ARCHITETTURE DEGLI STATI LATINI D’OLTREMARE

Lo sviluppo degli Stati Latini d’Oltremare è della prima metà del XII secolo, cui corrisponde il primo impulso costruttivo crociato. Pertanto, tra il 1099 ed il 1147 (inizio della seconda crociata) si elevano o riadattano le principali fortificazioni di Siria e Palestina ed hanno inizio le fabbriche religiose nelle città che gli europei andavano via via sottraendo alle popolazioni locali. Nella seconda metà del XII secolo l’azione di riconquista del Saladino[1] concentra gli sforzi dei crociati nelal controffensiva, distogliendoli – come logico – da attività edificatorie che non siano di tipo militare; con cura sempre maggiore alla fortificazione dei castelli, sparsi nel deserto o dislocati sulla costa. Sul finire del secolo la regione trasgiordana era definitivamente persa e tale evento delimita la datazione dei manieri crociati sull’asse mar Rosso-mar Morto (Coral Island, Val Moisè, Montreal, Trafila, Kerak di Moab).

stati latini

Il XIII secolo è aperto dalla quarta crociata che però devia verso Costantinopoli, dando vita[2] all’impero Latino nell’Egeo. Nel 1228, siamo alla quinta crociata, Federico II tratta la liberazione del Santo Sepolcro. Dopo la metà del secolo i mamelucchi d’Egitto[3] sottraggono ai cristiani gli ultimi possedimenti di Terra Santa, sino a che nel 1291 cade San Giovanni d’Acri, l’ultimo baluardo.

Da ciò si deduce che nel XIII secolo la tenuta dell’Oltremare fu discontinua, con i feudi perennemente in armi e questo denuncia una definitiva contrazione dell’architettura religiosa (quella civile era già esigua) e lascia supporre una incessante manutenzione delle opere di difesa.

I musulmani, una volta riappropriatisi delle postazioni crociate, inizialmente decisero la distruzione delle fortificazioni per evitarne una eventuale riconquista cristiana. In seguito, venuto meno il pericolo crociato, le riadattarono, integrandole ed ampliandole, ai propri usi.

Alla luce di questa sommaria successione di avvenimenti storici, si ricava che l’architettura religiosa di Terra Santa è ascrivibile, per grandi linee, al XII secolo e riconducibile stilisticamente all’area culturale romanica. In particolare si evidenziano affinità con il romanico francese della Borgogna[4] o della Provenza, che si distingue per semplicità e rigore di stile. Ove però sono già presenti alcune tensioni di linee e verticalità, alcuni elementi costitutivi (quali pilastri a fascio, crociere e sesti acuti) che sono preannuncio di goticità.

Affinità esistono anche con il repertorio romanico di Puglia, ultima tappa dei palmieri alla volta di Gerusalemme, che lascerà il suo stigma di forma e di colore nei bagagli progettuali dei maestri costruttori che ivi si imbarcavano per l’Oltremare. Tutto ciò sia sigillato dalal cifra esetica delel esperienze e delle preesistenze bizantine (cioè greco-medioevali) ed arabe del luogo

La tipologia ecclesiale siro-palestinese è piuttosto semplice e può così compendiarsi: pianta basilicale a tre navate absidate, voltate a crociera (a spigolo vivo), con adozione di arco ogivale, terrazzate superiormente; vani finestra sulle pareti laterali esterne e su quelle delal nave centrale; fascio di pilastri a croce; modularità dei rapporti dimensionali. Pur alterate nella diversa destinazione di culto (le chiese latine sono state trasformate in moschee), è facile riconoscere questo consueto impianto compositivo in chiese come S. Anna o S. Maria dei Teutonici a Gerusalemme o S. Giovanni a Gaza (oggi Jami el Kebir).

Altrove, anziché la copertura a crociera, sulla nave di mezzo viene impostata la volta cluniacense, cioè la volta a botte a sezione archiacuta. La navata centrale è illuminata da finestrature ricavate nell’involucro murario soprastante le navatelle laterali, che sono lastricate a terrazza. E’ questo lo schema adottato a Notre Dame di Tortosa; nella cattedrale di S. Giovanni a Beirut (oggi moschea di Omar) o in quella di Ramla.

gerusalemme

Del tutto diversa è l’organizzazione spaziale del Santo Sepolcro in Gerusalemme che è invece una fusione di preesistenze di epoca differente (dall’età costantiniana in poi), amalgamate nel 1149 dalle maestranze crociate in una originalissima creazione di sintesi che finirà con il risultare, nel suo insieme planimetrico, una autonoma, autentica composizione delle parti. Non si dimentichi che il santuario si caricherà di significazioni mistiche talmente forti da costituire modello e fonte ispiratrice di innumerevoli repliche, più o meno dirette, in tutta Europa, per tutto il medioevo sino alla intellettualistica citazione quattrocentesca di Leon Battista Alberti.

Tra la seconda metà del XII secolo ed il XIII secolo il gotico francese, segnatamente sud-occidentale e meridionale, impronta di sé le realizzazioni coeve di Terra Santa (che nel frattempo, per i motivi storici accennati, vanno scemando quantitativamente). Si segnalano, nello specifico: la facciata di Notre Dame a Tortosa[5] ove il carattere gotico è accentuato da portali, cornici, fasci di colonnine, capitelli ed elementi decorativi in genere; il prospetto esterno del Santo Sepolcro, di linearità archiacuta profilata con abbondanza di cesello e decori; la sala del Cenacolo a Gerusalemme che costituisce uno spazio interno (ripartito da colonne e volte a crociera costolonate) prettamente gotico; le cattedrali di Sebaste e San Giovanni d’Acri.

L’accento gotico risuona ancora nelle costruzioni militari che, per motivi contingenti cui si è fatto cenno in precedenza, ne videro intensificati ampliamenti ed apporti manutentivi. La grandiosità del Krak dei Cavalieri, dei forti di Marqab e di Saône, ha un ritmo compositivo così avanzato da apparire, in prima battuta, una felice traduzione, in ambito oltremarino, degli spunti stilistici della madrepatria; per essere poi addirittura reimportati come suggerimento agli analoghi, colossali impianti militari che saranno realizzati, a emulazione, in Occidente.

Nel XIII e XIV secolo le influenze gotiche di Francia saranno più visibili nelel architetture di Cipro (ove Eudes de Montreuil, maestro costruttore al seguito di S. Luigi IX, il sovrano angioino, sembra aver fatto scalo) nelel cattedrali di Nicosia e Famagosta; ma lasceranno il segno anche nel convento di Bellapais e, naturalmente, nelle fortificazione di Cirene, di Buffavento, di Kantara.

Ispirazioni dal gotico francese si avranno infine anche in Grecia, in particolare nel Peloponneso (principato franco di Morea appartenuto ai Villarduino) e a Rodi (che fu dei cavalieri di S. Giovanni).

Si rammenti, da ulimo, come anche i veneziani abbiano lasciato a Creta fabbriche civili e religiose ove gli elementi gotici più tipici (piloni, volte a crociera, archi acuti, costoloni, cornici) ne definiscono la connotazione di stile. Si veda, a titolo esemplificativo, l’edificio che al presente ospita il museo della Canea, già chiesa latina di S. Francesco.

Nei secoli successivi Venezia importerà nell’isola di Candia e nell’Eptaneso i modi rinascimentali – sia nell’architettura civile (logge di Herakleion e Rethymnon; case patrizie) che in quella militare (fortezze del Sanmicheli) – mutuati dalle coeve sperimentazioni italiane.

SANTO SEPOLCRO

Prospetto d’ingresso al Santo Sepolcro in Gerusalemme (disegno dell’autore)

arch. Renato Santoro, Roma

NOTE

[1]  Del 1187 sono la battaglia di Hattin e la presa di Gerusalemme

[2]  1204

[3]  Guidati dal sultano Baibars, che muore nel 1277

[4] La Borgogna, dapprima con Cluny e la diffusione dei modi cluniacensi; poi con Clairvaux e, soprattutto, Citeaux, fu il centro irradiatore dell’ordine cistercense, improntato ad una asciutta severità formale

[5]  Nella sua ipotesi restituiva, cioè nella ricostruzione ideale con le due torri laterali, mancanti ma stilisticamente necessarie al completamento dell’immagine

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