ARCHITETTURA DI FINE IMPERO

L’Urbe si avviava a celebrare il suo primo Millennio. Sorta per tradizione il 753 a.C. alla metà del III secolo d.C. (precisamente il 247 a.D.), nel terzo anno di regno di un imperatore di transizione e anonimo come Filippo l’Arabo (244-249 a.D.), scocca l’anno millesimo ad urbe condita. Ormai quella che era stata la civiltà romana è avviata fatalmente ad un lento declino. Non passeranno quarant’anni e sotto Diocleziano nell’anno 286 dell’era volgare Milano affiancherà Roma come capitale in Occidente; altro mezzo secolo e Costantino trasferirà la capitale sul Bosforo (330 a.D.). Il ruolo di Roma imperiale progressivamente finirà con l’essere puramente nominale. Ancora mezzo secolo e Teodosio ratificherà la definitiva divisione dell’Impero (395 a.D.), a vantaggio dello scacchiere orientale, di sicuro più interessante sia economicamente sia culturalmente.

Le ultime grandi opere che l’architettura latina legata agli imperatori dell’età tarda non sono numerose. Alla famiglia dei Gordiani (Gordiano I, II e III regnanti fra il 238 e il 244 a.D.) risale il complesso della Villa imperiale sulla via Prenestina, che fonti antiche come la Historia Augusta descrivono di vastissime proporzioni e di grande sfarzo. Di quanto resta, il mausoleo è la parte meglio conservata e imponente.

gordianiIN ALTO: mausoleo dei Gordiani (via Prenestina)

Dedicato all’imperatore Gallieno (253-268 a.D.) e alla moglie Cornelia Salonina è il rifacimento di età tarda della Porta Esquilina, oggi ridotto ad un fornice addossato alla chiesa dei SS. Vito e Modesto.

SettecentoIN ALTO: arco di Gallieno (in una stampa del XVIII sec. ed oggi)

Ad Aureliano (270-275 a.D.) si deve il grandioso giro di mura necessario per proteggere la Capitale dagli assalti barbarici che cominciavano a diventare sempre più minacciosi. La città andava salvaguardata e queste mura, che si snodano per oltre 18 chilometri, costituiscono un’opera difensiva ancora in eccellenti condizioni.

impero

aurelianeIN ALTO: Mura Aureliane (TCI e foto nei pressi di Porta S. Paolo)

Diocleziano (284-305 a.D. in cui abdica), artefice della Tetrarchia, cioè di un sistema di comando, in vista dell’ormai incontrollabile vastità dell’Impero, in quattro centri di potere (due Augusti e due Cesari) distribuiti geograficamente fra Oriente ed Occidente, a Roma ha legato il proprio nome al monumentale complesso di Terme che si incontra all’uscita dalla Stazione Termini. Una delle sue aule è stata adattata a chiesa, Santa Maria degli Angeli, sistema nientemeno che da Michelangelo Buonarroti. La profusione di marmi e decori della basilica cristiana, può in qualche modo suggerirci quale potesse essere l’impatto visivo sul fruitore dell’antichità che si attardava nel frigidarium di quelle immense sale termali.

terme diocleziano

angeli termeIN ALTO: terme di Diocleziano (interno S. Maria degli Angeli)

Di Massenzio (306-312 a.D.) vanno ricordati la Basilica su via dei Fori Imperiali e il grande complesso residenziale all’Appia Antica. La Basilica è una delle categorie architettoniche più caratteristiche del periodo romano, che probabilmente servirà come traccia per i complessi basilicali dell’architettura medioevale cristiana. Quella di Massenzio ne è esemplificativa, improntata alla grandiosità, al fuori scala, che costituiscono una costante dell’arte di costruire dei Romani della decadenza. Lo stesso vale per la villa imperiale, di cui si segnalano per l’imponente magnificenza, lo stadio e la tomba del figlio Romolo. Allo stesso Romolo dedicò il tempio lungo la via Sacra al Foro romano, con un impianto planimetrico e prospettico in cui il gioco delle convessità e delle concavità evidenzia un gusto che oggi definiremmo barocco.

massenzioIN ALTO: basilica di Massenzio

RomoloIN ALTO: tempio di Romolo al Foro

Al successore Costantino (306-337 a.D.) è legato l’ultimo arco trionfale innalzato in quello che ormai stava declinando come centro dell’Impero a vantaggio della neo-proclamata capitale Bisanzio. Alto 21 metri, largo 26, con uno spessore di circa 8 metri, per la sua decorazione glittica sono state riutilizzati pannelli scultorei di riuso, di varie epoche, di marmi differenti e provenienti da altri siti romani.

costantinoIN ALTO: arco di Costantino

Al contemporaneo Licinio  in carica come Augusto dal 308 al 323 a.D.  risale la costruzione del cosiddetto tempio di Minerva Medica, per una statua della dea là ritrovata, in realtà un ninfeo degli Horti Liciniani, la residenza imperiale all’Esquilino. A pianta di tipo circolare, in realtà a forma di decagono, ha copertura a cupola, il cui diametro è di ben 25 metri. La struttura è in opera laterizia e cementizia, perfetta soluzione dell’arte di costruire dei romani, destinata a sfidare i secoli.

medica ieri oggi

minervaIN ALTO: ninfeo degli Horti Liciniani

Infine vogliamo terminare questo excursus nella storia dell’architettura romana antica con quello che è ritenuto l’ultimo atto di devozione in onore di divinità pagane quando già il cristianesimo era stato ufficializzato come religione di stato.  Si tratta del restauro, voluto nel 367 a.D. dal praefectus urbi, del Portico degli Dei Consenti, le 6 coppie di 12 divinità della tradizione romana, di cui parla Varrone: Giove-Giunone, Nettuno-Minerva, Apollo-Diana, Marte-Venere, Vulcano-Vesta, Mercurio-Cerere. L’edificio era una antica preesistenza del periodo repubblicano alle pendici del Campidoglio presumibilmente ricostruita in età flavia. Ma è significativo che appena qualche anno dopo l’apostasia di Giuliano si sia voluto intervenire in favore di una costruzione pagana. Il portico consta di due ali architravate, leggermente divaricate fra loro ad angolo ottuso, con una serie di colonne corinzie di marmo caristio, antistante una serie di celle dove si suppone che fossero alloggiate le statue degli Dei Consenti, cioè le divinità consenzienti e favorevoli. Ma la loro voce d’ora in poi tacerà per sempre.

consentiIN ALTO: portico degli Dei Consenti

Mille anni: la prima Roma è tramontata. Si delinea un altro capitolo per la “città eterna”, che sarà conosciuta come la seconda Roma, quella dei Papi e della cristianità. Ma questa è tutta un’altra storia.

FINE

arch. Renato Santoro – Roma

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