SCENE, COSTUMI, FOTOGRAFIA: ECCELLENZE DEL NOSTRO CINEMA

storaro-brando

Gli unici Academy Awards assegnati negli ultimi anni al cinema italiano, vista la modesta offerta filmica che le nostre produzioni immettono sul mercato e che raramente meritano di varcare i confini nazionali, sono quelli conquistati dal settore cosiddetto tecnico; più specificatamente quelli legati a scenografia e costumi. Come sono lontane le glorie degli anni Sessanta e Settanta che tanto lustro avevano dato alla nostra cinematografia e che fanno impallidire il sin troppo benevolo riconoscimento elargito ad un film discutibile come La grande bellezza, nei cui confronti un’attrice di talento come Virna Lisi, senza timore di contrariarne l’autore, ha espresso giudizi non proprio lusinghieri. Oggi i nomi che rendono esportabile la creatività italiana sono quelli dello scenografo Dante Ferretti e della costumista Milena Canonero, entrambi pluripremiati o il direttore della fotografia Vittorio Storaro (v. foto in alto sul set con Brando) i quali proprio in virtù delle loro riconosciute qualità hanno finito col crearsi una fortuna Oltreoceano.

Dante Ferretti (nato a Macerata nel 1943) ha mosso i suoi primi passi negli anni epici di Pasolini e Fellini, come assistente di Luigi Scaccianoce per poi firmare in prima persona le scenografie di Medea (1970),  Decameron (1971), Salò (1975) e degli ultimi lavori del maestro riminese: E la nave va (19803), Ginger e Fred (1986), La voce della Luna (1990). Il riconoscimento del suo talento è testimoniato dal numero di David di Donatello e di Maschere d’Argento vinti in patria : Il mondo nuovo di Scola (1983), Il nome della rosa (1987), Le avventure del barone di Münchausen (1990), Gangs of New York (2003). A questi si aggiungono le candidature e, soprattutto, i tre oscar vinti ad Hollywood, in coppia con la moglie Francesca Lo Schiavo (Roma, 1948), suo insostituibile braccio destro: The Aviator (2005) e Hugo Cabret (2012), entrambi di Scorsese, e Sweeney Todd (2008) di Tim Burton. Sono premi questi che gratificano a livello mondiale le loro indubbie qualità artistiche, alimentate e arricchite alla scuola dei nostri nomi più talentuosi, primi fra tutti Danilo Donati e Piero Tosi.

D. Ferretti: 1) Il nome della rosa; 2) Le avventure del barone di Münchausen; 3-4) Gangs of New York; 5) Hugo Cabret

1rosa

 

 

 

 

 

2munchausen

 

 

 

 

 

3gang

 

 

 

 

 

 

4gangs of new york

 

 

 

 

 

 

5cabret

 

 

 

 

 

 

Milena Canonero (Torino, 1946) gravita sin da giovane attorno al mondo anglosassone, essendosi ben presto trasferita a Londra, dove si guadagna gli apprezzamenti di Stanley Kubrick che le affida i costumi dei suoi film, a partire da Arancia meccanica (1971).  Proprio con il Barry Lyndon di Kubrick vince il suo primo Oscar (1971), cui seguiranno: Momenti di gloria (1982), Marie Antoinette di Sofia Coppola (2006), Grand Budapest Hotel (2015). Ma i titoli al suo attivo sono davvero numerosi, da Cotton Club (1984) a Dick Tracy (1990), da Titus (1999) a L’intrigo della collana (2001); ed anche in Italia, dove ha lavorato molto con Roberto Faenza (I Vicerè, 2007), ha fatto incetta di premi. Fra i più recenti: il Nastro d’Argento per The Grand Budapest Hotel (2014).

M. Canonero: 6) Barry Lyndon; 7) Dick Tracy; 8) L’intrigo della collana; 9) I viceré; 10) The Grand Budapest Hotel

6  barry

7  tracy

8  collana

9  vicere

10 Canonero Budapest

Per la riuscita di un’opera cinematografica uno dei contributi più importanti è quello del direttore della fotografia o “registi della luce” come qualcuno li ha ribattezzati. In questo campo l’Italia vanta alcune invidiabili eccellenze che avevano lavorato per i Maestri del nostro cinema, si pensi ai capostipiti come Otello Martelli (1902-2000) o Aldo Tonti (1910-1988) e a quel capolavoro fotografico che è Riflessi in un occhio d’oro di John Huston; Gianni Di Venanzo (1920); Giuseppe Rotunno (1923), Carlo Di Palma (1925-2004), Pasqualino De Santis (1927). Alla generazione successiva appartiene Vittorio Storaro (Roma, 1940) e meritata è la notorietà che è riuscito a ritagliarsi negli Stati Uniti. Fotografo (o meglio cinematographer come ama definirsi) di fiducia per Bertolucci (Ultimo tango a Parigi, Novecento, L’ultimo imperatore etc.) e Patroni Griffi (Addio fratello crudele, Identikit), ha un curriculum di tutto rispetto ed è lungo l’elenco dei registi che l’hanno voluto nel proprio staff, da Warren Beatty a Francis Ford Coppola, da Carlos Saura a Rachid Benhadj.

arch. Renato Santoro, Roma 2015

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