Venezia sul mare greco. Parte VII: L’arcipelago egeo

Quando non poteva governare direttamente, la Repubblica di S. Marco demandava, a nobili famiglie di provata fedeltà, l’amministrazione particolarizzata dei possedimenti sparsi nell’Egeo (con il toponimo di “Arcipelago” i veneziani designavano le isole Cicladi). L’elenco dei casati veneziani presenti in Grecia è cospicuo e se ne traccia di seguito, in successione alfabetica, una rapida sintesi.

BAROZZI   Ottenuto lustro con le azioni marinare contro pisani e bizantini, dopo la IV crociata la famiglia dei Barozzi divenne feudataria di Santorino e della frontistante Teresia, le più meridionali delle Cicladi, cedute ai Sanudo nel 1335.

CORNER (o Cornaro, alla greca)   Fecero fortuna commerciando nel Levante. Il massimo fulgore i Cornaro lo ebbero tra XIV e XV secolo (diedero alla Repubblica ben quattro dogi). Ad essi appartenne Karpathos, ovvero Scarpanto, isola posta fra Creta e Rodi.

DANDOLO    Importantissima tra XII e XV secolo, la famiglia fornì dogi, ammiragli ed uomini di chiesa alla Serenissima Repubblica. Marino Dandolo nel 1207 si impadronì di Andros. Ne conservò la signoria (pur sotto il controllo di Marco Sanudo, che da Nasso coordinava tutte le isole dell’Arcipelago).

DALLE CARCERI   Di origine veronese fecero fortuna nell’Egeo. Dopo la IV crociata i fratelli Rovano, Gilberto e Pecorario ottennero, da Bonifacio di Monferrato, il feudo dell’isola di Eubea, o Negroponte, fra loro tripartita e amministrata per conto di Venezia (il ramo di Rovano sino al 1336; quello di Gilberto sino al 1383; il terzo, di Pecorario, sino al 1470).

GHISI    Famiglia originaria di Aquileia, collaborò alla spedizione di Marco Snudo alla IV crociata; in cambio ottenne la signoria di Tino, Micono e Sciro. Ebbe.  anche un terzo dell’isola di Eubea, avendo Giorgio Ghisi di Tino sposato in seconde nozze, nel 1311, Alice Dalle Carceri, terziera del Negroponte. Nel 1390, mancando eredi diretti, Venezia ne subentrò nel possesso diretto (conservato sino al 1718).

QUERINI    L’antica e nobile famiglia, originaria di Civita Nova Eracliana, si divise in diversi rami. Quello di Grecia, Querini-Stampalia, trae origine e nome dall’isola di Astypalea (in italiano Stampalia, appunto) nelle Cicladi, di cui fu feudataria.

SANUDO    Con l’impero Latino i Sanudo (famiglia forse diramazione dei Candiano) ottennero il ducato di Nasso. Marco I Sanudo conquistò infatti: Nasso, Paro, Antiparo, Milo e Siro e morì nel 1230 circa. Nel XIV secolo Fiorenza Sanudo sposò in prime nozze un Dalle Carceri ; successivamente il genovese Francesco Crispo il quale, nel 1383, estromise i Sanudo dal ducato; pertanto la famiglia ligure dei Crispo ne ebbe la signorìa sino al 1566 (allorché subentrarono i turchi).

VENIER    Famiglia veneziana di antica tradizione, da cui la Repubblica trasse tre dogi, dopo la IV crociata si guadagnò la signoria di Cerigo (Kythera), passata nel 1363 al controllo diretto della Serenissima.

Più scarno, di quanto non sia la documentazione storica, è il riscontro architettonico a testimonianza visiva della venetocrazia nelle isole egee. Anche perchè, fra scorrerie ed invasioni, terremoti e ricostruzioni, più o meno regolamentate, l’impronta veneziana è stata, a poco a poco, cancellata dalle successive stratificazioni. Perciò per trovare ancora qualche significativa citazione del dominio lagunare si dovrà seguire una vera e propria indagine selettiva.

EUBEA    L’isola  – che ha una discreta estensione superficiale, separata naturalmente dalla terraferma mediante il canale Evripo, ma alla terraferma collegata con un ponte[1] –  fu divisa, come si è detto, fra i tre fratelli Dalle Carceri. Qui i veneziani trasformarono in fortezza l’acropoli della classica Distos; mentre presso Caristo (nella zona cioè da cui proveniva il ben noto marmo caristio, da noi comunemente detto cipollino)  sono visibili i resti di un poderoso  fortilizio, noto come  Castel Rosso,   dalla colorazione rossastra della pietra con cui è costruito, difeso da un duplice giro di mura, risalente al XIII secolo e voluto da Rovano. Ancora resti di un kastro veneziano si trovano nella baronia di Oreì, affacciati verso il golfo di Volos. A Calcide (Chalkìda), che è il porto ed il centro abitato più importante dell’Eubea, delle mura veneziane che la circondavano nulla più resta; così come del forte veneziano che, conquistato dai turchi, fu prima riutilizzato col nome di Karababà, poi demolito nel 1856. Resta però la basilica di S. Parasceve, costruzione gotica del XIII-XIV secolo, su una preesistenza bizantina, in cui furono reimpiegate colonne di spoglio di marmo caristio, tipico del luogo.

Nell’arcipelago delle Cicladi (il gruppo di isole disposte, per l’appunto, in cerchio nel mar Egeo) notevole è il kastro di Nasso, il capoluogo del ducato dei Sanudo dal 1207 – divenuto turco nel 1566, dopo essere passato ai Dalle Carceri e ai Crispo –  risalente al XIII secolo. Accanto allo stipite della porta d’ingresso è riportato il campione Veneziano di misurazione , che serviva da parametro per i maestri muratori del tempo. L’isola di Paros è dominata, sul  promontorio dell’antica acropoli, dalle rovine di una vecchia fortezza veneziana del XIII secolo, ove è evidente è il riuso di elementi lapidei e spezzoni di colonna, provenienti dagli scavi di un antico tempio esistente nei pressi e caduto in abbandono. Anche Andros può vantare un castello veneziano, che – pur in disuso – la veglia dall’alto della rocca;  così come Sifnos (kastro  veneziano presso Apollonia); mentre a Santorino esiste ancora la residenza dei Ghisi (il cui stemma si può ancora ritrovare sul portale della chiesa cattolica di Micono). Caratteristica residuata dalla presenza italiana nelle Cicladi, è il fatto che in diverse di queste isole –  come a Tinos e Siros – sia ancora numericamente consistente la percentuale di famiglie greche che abbiano tradizionalmente abbracciato il culto apostolico-romano.

[1] Evripo ponte, da cui il toponimo veneziano Negroponte

arch. Renato Santoro, Roma

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