ARCHITETTURE DELL’ETA’ DI AUGUSTO

Morto Cesare nel 44 a.C. la successione storico-politica fu impugnata da Ottaviano il quale – fatti fuori ad Azio (31 a.C.) Antonio, Cleopatra e Cesarione che all’eredità del condottiero aspiravano – accaparratosi definitivamente l’Egitto tornò a Roma e dette il via a quel periodo di tranquillità e benessere che va sotto il nome di Pax Augustea. Gli architetti dell’Urbe correvano da un capo all’altro della città. Al Foro fervevano i lavori di completamento della Curia e quelli del tempio al divinizzato Cesare; poco distante, sul lato orientale del Palatino si preparava la Domus dell’imperatore e, sempre al Palatino, un tempio ad Apollo.

Con il braccio destro Agrippa Augusto programmò la riqualificazione del Campo Marzio e nei pressi dei Septa Julia (l’edificio fatto costruire da Giulio Cesare appositamente per le votazioni popolari e da poco completato) fiorirono splendidi templi come il Solarium, il Pantheon e  l’Ara Pacis (originariamente ubicata presso l’attuale via in Lucina). Laboriosamente riportata alla luce nel 1937, l’Ara Pacis – che si trovava proprio sotto palazzo Fiano – fu smontata e sistemata di fronte al Mausoleo destinato a ricevere le spoglie del sovrano (oggi Piazza Augusto Imperatore) ed è giustamente celebrata più per la pregevolezza dei fregi e dei rilievi ornamentali di gusto ellenizzante che non per l’aspetto puramente architettonico.

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2 araIN ALTO: Ara Pacis, insieme e particolare dei rilievi

Se il Mausoleo sarebbe servito a decretare l’apoteosi post mortem di Ottaviano Augusto, questi pensò bene di anticiparne i benefici già da vivo, dedicandosi un nuovo Foro nelle vicinanze della Curia , dove innalzò un tempio a Marte Ultore, dopo essere scampato miracolosamente ad un fulmine  (per intervento benevolo del bellicoso dio). Per nascondere brutture e nefandezze della  Suburra, i bassifondi dell’epoca che premevano a due passi da lì, fece tirare su un muraglione alto una ventina di metri che facesse da schermo e da confine: da una parte gli happy few, dall’altra ladri, meretrici e vagabondi. Del tempio oggi non rimangono che mozziconi di colonne e trabeazioni; il muro in blocchi di tufo è in condizioni discrete; lenoni, prostitute e borsaioli sono ancora gli stessi.

Digital StillCameraIN ALTO: tempio di Marte Ultore

Munificamente Ottaviano volle rendere partecipi anche familiari e amici del fervore edilizio che aveva contagiato la città, dedicando alla sorella Ottavia il Portico al ghetto (ripreso sotto Settimio Severo); al nipote Marcello un teatro poco distante (contaminato dal Peruzzi nel XVI secolo con la sontuosa abitazione dei Savelli, un ibrido di spettacolare bellezza); alla terza moglie Livia Drusilla la Domus di Prima Porta e quella al Palatino. L’arco detto di Druso (che di Augusto era figliastro in quanto figlio di Livia) a ridosso dell’odierna Porta San Sebastiano in realtà è di epoca posteriore, presumibilmente del tempo di Settimio Severo.

casa di liviaIN ALTO: sala dalla casa di Livia a Prima Porta (Museo Massimo, Roma)

marcelloIN ALTO: teatro di Marcello

Quando si trattò di pensare alla propria dimora per l’eternità volle fare le cose in grande, forse motivato dalle usanze del Mediterraneo orientale da cui faceva ritorno, temperando però le sue esigenze con la morigeratezza latina, sbirciando i modelli che Roma gli offriva. Dalle urne funerarie etrusche dei primordi si era passati ai cippi e alle are funebri della via Appia, sino al Sepolcro degli Scipioni, con una progressiva monumentalizzazione esemplificata dalla tomba di Cecilia Metella o addirittura dall’esotica piramide di Caio Cestio all’Ostiense, di età cesariana. Nel 14 d.C. Ottaviano Augusto muore e le sue ceneri vengono deposte nel mausoleo della famiglia imperiale, una maestosa costruzione a più piani e di pianta circolare, di cui oggi non resta che uno scheletro striminzito, ancor più svilito da un modesto contorno di edilizia fascista che avrebbe dovuto fungere da quinta scenografica al ritrovato monumento funebre, riportato allo scoperto negli anni Trenta del secolo scorso, rimuovendo le superfetazioni che nei secoli si erano stratificate e liberandolo dalla sala da concerti che in esso era stata impiantata.

mausoleoIN ALTO: mausoleo di Augusto

E’ questa la fase ascendente dell’architettura romana che segue la spirale evolutiva del potere imperiale. La città si sviluppa con andamento esponenziale, la popolazione raddoppia, si triplica e qui  approdano genti dai più remoti angoli dell’immenso impero. Vi affluiscono ingenti ricchezze, tesori d’arte, marmi e materiali pregiati, approvvigionamenti destinati a sfamare un milione di abitanti, dai generi di più grossolano consumo come i pesci affumicati della Fenicia, ai cibi più esotici e raffinati che vanno ad imbandire le mense delle ricche ville. Grosse chiatte provenienti dai porti di tutto il Mediterraneo, dalla penisola iberica dall’Africa, dal Mar Nero, fanno la spola con Ostia e qui ingenti quantità di grano, di sale, di olio vengono caricate sui battelli che, risalendo il Tevere, raggiungono l’Emporium.

Il Velabro è il più attivo mercato all’ingrosso che alimenti i commerci cittadini e alle sue dipendenze è il Forum Cuppedinis dove i cuochi dei pingui trimalcioni possono trovare le specialità più esclusive: le profumate ostriche della Sicilia, i carnosi trampolieri della Sardegna, le gustosissime lumache cretesi ; e ancora: cinghiali, cacciagione e persino droghe e spezie della remota India.

Forse fu anche degenerazione, decadenza, corruzione, eccesso. Gli imperatori della dinastia giulio-claudia finiranno col lasciarsi andare alle stravaganze più eccentriche, ai lussi e alle lussurie più sfrenate. Se Catone fosse resuscitato avrebbe dovuto vedersela con monarchi effeminati e sanguinari e folle scalmanate che avevano perso ogni aggancio con la Roma austera e parca degli esordi.

Il rispetto per la tradizione e le antiche istituzione era stato definitivamente ridicolizzato da chi poteva abbandonarsi al capriccio di nominare senatore il proprio cavallo. Follie da satrapi babilonesi: era il tracollo. Roma, rimasta vittima della sua stessa crescita abnorme, non aveva retto al colpo della sopraggiunta ricchezza, morigerata e così poco avvezza agli agi come era stata per secoli. Insomma patì di quel complesso di inferiorità che colpisce i nuovi arricchiti, i quali per la smania di manifestare la loro nuova condizione finiscono col denunciarne la vecchia, adottando stili di vita pacchiani e bizzarrie smodate, risibili o patetiche nel migliore dei casi.

satyriconIN ALTO: banchetto orgiastico alla mensa di Trimalcione, fotogramma dal film Satyricon di Federico Fellini (1969)

Viene quasi spontaneo credere che l’apocalittica visione di Patmos dell’Evangelista Giovanni (95 d.C.) in cui spadroneggia “la madre dei mercimoni e delle ignominie della terra, sdraiata su sette monti, guidata da sette re, simbolo della gran città che regna sopra i re di tutta la terra” chiami in causa proprio Roma fotografata nel vortice della sua dissolutezza.

NOTA: per durata di regno l’elenco degli imperatori romani d’Occidente vede al primo posto  AUGUSTO (40 anni e 7 mesi) seguito da: ANTONINO PIO (22 anni e 6 mesi), TIBERIO (22 anni e 5 mesi), ADRIANO (20 anni e 10 mesi), TRAIANO (19 anni e 6 mesi), MARCO AURELIO e CARACALLA ( entrambi 19 anni), SETTIMIO SEVERO (17 anni e 9 mesi), DOMIZIANO e COMMODO (entrambi 15 anni), CLAUDIO (13 anni e 8 mesi), NERONE (13 anni e 6 mesi), ALESSANDRO SEVERO (13 anni), VESPASIANO (9 anni  e 6 mesi) e LUCIO VERO (8 anni). Tutti gli altri non hanno raggiunto i 4 anni di trono.

arch. Renato Santoro – Roma

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