regione dell’oro, dalla parola egizia nub che indica il prezioso metallo di cui il territorio era ricco.  Si trova a sud dell’Alto Egitto, oltre Elefantina e la prima cateratta, a confine con l’attuale Sudan.

OBELISCO. Il termine greco significa “spiedino”. Gli egizi lo chiamavano tekhenu. Elemento monumentale di significato religioso, immancabile elemento di decorazione architettonica nei sistemi templari. Erano eretti in coppia davanti al pilone d’ingresso. A sezione quadrata, rastremati verso l’alto, monolitici in granito, di notevole altezza (sino a 32 metri quello di S. Giovanni a Roma che è il più alto che si conosca, proveniente da Karnak per volere di Costanzo II nel 357 e sistemato inizialmente al Circo Massimo); culminanti con un pyramidion (v.), istoriati con iscrizioni geroglifiche, legati al culto solare, materializzazione simbolica in pietra del raggio divino di Ra.

ODÉON.  Edificio civile ad emiciclo, tipico del periodo ellenistico, derivato dal teatro greco, in cui si rappresentavano opere musicali e teatrali.

OURÆOS. Voce greca (latinizzata uraeus) che significa coda di serpente, adattamento dell’egizio iarit (il cobra nell’atto di assalire), emblema della dea Uadjet. E’ decoro caratteristico dei copricapo reali, solo o associato allo sparviero (simbolo della dea Nekhbet).

PAPIRO. Pianta acquatica diffusa nelle aree paludosi del Basso Egitto di cui diviene simbolo. Era utilizzato come supporto cartaceo ma anche, essiccato, per la fabbricazione artigianale di stuoie, sandali, imbarcazioni etc. L’etimo greco papyros è ricollegabile all’egiziano per-aa, con il significato di “pianta faraonica”.

PENETRALE. Il termine latino viene usato per indicare la parte più recondita di un tempio. Specificatamente, in quello egiziano, il progressivo avvicinamento al naòs, o cella della divinitò, era accentuato dalla riduzione d’altezza degli ambienti in successione, nei quali l’altezza del soffitto è più bassa e sale la quota del pavimento.

PERISTILIO. Indica, dall’etimo greco, lo spazio o cortile circondato da colonne.

PILASTRO OSIRIACO. Statua addossata al pilastro, raffigurante il sovrano in forma di Osiride, nei cortili porticati dei complessi templari.

PILASTRO DJET (v. Djet).

PILONE. Imponente volume murario (dal greco pylòn=portone/vestibolo; in egizio bekhent), con apertura centrale e funzione di ingresso monumentale ai complessi templari dell’antico Egitto. All’interno erano ricavati i vani scala per raggiungere il piano di copertura. Il termine è poi passato ad indicare il pilastro di grosse dimensioni, come quelli per ponti o grandi strutture.

PIRAMIDE. E’ divenuta la costruzione simbolo dell’architettura egizia dei faraoni, caratteristica per la sua forma geometrica convergente verso il vertice. Sin dagli esemplari della IV dinastia, questa tipologia sepolcrale costituisce un modello che sarà imitato anche in epoca tarda, ad esempio nell’Alta Nubia a Meroe (III sec. a.C.) e persino a Roma, con la piramide Cestia (fine del I sec. a.C.).

PORTICO. Percorso coperto, ritmato da pilastri o colonne, attorno ad un cortile di un tempio o di una abitazione.

PORTICULLI o PORTCULLIS. Il termine, nelle due varianti derivate dal francese port coulissant (porta scorrevole) indica le lastre di pietra, calate dall’alto, che servivano per chiudere il corridoio di ingresso d’una tomba.

PRONAO. E’ l’ambiente che precede il naòs, cioè il vestibolo posto anteriormente alla cella templare.

PROPYLÒN. Con questa voce del lessico greco Champollion ha chiamato i portali monumentali d’ingresso al recinto dei templi.

PUNT. La leggendaria terra di Punt era il Paese a sud dell’Egitto, oderno Corno d’Africa, con cui l’Egitto intrattenne sin dall’epoca faraonica stretti rapporti commerciali (incenso, legname, avorio).

PYRAMIDION. E’ la piccola piramide di pietra, rivestita con lamine d’oro o di altro metallo, posta alla sommità dell’obelisco, con evidente richiamo al simbolo solare.

REGISTRO. Scansione orizzontale di iscrizioni o decorazioni parietali di tombe o templi.

SALA IPOSTILA. Il termine indica, dal greco, l’ambiente interno del tempio egizio, caratterizzato dalla presenza, spesso iperstatica, di colonne a sostegno del piano di copertura

SANTUARIO. Complesso templare di culto della divinità locale. Con il termine “santuario della nascita” si indica il mammisi (v. sopra) e con “santuario della barca” lo spazio per il ricovero della barca sacra usata nelle processioni rituali.

SCANALATURA. Indica il trattamento cui è sottoposto il fusto della colonna, per ottenerne la profilatura ad andamento verticale (forse imitazione della corteccia d’albero, ricordo di primitive costruzioni lignee).

SCETTRI. I simboli della regalità divina erano molteplici: heqa (lo scettro ricurvo o pastorale) e nekhekh (il flagello), impugnati dal faraone in trono; sekhem (emblema di rango autorevole a forma di lama); wadj  (scettro a stelo di papiro) insegna di divinità femminile); was (lungo scettro con testa stilizzata di animale ed estremità inferiore biforcuta) insegna di divinità maschile.

SCHOINOS. Unità agrimensoria greca (=corda) adottata nell’Egitto tolemaico e romano, equivalente a 60 stadi per Erodoto; variabile  secondo località per Strabone e Artemidoro. Il corso del Nilo nella regione nubiana, la cui estensione era di 120 chilometri, era detta Dodekaschoinos, cioè dodici schoinoi.

SERDAB. In egittologia viene utilizzato questa voce araba, che significa “cella”, per indicare la camera all’interno di una mastaba dove era conservato il simulacro della divinità o del defunto.

SESHAT. Divinità compagna di Thot, protettrice degli architetti dell’antico Egitto, invocata durante i preliminari costruttivi dei templi. Suo strumento è il  merkhet, sorta di misuratore angolare che seriva a determinare l’orientamento planimetrico.

SFINGE. Creazione della statuaria egizia divenuta, assieme alle piramidi, elemento rappresentativo della cultura faraonica. Dal corpo leonino e dalla testa umana, può raggiungere dimensioni gigantesche come nell’esempio più celebre, quello di Ghizah presso il Cairo, con le fattezze di Chefren.

SICOMORO. Albero delle moracee (Ficus sycomorus) sacro a Nut e ad Hathor, il cui legno resistente veniva usato per mobili e arredi funerari.

SISTRO. Strumento musicale a sonagliera sacro ad Hathor, dea dell’armonia musicale, rappresentato nel capitello hathorico.

SPEOS. In greco significa “grotta” ed il termine è usato per i santuari rupestri scavati nella roccia.

TALATAT. Termine adottato dagli archeologi per indicare  il mattone di pietra arenaria del periodo amarniano utilizzato per i templi costruiti da Akhenaton. Le sue dimensioni sono un cubito di larghezza per tre palmi in altezza e profondità. Il vocabolo deriva dall’arabo e significa, per l’appunto, tre (v. unità di misura). Il formato rendeva più rapida ed agevole la costruzione degli apparati murari. Con la damnatio del faraone eretico i suoi edifici furono abbattuti e i blocchi talatat furono destinati al riuso.

TELL. Parola araba riferita alla collina di detriti che si è andata formando nel tempo sulle rovine e sulle macerie di antichi abitati.

TEMPIO. E’ l’edificio destinato al culto della divinità (per gli egizi: hwt-netjer=casa del dio). Il complesso templare egizio è generalmente costituito da un primo pilone, cortile, secondo pilone, un secondo cortile, vestibolo, sala ipostila e tempio vero e proprio, con la cella del dio.

TOMBA. Costruzione sepolcrale, spesso sotterranea. In età alessandrina nella tradizione tipologica egizia confluiscono modelli provenienti dalla Grecia e dal mondo latino (come nelle necropoli di Kom el-Shoqafa o di Anfushi).

TONDINO. E’ la modanatura di sezione tondeggiante, orizzontale o verticale, che nei prospetti dei piloni egizi e nelle facciate dei recinti sacri, ne profila sia gli angoli che la cornice superiore.

TORO. Grossa modanatura a profilo convesso, liscia o decorata con motivi ornamentali.

TRABEAZIONE. Elemento orizzontale di raccordo tra pilastri o colonne.

UNITA’ DI MISURA. Modulate, in modo empirico, sulle parti del corpo (dal dito al palmo, dal gomito al piede) nel mondo antico le unità di misura avevano un margine di approssimazione legato alla variabilità della costituzione fisica, differente da un Paese all’altro. Sicché esistono diversità tra i vari sistemi metrici. Il cubito reale egizio (cm. 52,5) è divisibile in 7 palmi o in 28 dita. Dunque il palmo egizio misura cm. 7,5  mentre un dito misura cm. 1,87 circa. In età greco-romana il cubito attico equivale a cm. 44,4 ed è divisibile in 6 palmi e 24 dita. Suo sottomultiplo è il daktylos (o digitum) pari a cm. 1,85 c.; il palmo che corrisponde alla larghezza della mano offerente, cioè a 4 dita, misura cm. 7,5 circa. Il piede romano, come quello attico, è di cm. 29,6 circa. Multipli sono: il passo romano (5 piedi = m. 1,5 c.); la pertica romana (10 piedi = m. 29,6 c.); lo stadio (600 piedi nel sistema metrologico greco = m. 177,6 c.; 625 piedi = m. 184,8 c. in quello romano).

VESTIBOLO. Ambiente che precede la sala principale di una casa, di una tomba o di un tempio.

VIA CAROVANIERA o VIA DELLE OASI. Indica il percorso battuto dalle carovane mercantili che dal Medio Egitto si snodava sino alle oasi del deserto occidentale e da qui sino al Sudan. Ad est, metteva in collegamento Koptòs con il Mar Rosso.

VIA COLONNATA. Talora definita con voce greca dromos, è il percorso all’aperto di introduzione al complesso templare, scandito ai lati (come nel tempio di Iside a Philae) da portici colonnati e spesso da una successione di sfingi che delimitano  il corridoio centrale.

VOLTA. Struttura concava di copertura di un volume architettonico, a sezione curvilinea. Può essere a vela semplice (botte, cupola) o  composta (crociera, padiglione).

WADI (pl. wadian). Voce araba per la stretta valle desertica che si forma nei periodi di magra dei corsi d’acqua a regime torrentizio: cfr. Wadi Hammamat (tra Mar Rosso a Koptòs); Wadi Semna; Wadi el-Natrun; Wadi el-Gimal; Wadi Halfa (in Sudan) al confine tra Alto Egitto e Nubia; etc.

arch. Renato Santoro – Roma

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