Venezia sul mare greco. Parte III: ISOLA DI CRETA

Risalendo ben al 1212 (cioè a poco dopo la spartizione territoriale dell’Impero latino di Costantinopoli fra gli occidentali) la presenza veneziana a Creta, i documenti architettonici veneti che ivi troviamo sono numericamente e qualitativamente notevoli. Le prime costruzioni di rilievo sono già del XIII secolo e sono, naturalmente, di carattere militare essendo primaria, nella fase iniziale, l’esigenza difensiva del sito. Del Duecento è infatti la fortezza di Ierapetra, sulla costa meridionale dell’isola.

Al 1239 risale la prima costruzione della chiesa di San Marco a Candia. danneggiata nel sisma del 1303.

Del 1371 è il fortilizio di Castelfranco (o Francocastello alla greca) presso Sfakià, allestito per difendersi dalle incursioni piratesche.

Sempre al XIV secolo datano alcune costruzioni ecclesiali in stile ormai moderatamente goticheggiante, indici di una presenza veneta ormai stabilizzata e tendente a normalizzarsi anche nella vita civile e quotidiana, affermantesi nella propria connotazione religiosa: sono infatti trecentesche sia la chiesa di San Francesco alla Canea (oggi museo archeologico) sia la ricostruzione di San Marco a Candia (Heraklion) che, dopo un secondo sisma nel 1508, sarà aggiornata secondo il gusto architettonico del Cinquecento.

Ancora al XIV secolo risale l’impianto dei monasteri di Toplù e Valsamònero, ampliati e rimaneggiati tra Cinque e Seicento; mentre a Candia, a diversificate fasi del XV e XVI secolo è ascrivibile la datazione della Chiesa di S. Caterina.

Nel XVI  secolo l’attacco sferrato dai turchi riattiva le impellenze difensive, pertanto è necessaria nell’isola una fortificazione razionale, allineata con gli schemi più avanzati di ingegneria bellica italiana, esemplificati e nobilitati dal nome dei Sanmicheli.

Ne sono documento le mura della Canea, il Castello a Mare e le mura di Candia, la fortezza di Rettimo (Rethymnon).

Ancora del XVI  secolo sono il monastero fortificato di Gouverneto, presso la Canea, e il monastero di Arkadi, presso Rettimo, la cui facciata ecclesiale è di autentico disegno manierista italiano; mentre del XVII secolo sono il monastero di Agia Triada presso la Canea –  fondato dal monaco veneziano Geremia Zangaroli –  e quello di Gonià.

Il XVII secolo vede la smobilitazione dei veneziani dall’isola, espugnata dai turchi; ma all’inizio del Seicento ancora vengono erette alcune fabbriche di architettura civile, come la Loggia di Candia, di reminiscenza palladiana, o quella di Rettimo; si inaugurano fontane (quella del Morosini – o dei Leoni – a Candia e la Fontana Rimondi a Rettimo) e Torri dell’Orologio (come a Rettimo, andata distrutta ma documentata da disegni ancora all’inizio del Novecento).

Nel 1699 i veneziani capitolano e lasciano Creta al sultano, conservando per sé le sole postazioni fortificate di Gramvousa (abbandonata però nel 1699), di Suda (i due isolotti di guardia all’imboccatura della baia) e di Spinalonga, nel golfo di Mirabello, mantenute sino al 1715 quando il drappo marciano   viene definitivamente ammainato.

arch. Renato Santoro, Roma

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