SCENE DALLA COMMEDIA ITALIANA DEGLI ANNI ’60

Gli anni ’60 del secolo scorso hanno dato una svolta anche al nostro cinema che ha immediatamente recepito quel clima irripetibile di effervescenza e innovazione nella società e nei suoi modi di esprimersi.

I numerosi e abili artigiani dell’industria cinematografica italiana sono stati al passo coi tempi ed hanno impresso la propria creatività nell’ambientazione scenografica della commedia italiana d’autore, che si è imposta, più che cornice, come parte integrante del quadro stesso

Si possono elencare alcuni titoli di film di quel periodo tra la metà e la fine degli anni Sessanta, in cui la scenografia ed i costumi rimarcano in modo indelebile e inconfondibile l’esprit du temps, tra mode Pop e Op e design.

MATRIARCA 1

MATRIARCA 2

IN ALTO: Flavio Mogherini, La matriarca (1965)

VITTIMA 2

VITTIMA 1

VITTIMA 3

IN ALTO: Piero Poletto, La decima vittima (1965)

ALLEGRIA

IN ALTO: Piero Poletto, Ti ho sposato per allegria (1967)

Ci sono film del 1965 come La matriarca (Festa Campanile) o La decima vittima (Petri), le cui scenografie sono firmate rispettivamente da Flavio Mogherini  (Arezzo 1922-Roma 1994) e da Piero Poletto (Sacile, Pordenone 1925-Roma 1978), o Ti ho sposato per allegria, di Salce del 1967, ancora con Poletto scenografo , che interpretano perfettamente questa fusione tra ambientazione, interni, arredi e abbigliamento che diventano compiuta espressione della nostra modernità, sia pure nei limiti di una dichiarata provincialità rispetto ai grandi poli internazionali di quegli anni. Accanto ai loro nomi possono essere ricordati quelli di Maurizio Chiari per Io la conoscevo bene (di Pietrangeli, 1965); di Mario Garbuglia (Civitanova Marche 1927-Roma 2010) per il Casanova 70  di Monicelli (1965); di Giorgio Desideri per La ragazza con la pistola sempre di Monicelli (1968), sino all’allora esordiente Luciano Ricceri (Roma 1940) con Dramma della gelosia di Scola (1970).

CONOSCEVO 2

IN ALTO: Maurizio Chiari, Io la conoscevo bene (1965)

CASANOVA 700

CASANOVA 4

IN ALTO: Mario Garbuglia, Casanova 70 (1965)

02

THE GIRL WITH THE PISTOL, (aka LA RAGAZZA CON LA PISTOLA), Monica Vitti, 1968

IN ALTO: Giorgio Desideri, La ragazza con la pistola (1968)

GELOSIA 1

GELOSIA 2

IN ALTO: Luciano Ricceri, Dramma della gelosia, tutti i particolari in cronaca (1970)

Pilastri di queste pellicole i grandi attori di quel decennio che con la loro vis comica hanno dato spessore e credibilità a situazioni altrimenti spesso esili. Basti pensare a Monica Vitti, Silvana Mangano, Marcello Mastroianni o Vittorio Gassman, ai quali si deve riconoscere l’estrema duttilità nel passare dai ruoli drammatici a quelli leggeri senza soluzione di continuità e sempre con felicità di risultato. Esemplificativi possono dunque essere i cosiddetti film ad episodi, allora assai in voga, in cui i produttori riuscivano a riunire registi di grande richiamo ma, soprattutto, di grande importanza autorale; uno per tutti Le streghe (1967) nei cui titoli di testa scorrono i nomi di Bolognini, De Sica, Pasolini, Franco Rossi, Visconti, con le scenografie di Poletto e Garbuglia e i costumi di Piero Tosi ad esclusivo, riverente servizio di una splendida Mangano.

Anche i film più commerciali e di cassetta, come i film musicali legati a successi canzonettistici estemporanei, offrono talora gradevoli sorprese quando a girarli sono registi talentuosi come ad esempio Lina Wertmuller che nel 1967 firma Non stuzzicate la zanzara, con le scenografie del marito Enrico Job (Napoli 1934-Roma 2008).

STREGHE 1

STREGHE 4

IN ALTO: Poletto, Garbuglia, Tosi, Le streghe (1967)

ZANZARA

IN ALTO: Enrico Job, Non stuzzicate la zanzara (1967)

TRE VOLTI 2

IN ALTO: Franco Bottari, I tre volti (1965)

ROGO 2

ROGOPAG 33

ROGO 2

IN ALTO: Flavio Mogherini, RO.GO.PA.G. (1963)

Ma su questa falsariga all’epoca di film collettivi ne circolarono molti: da I tre Volti (1965) costruito attorno a Soraya da Antonioni, Bolognini e Franco Indovina, con scene e costumi di Franco Bottari (Caserta 1925), allo storico, emblematico Ro.Go.Pa.G. (1963) che nell’acronimo del titolo assembla le iniziali degli autori dei singoli episodi: Rossellini, Godard, Pasolini e Gregoretti. I quattro costruiscono la più dissacrante feroce critica di quello scorcio di secolo che la vulgata continua a definire “miracolo economico” o “boom” ma che la graffiante interpretazione in chiave marxista dei registi riconduce alla sua più banale dimensione di società dei consumi a sfondo capitalistico, come suggerisce il sottotitolo dell’opera, un significativo  Laviamoci il cervello. Ne vanno ricordati i costumi di Danilo Donati (Luzzara, Reggio Emilia 1926-Roma 2001) e le scene di Flavio Mogherini. Memorabili le trasposizioni pasoliniane delle pale manieriste mutuate da Pontormo e Rosso Fiorentino nell’episodio La ricotta, interpretato da Orson Welles.

 arch. Renato Santoro – Roma

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